Argentina e Cile

AR
CL

Il ricordo

  1. “Dopo 1500 km di guida lo stendemmo a terra e con la sua schiena facemmo una comoda sedia a dondolo…”
  1. NOTTI: 18
  2. BUDGET: 2500 €
  3. FATTO A: dicembre gennaio
  4. DA: 4 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Buenos Aires, La Plata, Mar del Plata, General Acha, Chacharramendi, Neuquen, Bariloche, Villa La Angostura, Paso Cardenal Samore, Puerto Montt, Bariloche, El Calafate, Perito Moreno, Ushuaia, Bariloche, Santa Rosa, Buenos Aires.
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Partenza volo Air Europa Roma Fiumicino-Madrid Barajas alle 18,25. Arrivo alle 21,05. Coincidenza per Buenos Aires alle 23,55. Arrivo alle 9,10 ora e stagione locale. Costo complessivo A/R  920 €.

Da Milano Malpensa, Air Europa parte alle 18 e arriva a Madrid alle 20,20. Poi è lo stesso. Costo simile.

Per dirla in spagnolo aulico “il volo non passa mai”. L’adrenalina del viaggio però è più forte di tutto.

Sbarcati già vestiti estivi, s’imbocca per i controlli doganali. Timbro veloce e via all’uscita piena di famiglie che si ricongiungono. Volendo si piange un po’, tanto per partecipare.

Dall’aeroporto Eseiza (Ministro Pistarini) a Buenos Aires centro ci vuole mezz'ora piena. Taxi al massimo per 200 pesos (cambio del 2013). Meno di 30 € (per evitare le inculate leggi altri viaggi in Argentina).

Si arriva al Wilton Hotel. 55 € a notte con colazione. Sta in Avenida Callao 1162, di fronte al Banco Patagonia.

http://www.hotelwilton.com.ar/

Il barrio (quartiere) è Recoleta, bello e parigino.

Buenos Aires è una delle città più affascinanti del sistema solare. Una costola di Europa inizi ‘900 nel sud del mondo. Grande, ariosa, con palazzi e mansarde eleganti. Viene voglia di cercare casa appena arrivati…

Il giorno passa col fuso e la stagione che disorientano. Girare per i viali pieni d’ombra di Recoleta, aiuta. Si arriva a cena come lo sparring partner di un peso massimo: sul rincoglionito.

Uscendo a destra dell’hotel e camminando per Avenida Callao, fino all’incrocio con Avenida Rivadavia (undici traverse) si arriva al civico 2134 di Rivadavia. C’è il Bodegon Bellagamba, osteria storica della capitale.

https://www.facebook.com/pages/Bellagamba-Bodegon-Caballito/367461173278134

Il bodegon sarebbe dove si mangia a poco e si beve tanto. Con l’equivalente di 6 € pollo, empanadas (mezzelune fritte o al forno ripiene di carne e cipolla) e birra.

Per non fare i pezzenti si può salire di livello e andare al Milion.

http://www.milionargentina.com.ar/

Dipende dalla serata l’edificio è d’epoca e c’è sempre bar, musica e atmosfera di classe. Sta a due passi dell’hotel, in Paranà 1048, traversa di Avenida Santa Fe. Partono 10 €.

Si beve Fernet e Cola (leggi Argentina e Uruguay nel sito). Dolce e amaro vanno alla perfezione.

Colazione e giro per la capitale a piedi e in taxi (un quarto d’ora costa sui 5 €).

Si pranza al Puestito del Tio. È una camionetta che fa la parrilla (carne alla brace) a pochi minuti di macchina, in Avenida Dorrego sulla costa. I tassisti lo conoscono. Con 6-7 € in conio locale, si fa l’indigestione di carne.

https://www.facebook.com/pages/El-Puestito-Del-Tio/159507910786243

L’utenza è variegata ma in genere popolare. Molti dopo mangiato bevono mate.

Il mate è uno dei grandi misteri dell'universo. È una sorta di tè, bevuto da un contenitore con una bombilla, una cannuccia in metallo. L’acqua calda è aggiunta di continuo. Non sa di un cazzo, ma in compenso obbliga migliaia di persone a camminare con termos e recipiente portatili… Lo bevono poveri e ricchi, giovani e vecchi, donne e uomini, belli e brutti. Non si spiega, ma è radicatissimo in Argentina e Uruguay.

Si va in calle Murillon nel quartiere di Villa Crespo. È la patria del cuoio e della pelle a prezzi ottimi. Basta un taxi con 30 pesos per arrivarci da Recoleta. Si compra di tutto a un quarto del prezzo di casa nostra. I negozi che vendono cuero o carpincho sono infiniti. Giubbotti, cinte, borse e anche molte cazzate, utili pure per regali in stile "so' stato in Argentina guarda che t'ho portato".

Cena in zona.

Il Crespin è buono per fare due chiacchiere senza senso seduti e bere una cosa, ma chiude alle 20.

http://www.cafecrespin.com.ar/

Per mangiare carne (se non fosse chiaro, leggi altri viaggi in  Argentina...) si va al Miranda.

http://parrillamiranda.com/

18 € per ottima carne alla brace argentina. Il pane è servito nel cestino col burro a parte, alla francese.

Tutto in legno e ferro, ha la cucina a vista. È un'ottima prova di abbuffata di carne porteña (porteño sta a Buenos Aires come trasteverino a Roma…).

Per passare la serata a Buenos Aires basta seguire gli altri appunti di viaggio su questo sito o iscriversi alla lista

lista@quesadaoctavio.com

nice.party@hotmail.com

Sembra una cosa da deficienti, ma con il wifi è utile.

