Brasile, Paraguay e Argentina

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Il ricordo

  1. “Io a Copacabana non ho bisogno di crema solare…”

 

  1. NOTTI: 14
  2. BUDGET: 1900 €
  3. FATTO A: dicembre gennaio
  4. DA: 2 girandoloni
 
  1. PERCORSO
  2. San Paolo, Rio de Janeiro, Puerto Iguazu, Ciudad del Este, Posadas, Buenos Aires.
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Volo KLM Roma-Amsterdam alle 6,20. Arrivo alle 8,50. Coincidenza per San Paolo alle 10,05. Arriva alle 17,05 ora brasiliana.

Ritorno da Buenos Aires. Costo complessivo A/R 980 €.

Da Malpensa, costi e durate simili con scali su Parigi, Lisbona e Amsterdam.

La tappa olandese ha una sua utilità: i bagni dell’aeroporto di Amsterdam Schiphol sono ideali per fare la cacca, bisogna dirlo.

Meno bello l’aeroporto di San Paolo, estivo e rumoroso. La percezione dipende anche dal viaggio: non è fuori luogo dire “dopo 14 ore mi sono un po’ rotto li cojoni…”

Euro in Real al cambiavalute interno allo scalo. È un ufficio piccolo sulla destra degli arrivi. Cambio buono.

Bus all’uscita dall’aeroporto, sul lato rialzato delle partenze. È bene non cominciare a fare cazzate da subito: i bus per la città sono sul lato dell’aeroporto.

http://www.sptrans.com.br

3 reales al conducente (1 € e mancia) per il biglietto. Dà anche il resto. Sono soddisfazioni.

Il bus è il 175T: passa per Avenida 23 de maio, che taglia San Paolo. Vanno bene anche i bus 5630, 5612 e 6110. Si entra da davanti e si passano i bagagli sopra un tornello. Col trolley grande è un’impresa da ridere.

A proposito: i Brasiliani ridono spesso. Viene in mente “che c’avranno da ride’…” oppure “beati loro” , ma sinceramente fa piacere.

Si chiede per l’Hotel Apeninos, prenotato on line.

http://www.hotelapeninos.com.br/

Il nome è tutto meno che brasiliano e fa cagare (non il nome, l’hotel…). Costa sui 50 € a notte. Si scende a Vergueiro e l’hotel sta sulla sinistra. Ci vuole un po’ perché l’hotel oltre che brutto è pure nascosto.

Con ancora molta luce, cena da Dinho’s oltre il ponte su Avenida 23 de maio in Rafael de Barros sulla destra. Quindici minuti a piedi dall’hotel.

http://www.dinhos.com.br

Bistecche ottime tra le pareti di pietra. Si cena con 15-20 €.

Bibita in terrazza all’Hotel Unique oltre il Parco Ibirapuera.

www.hotelunique.com.br

6-7 € di taxi per vista e ambiente incredibili. L’hotel è “unique” per davvero”. Sembra una fetta di groviera e la terrazza è uno spettacolo.

Da tenere a mente che i Brasiliani ridono tanto ma non si vergognano di dare delle belle inculate. Soprattutto i tassisti che infatti ridono più degli altri. Per controllare le tariffe dei taxi in Brasile è utile il sito   www.tarifadetaxi.com

Il fuso si fa sentire.

San Paolo è enorme ma si attraversa col bus senza problema. Nell’immaginario brasiliano è la città meno “samba”; quella che tira la carretta per intenderci...  piena di banche. Ridono solo molto di più. In realtà per alcuni aspetti è simile ad altre città brasiliane. Uno fra tutti la confusione e la quantità di gente.

Per andare a Rio de Janeiro bisogna prendere un pullman dalla Rodoviaria di San Paolo Tiete, il terminal per le lunghe distanze.

http://www.rodoviaria-tiete.com/index.html

Ci si arriva con la linea blu della metro da Vergueiro a Portugeusa Tiete (direzione Tucuruvi, sono 8 fermate). Biglietto 3 reales.

