Francia, Bretagna

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Il ricordo

  1. “Il classico viaggio da fare se non ti piacciono sidro e formaggio…”

 

  1. NOTTI: 6
  2. BUDGET: 500 €
  3. FATTO A: ottobre 
  4. DA: 2 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Beauvais, Le Mont-Saint-Michel, Cancale, Saint-Malo, Saint-Samson-sur Rance, Dinan, Paimpol, Roscoff, Locronan, Concarneau, Carnac, Auray, Josselin, Taupont, Ploermel, Paimpont, Rennes, Vitré, Saint-Ouen-des-Alleux, Fougères, L’Aigle, Evreux, Les Andelys, Beauvais.
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Vedi nel sito anche altri viaggi in Francia.

Volo Ryan Roma Ciampino-Parigi Beauvais alle 6,45. Arriva alle 8,45, giusto in tempo per le petit dejeuner

Costo A/R  78 €.

Anche da Milano Ryan parte alle 6,45. Anche i Milanesi possono fare le petit dejeneur. Senza brioche ma con le croissant.

Beauvais sta a Parigi come Terni sta a Cagliari: è proprio un’altra città. Poco male, l’obiettivo tanto è nord ovest.

Autonoleggio con la Citer ai baracchini del Terminal 1. 40 € al giorno per una C4 diesel, compreso il navigateur, utile per le stradine di campagna. Come già detto (vedi altri viaggi nel sito), la Francia profonda ha un DNA rurale. Girarla in auto lontani dalle autostrade è uno splendore.

Indicazione utile: la benzina si chiama essence e i distributori station d’essence. Chiedendo per un distributeur, si finisce alle macchinette per le merendine… I prezzi variano molto da marca a marca. Da evitare Total che è la più cara.

 

Si va sparati a ovest, verso l’ultimo lembo di Normandia: Le Mont Saint Michel. Senza autostrade ci vogliono più di 5 ore.

Tre cose da ricordare:

1) le strade francesi si dividono in

A: Autostrade, cartelli blu a pedaggio (la A 84 da Caen non si paga)

N: le Nazionali, cartelli verdi

D: Dipartimentali, cartelli verdi

C: Comunali, sono quelle piccole.

2) La Francia ha il fuso nostro ma spesso è più a ovest di Londra, quindi il sole sorge e tramonta tardi.

3) In Bretagna ci si caga addosso dal freddo già a ottobre e che comunque piove spesso.

Detto ciò, ci si perde con le dipartimentali aggirando Rouen, capoluogo normanno. Molta campagna con rotonde fiorite, Crocifissi e pochi semafori. Molte auto francesi (l’80% del parco auto è Renault, Peugeot o Citroen).

I tetti sono di ardesia nera, in stile Fata Morgana e le case in pietra vera, come capita spesso in tutta la Francia. Bello.

Dopo un paio d’ore di paesini bon bon, sulla strada principale di Bourg-Achard c’è la boulangerie Gorju

http://www.gorju-lilian.com

Baguette con jambon, fromage per 3,40 €. L’acqua Vittel si compra al Carrefour, sempre in paese.

 

Per evitare di fare pranzo con un profumo, chiariamo una volta per tutte:

boulangerie è il fornaio (spesso anche patisserie);

boucherie è la macelleria;

charcuterie è il salumiere;

brasserie il ristorante di carne grigliata;

supermarché e ipermarché si capisce da sé e fa anche rima.

 

Si arriva nei pressi di Lisieux, dove è nata Santa Teresa di Lisieux. Fosse nata altrove, avrebbe un altro nome.

Dopo Lisieux, conviene continuare per Caen e prendere la A 84. Non si paga (non c’è bisogno di forzare la sbarra; non ci sono proprio i caselli…)

Per Le Mont-Saint-Michel, uno dei posti più assurdi del pianeta, sono poco più di 100 km. È un luogo obligé, anche se è ad alto rischio turistardi.

Dai campi di mais, l’abbazia all’orizzonte sembra un’astronave.

Il mare che non c’è, fa il resto. Per arrivare basta seguire le indicazioni per i parcheggi e lasciare la macchina a La Caserne, piccolo agglomerato turistico. Due ore costano 6 € circa. Dal P3 partono le navette gratis. Anche un cretino riuscirebbe a orientarsi. Gli autobus rivestiti di legno, partono ogni 10 minuti. Inutile spingere, c’è posto per tutti.

