Lo stupro di Roma deve finire

30 Luglio | Commenti 1 | In: Dall'Italia | Di: Giampiero Venturi

Scandali, mafie, capitali, mafie capitali, partiti, malaffare, sindaci, serie tv. Lo stupro di Roma deve finire.

È un appello culturale che va oltre le trame oscure della cronaca e della politica. A Roma va ridata la dignità che merita e basta.

Il degrado di cui si parla è storia vecchia e affonda le radici in almeno quaranta anni di saccheggio culturale e ideologico.

Tutto è iniziato con la fine dell’epoca aurea della commedia all’italiana. Quel pezzo di storia del nostro Paese che con bonaria obesità sintetizzava in Roma le virtù e difetti dell’Italia ed esprimeva con tv e cinema monopolizzate dall’accento romano forse l’ultimo esempio di omogeneità nazionale. La morte di Sordi in questo senso è un passaggio storico.

Con la sopravvalutata controcultura degli anni ’70 si configura il piano inclinato da cui prende il via lo scempio dell’immagine e delle eredità di Roma, fra i cui destini infami sembra ci sia anche quello di dover essere saccheggiata da culture sempre peggiori.

Gli ambasciatori di Roma più gettonati diventano così in via esclusiva quelli che attingo al trash, trasmettendo un’idea così parziale e discutibile della romanità da non avere nemmeno la copertura delle pretese artistiche e sociologiche di Pasolini.

L’utilizzo improprio che viene fatto negli anni settanta dei cliché capitolini è oltremodo fastidioso: sostenere che Alvaro Vitali e Tomas Milian  con Pierini e Monnezze varie abbiano fatto più danni a Roma di tre secoli d’invasioni barbariche non sarebbe illogico.

Lo scandalo è continuato negli anni ’80 quando il cinema dei figli di papà in un rigurgito di commedia, ha ulteriormente contribuito a posizionare Roma nell’immaginario collettivo: molti discutibili luoghi comuni sulla capitale, li dobbiamo proprio ai Vanzina.

Se dalla romanità finto povera di Claudio Amendola i romani dovrebbero prendere le distanze, contro altri esempi di simpatia cinematografica però, dovrebbero addirittura fare causa. “Er Cipolla non è mio concittadino” verrebbe da pensare. Neri Parenti faccia mea culpa.

L’elenco sarebbe troppo lungo. Da Roma in fondo tutti hanno sempre preso secondo convenienza.

E proprio i presunti umorismi e simpatie sarebbero tra i principali imputati nel virtuale processo alla difesa dell’Urbe.

Ai Brignano e agli Insinna (della cui romanità osiamo dubitare) che alimentano un’idea di cittadinanza legata alla taglia tozza e al “volemose bene”, si affiancano figure di terza e quarta fila come Alessandro De Carlo e Antonio Giuliani caparbiamente legati all’impostazione comica “noi romani invece dimo…” buona al massimo per una cena tra amici, ma purtroppo profondamente diffusa oltre che arbitraria.

Roma è stanca. È stanca di serie tv leggendarie che la rappresentano poco e male. L’attendibilità di certe iconografie non si misura con l’audience: I Cesaroni e Romanzo Criminale non sono Roma. Comunque non tutta. 

Roma è stanca di essere rappresentata da chi anziché servirla la usa.

Da chi si accoda al ritornello della lagna collettiva e del disfattismo senza nemmeno conoscerla. Da chi ci vive come ospite ma si accanisce come sanguisuga in un rapporto che prevede solo prelievi, senza versamenti.

Roma è stanca delle romanità fai da te, delle cittadinanze di convenienza, del “prendi e scappa” fisico e culturale con cui è stuprata da sempre.

Nella pur condivisibile e scanzonata simpatia di Francesco Totti, è stanca anche di essere ancorata ad aree alfabetizzate solo parzialmente. Roma è pur sempre la prima città in Italia per percentuale di laureati. Sarebbe carino ogni tanto dargliene atto.

Roma è stufa. Stufa come anima, non come gente che ci abita.

Stufa della sua generosità violentata. Del suo nome usato invano. Stufa di essere considerata per dovere patrimonio di tutti senza mai essere difesa da nessuno. Di dover arrivare ad Andreotti per ritrovare indietro nel tempo una figura istituzionale che se ne sia sentito parte.

All’unica città italiana a non aver fornito emigranti, ma sempre disposta ad accoglierne a quartieri interi, bisognerebbe dare tregua. Almeno per riconoscenza.

Lo stupro di Roma deve finire. “Ma che ce frega, ma che c’emporta…” non va più bene.

Commenti

Ritratto di chuck

Io sono un appassionato di africa, chi mi conosce lo sa. Vorrei chiedere al sindaco se può far sostituire le 5 meretrici,dell'est Europa, che ho davanti casa con 5 africane..... mi sembra una richiesta ragionevole e non eccessiva , basterebbe solo fare un cambio di albero. Comunque grazie sindaco Grazie comunque

Pagine

Aggiungi un commento