Perché tifiamo dracma anche se vincerà l'euro.

1 Luglio | In: Dall'Italia | Di: Giampiero Venturi

Perché un girandolone debba tifare dracma, può suonare strano. In fondo se abbiamo viaggiato sfoggiando ricchezze che non abbiamo, lo dobbiamo anche all’euro.

Quando giravamo in interrail sapevamo che le 10.000 lire in tasca erano buone in certi posti, meno buone in altri, pessime in molti altri ancora. Non era il cambio nominale, anche se a vedere le nostre banconote con 3-4 zeri sembrava di stare a Weimar nel Primo Dopoguerra. Il cambio si modifica con un tratto di penna e non ha peso. Quel che contava era il potere d’acquisto della lira, scarso di suo. Tranne che ad Est, in Europa perdevamo quasi con tutti.

Essere ingrati con l’euro non sarebbe carino quindi. Ci ha permesso di fare i coatti in America, di stare alla pari a Parigi, a Berlino, ad Amsterdam… di fare i padroni quasi ovunque nel mondo. Grazie all’euro abbiamo pranzato con l’equivalente di 5000 lire nel cuore d’Europa e pagato taxi con i soldi di un caffè…

Se dicessimo però che abbiamo conosciuto il mondo grazie all’euro, saremmo ingrati verso tutto il resto: verso noi stessi, verso l’iniziativa, l’adattamento, lo spirito che ci spinge a scavalcare i cancelli e ad andare oltre. Euro o non euro il viaggio è nel cuore. Questa frase fa così cagare che avremmo voluto cancellarla appena scritta ma alla fine ci sta. In fondo muoversi parte dalla curiosità di capire, di connettere, di giudicare. E questo viene da dentro.

Se è vero che l’euro e l’Unione ci hanno permesso di attraversare frontiere senza sbarre e di comprare una baguette con gli stessi soldi di cappuccino e cornetto, possiamo dire anche chissenefrega. Quindici anni fa le baguette le compravamo lo stesso anche coi franchi.

Per le frontiere, stesso discorso. Non ci ha mai infastidito fare la fila in dogana. Anzi. A vedere un turistardo che si lamenta per i controlli troppo lunghi sale la rabbia.

Quando il mondo sarà tutto uguale e non ci saranno frontiere, varrà la pena viaggiare? Quando la moneta sarà una per tutti e i negozi di Roma, Milano, Parigi, Pechino, Rio, Chicago, Santiago, New Delhi, Tokio saranno identici e gli uomini saranno vestiti uguali e la musica sarà la stessa e da mangiare pure e bla bla… andarsene in giro avrà ancora senso?

E i timbri sul passaporto? Cosa sfoglieremo per ricordare e sorridere se entrare in Australia, in Messico o in Sudafrica sarà come andare al supermercato? Una ceppa è la risposta più plausibile…

Al di là delle implicazioni di politica economica e delle politiche finanziarie che stanno mettendo alla prova l’Unione, pensiamo che un tributo alla Grecia si possa dare. Tra il gigante e il topolino non si può non tifare per il topolino. Abbiamo un debole per ogni rimasuglio di mondo antico impolverato che non riesce a tenere il passo imposto da chi con la bellezza e i particolari ha poco a che fare.

Siamo sicuri che in Grecia rimarrà l’euro. Ma tifiamo dracma. Fosse anche contro i nostri stessi interessi, ci sembrerebbe quasi di tornare a un mondo vecchio, fatto di cambi, di frontiere, di difficoltà bellissime. Quel mondo di una volta in cui però, finanche con le pezze al culo, abbiamo sempre viaggiato.

 

 

 

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