In 5 minuti si arriva a ridosso del monte-abbazia. È in costruzione un ponte che sta cambiando tutto il sito. Intorno, c’è solo sabbia bagnata per la marea che va e viene: tutta la zona è famosa per oscillazioni fino a 14 metri.  Senza vederlo non si può capire. Davvero fantastique.

 

Nel primo pomeriggio si lascia la Normandia e si entra in Bretagna con la strada della baia in direzione Cancale. È la patria delle huitres, che al paese nostro si chiamano ostriche. Sono così diffuse che passando, te le tirano. Vanno molto anche le moules (vedi altri viaggi in Francia e Belgio) che in volgare sarebbero le cozze.

Le huitres hanno un calibro, come i proiettili: da 0 a 5. Più il numero è piccolo, più è grossa l’ostrica. Una retina da 40-50 pezzi costa sui 30 €.

Cancale è proprio gagliarda. Venendo dalla route de la baie appare all’improvviso tra mare e collina. Quando la marea non c’è, le barche rimangono sulla sabbia per km. È tutto surreale.

Posto incantevole o super, per dirla in français. In auto si costeggiano le case bretoni fino al faro, dove è sempre pieno di gente: saranno le huitres, sarà la marea strana, ma la zona richiama da sempre parecchi artistoidi coglioni purtroppo…

La strada continua per Saint-Malo, dove il problema turistardi diventa pesante. Per entrare a Intra Muros, la città vecchia, conviene puntare su una botta di culo e parcheggiare sul lungomare. più avanti ci sono i parcheggi a pagamento.

Camminando di fronte alla città per 500 metri, con la marea bassa, si arriva all’Ile de Bé. Ci vuole un po’ di tempo però e la calzatura adatta.

A proposito: ricordiamo che partire per la Bretagna senza ombrello, k-way e scarpe pesanti è come fare footing coi mocassini: è uno sbaglio in partenza. Piove e fa freddo un giorno sì e l’altro pure.

Bella la Cattedrale di San Vincenzo, belle le vie medievali; incantevole davvero. Se non fosse per i turistardi, si riuscirebbe a cogliere anche l’atmosfera piratesca, di cui si vanta la città.

Si prende la strada per Dinan a sud, da non confondere con Dinard a nord, di fronte a Saint-Malo. Si passa dal dipartimento di Ille-et Vilaine a quello della Cotes-d’Armor. Lungo la strada c’è la Richardais, un altro intermarché utile. Dinan è un’ottima base per la regione, perché bella e al tempo stesso defilata.

Come sanno tutti, per vedere bene la Francia e risparmiare, un’ottima scelta è girare per le chambres d’hotes, i Bed & Breakfast francesi. Necessaria l’auto, una mappa stradale e un navigatore. Sito di riferimento

http://www.chambresdhotes.org

È utilissimo anche se non permette la prenotazione diretta.

Si arriva in venti minuti a Le Petit Chetalier nei pressi di Saint-Samson-sur-Rance. 66 € a notte con colazione. Se capita di essere soli nella struttura è una meraviglia assoluta, dentro e fuori.

http://www.lepetitchatelier.com

La signora Pierrette è gentile e non rompe i coglioni; dà anche buoni consigli per cenare a Dinan, a soli dieci minuti di macchina.

Sotto Dinan c’è Port de Dinan, un ponte medievale e dieci case sul fiume Rance.  È un quadro bellissimo.

Sopra, dopo il ponte fatto in stile acquedotto, c’è la cittadina vera e propria. Si parcheggia tranquillamente sulla salita prima della Basilica di Saint-Saveur.

Perdersi nei vicoli tra case bretoni (simili alle normanne, con assi di legno diagonali e finestre da Hansel e Gretel) è uno spettacolo. Col freddo, ancora di più.

In rue Lainerie c’è La Creperie du Roy. È una taverna gestita da una coppia anziana. È un’alternativa alla più gettonata Creperie Ahna, su rue Poissonnerie.

Andare in Bretagna e non mangiare le galettes (spesso chiamate sarrasin, perché fatte col grano saraceno) è come andare ad Amatrice e ordinare merluzzo bollito: meglio rimanere a casa. 

Insieme al sidro sono la cosa più tipica.  Appaiono come crepes marroni e schiacciate, ripiene di ogni cosa. Costo medio in tutta la regione oscilla fra 5 e 8 € l’una.

Due galettes, un pichet (caraffa) di sidro e uno di vin blanc, stiamo sui 17 € a testa.

A proposito di sidro, chiariamo alcune cose.

