Croazia e Bosnia

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Il ricordo

  1. “Un Dalmata non è per forza bianco a palle nere…”

 

  1. NOTTI: 4
  2. BUDGET: 380 €
  3. FATTO A: giugno-luglio 
  4. DA: 2 girandoloni
 
  1. PERCORSO
  2. Spalato, Medjogurje, Neum, Dubrovnik, Srebreno, Mlini, Plat, Cavtat, Brela, Omis, Spalato.
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Per integrare le informazioni, è bene cercare nel sito altri viaggi in Croazia e nella ex Jugoslavia.

Partenza per Spalato volo easyJet alle 16,30. Arriva alle 17,30 circa. Costo A/R 67 €.

L’aeroporto di Spalato è un buco. Agli arrivi a destra ci sono i bancomat per prelevare in kuna (la moneta post dinaro jugoslavo) e le agenzie rental car.

Firmate le pratiche del noleggio, c’è il parcheggio esterno a destra con le auto pronte. Check e via. Facilissimo.

40 € al giorno compresa l’assicurazione per entrare in Bosnia.

Dal parcheggio si esce (per forza, altrimenti si passa la vacanza all’aeroporto) seguendo i cartelli a sinistra per Split. A destra si va a Trogir. Si può fare la litoranea o girare a sinistra per la superstrada. Le indicazioni in Croazia sono sistemate giusto sulle uscite. “Dovevamo girare lì…” è un classico per i primi km. Dopo ci si organizza.

Per Split, cuore della Dalmazia, sono venti minuti. Chi non sa cosa sia la Dalmazia, cerchi su internet. Non possiamo spiegare tutto noi.

Arrivati alla periferia di stile jugoslavo, si segue la scritta centar. A Spalato parcheggiare è quella che si definisce “una bella rottura di coglioni”. La città vecchia, che ruota intorno al Palazzo di Diocleziano e alla Riva, è tutta pedonale.

Per gli Apartments Pivac Varos in Krizeva ulica 3, bisogna arrivare a Petra Svacica. I riferimenti sono ulica Domovinskog e ulica Gundulica (ulica è via) costeggiando le mura della città vecchia. Noi di girandoloni.com ci siamo arrivati con una combinazione di botte di culo. Si parcheggia sul lato sinistro, non a pagamento. 200 metri a piedi dentro l’area pedonale e si arriva a Krizeva, la salitella dell’appartamento.

Il loft mansarda è eccellente. 50 € a notte. Boris, il ragazzo che consegna le chiavi è simpatico e gentile.

pivacapartments@gmail.com

Di fianco alla porta c’è Ba!Ce, una birreria salsicceria minuscola e utile: la padrona ha il contatto con i gestori degli alloggi qualora non fossero in loco.

In ogni caso è pieno di sobe (stanze) e apartmani (appartamenti) in affitto non segnalati su internet e molto convenienti. Basta andare e vedere.

Giretto per Republike trg (trg è piazza) a un metro dalla casa.

Cena subito a destra dopo Franjo Tudjman trg, da Fife. Fra tutte le konoba (taverna) del centro è quella più rozza. Ha i tavoli in strada, di legno e senza tovaglia.

Vino bianco, orate e un secchio di calamari per meno di 100 kuna a testa, circa 14 €.

Per orientarsi: hobotnica è il polpo; komarce l’orata; bas la spigola; incun le alici; lignjie i calamari; na zaru alla griglia, kruh il pane. Proprio a fare gli stronzi, rak è l’aragosta…

In ogni caso c’è il menu in italiano, quindi inutile sforzarsi.

Passeggio per le viuzze del centro. Spalato piace di più, ogni volta che ci si torna.

Ci sono ragazze belle con i capelli lisci.

Ci sono ovunque riferimenti agli scacchi rossi della bandiera croata.

Ci sono Konzum e Billa, supermercati comodi per le spese low cost (crema solare non imbarcabile e Pelinkevac, l’amaro alle erbe che fa sempre compagnia: una bottiglia costa 55 kuna, 7 €).

Ci sono pure i trafika, i tabaccai utili per chi fuma; per chi non fuma, meno.