Tutta la zona di Palermo (una serie di quartieri) è piena di ristoranti, locali, birrerie e posti per girare. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Da segnalare Winery all’incrocio tra El Salvador e Juan Busto per bottiglie di vino argentino (eccellente). Capita la serata con degustazione. Ma anche no.

http://www.winery.com.ar

A poche cuadras (ogni blocco di cento metri è una cuadra) c'è l’Esperanto.

http://www.esperantorestaurant.com/

La notte passa facile a Buenos Aires e il clima ventilato aiuta molto. È bella davvero e molto vivibile.

In Avenida Santa Fe 1619, vicino all’hotel, c’è il negozio de La Martina.

http://www.lamartina.com/2010/stores.html

Si trovano prodotti che un coglione medio in Italia compra a centinaia di euro. Qui sono originali e a gennaio in saldo; le polo costano anche sui 30 €.

Continuando per Santa Fe si arriva a Retiro, la zona della stazione ferroviaria a ridosso della darsena (vedi Uruguay nel sito). C’è il monumento ai caduti delle Malvinas, il nome argentino delle Falkland, arcipelago di fronte alla costa occupato dal Regno Unito.

Dopo una vita di rivendicazioni, nell’aprile dell’82 gli Argentini se le ripresero insieme a Georgia del Sud e Isole Sandwich. Londra la prese male e iniziò la Guerra delle Falkland. A giugno gli Inglesi rioccuparono le isole. È stata la prima guerra convenzionale fra Paesi occidentali dalla Guerra Mondiale. La capitolazione argentina fu l’inizio della fine della junta militar e l’incoronazione della Thatcher come Dama di Ferro (ne parla anche il film Iron Lady con Meryl Streep). Insieme al calcio e al modo di preparare il barbecue, è l’argomento con cui è più facile mandare in puzza un Argentino.

Si torna, si gira, si guarda; caffè e passeggiate in una Buenos Aires, meravigliosa e familiare.

Auto a noleggio in Cerrito 1535. Prenotata su www.rentalcars.com

Una Gol per una settimana costa 370 € complessivi. Costa di più perché si lascia all’aeroporto di Bariloche.

Va chiarito che la Gol non è una Golf a cui hanno staccato la “f”. La Volkswagen, così come la FIAT, produce auto solo per il mercato sudamericano. Nomi, meccanica e interni peggiorano: un’auto europea è inaccessibile al potere d’acquisto locale. La Gol sembra una Polo venuta male…

Partenza per il Sud. Prima tappa La Plata, capitale della Provincia de Buenos Aires e città universitaria. Sono 60 km circa. Le indicazioni a partire dall’obelisco sulla Avenida 9 de Julio sono a prova di idiota. Usciti dai raccordi della capitale è tutta pianura. Ma pianura pianura pianura… il peaje (il pedaggio al casello) costa 1 €. Si paga una tantum.

A La Plata, in Plaza Moreno c’è la Cattedrale neogotica; lì vicino sulla diagonale 74 (La Plata è fatta a scacchi) c’è il Thionis, una pizzeria gelateria molto in voga. D’estate non c’è nessuno perché gli studenti tornano al paesello.

S’imbocca la Ruta 2 in verticale per Mar del Plata sull’Atlantico, 350 km a sud.

È la Provincia de Buenos Aires. Mucche a perdita d’occhio, pascoli a perdita d’occhio, orizzonte a perdita d’occhio, strada a perdita d’occhio. È tutto a perdita d’occhio… L’autostrada è a due corsie con scarso traffico: giusto qualche camion ogni tanto.

Avendo storia recente e lingua importata, in Argentina (è frequante in tutta America) città e luoghi sono spesso intitolati a persone, spesso colonnelli o generali.

Dopo quattro ore di biliardo si entra a Mar del Plata che sembra una città di mare fuori stagione. La stagione ci sarebbe pure, ma l’Atlantico non è il Tirreno. Dal centro parte una panoramica che segue la costa e scende fino al porto. Davanti a Piazza Colon c’è Playa Bristol, poi si scende verso Playa Varese fino a  Playa Grande che è il bordello vero, con tutti gli stabilimenti. Il mare è freddo e grigio ma gli Argentini ci vengono in massa. Il posto è molto ben attrezzato e c’è molta vita. La tv parla spesso di Mar del Plata come la Rimini argentina.

A proposito di tv: da segnalare il Canale 13 che spara notizie di cronaca e anche moltissime cazzate alla BArba d'Urso. Le notizie sono più truci delle nostre, con particolari di cronaca più pesanti.

Si dorme all’Hotel Catedral. Sta in Moreno, una parallela interna del lungomare. 50 € in pesos per una doppia con colazione.

http://www.hotelcatedralmdp.com.ar/

Saltato il pranzo, cena da El Palacio del Bife (il palazzo del filetto). Sta due parallele avanti e due cuadras indietro rispetto all’hotel.

http://www.elpalaciodelbife.com.ar/index.php?option=com_content&view=frontpage&Itemid=53

Con 15 € si mangia ojo de bife de lomo di qualità unica (leggi altri viaggi in Argentina, non lo diciamo più...).

Tra le vie Irigoyen e Alem (parallele alle spalle della Playa Varese), c’è la vita di notte: bar, locali, gelaterie, sguardi, struscio… Nello specifico però: a Playa grande c’è il Naif Bar.

https://www.facebook.com/naif.mdq?fref=ts

In Formosa 245 c’è il Bykein.

In Avenida Costitucion c’è il Sobremonte

http://www.sobremonte.com.ar/

Insomma con 20 € si fa tardi.

Colazione e via, oltre la base dell’Armada (la Marina Militare), dove c’è il faro e il molo col Cristo. Sul molo ci sono i lobos de mar. Sono dei leoni marini più o meno e fanno abbastanza schifo. La puzza si sente fino agli arrivi di Roma Fiumicino. Solo in Namibia nella spiaggia delle otarie abbiamo sentito un tanfo simile...