“Prendere la metro a San Paolo” suona strano. Sembra di stare sulla linea B a Roma, fra Garbatella e Marconi. In realtà è Brasile…

Alle spalle della metro c’è il terminal dei bus, la Rodoviaria appunto. È una specie di mercato al chiuso con chioschi e agenzie di ogni genere. Basta guardare le insegne per capire le destinazioni. È un multipiano e bisogna orientarsi in fretta o si finisce per fare su e giù come deficienti.

Confusione e grande via vai. Molti viaggiatori in transito e molti colori.

www.emsampa.com.br/busjan/rj_603.htm

Il bus Expresso do Sul parte alle 12,30. Arriva a Rio de Janeiro dopo 4-5 ore. In reales, costa circa 30 €.

www.expressodosul.com.br/pt

Il Bus azzurro fa tappa mezz’ora in autogrill per il pranzo. Gli autogrill brasiliani sono self service puliti ed efficienti. Molti pastrocchi a base di carne e cose troppo caloriche per il caldo che fa. Da notare che per fare la cacca, i bagni sono decenti, ma le scorte di carte igienica vanno verificate prima. Noi di girandoloni.com portiamo sempre i fazzoletti perché la sappiamo lunga.

Bello il panorama tra catapecchie, lamiere e piedi scalzi. La terra è rossa Roland Garros. Anche l’Africa occidentale è così. Stanno di fronte e non può essere un caso…

Si arriva a Rio con le ombre preserali. La periferia è enorme ma non fa paura. Dalla Rodoviaria (somiglia a quella di San Paolo) per Copacabana, bisogna chiedere.

www.transportal.com.br/rodoviaria-novorio

Sulle informazioni, i Brasiliani sono loquaci e spesso anche utili.

Fuori dal terminal alcuni bus urbani hanno l’aria condizionata a manetta; altri non ce l’hanno proprio e costano 2,20 reales invece che 3,80. Il bus 128 non ce l’ha. Ci mette mezz’ora per arrivare a meta.

Ad un primo impatto, Rio de Janeiro è meno tropicale di come s'immagina.

Si chiede per Avenida Nossa Senhora de Copacabana e si scende.

Nel viale alberato e nelle vie adiacenti ci sono molti hotel: sia a cinque stelle internazionali, sia fogne con le puttane dentro.

Si prova a pochi metri dalla spiaggia all’Hotel Vilamar a Rua Bolivar.

www.hotelvilamarcopacabana.com.br

120 € per una doppia.

L’Augusto’s Copacaban Hotel sta 100 metri prima, sempre su Rua Bolivar e costa meno: l’equivalente di 85 € euro a notte per una doppia con idromasaggio.

www.augustoshotel.com.br

Le stanze al 13° piano, sono ad una rampa dal tetto con la piscina. C’è pure un facsimile della Gioconda: un “me cojoni”, ci sta tutto….

Sotto e intorno c’è Rio de Janeiro. Uno spettacolo.

Davanti all’albergo il Pao de Acucar (per i dislessici, sarebbe il Pan di Zucchero…), simbolo di Rio insieme al Cristo. Alle spalle, a poche km, ma vicina in linea d’aria, la Rocinha, la favela più grande del mondo. La sera sembra un Presepe illuminato. Più illuminato che Presepe…

Cena sul lungomare da Don Camillo.

www.vitorino.net.br/doncamillo

Fejoada e churrasco con birra per l'equivalente di 15 €. Fanno buona anche una specie di paella.

La fejoada è tutto e niente: è piena di fagioli comunque... Il churrasco invece è uno spiedone di carne. La tradizione gastronomica brasiliana è un insieme di cose importate: fritto, carne, riso e fagioli vanno forte.

Il Boate e il Casablanca sono locali per quelle che una volta si chiamavano mignotte, oggi si chiamano escort.