La mattina ancora giro per il centro, tra Narodni trg e la Porta D’argento, il lato opposto del Palazzo di Diocleziano rispetto alla casa.

Attaccata a Republike Trg c’è la Marmontova,  la pedonale in discesa col mercato del pesce. Davanti al mercato c’è Peka, una pecara (panetteria) perfetta per i dolci. Un’altra panetteria ottima è il Kruh Peciva, proprio di fronte. A dieci metri c’è Zlatna Ribica, il classico bar dello sport, non turistico e ideale per colazione.

In alternativa c’è Zinfandel a Maruliceva 2, a un metro da Narodni trg. 35 kuna a cranio (circa 4 € ).  È un wine bar fighetto comodo anche la sera.

https://www.facebook.com/Zinfandelsplit

Si parte per Dubrovnik. Fino a Omis si può fare la litoranea, poi seguendo le indicazioni interne, l’autostrada. Ci si perde tra le montagne intorno al fiume Cestina.

Tra rocce calcaree e vegetazione mediterranea la Croazia si stende a sud.

L’autostrada è a pedaggio ma perfetta. Per il casello di Vrgorac ci vogliono un’ora e mezza e 27 kuna.

Già all’uscita appaiono indicazioni per Medjugorje, in Bosnia Erzegovina.

Dopo lo fine della Jugoslavia, dal ’92 tra Bosnia e Croazia c’è la frontiera. La Bosnia però è uno Stato farlocco, nel senso che di fatto è ripartito tra Croati cattolici, Serbi ortodossi e Bosgnacchi musulmani. La questione fu alla base della guerra civile fino al ’96.

Il confine oltre Veliki Prolog e Mali Prolog (veliki è grande, mali è piccolo) unisce la Croazia con la Bosnia. Fino a Mostar è a maggioranza croata; verso Trebinje, più a sud, diventa terra serba (vedi altri viaggi in Bosnia).

Ci sono bandiere croate ovunque. Rispetto alla Croazia vera e propria però cambiano infrastrutture e tenore di vita: in Bosnia se la passano male.

Pratiche doganali rapide e via verso Medjugorje, oltre Ljubuski. La vicinanza è proporzionale all’aumento dei pullman di pellegrini. Moltissimi gli Italiani.

Quaranta minuti di stradaccia di campagna e appare Medjugorje. Girando a ferro di cavallo per l’unica strada fatta di negozi di souvenir, si arriva a un parcheggio sulla destra in discesa: sulla collina a destra c’è il luogo delle apparizioni.

Lasciamo ad altri momenti la spiritualità legata alla visita. Merita un’attenzione congrua.

Si torna nell’area della chiesa e dei negozi, sulla strada principale.

La moneta è il marco bosniaco. A Medjugorje e in genere in tutta la Bosnia, accettano gli euro. Abbondano ristoranti per pellegrini dai prezzi occidentali.

Si mangia frutta (3-4 € per pere e pesche) e nella canicola di metà pomeriggio si riparte.

Da Medjugorje si possono fare due strade per tornare in Croazia.

  • fino a Capljina e poi verso il confine croato a Metkovic, più breve e sicura.
  • fino a Capljina e poi oltre il fiume Neretva verso sud, ancora in Bosnia, detta anche “strada del cazzo”.

Noi di girandoloni.com preferiamo le strade del cazzo, è una nostra prerogativa. In base a questa opzione, si segue per Neum, unico sbocco bosniaco sull’Adriatico (10 km di litorale). Sono oltre due ore di strada assurda tra Hutovo e bacini idrici senza nome: la tipica gita fuori porta nella Bosnia rurale.

Sottolineiamo che in Bosnia è molto in voga lo stile di guida “o ti sposti o ti rompo lo specchietto, tanto a me non importa perché ho una macchina di merda”.

È un viaggio in terre non battute da turistardi. S’incrociano solo macchia mediterranea, case sperdute, montagne calcaree, sacrari di guerra e parco auto anni ’80 (molto amata la Golf seconda serie).