Si esce da Mar del Plata dalla rotonda d’ingresso e si punta verso Bariloche. Passando da Bahia Blanca, sono 1500 km: una caccola. Necessaria una tappa intermedia. Per usare una figura retorica si può dire che in ogni caso si fa un grande bucio di culo… Dopo 900 km di guida in un solo giorno, fare la sedia a dondolo con la schiena è un obiettivo possibile.

Le strade statali in Argentina sono spesso a due corsie senza spartitraffico e così dritte che al confronto una linea col righello ha il morbo di Parkinson. Il traffico è molto scarso ma TIR o camper possono fare da tappo. Il colpo di sonno è sempre alle porte. Agli incroci c’è spesso un pick up della Policia Federal con un policia solitario che sonnecchia.

Si mangia un choripan (panino con salsiccia) lungo la strada. Gli autogrill sono spesso capanni con animali alla brace. Costo: 2 € compresa una birra Quilmes.

Dopo Rivera si esce dalla Provincia de Buenos Aires e si entra in quella de La Pampa (le provincie in Argentina equivalgono a Stati federati).

A General Acha, sperduta nelle pianure del centro, le prime visioni mistiche si sovrappongono agli insetti sul parabrezza.

Guidando da est verso ovest, di pomeriggio il sole è a picco sul guidatore. Ogni tanto conviene puntare a sud e scaricare il problema sul passeggero di destra.

Sembra far west. I pascoli verdi si fanno più aridi e polverosi e le città sono soste lungo rettilinei infiniti.

Si arriva a Chacharramendi dopo 100 km sulla Ruta 143. Sergio Leone qui si sarebbe masturbato. È il cuore de La Pampa argentina.

Il sole si abbassa e la polvere cadenzata dai camion è costante. Le ombre lunghe del nulla ondeggiano nelle stradine sterrate.

Ci sono un hotel, un benzinaio, un ristorante, un gommista e un almacen (emporio). Gestisce tutto un gaucho, di quelli veri: solitario, taciturno e scorbutico con espadrillas ai piedi e coppolina alla Fantozzi.

La sera prepara l’asado (barbecue). La carne è tantissima e ottima, manco a dirlo.

Per dormire è meglio chiamare prima; la città è talmente isolata che sarebbe un problema trovare alternative. Hotel Chacharramendi tel: 02952 -491015

Si paga 20 € per una doppia, ma il tariffario è a occhio. Non brillano per velocità e comprendonio, ma l’isolamento fa di questi scherzi: bisogna capire.

Si riparte la mattina presto prendendo la Ruta 20, un rettilineo di quasi 300 km. La Ruta del desierto. I cartelli in spagnolo: “non guidare se sei stanco. Se esci dalla carreggiata non fare mosse brusche col volante” sono ovunque insieme a carcasse di auto.

Nell’immaginario collettivo la Pampa è una prateria erbosa con animali che scorrazzano felici e gauchos che lanciano le bolas. Cazzata. La parte erbosa dell’Argentina, terra di pascoli e serbatoio di carne, è la Provincia de Buenos Aires. La Pampa è più brulla di quanto si creda. In particolare la Ruta 20 attraversa una piana salata, inquietante. Dire che non c’è un cazzo, non è sbagliato.

Fa paura. Non passa una macchina. Di una bellezza unica. Non c’è niente. Ma niente niente niente. Sono 780 km per Bariloche.

Quando si esce dal deserto si continua per ore. Rispetto a prima qualche saliscendi in più. Niente intorno. Paesaggio giurassico e Ande sullo sfondo. Molti camion sulla strada, orizzonti assurdi, il sole che comincia a mordere.

Fra 25 de Mayo e Catriel si passa il Rio Colorado che è rosso di nome e di fatto. È il confine fra le province de La Pampa e Rio Negro. Ci sono controlli per evitare importazione di batteri, dannosi per le piantagioni. Praticamente, la Policia Federal controlla che non si viaggi con frutta e alimenti sospetti a bordo. I controlli sono restringimenti della carreggiata con blocchi a caso.

Si arriva a Neuquen, città industriale e palindroma. Mancano 300 km a Bariloche e la strada è a due corsie.

Si mangia in una rosticceria di Plottier città satellite. Non esiste in nessuna guida la mondo, tant’è che nemmeno noi girandoloni ci ricordiamo il nome. Sta sulla destra della statale vicino a un giardino pubblico. Pochi pesos per un altro choripan.

La zona di Neuquen è già Patagonia, regione che comprende un’area grande tre volte l’Italia. È praticamente tutto il centrosud della Repubblica Argentina. È fatta di quattro colori: il rosso canyon delle rocce; il blu di Prussia dei fiumi e del cielo; il verde dei cespugli bassi; il grigio dell’asfalto. Altri non ce ne sono. È un disegno di un bambino che dura ore e ore di macchina, senza mai cambiare marcia.

Si costeggia il Chocon, diga enorme, poi la cittadina di Piedra del Aguila.

“Ho visto un lama, ho visto un lama…” capita di dire, girando per la Patagonia. In realtà si tratta di guanacos, animali della stessa famiglia, simili anche all’alpaca. Ce ne sono parecchi intorno alle strade.

Laghi assurdi si susseguono alla strada che comincia a salire e scendere. Si fa più montagna e si vedono abeti.

Si arriva a San Carlos di Bariloche quando è sera ormai, perché le Ande e il monte Tronador fanno ombra. Sembra di essere in Baviera. Le case sono quelle della Val Pusteria. Il lago Nahuel Huapi di fianco sembra alpino. È solo enorme e più ostile. Tira molto vento a Bariloche.

