La tv globale genera sfiga low cost

12 Ottobre | Commenti 1 | In: Dal Mondo | Di: Giampiero Venturi

Tempo che vai, creativo che trovi. Paule Verlaine, aveva gli occhi cupi e beveva come un alpino; Modigliani, aveva la TBC e viveva a Montmartre senza una lira; perfino Yves Montand, tra una gitane e una chansonette, a suo modo faceva storia.

Crepuscolo, eleganza dannata, rifiuto del mondo, un modo indiretto di essere stronzi, ma soprattutto arte. Ai maledetti, chi più chi meno, bisogna portare rispetto.

Il maledettismo non muore mai perché l’essere diverso fa figo. A volte però quando torna assume vesti nuove. Così capita che aggirando James Dean e Steve McQueen, l’essere ribelle diventa fenomeno di massa secondo il costume del momento. È come un virus che si attiva influenzando a catena look, caratteri e comportamenti. Ma la classe, lo sanno tutti, non è acqua. Detto in soldoni: un conto che il poeta lo faccia Rimbaud, un conto che lo faccia Morgan.

Che sia l’uno, che sia l’altro, ogni modello finisce comunque col generare fenomeni emulativi. Se in giro prolifera la gente con cappello, scarpe e sguardo da artista, del resto un motivo ci deve essere. Soprattutto se pensiamo che il numero degli artisti veri non è affatto in aumento.

Colpa della tv? Se sia causa o conseguenza non è dato saperlo. Sappiamo però che il modello creativo-efebico-eccentrico in stile Oscar Wilde è tornato in voga da un po’. Il fatto che abbia proprio nel creativo il suo anello debole, è il punto su cui riflettere.

L’anglo-libanese Mica rappresenta appieno il modello in questione. LA domanda sorge spontanea: dei migliaia aspiranti Mica che s’incrociano per la strada, quanti hanno qualche speranza di credibilità?  Se nell’epoca in cui viviamo l’immagine viene prima del prodotto, viene da sé che l’abbassamento del livello diventa generale…

Ecco allora che le grandi catene fanno filotto. Se il modello è mondiale, la grande distribuzione si adegua alle mode da artista. Oppure le crea appositamente.

Niente da dire se qualcuno o qualcosa fa tendenza. La curiosità è più che altro legata al fenotipo creativo-efebico-eccentrico che popola le strade e soprattutto i negozi di tutto il mondo alla ricerca del look adatto. Una quantità surreale di sfigati che finisce per comprarsi roba made in China o Romania nella speranza di assomigliare a qualcuno. Esattamente il contrario della maledizione creativa di Rimbaud, Verlaine e compagnia bella.

Ça va sans dire. Parlare è inutile. In fondo, se non è possibile vedere il futuro, anche col passato la certezza è relativa: chissà… magari Beaudelaire avrebbe comprato la giacca da H&M o Oscar Wilde avrebbe fatto la fila da Zara. Chi può dirlo? In fondo le multinazionali per aspiranti qualcosa stanno anche a Parigi e Londra, da sempre antesignane in tutto.

 

 

 

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