Hai voglia a dire le “nuove potenze” o “Paesi con economia emergente”… Er cazzo... Checché si dica, il Brasile rimane un paese povero.

Non sono il PIL o i SUV di Ipanema gli indicatori giusti, ma la distribuzione della ricchezza; e qui è distribuita male. L’uomo medio brasiliano non naviga nell’oro; figuriamoci quello non medio. Come sempre in queste casi, la prostituzione è la scorciatoia per importare valuta. Ecco così che le sere in Brasile spesso finiscono a puttane. Basta evitarle e bere una Cachaca in giro da qualche parte.

Colazione a base di frutta al 1° piano dell’hotel. Eccellente. Poi mare, che sta a 100 metri.

Mito assoluto da sfatare sono i fisici delle Brasiliane, stereotipo italiota dai tempi di Tonino Cerezo e del Cacao Meravigliao. Almeno la media di quelle che si vedono a Rio de Janeiro, non sembra migliore  di quanto sfili a Fregene. Anzi.

Il mare è oceanico. Non è la Sardegna, ma si sta bene lo stesso. Spiaggia bianca profonda e lunghissima.

I Brasiliani sorridono molto, se non si è capito, è bene ribadirlo; ridono anche i venditori che passano in spiaggia. Da noi sono di più e più aggressivi. In genere Copacabana appare più tranquilla di quanto si dica.

In effetti gli allarmi sulla pericolosità in Brasile sono eccessivi.  Non che Rio sia Lugano, ma nemmeno Saigon nel ’75. Basta essere decisi ed elemosinanti e ninos de rua evitano di molestare. Poi certo, entrando alla Rocinha col Rolex al polso, le cose cambiano… ma in Italia non sembra sia tanto diverso.

C’è molta luce a Copacabana. Si tengono gli occhi aperti con difficoltà. Dire che è più bello sdraiarsi al sole davanti al Pan di Zucchero che stare nel traffico sulla tangenziale di Milano, non è una forzatura.

Il Brasile è un mix strano di razze; sembra di stare ad una festa di compleanno di Guerre Stellari: ci sono neri con gli occhi gialli, biondi con gli occhi rossi, rasta con la cravatta verde, Vichinghi vestiti da rapper, obesi mulatti; mulatti magri; Aborigeni con la maglia dell’Inter, nani con la parrucca, Altoatesini di colore, Cinesi della Cina… c’è un po’ di tutto insomma.

Miscuglio a parte, bellezze vere se ne vedono poche, bisogna ammetterlo. Quello dell’estetica è un luogo comune, probabilmente alimentato dall’effetto “culo mio che non ha visto mai camicia” tipico dell’italiota al tropico.

Camminando parecchio verso sud, Ipanema offre altro mare. È l’altra spiaggia a mezzaluna che continua dopo Copacabana. Più d’elite, però.

Tanto mare. Per evitare le garze in fronte con l’olio di oliva, a chi viene dall’inverno conviene mettersi la crema solare. Le vendono lungo la Avenida Atlantica (il lungomare), ma anche i venditori ambulanti per pochi reales.

La sera, basta prendere due birre Brahma al supermercato in Avenida Nossa Senhora de Copacabana e rimanere a guardare il mare dal balcone, oltre i palazzi, con i rumori dei bus che sbuffano 50 metri sotto. Le teleferiche a penzoloni dal Pan di Zucchero sono visibili appena.

Va detto che noi di girandoloni.com amiamo i balconi in tutte le città del mondo. (vedi viaggi in Libano). Sentire i suoni, vedere sotto, davanti, intorno... è un’emozione sempre diversa. Rio de Janeiro offre una scenografia non indifferente.

Il lungomare di Copacabana è costellato da chioschi piccoli e puliti, dove si beve il coco, cocco fresco travestito da melone. Lo bucano e ci mettono la cannuccia dentro. Per meno di 1 € rinfresca e fa molto Sudamerica. Si passa più tempo a capire se è finito che a berlo...