La somiglianza con la Baviera ha segnato la demografia della zona. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale molti Tedeschi si trasferirono in Patagonia con l’Operazione Odessa. Il presidente Peron fu accusato dagli Alleati di aver aiutato gerarchi nazisti a rifarsi una vita in Argentina. Non c’è da stupirsi: facendo due conti, a Bariloche, molti signori di mezza età, biondi e con gli occhi chiari, devono essere figli diretti di ex rifugiati.

Si dorme al Dulce Sofia, cabana (bungalow) affittata da un signore che sembra tedesco, in Avenida Bustillo al km 6,3 la strada lungo il lago. Bisogna superare la città per arrivarci.

http://www.bungalowsdulcesofia.com.ar/

È aperta solo da ottobre a febbraio (la stagione buona in Argentina) e per una doppia chiede 45 € in tutto. È una specie di rifugio alpino.

Dopo il recupero dal viaggio, sempre in Avenida Bustillo (km 11,6) c’è la Cervezeria Blest.

http://www.cervezablest.com.ar/

Birra e piatti locali a base di salsicce e crauti, stile gita sulle Alpi. È uno dei locali più famosi di tutte le Ande. Ci sono reperti tedeschi della Guerra attaccati alle pareti.

Al 298 di Mitre (la via commerciale del centro) c’è Mamusckha, cioccolateria famosissima. Per circa 3 € si fa colazione con caffè e dolce.

http://www.mamuschka.com/

Si cammina da Mitre alla piazza del centro Civico in clima settimana bianca. La Cattedrale in pietra bianca col lago ventoso Nauhel Huapi sullo sfondo è qualcosa di unico e bello.

Per il miglior ojo de bife de lomo (il filetto del filetto) c’è El Boliche de Alberto.

http://www.elbolichedealberto.com/

Salendo per Villegas, perpendicolare ripida di Mitre (Bariloche è una scacchiera come quasi tutte le città argentine), sta al civico 347 sulla destra. Si mangia carne eccellente. 15 € al massimo a capoccia.

Anche se c’è ottima fonduta bisogna evitare Colonia Suiza, una frazione turistica tipo villaggio svizzero, vicino a Bariloche: è pieno di turistardi. Preferibile una gita a Llao Llao, a 25 km lungo la 237, sempre sul lago Nahuel Huapi. I panorami sono da brivido. D’inverno (la nostra estate), tutta la zona è impressionante e a tratti inaccessibile.

Al Dulce Sofia c’è la possibilità di fare l’asado per conto proprio. Il proprietario offre consulenza. Ricordiamo che non c’è Argentino che non abbia il culto del barbecue. È un vero e proprio rito: come e quando mettere la carne, la carbonella, la legna eccetera… 

La spesa, compresa la carbonella si fa da Grupo 2000 tra Avenida Los Pioneros e 20 de junio. 6 € al chilo per Ojo de bife de lomo di prima scelta. Poi carne di ogni genere e vino Norton per un totale di 12 € a testa. Rapporto qualità/prezzo unico al mondo.

Ricordiamo anche che la sera fa freddino in Patagonia, anche d’estate: bisogna tenerlo presente quando si parte, altrimenti sono cazzi.

La Gol punta verso il Cile per un’incursione. Si passa Villa La Angostura, paesino alpino fatto da rifugi e ville in legno a un’ora e mezza da Bariloche. È zona per ricchi.

Ci s’inerpica per circa 25 km verso Paso Cardenal Samoré, il confine tra Argentina e Cile. Nei mesi invernali il Passo è chiuso.

Superata la frontiera argentina si entra nella terra di nessuno per diversi km fino alla dogana con i carabineros cileni. È un’immersione spettacolare tra le vette delle Ande. Maglione e giaccone pesante obbligatori anche d’estate.

Alla frontiera ci vuole un po’. I controlli sono seri e c’è una ragione: Argentina e Cile si stanno sulle palle. Molta dell’acredine dipende dalle liti per il Canale di Beagle, nella Terra del Fuoco, braccio di mare tra Atlantico e Pacifico. Anche nei periodi di affinità ideologica (Pinochet in Cile e la Junta in Argentina), più volte si è arrivati quasi alle mani. Durante la Guerra delle Falkland Pinochet appoggiò apertamente il Regno Unito. Non a caso la simpatia e la protezione inglese garantirono a Pinochet un’uscita di scena morbida negli anni ’90. La mediazione del Vaticano fra i due Paesi però, ha sempre evitato tragedie.

Si procede: in Cile, gli Indios sono più bassi dei cugini superstiti in Argentina. Hanno il collo andino tipo i Flintstones e parlano uno spagnolo tipo suoneria del cellulare (di solito in Cile si parla uno spagnolo più sdolcinato dell’Argentina: “soy de Sscille…” ).

Indicazioni stradali dai montanari di passaggio col volto segnato e via verso Puyehue, snodo stradale sul lago omonimo. L’impatto con il panorama è particolare: a destra il vulcano Puyehue; a sinistra il vulcano Osorno e il Puntiagudo. Sono montagne altissime e innevate.

Nell’estate del 2011 il vulcano Puyehue è esploso dopo 50 anni. Fu quello che si definisce un bel casino. La cenere bloccò l’aeroporto di Bariloche per giorni. A gennaio 2013 ha eruttato di nuovo, ma in modo limitato.

Scendere a piedi e fare due passi nell’aria rarefatta di Puyehue, con le montagne, il lago e i vulcani, dà un’idea di estraneità. Non sembra di essere a casa in nessun modo la si immagini. È una sensazione sospesa: silenzio e fresco sulle guance sono il modo migliore per sintetizzare il tutto. Dobbiamo dirlo: noi girandoloni a volte abbiamo una sensibilità che Leopardi ci farebbe una pippa.

