Lettera da un bistrot

20 Novembre | In: Dal Mondo

“Queste scarpe sì, vanno bene…” Anzi, non ci ho pensato nemmeno e sono uscito. Ho imboccato le scale e via dal portone.

Quante volte ho pensato “la prossima volta che vedo l’ascensore, avrò fatto l’esame…” “La prossima volta che entro in casa, avrò parlato con Cécile…”.

Ogni cosa che facciamo non è detto che la rifacciamo ancora. Vedo un posto e chissà…

“Quando tornerò qui saranno cambiate tante cose di me...” Ci penso sempre prima di ogni viaggio. È struggente: i luoghi e le cose sono testimoni della nostra vita.

“Ero più magro, avevo quella giacca, uscivo ancora con Francine, erano i tempi degli Oasis…”

Mio Dio che cosa strana la vita. Un tapis roulant veloce pieno zeppo di tutto…

Così sono sceso in strada. Con la metro sono due fermate ma vado a piedi. Girare per la città mi piace. C’è gente, c’è vita. Mi faccio mille domande, vedo cose, sono pieno di energia…

Tante volte in vita mia ho immaginato l’ora, il luogo, come… Per gioco, per fantasia, tanto per ridere…

Ma così non me l’aspettavo. È andata così, senza avere il tempo di pensarci.

Un bicchiere di vino, non ricordo nemmeno quale. Non ho fatto in tempo a darmi risposte. Non ho pensato a quando sarei rientrato a casa. Il portone, l’ascensore, Cécile…

Finisce tutto così. Il tapis roulant si è fermato, senza preavviso, senza avere un’altra chance. Così.

Chissà chi entrerà nel portone. La lavatrice, il frigo, tutte quelle piccole cose…

La città tra un po’ tornerà normale. 

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