Copacabana è molto jogging, molto beach volley, molta luce, molti alberghi da cartolina. Molto bello tutto, comunque.

Dal Cristo, Rio è bella e molto grande. Più bella che da sotto. È snocciolata e bianca come una città nordamericana buona. Si vede anche il Maracanà che ricorda le strofette alle scuole elementari dei tempi di Falcao.

Il Cristo è imponente severissimo e austero, (quello di Maratea non se lo fila nessuno ed è un peccato). Per arrivarci si prende il 583 a Princesa Isabel (alla fine di Avenida de Copacabana, lato opposto a Ipanema) e si scende al capolinea. Non è difficile: ci riesce anche un tonto.

Girare col bus è un tuffo nella folla carioca (carioca non sono i pennarelli, ma gli abitanti di Rio). Il giro, dura più di mezz’ora e si vede la città vera e chi la abita. Si passa per il centro, Lapa, Gloria, uscendo dal tunnel di Santa Barbara. Gli autobus ogni tanto inchiodano in mezzo alla carreggiata e fanno salire gente.

Rio è una confusione ordinata.

Al capolinea si prende il Trem do Corcovado che parte ogni mezz’ora. È un trenino a cremagliera pieno di turistardi che s’inerpica per il Morro Corcovado, il monte del Cristo. Il capolinea e la zona circostante ricordano la teleferica di Bergamo.

Poi molte scale e la statua, altissima. Ovviamente i turistardi che fanno la foto a braccia aperte sono gli stessi che a Pisa fingono di reggere la torre. Giapponesi e Coreani brillano in questo genere di prodezze, ma anche diversi nostrani. Che ci sia una vera e propria organizzazione mondiale di deficienti è evidente.

Si torna col giro al contrario. Il centro di Rio è pieno di giacche e cravatte. Se non suonasse come una cazzata si potrebbe dire che la parte finanziaria sembra Manhattan.

Poi la fame blu. I senza scarpe. Gli accattoni. È bella Rio. È bella perché è strana e densa di ogni cosa.

Le cene prendono vita tra Ipanema e Copacabana a cavallo della Punta de Arpoador.

Si passeggia la sera per Avenida Vieira Souto. I ristoranti sul lungomare sono tanti. Spesa media 15 € per mangiare pesce discreto, molto pollo e riso.

A Praia de Botagofo di fronte a Nossa Senhora da Paz c’è il Botequim Informal. Di fatto è una birreria dove si mangia bene. Il vino in Brasile costa molto perché è d’importazione: cileno o argentino. Meglio la birra che invece è nazionale, buona e costa poco.

Girando per Rio si sentono nomi da Subbuteo: Botafogo, Fluminense, Vasco da Gama, Flamengo. Una figata.

Rio si capisce col tempo. Ci si abitua nei giorni. Alla fine si viene contagiati dai ritmi rilassati, prima fastidio, poi virtù dei Brasiliani. Anche chi non ama il clima ballerino e mutandesco in cui ricade il Brasile per iconografia, dopo un po’ si fa contagiare dal carattere locale. Lenti a fare ma facili a sorridere, sono la quinta essenza del “take it easy”. Per la strada s’incrociano sguardi più sereni che altrove, nonostante le difficoltà. Vengono in mente rilievi di antropologia di un certo spessore, come ad esempio: “perché questi sorridono, invece agli Svizzeri je rode sempre il culo?”

Al di là delle citazioni, è giusto ammettere che spesso i Brasiliani sono persone al cui contatto non si avverte disagio. Questa è una grande virtù per un popolo.

Si mangia da Garrota de Ipanema, classico ristorante di Ipanema (per forza, altrimenti era Garrota de qualcos’altro).

http://www.garotadeipanemabrasil.com.br/garotadeipanemabrasil/?page_id=27

Si prende il sole a Leblon, altra cartolina classica di Rio, col suo monte sulla destra; è subito dopo Ipanema.