La cosa migliore per regolarsi, data la segnaletica, è puntare il sole. Di pomeriggio sta a ovest, sul mare. La strada a tratti, fa paura.

Man mano che scende, le montagne diventano colline. Pochi minuti dopo Mosevici, arrivano i semafori di Neum.

Arrivati sudati al mare, si gira sparati a sinistra, verso il sud e Dubrovnik. Sulla statale c’è subito la frontiera per uscire dalla Bosnia, seguita da quella per rientrare in Croazia: è una formalità.

La strada si fa bellissima, col mare splendido a destra e pinete che ci si affacciano sopra. Isole e penisole croate disegnano l’orizzonte di verde scuro.

Un’oretta di macchina e arrivano Trsteno, Zaton e il ponte Franjo Tujman, che ricorda Brooklyn ma introduce a Dubrovnik. A destra si scende per la città gioiello; dritti si prosegue per alcuni km per Srebreno, Mlini, Plat e Cavtat su una panoramica a strapiombo.

Tra Srebreno e Mlini, dopo il semaforo, sulla sinistra contromano, c’è Villa Avantgarde. Ha un’insegna viola da parrucchiere.

In offerta con colazione sta 70 € al giorno per una doppia terrazzata. Non è un prezzo croato, ma le cose stanno cambiando. Per fare manovra nel garage ci vuole un corso apposito.

Sinceramente c’è di meglio. Segnaliamo la Casa del Sole che sembra una canzone anni ’60 ma  in realtà è un villino con apartmani in affitto a ridosso del mare. Sta sulla discesa che dalla statale porta alla spiaggia, proprio sulla pineta. Sono 200 metri dall’Avantgarde. Prezzo anche più basso.

Come segnalato nel sito, le spiagge in Croazia sono spesso ciottolose o basamenti di cemento. Il mare è molto bello e ricorda il Tirreno tra Cilento e Maratea.

Il tuffo ci sta tutto, scendendo dalla scalinata sotto l’hotel. Bisogna attraversare la statale in costume però.

In zona stanno costruendo molto. Non sappiamo come sarà tra un paio d’anni.

Cena a Plat, pochi km dopo. Sulla destra dello spiazzo della statale c’è la discesa verso Taverna Plat. Sembra un posto per stronzi, in realtà con 24/25 € a testa si mangia sull’acqua col tramonto davanti.

Vino, risotto al nero di seppia (va forte in Dalmazia), gamberi, insalata di polpo, calamari grigliati sono raccomandati.

A fianco c’è anche la caletta, ideale per fare i romantici e tirare i sassi in acqua. Se non si scopa dopo una cena del genere, vuol dire che tira una brutta aria.

A Dubrovnik (Ragusa) bisogna dedicare una mattinata intera. Parcheggio al primo garage sulla destra, appena imboccata la scesa per la città. Ci sarebbero anche i parcheggi con le strisce lungo la strada, più convenienti. La cassa del parcheggio prende solo spiccioli ma si può pagare con carta alla cassa.

Dubrovnik è il paradiso del turistardo.

Da Porta Pile s’imbocca lo Stradun. Bella la pietra bianca, bella la Cattedrale dell’Assunzione, bella Sant’Ignazio (rifatta sulla gemella di Roma), belli i vicoli. Bella davvero. Con 100 kuna a capoccia si fa anche il giro delle mura, necessario per fare le foto da coglione. Merita davvero però. La vista sul forte tra i tetti rossi e il mare, il porto e l’isola di Lokrum, valgono il giro.

In ulica Antuninska, uno dei primi vicoletti a sinistra sullo Stradun c’è il Museo con le foto di guerra degli anni ’90. È una scalinata in fondo a destra. Merita una visita. Costa 40 kuna.

Pranzo volante a Lapad, la penisola di alberghi nuovi oltre la città vecchia. A un pekara di Lapad con 40 kuna si fa la scorta di burek (vedi altri viaggi nei Balcani).

La zona è un classico da comitive di turisti in pullman. Sconsigliata per soggiornare.

Rientro a Mlini. Mare sotto l’Avantgarde scendendo ancora dalla scalinata di cemento. Ci sono parecchie calette sassose. Mare molto bello.