È un fermentato di frutta (quasi sempre mela) tipico dei Paesi a matrice celtica.

Si serve in tazza e come aperitivo. Da dire che l’acqua del ferro da stiro è più alcolica… Chi lo prende in bottiglia anziché en pichet deve ricordare che:

sec vuol dire invecchiato; mousseux, effervescente; bouché, fermentato in bottiglia.

Il fatto che la Bretagna sia più celtica che latina si vede anche da questo. Viaggiando non si notano vitigni, come nel resto della Francia. Non a caso, l’unico vino locale è il Muscadet, ottimo per le ostriche ma fino a ieri conosciuto al massimo da dieci persone. Birre artigianali, sidro e chouchen (liquore al miele) sono le boissons alcoliche più in voga.

 

Il secondo giorno a Le Petit Chetalier è un punto di partenza per girare.

Dopo Dinard, da cui si vede Saint Malo, si continua a ovest verso la costa di Granito Rosa. È la Francia più simile alla Cornovaglia, che sta proprio di fronte.

Prima tappa Paimpol;  baguette già farcita alla boulangerie sul piazzale del porto a meno di 4 €. Mangiarla in macchina con le nuvole basse col mare davanti, ha il suo fascino. Paimpol è molto carina.

Per Roscoff passando per Pierres Guires, sono circa due ore e mezzo di strada: è il dipartimento di Finistère, più selvatico e remoto. Se il tempo lo permette, si trovano angoli di roccia chiara sul mare più che suggestivi: oseremmo dire quasi belli in culo. 

Roscoff ha il porticciolo tipico e l’Isola di Batz davanti. Sul lato destro del paesino c’è l’imbarco per l’Inghilterra. Sulla parte del molo vecchio si può parcheggiare (a seconda del periodo dell’anno). Sarà perché siamo dolci e romantici, ma noi di girandoloni.com consigliamo di andare a Roscoff e la sua costa per l’ora del tramonto. Il mare come sempre dipende dall’ora della marea; è comunque pieno di alghe. Atmosfera molto nordica e bella. Vento, pioggia e freddo talvolta possono rompere gli zebedei, ma siamo in Bretagna non a Porto Empedocle e ci sta tutta.

Si rientra.

A questo proposito non possiamo perdere l’occasione di dire le classiche cazzate di rito:

guidare per la Bretagna è un piacere raro. Come nel resto della Francia la segnaletica e le condizioni della strada sono eccellenti. In più, c’è poco traffico e una serie incredibile di villaggi medievali. I retaggi celtici trionfano. I beffrois (campanili), le chiese gotiche, l’architettura delle case, il clima, i colori… sembra di vivere a ogni passo tra streghe, cavalieri e folletti del bosco. È un luogo magico.

 

Per cenare a Dinan s’invertono le creperie della sera prima. Volendo c’è pure il Nez Rouge, molto frequentato da gente del posto. Sta alla fine di rue Poissonnerie.

Detto questo, dopo il secondo petit dejeuner a Le Petit Chetalier, saluti e baci alla signora e via per le stradine di campagna a perdersi verso ovest.

Da Dinan la strada punta Saint-Brieuc, che non è un pugliese brillo, ma una cittadina della Cotes-d’Armor. Scende poi verso la costa atlantica. A Ploec sur lieu c’è un Carrefour: fromages locali, baguette e jambon. Per fare gli stronzi, anche del foie gras... Con 9 € a testa si fa una cambiale al colesterolo e au revoir à tout le monde.

Tagliando la punta in alto a sinistra della Francia e l’area di Brest, in tre ore si arriva a Locronan. È un peccato perché a ovest di Brest ci sarebbe la Pointe de Saint-Mathieu, faro e abbazia famosi, estremo ovest del Paese.

Locronan fuori stagione è una cartolina dal Medioevo. Il paese è un buco e in mezz’ora si gira tutto, compresa la chiesa di Saint-Ronan. Va detto però che con la bella stagione è ad alto rischio turistardo.

A tre quarti d’ora a sud di Locronan c’è Concarneau, passando per Quimper.

In teoria, con più tempo, si potrebbe proseguire a ovest verso Douarnenez e la Pointe Raz, altro faro estremo della Francia occidentale. Sono meno di 50 km.

Concarneau è famosa per la pesca. Infatti sta sull’Oceano non in montagna…

Si scende dalla campagna verso il mare e si parcheggia gratis davanti alla città-fortezza. Se piove Le Bistrot des Sables può essere utile. Ha le vetrate sul parcheggio e sul porto. Café au lait grande a 2,40 €. Una buona soluzione anche per andare alla toilette.

