Lepanto: dalla battaglia alla metro. La Turchia in breve.

1 Aprile | Commenti 2 | In: Dal Mondo | Di: Giampiero Venturi

Il 7 ottobre del 1571 a Lepanto i Cristiani sconfissero i Turchi, rinviando la fine della civiltà occidentale. Di acqua ne è passata tanta. Così tanta che a Milano Lepanto è una via. A Roma, anche una fermata metro.

La gente va, il tempo pure. La Turchia di turbanti e scimitarre non c'è più. La Storia modifica un sacco di cose: nel '900 i Turchi danno all’Italia del Libro Cuore la Libia e agli Inglesi di Lawrence d’Arabia il Medio Oriente. L’Impero Ottomano crolla nel ‘22 e con Mustafà Kemal, per gli amici Ataturk, nasce la Turchia attuale. Se Ataturk vuol dire “il padre dei Turchi”, un motivo ci deve pur essere… Non a caso oggi è più rischioso insultare la sua memoria a Istanbul che quella di Maradona a Napoli.

Le cose cambiano, dicevamo. Cambiano così tanto da rendere la Turchia immune da luoghi comuni. “Mamma li Turchi, cose turche, bestemmia come un Turco…” A giudicare dai caffè di Istanbul, ai tempi nostri solo “fuma come un turco” sembra ancora valido. Per cento anni la Turchia si è buttata a Ovest. Un cambiamento culturale, storico, generazionale, condiviso da tutti.

L’Islam moderato prevale, abiti e mode occidentali si diffondono, spariscono le lame e arrivano le gonne. L’esercito garantisce laicità e stabilità, tant’è che diventa la seconda forza NATO dopo gli Stati Uniti. Si parla anche d’ingresso nella UE per un po’. Alla fine sembra che siano gli stessi Turchi a rinunciare. In effetti la Turchia è un Paese senza sacche di povertà rilevanti, con uno status di potenza regionale riconosciuto da tutti. Mettersi ai mezzi con Bruxelles di questi tempi, conviene fino a un certo punto.

La Turchia in trent’anni diventa una pedina fondamentale per gli equilibri mondiali. Evoluzione dei costumi a parte però, quasi tutto ha girato su due cardini:

  • l’amicizia con Israele
  • l’amicizia con gli USA.

Diciamo subito che Turchi e Arabi sono come Atalantini e Bresciani: sono molto vicini ma si prenderebbero volentieri a mazzate. È storia vecchia. Se l’Islam unisce Arabi e Turchi, molto altro li divide, a cominciare dall’espansionismo turco che gli Arabi hanno sempre digerito male. Altra razza, altra lingua, altra cultura. Molti di noi li confondono. Ma sono in molti a confondere anche Bresciani e Bergamaschi del resto, quindi non fa testo.

Ingegneria idraulica, agronomia, intelligence, difesa… Mezzaluna e Stella di Davide si sono ritrovati in tante cose. È sempre stato utile a tutti.

Non meno ha contato l’amicizia con gli USA. L’interesse è stato così alto da far sedere insieme Turchi e Greci al tavolo della NATO. Per Greci e Turchi, lo ricordiamo, vale il discorso di Atalantini e Bresciani. Per raccontarne i motivi dell’odio ci vorrebbero tre giorni però. Diciamo solo che i Greci, dalle Termopili in poi (quando l’Islam non c’era, ma a rompere i coglioni da Est ci pensavano i Persiani), non si sono più ripresi…

Greci permettendo, l’amicizia Turchia-Usa ha sempre avuto gioco facile: i Turchi sono da sempre nemici della Russia a cui contendono Armenia e Mar Nero dai tempi degli Zar. In quanto islamici poi, per 70 anni si sono opposti al comunismo sovietico. Oggi che siamo tornati agli Zar, la musica non cambia.

Il fatto che la Turchia facesse da sentinella a Est, in altre parole ha sempre fatto comodo a molti, Turchi compresi.

Le cose nella Storia però, ogni tanto cambiano. Dall’assalto israeliano del 2010 alla nave turca Mavi Marmara che tentava di forzare il blocco a Gaza, i rapporti tra Ankara e Tel Aviv precipitano.

Se nasca prima l’uovo o la gallina è difficile a dirsi, fatto è che i Turchi, per la prima volta vanno a braccetto con gli Arabi (non solo Palestinesi) e girano le spalle a Israele. Non a caso la Turchia, in barba a Washington, è fra i primi Paesi a riconoscere la Palestina.

Spinto dall’AKP (il partito conservatore islamico), il premier Erdogan elimina il divieto di velo islamico a scuola, simbolo della laicità dello Stato. Con la scusa di non aiutare troppo i Curdi, Ankara cincischia con l'ISIS nonostante le pressioni americane e qualcuno sospetta ci sia del marcio. Che la Turchia appoggi gli islamisti in Libia è risaputo d'altronde...

Per farla breve, saltano amicizie assodate e ne nascono altre strane per entrare in un futuro ancora da leggere.

In conclusione: nessuno fra quelli che erano a Lepanto nel 1571 avrebbe potuto immaginare una Turchia laica e amica dell’Occidente solo qualche secolo dopo.

Allo stesso modo, nessuno oggi può immaginare la Turchia di domani spinta da altri venti, magari di nuovo dall’Islam di scimitarre e turbanti. 

I Turchi sono un gran popolo, ma il mondo di oggi un giorno finirà. Anzi è già finito. Tra le stazioni metro ricorderemo Lepanto ancora a lungo, quello è certo, ma su quale binario si camminerà, è tutto da vedere.

http://girandoloni.com/diari-di-viaggio/turchia

 

Commenti

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