Si mangia anche da Carretao Churrascaria, soprattutto per fare onore al suffisso in ao che in Brasile è d'obbligo. www.carretaochurrascaria.com.br

Ce ne sono due: uno a Ipanema e uno a Copacabana. Costano più della media entrambi ma ci può stare.

Sempre mare, anche se fare il bagno nell’Oceano non è il massimo.

Cena da Taberna Atlantica sul lungomare al 958. Birra carne e fagioli per 14 €.

Rio in fondo è relax, almeno quando la Polizia Militare non prende a bastonate i ninos de rua che girano in strada. Un relax lento, non europeo.

Tanti baci alla reception dell’hotel e via col bagaglio verso la Rodoviaria Novo Rio.

Si va in Argentina passando da Foz do Iguaçu. Biglietto del bus con la compagnia Cruzero del Norte.

http://www.crucerodelnorte.com.ar/index.php

Costa un po’ più di 80 di € in reales. Si parte alle 16,30 dalla piattaforma 11 e si arriva più o meno a pranzo del giorno dopo.

Le grandi distanze in America Latina sono una misura quotidiana. Chi ha soldi usa l’aereo, altrimenti c’è solo il pullman. La new economy ha ridotto a zero le ferrovie, purtroppo. È un peccato perché il Sudamerica sarebbe perfetto per le rotaie: per morfologia e sentimenti.

Il pullman è un Cochecama (pullman letto) argentino che attraversa lo Stato di Paranà in Brasile e raggiunge il confine. Sono 1600 chilometri circa: in linea d’aria Bari-Parigi è più breve. I classici due passi, praticamente...

Si prende l’autostrada Presidente Dutra, che fino a San Paolo è la strada dell’andata.

Tappa all’autogrill di Sao Jose Dos Campos dove parlano solo portoghese e godono di un buon grado di rincoglionimento (se dici “pane” invece di “pao” non capiscono).

Nel Brasile del sud ci sono tanta soia e diamanti. Così tanta soia che si potrebbero aprire miliardi di ristoranti cinesi. Grazie a Dio non è così.

Tra miniere e campi coltivati, lo Stato di Paranà ha dimensioni impressionanti. La Pianura Padana in confronto sembra Parco Sempione. Il Brasile del Sud è terra rossa, camion lunghissimi, polizia ovunque e soia a fiumi. Esattamente così.

Si riprende a viaggiare mentre il sole tramonta proprio davanti ai due autisti che si alternano al volante. Poi si dorme su sedili-letto comodissimi. Si passa per la 270 che poi diventa la 369 tra Sorocaba e Londrina, ma non se ne accorge nessuno. È il Brasile profondo, dove vivono milioni di anime, in città enormi ma mai sentite prima.

Si dorme bene sui Cochecama. La sveglia è automatica a un autogrill di Campo Mourao. Il tempo necessario per dire che i bagni sono sporchi e risalire. Il bar non ha niente: solo qualche confezione colorata di cose non chiare, probabilmente scaduti dai tempi di Roberto Pruzzo.

A ridosso di Cascavel, altra sosta per il pranzo. Le stazioni di sosta sono luoghi di riposo per camionisti. Si gode dell’odore di pessimo gasolio e della terra rossa tutt’intorno. È una terra lontana, si vede: ha un fascino triste e seducente.

 

Si arriva verso pranzo alla frontiera tra Brasile e Argentina. Da una parte Foz do Iguaçu, dall’altra Puerto Iguazu. In mezzo c’è la terra di nessuno per metà gialloverde e per metà azzurro e bianco. È il ponte internazionale Tancredo Neves.

Escono portoghese e reales ed entrano spagnolo e pesos.

I controlli sono severi da entrambi i lati. Da queste parti passa molto contrabbando della vicina Ciudad del Este in Paraguay.

Puerto Iguazu è nella Provincia argentina di Misiones (la Provincia è uno Stato federale. Vedi altri viaggi in Argentina).