Giro a piedi dentro la città-fortificazione e poi via sulla D783 in direzione Pont Aven. Dista pochi km ed è un villaggio caro ai radical chic più stronzi: poeti coi soldi, pittori maledetti, poeti-pittori coi soldi e maledetti… Insomma questo genere di persone.  Obiettivamente però è bello. Tutto in discesa con un ponticello e un mulino da presepe. Vale la pena passarci.

N165 fino allo svincolo per Carnac. Si lascia il Dipartimento di Finistère e si entra nel Morbihan; si attraversano Plouhinec, Erdeven e Plouharnel.

È la zona famosa per i megaliti preistorici, niente di più dei sassi di Obelix. Mentre si gira per la campagna improvvisamente appaiono per interi ettari enormi breccoloni grigi ricoperti di muschio. Sono strani e meritano una visita. Partono da Erdeven, ma il concentramento maggiore sta a Carnac dove c’è pure il museo: basta seguire i cartelli per alignements megalithes.

Si scende verso Auray. Quasi tutte le città hanno i cartelli bilingue. Al francese si affianca il bretone, lingua celtica simile al gaelico. È un omaggio di Parigi all’identità della Bretagna, ultima regione ad entrare nel Regno di Francia nel ’500, ancora oggi con una forte identità. In realtà non serve a nessuno: la Francia è molto centralizzata e il senso di nazione omogenea si avverte ovunque, Bretagna compresa. Principi comuni sono evidenti sempre: bandiere francesi, Crocifissi, fiori, formaggio e tanta educazione.

Auray, attraversata dall’estuario del fiume Rivière d’Auray, è carina. Scendendo dal centro su Port Saint-Goustan diventa anche bella. Da Quai Neuf verso il ponte si ammira tutto il vecchio quartiere dei pescatori. Vale la pena fermarsi in zona. Un bicchiere di vino Muscadet o di sidro a L’Armoric ci sta tutto.

http://www.restaurant-pizzeria-bar-saint-goustan-auray.catchop.fr

 

Da Auray a Josselin, famosa per il castello, sono 60 km. Si va oltre Taupont, verso Le Manoir Desnachez seconda chambre d’hotes del viaggio. Dal dipartimento di Morbihan si passa a Ille-et-Vilaine.

Per arrivarci non è facilissimo. È una traversa di campagna della D8, 9 km sopra Ploermel. È quel che in bretone si definisce “un aiuto der cazzo”, ma è meglio di niente…

www.manoir-desnachez.com

La location è fantastica dentro e fuori. La tariffa più conveniente è lo chalet esterno a ridosso del laghetto zen (unica nota stonata è il tono un po’ esotico). 70 € con colazione.

Fra mucche e arredamenti di classe alla francese è il luogo ideale per riprendersi da un esaurimento nervoso.

Da ricordare che fuori stagione, di domenica sera e lunedì molti restaurant,  brasserie, creperies e via dicendo, chiudono.

Si cena a Ploermel, a dieci minuti di strada. Si arriva all’altezza della chiesa di Saint-Armel che domina la cittadina. In Place d’Armes si parcheggia senza rogne. A cento metri, in Rue Beaumanoir 7 c’è Les Ateliers Gourmands, una creperia carina gestita da una coppia giovane e simpatica. Galettes, crepe dolce, sidro e pichet di vino per 18 € a testa. Fatta eccezione per i quadri etnici alle pareti, il posto è carino.

 

Avere base vicino Taupont significa essere a ridosso della Foresta di Brocelandia, famosa per la leggenda di Merlino. Tutta la Bretagna è legata alle atmosfere di cavalieri, spade, fate, streghe e pozioni magiche, lo abbiamo già detto. Non c’è città o villaggio che non abbia riferimenti evidenti alla cristianità e alla storia medievale. L’Europa, contesa fra Anglosassoni, Normanni e Franchi è cresciuta qui.

Ribadito questo concetto, è automatico andare a Trehorenteuc, a 15 km dalla chambre d’hotes, passando per Loyat lungo strade cascinali. Molti trattori, molti contadini, molto burro,  molte mucche.