Tanto per continuare con Leopardi, a Puyehue non c’è un cazzo. Solo case in affitto colorate e punti vendita di artigianato. Tutto silenzioso e discreto.

Pausa al Jardin del turista. Sta sulla sinistra oltre il bivio per Osorno città. Ha anche stanze per dormire.

http://www.interpatagonia.com/jardindelturista

Accettano i pesos argentini e ancor di più gli euro. È un po’ fighetto ma ci sta.

Salmone, pane e vino bianco cileno per l’equivalente di 7 € a testa.

Si evita Osorno a ovest e si guida per la campagna vera, scendendo parecchio di quota, costeggiando il Lago Rupanco.

Non ci sono turistardi: solo esperti di trekking, naturalisti e matti veri.

Si punta vero il lago Llanquihue. Il vulcano Osorno, con la forma simmetrica perfetta, incombe da ogni lato. Sembra quello che si fa al mare da bambini con paletta e secchiello.

Raggiunto il lago a Puerto Octay si ritorna in Baviera.

La chiesa col tetto rosso domina l’arrivo. La zona, tra case in legno e chiese con campanili alpini, sembra il cuore d’Europa. Un tocco di America arriva dallo spazio, più aperto, più nuovo. Tipico di qui è la scarsa incidenza dell’uomo sulla natura e la poca attenzione ai particolari. In Europa un lago come il Llanquihue sarebbe al centro di mille storie, traversie, sfruttamenti. Tutto questo, ma solo questo… è America.

Al km 981, all’altezza di Fruttillar (ancora più tedesca di Puerto Octay) si prende la Panamericana verso sud. È a doppia carreggiata e più veloce. Dopo 40 km finisce a Puerto Montt con due uscite: Chaitèn e Coihaique.

Al casello si paga 600 pesos cileni (meno di 1 €). Si paga in pesos argentini senza resto.

Si arriva nel pomeriggio tardo a Puerto Montt, sul Pacifico. Che non sia Parigi s’intuisce quasi subito: usciti dalla Panamericana, magazzini industriali e snodi stradali grigi anticipano una città grande, mix fra porto operaio e base di pescatori d’altura. La vista del Pacifico fa uno strano effetto.

Verso la fine di Avenida Allende, uno stradone liscio che porta verso la costa in discesa, c’è l’incrocio a sinistra con Urmeneta. Nella seconda a destra su Urmeneta, su Juan José Mira, c’è l’hotel Costa del Mar.

http://www.hotelcostadelmar.cl/

48 € in pesos cileni per una doppia.

Puerto Montt è America nelle due accezioni possibili: America da film poliziesco con inseguimento in salita in stile San Francisco (10.000 km più a nord…); America andina sottomessa, fredda e povera, fatta di colori, visi piatti andini e corpi tozzi.

Villette di legno, case fatiscenti di legno, cose di legno. C’è molto legno a Puerto Montt. Con le vie disordinate che salgono in collina è un luogo lontano... Hai voglia a dire... Puerto Montt sta in culo al mondo.

Si gira con la macchina sotto cavi elettrici ammassati. Benzina alla Shell di Avenida Ergana e giro ancora, in un’atmosfera surreale. Bancomat per prendere soldi cileni in Antonio Varas (c’è il Santander).

Per cena, la chicca di noi girandoloni.

In Avenida Angelmo (guardando il mare, a destra sulla strada costiera) c’è il mercato del pesce oltre la zona portuale: proprio sull’acqua c’è El Apa. Sta dentro a una  palafitta di legno rosso. Con 8 € si mangia pesce fresco del Pacifico. Il piatto tipico è el curanto: frutti di mare, pollo piccante, maiale, peperoncino, pesce vario e patate… tutto cucinato per ore. Un piatto molto dietetico...

La zona è roba di pescatori convertiti al turismo, ma rimane molto vera. Di fronte al ristorante c’è l’isola di Tenglo. Le barche per arrivarci, tra container arrugginiti e scafi abbandonati, sono sotto le finestre della cucina. L’aria è unica, tra povertà, legno, odori e oceano…

Si riparte al rovescio. In cinque ore piene, compresa la dogana, si torna a Bariloche. Unica tappa per un caffè: Villa La Angostura, già in Argentina.

Le ultime curve sul lago per Bariloche sono un massacro.

Tanto per rimanere leggeri, si mangia da La Marmite, altro ricordo delle Alpi. Sta in Mitre, dopo l’hotel Cristal andando verso la piazza del Centro Civico.

http://lamarmite.com.ar/

Fonduta e abbacchio della Patagonia (cordero) sono le specialità della casa. Ottimo vino Malbec rosso corposo. Con l’equivalente di 17 €, ce la si diverte.

La mattina dopo si saluta dando appuntamento per la tappa di ritorno, poi colazione da Mamusckha. 2,5 €.

Si parte per il Sud. Non la Calabria o la Sicilia… il Sud vero.

Il modo più fico per raggiungere l’estremo sud dell’Argentina sarebbe la Ruta 40. È la strada verticale parallela al confine col Cile. Sarebbe il caso di farla tutta, a partire dalla Bolivia per 4900 km. Non sempre asfaltata, attraversa decine di città, arriva a 5000 metri d’altezza e passa le regioni di Santa Cruz, Chubut, Rio Negro, Neuquen, Mendoza, San Juan, La Rioja, Catamarca, Tucuman, Salta, Jujuy. È la strada delle strade, un viaggio a parte. Sarà per la prossima.