Cena a Cavtat, dieci minuti di macchina più a sud, a soli venti minuti dal Montenegro. Cavtat (Ragusa Vecchia) è un’amena località eccetera… Molti yacht, molti ristoranti, molti problemi per parcheggiare. Bisogna fare gli zozzoni e lasciare la macchina lungo la pineta, scendendo dalla statale.

Da Ivan al porticciolo si mangia pesce con un 20-30 % in più rispetto a Plat o Mlini. Ottimi il pesce alla griglia e la situazione in genere. Il vino della casa è servito in bottiglie da 1 litro.

https://www.facebook.com/pages/Konoba-Ivan/109314425824700

Il posto è davvero incantevole.

Per cena, in alternativa al pesce c’è da segnalare la konoba Dubavka. È una specie di agriturismo; sta a Bosanka, praticamente in collina sopra Dubrovnik.  Per arrivarci dalla statale bisogna salire in verticale per una stradina di campagna. L’incrocio è stronzo e non è ben segnalato.

Mare sempre in zona hotel. Arrivando presto si evita pure la parte più sassosa per mettere gli asciugamani. Acqua e clima ideali. Un lettino costa 25 kuna; l’ombrello 20 ma c’è la pineta sulla spiaggia ed è inutile.

A pranzo c’è il chiosco Puntizela. I lignjie na zaru (calamari grigliati) costano 50 kuna. Un kava (il caffè) ne costa 8. Un classico anche la birra Ozujsko.                                                                               

Cena in zona alloggio, a destra del semaforo, a Cibaka. La konoba si chiama Cibaka. C’è molta fantasia in tutto questo.

Non ci sono turisti.  390 kuna per mangiare pesce in due.

Partenza a ritroso per Spalato. Benzina al distributore INA di Srebreno, proprio sulla statale. Il gestore fa il paraculo col resto, ma basta farglielo notare.

Guidare per il litorale croato è una seduta di relax: verde, blu, aria fresca. Bello.

Raggiunta e superata Neum con la doppia frontiera, la strada rientra verso l’interno fino alla piana della foce del Neretva e la città di Ploce.

All’altezza dell’isola di Hvar (l’italiana Lèsina) ricominciano i paesotti affacciati sull’acqua, per molto tempo italiani: Drvenik, Drasnice, Podgora, Tucepi, la più grande Makarska, Brela.

Il mare qui è tutto bello.

 A Brela, contrariamente a quanto dicono le guide, non vale la pena scendere. Il parcheggio è proibitivo e girano i carri attrezzi. Per il tuffo finale è meglio scendere a Podgora o Tucepi.

Di fronte, l’isola di Hvar ha lasciato il posto a quella di Brac (l’italiana Brazza).

Pausa pranzo a Omis. Dopo il centro, prima del ponte a destra, si segue il fiume Cetina. Prima del tunnel si parcheggia (due spicci per due ore, lato destro. A sinistra la portano via). I chioschi che vendono gite rafting lungo il fiume, spesso hanno coupon per i ristoranti del centro. Il Sagita è eccellente. Con 330 kuna abbondano il nero di seppia, le orate,  polpo e vino bianco. A Omis ci si ritorna. Fuori dalle guide, fuori dai circuiti, carina ed economica. Il litorale intorno pullula di posti belli e tranquilli. Bastano dieci minuti di macchina.

Si rientra a Split. Seguendo i cartelli da Omis sono venti minuti scarsi. La strada per l’aeroporto la trova anche un neopatentato.

Per rimettere la benzina (pieno su pieno) della Hertz, basta superare l’aeroporto e arrivare a Trogir, cinque minuti dopo. Tra l’altro, avendo tempo, fermarsi nella città vecchia vale la pena: è spettacolare.

Al primo distributore INA a sinistra, pieno e dietrofront per riconsegnare auto e finire la vacanza.

Facilissimo tutto e a costo basso.

Volo per Fiumicino alle 18,15. Per Malpensa alle 18,10.

Bella Croazia, belle le Croate. Ci si torna sicuro.

 

 

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