A Trehorenteuc c’è la Chiesa del Graal (piccola e carina) e cinque case, compreso l’ufficio turistico dove danno inforamzioni e mappe per le balades, le passeggiate nel bosco. Lì inizia la Valle senza Ritorno, legata alla Fata Morgana. Saranno cazzate, ma sono carine e piene di fascino…

A meno di 1 km c’è l’albero d’oro (realmente verniciato così…) che ricorda l’incendio del ’90 e lo specchio delle fate, uno stagno giallo circondato dalla foresta. Più avanti di 4 km c’è l’Hotié della fata Viviana detta pure Tomba dei Druidi. È il luogo ideale per chi conosce a fondo le leggende celtiche o per i bambini. Durante la stagione della caccia le passeggiate sono limitate.

Al centro della foresta c’è il villaggio di Paimpont, perno di tutte le escursioni.

A nord c’è Concoret con la Chene à Guillotin, una quercia di quasi 1000 anni; 5 km dopo ci sono la Tomba di Merlino e la Fontana della Giovinezza. Sono una mezza cagata dal punto di vista architettonico, ma il bosco e l’atmosfera regalano la giusta motivazione.

Si può fare uno spuntino per pranzo da La Petite Boulange di Plélan-le-Grand, villaggio ai margini del bosco. Bernadette e Noel fanno ottime baguette farcite e un dietetico quiche lardons, praticamente una torta con la carbonara dentro.

 

A 14 km dalla foresta si visita Josselin, nota per l’imponenza e la bellezza del castello. È davanti al ponte sul fiume L’oust, praticamente integrato al centro della città, tra il piccolo mairie (municipio) e la chiesa di Notre-Dame-du-Roncier.

In piazza ci sono un paio di bancomat e negozi carini.

 

Per cena (domenica chiuso) c’è Le Père Golven a Taupont.

È a 3 km dalla chambre d’hotes, nel centro del villaggio. C’è solo quello; impossibile sbagliare.

www.le-pere-golven.fr

Fa ottimi antipasti comprese escargots e grande scelta di formaggi. Comprese due pichet de vin rouge da mezzo litro, si spende meno di 25 € a testa.

 

Saluti a tutti e via verso est.  Con la N24 si arriva a Rennes in venti minuti. Rennes è il capoluogo della Bretagna e vale la pena attraversarlo. Meno di mezz’ora e si passa Chateaubourg. Allungando un po’ sarebbe meglio passare per Chateugiron, famosa per un altro castello.

Destinazione finale Vitré, uno dei centri più belli di tutta la regione.

Entrando a Vitré da est basta seguire il centre ville. Si parcheggia a 0,30 € l’ora lungo Rue de Brest. Il castello è a cinque minuti a piedi in salita. Rispetto a quello di Vitré il Castello di Biancaneve sembra quello dei Lego: con le torri circolari e i tetti di ardesia è identico ai sogni di bambino, con tanto di fossato e ponte levatoio. È bello bello bello. Molto diverso dai castelli medievali a cui siamo abituati nel Mediterraneo.

Prima di andare via, un bicchiere di cidre lungo Rue Garengeot, non fa male a nessuno.

Vitré è a tre ore di macchina da Parigi. È così carina che andrebbe presa in considerazione a prescindere.

 

Da Vitré si corre sulla D794 per mezz’ora fino alle indicazioni per Saint-Ouen-des-Alleux, verso l’ultima chambre d’hotes del viaggio.

È l’ennesimo percorso su stradine di campagna tra cacche di mucca, trattori e casette fiorite. Ogni villaggio, anche di 11 persone, ha il suo cartello bianco d’ingresso, incorniciato di rosso, perfetto, lucido, intatto. Pensando alle nostre trascuratezze, viene molta rabbia.

1 km e mezzo dopo il villaggio a sinistra c’è Le Bas Rassinoux.

http://lebasrassinoux.monsite-orange.fr

48 € per una doppia, ma in assenza di altri ospiti, Delphine e Hubert lasciano a disposizione l’intero appartamento familiare al piano sopra. Colazione nel salone di famiglia. Hanno pure l’acquario. Tutto spettacolare. Rapporto qualità prezzo, imbattibile.

Immersi nella campagna, ci si riposa.

Per cena si arriva a Fougères, altra città dal castello spettacolare. Sono una ventina di km in campagna. Passando per Romagné c’è Au Pechet Mignon, una boulangerie buona. La sera ovviamente è chiusa.

 

Fougères sorge in salita col castello gigante nella parte bassa. Salendo ci sono due rotatorie e il punto culminante di Place Briand. Conviene lasciare la macchina sulla discesa di Rue du Tribunal, subito sulla sinistra prima della fontana. La sera non si paga. A destra, dopo il piccolo Carrefour (aperto fino alle 23), c’è Place du Theatre.