I voli da Bariloche a Ushuaia fanno scalo a El Calafate, la base per il ghiacciaio Perito Moreno; Ushuaia invece è la fine del mondo (non nel senso che è fichissima, nel senso che il mondo finisce lì….). I voli costano molto perché a dicembre, gennaio e febbraio è pieno di coglioni anche qui. Si può provare con LAN, più economica di Aerolineas Argentinas, ma le combinazioni sono difficili.

http://www.lan.com/es_ar/sitio_personas/index.html

Il volo Aerolineas Argentinas A/R da Bariloche per Ushuaia con tappa a El Calafate costa 580 €. Per usare una tipica espressione andina si potrebbe dire “alla faccia der cazzo” ma è inevitabile.

All’aeroporto di Bariloche si lascia l’auto. Lo scalo è una casa alpina con una torre a fianco: intorno c’è solo pianura; cielo basso e montagne lo rendono lontano: è un luogo da esiliati. Si vede subito che molta gente da qui non è più tornata. È un’impressione struggente.

L’aereo parte alle 11,20 e alle 13,05 atterra all’Aeropuerto Internacional El Calafate.

Tra montagne e pianure senza fine si scende verso il sud pesante.

L’Aeroporto Comandante Armando Tola è una pista a ridosso del Lago Argentino. Sembra di scendere sulla luna. Il vecchio aeroporto Lago Argentino è in disuso.

Ovunque c’è un’aria da spedizione. Sono molti i turistardi attrezzati per le escursioni in montagna. C’è anche molta gente tosta però.

Si va all’Hosterìa Schilling, che non è un posto dove bersi un quartino di rosso con gli amici, ma un hotel.

http://www.hosteriaschilling.com.ar/

62 € per una matrimoniale con colazione. Va prenotato in anticipo per i periodi di punta (gennaio e febbraio).

I bus pubblici non ci sono e i taxi chiedono 140 pesos compresa la sosta in aeroporto. C’è il bus navetta Ves Patagonia che porta agli hotel tutti i passeggeri. Costa 60 pesos A/R (meno di 10 €) e va richiesto all’atto della prenotazione. In alternativa l’hotel di solito propone di mandare un’auto.

http://www.vespatagonia.com/

Saliti sul pulmino, si arriva in mezz'ora (sono 22 km per la città). La vista dello spazio brullo intorno è inebriante.

L’hotel (un mix tra un tabaccaio e una baita) sta in Paradelo, una perpendicolare di Roca, parallela a sinistra dell’arteria principale Libertador San Martin (per gli amici solo Libertador).

Ricordiamo che il Generale San Martin è il Garibaldi del Sud America: ha girato mari e monti e liberato Argentina, Perù e Cile dagli Spagnoli. Non c’è città in Argentina che non abbia un corso, una scuola o una statua col suo nome. Ha alloggiato a Piazza delle Minerva a Roma (c’è una targa) e ha anche una statua equestre a Valle Giulia, sotto villa Borghese.

Case basse, nuvole basse, freddo. El Calafate è un pianeta bello adattato al turismo. Con le sue strade a cazzo, è un luogo strano. L’aria e la luce sono uniche. Sembra tutto sospeso.

Si mangia da La Zaina in Gregores. È la parallela a destra di Libertador. Si riconosce dal giardino e la struttura a baracca. Dentro è in legno e ha un palchetto per musicanti indios e finti indios.

15 € bastano per formaggio, zuppa, empanadas e birra artigianale.

Si gira per la cittadina, turistica e simpatica. Piena di negozi con manufatti locali.

Al supermercato L’Anonima in Libertador (100 metri dall’hotel) si compra la comida per la gita del giorno dopo: panini e acqua. Con 8 € si risparmia molto: mangiare al Parque Nacional Los Glaciares costa parecchio.

All’hotel si può chiedere per il Parque. Sono molti carini e disponibili. Di agenzie che offrono spedizioni, trekking, cavalcate, soggiorni e altri minchie ce ne sono tantissime. I prezzi e le tipologie sono standard. Stanno quasi tutte in Libertador.

All Patagonia al 1078

www.allpatagonia.com

Zona Patagonia al 1341

www.zonapatagonia.com

Gigantes Patagones al 1315

www.gigantespatagones.com.ar

Sur Turismo al 1226

www.surturismo.com.ar

e altre mille, basta girare.

Arrivare al parco costa circa 150 pesos di media (20 € circa), ingresso escluso.

Si può andare anche per proprio conto col bus della Caltur. Si spende sui 12 €, risparmiando. I prezzi cambiano spesso però.

http://www.caltur.com.ar/caltur/ingles/quienes.html

L’agenzia sta in Libertador 1080. Ci sono due bus al giorno (alle 7 e alle 15. L’ultimo torna dal Parco alle 19,30).

Il Perito Moreno sta a 80 km da El Calafate costeggiando il Lago Argentino tra montagne e paesaggi lunari; l’ingresso al Parque inizia da prima e costa 100 pesos per gli stranieri, 40 per gli Argentini. Gli Argentini non sono nuovi a questo genere di iniziative (cerca Puerto Iguazu nel sito).

Dopo i cartelli d’accesso al parco, si supera la Curva de los sospiros da dove c’è il primo approccio col ghiacciaio.  

Non ci sono parole. Forse un "mortaccisua che bello..." può descrivere bene l'impatto.

Da Brazo Rico (costa d’acqua che si scosta a sinistra), partendo dal punto d’attracco di Bajo de las Ombras, si può navigare fino a sotto il Perito Moreno. Il biglietto per un’ora di navigazione (150 metri dal ghiacciaio) costa sui 7 € in pesos.

Appunto importante:

per fare la gita in barca o catamarano, ma anche in caso di escursione a piedi, bisogna avere il cappello, la giacca pesante e gli occhiali da sole, visto il riflesso dei ghiacci. La bellezza scioccante del Perito Moreno è un dono di Dio e vederla male per il freddo dietro le orecchie è da coglioni veri.