Tutto ruota intorno alle Cataratas scalate da De Niro nel film Missions.

La città è piccola ma dignitosa. Asfalto sporco di terra rossa, alberi verdi chiaro, atmosfera remota. Ci sono turistardi ma anche turisti validi. Si respira la frontiera. Moltissimi indios paraguaiani sconfinano per vendere cose, soprattutto cazzate di legno e rosari.

Le cascate sono uno spettacolo unico al mondo.

www.iguazuargentina.com

Il biglietto d’ingresso al Parque Nacional de Iguazu costa 14 pesos per gli Argentini e 40 per gli stranieri.

Per pagare di meno, non è necessario mettersi la parrucca di Maradona; basta non parlare. Italiani e Argentini sono spesso identici.

Ci si esalta nei vari punti d’osservazione: Salto Bossetti, Salto de Alvaro Nunez; Salto de las dos Hermanas; Garganta del Diablo (indescrivibile!), Salto de San Martin. Nel parco girano coaties, che non sono Romani di periferia, ma piccoli mammiferi affamati, attrazione per tutti.

Con l’equivalente di 10-12 € si può fare la gita in gommone sotto le cascate. Con circa 5 €, l’escursione in canoa più tranquilla. Il parco è enorme e la natura fa davvero impressione.

Per fare proprio i matti c’è anche il trenino che fa il giro del parco. Gran bella cazzata, prenderlo.

Si rientra col bus seguendo i turistardi al parcheggio esterno.

Si dorme all’Hotel Libertador dall’aspetto tropicale e malandato. Ha pure la piscina. È frequentato da famiglie argentine di livello medio. A vista ce ne sono altri migliori allo stesso prezzo. Il prezzo per notte con colazione è circa 18 € a testa.

www.ellibertador-hotel.com.ar

La certezza di essere in Argentina viene dall’odore di carne. Mangiare asado è facile (vedi altri viaggi in Argentina su questo sito). Ci sono molti ristoranti: basta girare.

Si sceglie El Quincho del Tio Querido

http://eltioquerido.com.ar/

Sta in Avenida Presidente Peron, all'angolo con Caracuata in una zona verde. Si spende sui 16 € a testa. Vino Malbec Latitud 33 eccellente. Ojo de bife de lomo, vacio, chorizos… fino ad esplodere. Si mangia anche all'aperto. Dentro c'è l'orchestra paraguaiana che ogni tanto la butta sul tango.

Per arrivarci si prende Victoria Aguirre (la strada principale) ancora verso sinistra.

A Puerto Iguazu oltre alla carne e alle Cataratas c’è il punto panoramico Las tres fronteras: il fiume Paranà e il fiume Iguacu s’incrociano e fanno il bordo a Brasile, Argentina e Paraguay. Basta girare a destra su Avenida Aguirre e continuare oltre per Avenida tres fronteras, fino alla fine. La strada finisce in un bosco e torna indietro.

Per andare in Paraguay, si prende il bus alla piattaforma 7 del terminal di Puerto Iguacu (2 €  in pesos e c’è scritto Paraguay Ciudad del Este). Passa per Foz do Iguacu in Brasile e parte ogni ora. Si transita in Brasile per pochi km e poi si entra in Paraguay attraverso il “Ponte dell’amicizia”. È bene assicurarsi che il bus arriva a Ciudad del Este, per evitare storie col visto alla frontiera brasiliana. Nel caso, bisogna dire ai doganieri che si va a Ciudad del Este per poche ore ed entrare in Paraguay passando il ponte a piedi. Ci vuole un’ora scarsa.

Il ponte di confine tra Paraguay e Brasile sembra un film. È un grande ponte bianco sul Paranà, circondato da ringhiere metalliche per il passaggio pedonale. Passa gente che trasporta di tutto. Bisognerebbe starci un giorno a guardare lo spettacolo.

File lunghissime di ogni mezzo aspettano i controlli. I doganieri paraguaiani spesso fanno sparire le cose, proprio come Silvan. Bisogna stare in campana.