Per mangiare ci sono due creperie attaccate

Creperie du Theatre e Tante Suzette (tante vuol dire zia…)

https://www.facebook.com/pages/Crêperie-Tante-Suzette/553791287985960

Compreso il vino, siamo sotto i 20 € a testa.

 

Per l’ultimo giorno in Bretagna è perfetto il giro dei castelli mancanti: Dol-de–Bretagne (si torna a nord, vicini a Saint-Malo), si scende per Combourg e poi Becherel. Sono 120 km ottimi per passare la giornata in campagna, alla faccia di chi vive nel traffico.

A Combourg per pranzo c’è Le Relais des Princes o ancora la boulangerie con l’ennesima baguette jambon e fromage sdraiati sul lago (tempo permettendo) con vista sul castello. Si può fare anche un salto da 8 a Huit, il supermarché dietro la chiesa. Ci scappa pure una bottiglia di rouge e del foie gras. Budget 14 € a testa. Importante è ricordarsi di chiedere le tire-bouchon alla chambre d’hotes, altimenti la bottiglia si apre col casse... C’è sempre il metodo alla rumena comunque, spaccando il collo di vetro su un sasso…

 

Rientro e cena ancora a Fourgères, alla creperia Tivabro. Sta alla destra del castello, oltre la chiesa del Santo Supplizio, in place du Marchix; di fronte c’è pure il tabaccaio. Si scopre che è la migliore della città. Costo per galettes, crepe pichet de vin, sui 20 € a testa.

 

Arriva l’ora di salutare la Bretagna, dopo 6 notti in campagna fra campanili gotici, case di pietra e campagna verde.

Per il viaggio di rientro all’aeroporto di Beauvais vale sempre lo stesso: strade di provincia e piccole città. Il volo c’è la sera, quindi c’è tutto il tempo.

 

A Est di Fourgères si entra per un metro nella regione dei Pays de la Loire, poi si continua in Normandia fino a Bagnoles d’Orne, la Chianciano Terme del nord. Da lì, il bel paesotto di Seés e tappa con baguette a L’Aigle, che non sta solo in Abruzzo a quanto pare, ma anche in Francia. È una buona occasione per mangiare i macaron, le meringhe colorate tanto care ai Francesi. Ci si siede in piazza, sulle panchine un po’ alla clochard... La boulangerie-patisserie  sta a 20 metri.

Con un’ora di strada sulla D830 si arriva a Evreux, nell’Alta Normandia, Dipartimento di Eure. Basta seguire i cartelli centre ville, come sempre.

Passata la Cattedrale di Notre Dame (splendida), c’è la piazza con l’Hotel de Ville. Un caffè al Bohème ci sta tutto. Ha le vetrate su strada e una parte esterna molto carine.

http://www.leboheme-27.fr/index.php

 

Ultima tappa a Le Andelys, un’ora di strada a nord est, sulla Senna.

Vale la pena salire fino allo Chateau Gaillard, seguendo le indicazioni.

Purtroppo è l’unica città in Francia con tre semafori in 100 metri e ci può essere bouchon, il tappo… Superato il centro si sale verso le rovine del castello, distante un paio di km. Di per sé non vale molto, ma la vista sulla città dalla piazza panoramica è fantastica. La Senna, col suo corso a direzione incerta, scorre tra i campanili e i tetti d’ardesia, offrendo uno scorcio di panorama da cartolina.

Lungo la Senna in città, ci si può sdraiare sul prato e godersi l’ultimo relax francese. È un momento magico, tra i palazzi normanni sonnacchiosi, qualche pescatore silenzioso e il tramonto che si avvicina. È il classico posto da sigaretta con lancio del mozzicone nel fiume, stando attenti a non farsi beccare dai passanti.

 

Poi via ancora per Beauvais Tillé, l’aeroporto, cinque minuti oltre la cittadina della Picardia. Sono gli ultimi 70 km, prima di consegnare la macchina al parcheggio.

Il pieno diesel (i noleggi sono plein à plein) si fa a ridosso dell’aeroporto.

 

Volo Ryan alle 21,20 per Ciampino.

Per Orio al Serio alle 22,30.

 

La Francia è una lezione continua di civiltà e di senso di appartenenza. Un esempio di comunità su cui riflettere. Anche chi non li trova simpatici, deve ammirarli per forza.

Au revoirà bientôt… sicuramente.

Commenti

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