Il Perito Moreno è un muro di ghiaccio di quasi 2 km, fra l’azzurro, l’azzurrino, il bianco, il blu, il quasi blu… con una luce impressionante. Quando si staccano i pezzi di parete e finiscono in acqua, rumore e vista valgono il prezzo del viaggio. I gridolini dei turistardi rompono le palle ma sono inevitabili.

Non ci sono cose da dire; anzi una sola: "...mi fossi portato gli occhiali da sole, starei meglio".

Senza barca, a piedi, si arriva di fronte al ghiacciaio e dalle passerelle si può vedere tutto lo scenario. Turistardi permettendo, è qualcosa d’indescrivibile.

Il Perito Moreno è il più conosciuto dei ghiacciai del parco anche se gli altri non sono pizza e fichi: Upsala, Spegazzini, Agassiz, Bolado, Onelli e via discorrendo. Le gite in barca per questi partono da Punta Bandera.

Si può fare trekking e camminare sul ghiacciaio, basta chiedere alle agenzie per la guida. Ci mancherebbe solo camminare per fatti propri sul Perito Moreno…

Si torna col freddo e il caldo insieme, di solito senza parlare.

Per cena va bene la Tablita; sta in Rosales, di fronte al ponte con le tettoie di legno. A piedi dall’hotel è un attimo.

http://www.la-tablita.com.ar/

Cordero patagonico a manetta. 18 € con pane e vino con un bis di carne eccellente. Ci scappa pure la Tolderia, il pub sempre sulla Libertador, prima di dormire.

Colazione, tanti baci, giretto e poi pranzo e navetta per l’aeroporto.

Prima però, due empanadas per pranzo da La Lechiza Pancho non si negano a nessuno. Pochi pesos.

http://lalechuzapizzas.com.ar/index.php?option=com_content&view=article&id=60&Itemid=2

Sta al 1301 di Libertador.

Si vola a Ushuaia alle 15,30. Il volo, tra nubi lunghe e nere, atterra alle 16,45. Fuori, dà idea che sia sempre freddo.

L’arrivo nella Terra del Fuoco si sente. È giù parecchio… ma parecchio proprio...

Se a Ushuaia dici che sei merdionale, se mettono a ride’…

È la cittadina che chiude l’Argentina in basso. È la Terra del Fuoco, il sud del sud del mondo. Addirittura a sud dello stretto di Magellano. Più a sud ci sono isolotti cileni, Capo Horn, il passo di Drake (brutto per la navigazione) e il Polo Sud.

L’aeroporto è sopra il Canale di Beagle. Sopra, nel senso quasi dentro l’acqua. La cittadina, di mare ma non propriamente balneare, sta a una puzza di distanza.

30 pesos per un taxi fino all’Hotel Mustapic. È gestito da emigranti croati.

http://www.ushuaiamustapic.com/

Sono 65 € a notte per la doppia. Non prenotare in alta stagione è rischioso, ma si trova anche di meglio.

La sala della colazione è panoramica sul porto e il canale. È un grande valore aggiunto per chi ama osservare e rimanere zitto.

Ushuaia sembra Irlanda trascurata, Islanda incasinata, un incrocio fra una Disneyland invernale, un cantiere e una pescheria. È strana. Fatta di salite e discese ammucchiate, è un giardino grigio fra le Ande e l’Antartide. È bruttina ma dal fascino unico. Il cartello “Fin del mundo” al porto, vale il viaggio. Purtroppo ci sono molti i turistardi che sbarcano dalle navi da crociera.

Cena da El Almacen de Ramos General. È una taverna museo, con oggetti della storia locale. Senza turisti è eccezionale. Coi turisti, meno. È la baracca verde in Maipù 749, davanti al molo del porto a sinistra. Ricordiamo che “Maipù” non è uno che si è rotto i coglioni, ma una località che prende il nome da una battaglia vinta da San Martin nel 1818 per l’indipendenza dalla Spagna. Da lì, il nome frequente alle strade.

Si cena con 15-18 €: zuppe di pesce, frutti di mare, salmone e merluzzo sono d’obbligo. Ha le brocche a forma di pinguino.

Per un’escursione nel Canale di Beagle c’è Fernandez Campbell.

“Chi cazzo è Fernandez Campbell?”

“È uno che organizza le escursioni nel Canale di Beagle, appunto…”

Arriva fino a Puerto Williams, che appartiene al Cile.

http://www.fernandezcampbell.com/navegacion_ushuaia_puerto_williams.html

Si prendono i biglietti in Juana Fadul, incrocio con San Martin. Non li regala comunque…

Colazione con le vetrate sul porto.

Senza sentirsi Master & Commander doppiando Capo Horn, a Ushuaia si può anche scegliere di fare gli stupidotti, andando al Parque Nacional col Tren de la fin del mundo.

http://www.trendelfindelmundo.com.ar/

Il biglietto A/R costa 200 pesos. La stazione sta sulla Ruta 3 all’estremo est di Ushuaia (spalle al mare, a destra). È la classica spesa da sciocchi, anche se è un modo per arrivare al Parque Nacional. Il trenino, simile a quello dei bambini, parte tre volte al giorno.

La cosa più bella da fare a Ushuaia comunque è starsene al porto, imbacuccati per il freddo di mare e guardare verso il Canale. Un po’ Tonno Nostromo, un po’ esiliati, un po’ non si sa che… L’odore misto di legna, mare e petrolio del porto inebria e rinforza. È uno squarcio di vita che ci si regala, senza spiegazioni.

In San Martin 861 c’è la casetta arancione di Bodegon Fueguino.

http://www.tierradehumos.com/bodegon/

Carino, di legno, tipico… ha pure il menu scherzoso. Come tutto a Ushuaia odora di turismo, ma ci sta. Zuppa, carne, patate e vino per 17 €.