Ciudad del Este è un porto franco e conta più abitanti di Ginevra. Che non sia Ginevra però, s’intuisce. Per la città passa tutto ciò che c’è d’illegale al mondo: armi, droga, spie, terrorismo, riciclaggio, sigarette, merci contraffatte, esplosivi, clandestini, organi umani, mignotte e via dicendo. Ci sono moltissimi Arabi e musulmani. Per non farsi mancare nulla, nutrita anche la presenza di Cinesi.

È un delirio vero. Nel traffico fermo sembra di essere a metà fra Sudest asiatico e America centrale.

In giro per Ciudad del Este si compra di tutto. Per elettronica e materiale si possono fare affari veri però: i prezzi sono molto bassi.

Si mangia in Avenida Campo Via a La Campesinita pagando anche con moneta brasiliana o argentina. Prendono qualunque cosa abbia la filigrana in mezzo e dei numeri sopra. Si mangia pollo.

In quattro ore si arriverebbe ad Asuncion, la capitale del Paraguay, ma non c’è tempo.

Si torna prima di sera a Puerto Iguazu, facendo la fila alla frontiera. Sera e carne in città, sentendosi a casa.

Dalla stazione centrale dei bus di Puerto Iguazu in Avenida Cordoba si parte per Buenos Aires. Sono 1700 km a sud. Un attimo…

C’è molta scelta di linee, ma i Cochecama della compagnia “Via Bariloche” (quelli verdi) sono molto comodi per dormire e hanno un servizio per il pranzo, simile agli aerei.

Biglietto da quasi 100 €. Si parte alle 15,15 e si arriva alle 8,15 della mattina dopo.

www.viabariloche.com.ar/institucional.php

Tappa a Posadas quando ancora c’è luce. È il capoluogo della Provincia di Misiones, nord est dell’Argentina (ci arrivarono i Gesuiti nel ’600). Si avverte il Sudamerica… L’Argentina è più europea man mano che si scende verso Sud, fino ad arrivare a Bariloche, che sembra Baviera (vedi altri viaggi in Argentina su questo sito). Ciononostante, anche a nord, ci sono villaggi pieni di biondi con gli occhi azzurri d’origine olandese.

Dopo una notte di viaggio nell’Argentina profonda, si arriva alla stazione bus di Retiro a Buenos Aires di mattina presto.

Di fianco è già sveglia la Villa 31, l’area della capitale che non ha mai somigliato a Oxford. È una delle tante realtà suburbane mantenute con i sussidi del finto Stato Sociale della Presidenta Kitchner. Non ci si entra con la catenina d’oro in vista, ma comunque è meglio della Rocinha a Rio de Janeiro.

Prince Hotel a Recoleta.

www.princehotel.com.ar

Sta in Arenales 1627 vicino a Plaza Vicente Lopez, a ridosso di Avenida Santa Fe. 50 $ (prendono anche i dollari) per una doppia con colazione. La zona è ottima, bella e tranquilla. Fatta a scacchiera e molto alberata. (Se non fosse chiaro, vedi altri viaggi in Argentina su questo sito).

Una volta ripresi, si fa colazione allo Speel Café d’angolo sul caseggiato rosso a Puerto Madero.

Dall’hotel ci si arriva a piedi con circa venti minuti di falcate tra i negozi di Avenida Santa Fe e Microcentro.

Proprio a Puerto Madero, a dir poco eccellente è il ristorante Rodizio.

www.rodizio.com.ar/espaniol/nuestro_concepto.html

Con meno di 20 €, carne di prima scelta con una dozzina di camerieri, ciascuno dedicato a un tipo di carne. Ottimo il cordero patagonico, l’abbacchio del sud, specialità della casa.

Cercare carne eccellente in Argentina è come trovare refurtiva in un campo rom: è sicuro che c’è, basta girare.  Molto consigliata per rapporto qualità prezzo la parrilla (carne alla brace) di Los Primos, a Palermo Soho in calle Gorriti angolo Fitz Roy.