C’è pure Zia Elvira al 349 di Avenida Maipù. Costa di più però.

http://www.tiaelvira.com/index.php

Si riparte verso nord. Anche perché il sud è finito. Il volo da Ushuaia parte alle 13,00 e fa scalo alle 14,25 a El Calafate. Decollo alle 16,35 e alle 18,20 si atterra a Bariloche. L'Argentina è lunga, niente da dire...

Atterrati a Bariloche ci si dirige ai desk delle auto a nolo.

“ma quando ci ricapita la stessa Gol dell’andata, figurati…”

Infatti. È lei. Lavata, stirata, pronta per tornare indietro.

Sono sempre 13 km fino al Dulce Sofia.

Bariloche sembra ormai Bagni di Tivoli, tanta è il Sud negli occhi.

Cena da El refugio del Montanes de Julian. Ci vuole più a scriverlo che a parcheggiare: sta in Avenida San Martin 590, appena lasciata Avenida Bustillo andando verso il centro. Parrilla e vino per 18 €. Ottima.

http://www.laparrilladejulian.com/

Colazione ancora da Mamusckha e poi via sul presto, destinazione Buenos Aires in auto.

I primi 300 km sono tranquilli, fino a Neuquen; si mangia tra Cipoletti e General Roca in un posto a destra sulla statale. Non ha l’insegna ma si riconosce perché c’è solo lui.

È bene chiarire che Cipolletti non è un sottaceto, ma una città industriale a ovest di Neuquen. Prende il nome da Cesare Cipolletti ingegnere italiano che costruì gli acquedotti di mezza Argentina. Un genio del settore. Ha una targa sull’Isola Tiberina a Roma, dove nacque. Non se la incula nessuno…

Si prende la Ruta 6 evitando la parallela 20 fatta all’andata. La descrivono come la strada della frutta (tipica del Rio Negro), ma noi girandoloni non abbiamo visto una prugna nemmeno col binocolo. La Ruta 20 del Desierto al confronto, è un giardino botanico. La 6 è gialla, arida, polverosa e ci passa una macchina ogni mezz’ora. Un rettilineo di 300 km senza nulla: una meraviglia.

Superata Casa de Piedra e la sua diga spettrale c’è un bivio con una strada sterrata lunga 134 km verso il nulla a sud. Notevole.

Finisce la Provincia di Rio Negro e inizia quella de La Pampa.

Si viaggia a 160 km fissi senza problemi. Se attraversa una marmotta, arriva a Buenos Aires. Se attraversa un guanaco viceversa, si muore nella Pampa. Ce ne sono tanti, stupidi e belli; i cartelli li segnalano.

Si passa per Puelches; Chacharramendi all’andata al confronto, sembra Firenze.

Superata General Acha si fa un’altra ora di strada. Sono passati 1000 km dalla mattina per giungere a Santa Rosa, la capitale de la Provincia de la Pampa. Ci sono percorsi più brevi nella vita, ce ne rendiamo conto…

Si dorme all’Hotel San Martin, abbastanza brutto.

http://www.hsanmartin.com.ar/index.html

Costa 40 € in pesos. Venendo da fuori (dalla Ruta 35), dopo la rotonda e il palazzo del Governatore sta in fondo ad Avenida Alsina, a sinistra. L’hotel è color mattone.

Santa Rosa è la città dei vaccari. Un po’ Dallas e un po’ Frosinone: è pieno di pick up e fuoristrada. È l’Argentina rurale e la gente sembra vera.

Si nota molto che non è Buenos Aires, distante 600 km, e tantomeno Bariloche. Gli abitanti a occhio e croce dovrebbero essere i burini dell’Argentina. Buoni, benestanti, un po' rozzi. Molti ragazzi girano con auto modificate. Sono Fiat 600, Duna, Palio, vecchie Renault, Chevrolet e Ford. Santa Rosa è uno spettacolo a cielo aperto. Le donne sono più grasse; ci si fa caso dopo un po’. Casa e carne, dopo i primi figli, lasciano il segno.

Si mangia da Parrilla Los Pinos, un posto non segnalato nelle guide. È in Avenida Spinetto, una perpendicolare di San Martin, l’arteria che parte dalla rotatoria. Bife de lomo, chorizo, verdure e vino per 10 € a cranio. La sera non c'è sonno: di più.

Mattina e colazione al bar cafeteria Como Quieras. Sta in San Martin al 324, di fronte alla traversa del ristorante. 2 € per croissant burroso e caffè.

Si riparte per Buenos Aires. Si fa tutta la Ruta 5 per 600 km. Il sole fino a pranzo è una bella rottura di palle, va detto per onor del vero.

Dopo Catrilo, praticamente appena usciti da Santa Rosa, si entra nella Provincia de Buenos Aires.  A ridosso del paesino di 9 de Julio, benzina e panino alla YPF; poco più di 1 € per il peaje della Ruta. Culo, schiena e sedile sono una forma unica ormai.

Entrando nella Capital Federal, il traffico aumenta (e grazie…). Si consegna l’auto a Cerrito 1535. Prendendo come riferimento l’obelisco di Avenida 9 de julio, ci si orienta facile: sta in fondo in fondo.

Si torna al Wilton Hotel in Avenida Callao. Poi Buenos Aires. Altri due giorni e tre notti.

Ancora estate prima di tornare in un inverno lontano. Lontano davvero.

Volo Air Europa Buenos Aires-Madrid alle 13,10. Arrivo il giorno dopo alle 5,30. Il volo per Fiumicino da Barajas decolla alle 6,30. Arrivo alle 9, ora di Roma, in un’altra stagione.

Per Milano c’è il tempo di fare colazione: l’aereo parte alle 8 e arriva alle 10.

Per dirlo in spagnolo antico, il ritorno ha un impatto di merda. È così.

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Ritratto di Abnorlele

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