In ogni caso, basta camminare e farsi guidare dall’odore di carne. Si mangia bene ovunque e per pochi pesos. Gli antipasti (entradas) spesso sono salsicce (chorizos) o interiora e fegatelli. L’ideale per chi odia le proteine.

Quando si parla di carne o ristoranti argentini, bisogna fare attenzione. I ristoranti argentini in Italia stanno a quelli veri in Argentina, come l’SH sta alla Ducati: è un buon prodotto, ma non puoi fare il paragone. Questo per dire che chi non è mai stato in Argentina, probabilmente non ha mai mangiato la carne argentina. Anche l’importazione non dà garanzie. Il trasporto sotto vuoto del ojo de bife de lomo per esempio, non è possibile per questioni organiche. In ogni caso i tagli destinati all’esportazione sono di qualità inferiore. Un po’ come avviene per i prodotti nostrani venduti all’estero: sono uguali… sono uguali un cazzo! Magnateli te gli spaghetti con le vongole in Finlandia...

È un crimine mangiare carne argentina bevendo Coca Cola o porcherie simili. Ci si beve solo vino tinto strutturato. Le liste oscillano dai 7-8 € per vini discreti fino all’infinito per vini che da noi farebbero bella figura. In proporzione costano molto.

La pizza, molto buona, si mangia da Romario a Recoleta proprio di fronte al cimitero di Evita Peron. Fra locali, ristoranti e gente che passa, c’è solo da guardarsi intorno.

Con 6 € ci scappa anche la birra Quilmes

www.quilmes.com.ar/home/prehome

Si cammina molto per Florida (Microcentro) pieno di negozi per turistardi, tra cui svettano quelli con le magliette del Boca.

Buenos Aires è una città meravigliosa. Molto verde, molte mansarde, tutte le esquinas (angoli dei palazzi) sono illuminate.

Le auto scorrono veloci a Buenos Aires e la folla che cammina frettolosa ha un velo di malinconia sul viso. Sembrano Italiani, gli Argentini. Italiani di tanti anni fa. Chi non lo sa se li aspetta come i calciatori che li rappresentano: aggressivi a volte, un po’ zingari. Gli Argentini invece sono dignitosi e più timidi di quanto si pensi. Il Sudamerica è lontano visto da Buenos Aires.

In Avenida Santa Fe c’è C’era una volta. Tiene il gelato dentro recipienti d’acciaio, come si faceva un tempo. Si mangia seduti ma anche camminando, perché camminare per Buenos Aires è bello davvero. Volendo, si prende il micro (il bus); costa solo 1 peso (tariffa 2013).

Essendo la patria dei pascoli, l’Argentina esporta molto pellame.

Un giro nel barrio di Villa Crespo a questo proposito non si nega mai.

Ultimi caffè nei bistrot di Recoleta, ultimi Fernet e Cola per Palermo poi arriva la fine del viaggio.

Taxi per 25 € e aeroporto Pistarini di Buenos Aires. Controlli e vetrate che guardano le piste in un’atmosfera di nostalgia collettiva. A differenza di altri Paesi, ogni volo che parte da qui va lontanissimo…

Si riparte per Roma con KLM alle 17,00. Arriva a Parigi Charles de Gaulle alle 11 del giorno dopo (c’è il fuso…). Riparte alle 12,35 e arriva a Roma alle 14,40.

Buenos Aires è un panno elegante con piccole grinze.

Dall’alto se ne vede tutta la luce, mentre il verde delle pianure, diventa oceano e poi piano piano, un piccolissimo nodo in gola nel buio.

L’Argentina è un paese bellissimo, struggente. È un paese lontano anche per chi ci vive.

Commenti

Ritratto di luigino

AHHH i balconi...Saigon. Cattedrale alle spalle sta a sinistra al terzo piano. Ottime pinacolada.

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