Giordania

JO

Il ricordo

  1. “A Petra cercammo di rovinare la foto a tutti quelli che si mettevano in posa col cappello di Indiana Jones…”

 

  1. NOTTI: 9
  2. BUDGET: 800 €
  3. FATTO A: luglio
  4. DA: 4 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Amman, Wadi Musa, Aqaba, Madaba, Monte Nebo, Betania-oltre-il-Giordano, Karak, Madaba, Ibrid, Jarash, Amman.
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Volo Turkish Airlines alle 14,35 da Roma Fiumicino. Arrivo a Istanbul Ataturk alle 18,05 (ora turca). Alle 19,55 partenza per Amman e arrivo alle 23,25  (ora giordana, che è uguale a quella turca). Costo A/R 312 €.

Da Milano costa anche meno con Lufthansa via Francoforte. Ogni tanto ci sono offerte Alitalia più comode. Ogni tanto però…

All’aeroporto Queen Alia di Amman c’è un bancone per il visto. Costa 20 JOD (i dinari giordani…) per ingressi singoli; all’ambasciata in Italia costa di più. Si preleva al bancomat davanti alla cassa. 

Controlli doganali rilassati e poi via sull’esterno.

Coi tassisti è difficile spuntare meno di 15 JOD per la corsa, ma considerando che l’aeroporto Queen Alia sta in Culonia (quasi 40 km da Amman), va bene.

Percorso di mezz’ora buona nel nulla buio, fino alla città. Ad un primo approccio Amman non sembra il classico esempio di urbanistica ben riuscita. Nemmeno ad un secondo. Senza esagerare, si può dire che Amman sta a un piano regolatore come Gangnam Style al Valzer d Strauss.

Amman sorge su sette colli, come Roma. Con Roma c’entra come Gigi D'Alessio c’entra con i Sex Pistols.  

Si entra nel centro che corrisponde alla zona più araba e verace. La “Amman de noantri”, per capirci.

L’hotel prenotato su internet è il Burj Al-Arab (Arab Tower). Sta in Al Ashimi street

http://arabtowerhotel.com

Assomiglia più a una stalla che allo Sheraton, ma la posizione è perfetta e costa 30 € a notte per una doppia, compresa colazione (tè e due merendine se va di culo). Ha anche una terrazza molto panoramica e riparata dal sole. Obbiettivamente comoda.

Alle spalle dell’hotel c’è il colle con la Cittadella; a 100 metri sulla sinistra invece, c’è il Teatro Romano, conservato meravigliosamente.

Ci si passa la mattinata. La Cittadella (biglietto 2 €) è bella; anzi molto bella. Tra palazzi, templi (quello di Ercole è famoso), rovine e pergolati di vite sotto cui ci si può riposare, offre uno scorcio magnifico sulla città. Le case giallo paglierino di Amman, accatastate tra i minareti, sembrano un presepe in disordine. Fermarsi a guardarle mentre passa un refolo di vento fresco, può essere un momento intenso.

Si può fare lo stesso dalla terrazza dell’hotel, davanti a un tè, prendendo appunti. È bello trovare un’interazione fra sé e le cose intorno. Soprattutto se sono diverse dalle abitudini quotidiane. Bello pure scirvere frasi del cazzo come quelle sopra. Amman, comunque ha fascino da vendere.

Per mangiare ci sono molti venditori di shawarma (da noi impropriamente kebab. Vedi Turchia nel sito) e altro cibo arabo da asporto. Uno sta anche nel vicolo dell’hotel.

La Giordania è un paese islamico, non fondamentalista ma molto osservante. Se si viaggia durante il Ramadan, periodo di digiuno, fino al tramonto è difficile trovare cucine aperte. Di rado si fa eccezione per i turisti. Soprattutto vicino all’hotel, dove c’è la moschea Al Hussaini, l’osservanza è stretta. In caso, si aspetta come fanno i Giordani, che verso le 19 si riversano sui marciapiedi, improvvisando banchetti a base di cuscus, hummus e polpettine.

Sul lato opposto all’albergo, proprio sopra l’insegna del Raghadan Hotel, c’è l’Amman Zamman Coffie (così è scritto). Entrando per le scale sembra di stare in un covo di Al Qada. Ha un balcone sulla via, piena di gente. Un buon punto per gustare cuscus, pollo, caffè e farsi i cazzi degli altri. Se il proprietario non fa il furbo, si pagano 6-7 € (comunque tanto).

Sulla stessa via, superate bancarelle e botteghe, c’è la moschea Al Hussaini. La sera con le luci verdi e il muezzin che squarcia l’aria, è suggestiva. C’è sempre brulichio intorno. Non si sa mai se le persone stiano uscendo, entrando, trafficando o facendo altro. Ci sono quasi solo uomini in giro.

Per cenare è bene andare da Hashem. Prima di arrivare alla moschea, s’imbocca la via grande a destra. 150 metri e appaiono tavolini sul marciapiede. Pasto tipico, con pane arabo, felafel, hummus e salse piccanti, per 2 € a persona. Frequentatissimo da gente del posto, purtroppo anche da turistardi, soprattutto anglofoni pallidi. Il personale, arabo e malizioso, è simpatico.

I Giordani sono alla mano e ospitali. Pur negli standard arabi (indolenza, astuzia e una vita non stressata dall’igiene), fra tutti i cugini sono forse i più tranquilli e umili. Difficile trovarsi a disagio. Girare per la Giordania è facile e sicuro.

Non essendo famosa per l’eccesso di alcool, in Giordania, rilassarsi davanti a una birra, può essere difficile. Soprattutto durante il Ramadan. In ogni caso continuando alle spalle del ristorante Hashem si sale ripidi per il colle Amman. È buio ma tranquillo. Ci sono molti negozi di acquari, non ci si sbaglia.

È la zona occidentale con alberghi di lusso. Lo scenario cambia rispetto al centro. Dietro l’ambasciata irachena c’è il Grappa, un locale con giardino. Ci sono birre d’importazione a circa 5 JOD. È frequentato da Giordani fighetti. 

Check out e partenza di mattina presto con taxi preso al volo, direzione terminal bus di Abdali. 3 JOD per la corsa. Ad Abdali, ci sono pulmini pronti per Wadi Musa, la città di riferimento per Petra. 5 JOD a testa. Parte quando si riempie e quando l’autista ne ha voglia. Per 10 JOD a testa si fanno avanti anche tassisti improvvisati.

Petra è una tappa obbligatoria. È una delle sette meraviglie del mondo moderno. Per raggiungere il sito archeologico, reso più famoso da quel coglione di Indiana Jones, bisogna arrivare a Wadi Musa (la valle di Mosé), cittadina anonima tra Amman e il Mar Rosso, in pieno deserto.

Il pullmino corre sull’Autostrada del Deserto, una pista verticale, pari a una nostra statale importante. È la più veloce delle tre arterie che tagliano in verticale la Giordania (le altre sono la Strada dei Re e quella del Mar Morto) e unisce Amman ad Aqaba, unico sbocco sul mare del regno. È arida e bella. La sabbia rossastra è interrotta di tanto in tanto da caserme, moschee, villaggi polverosi e capannoni industriali. Sono meno di quattro ore di viaggio, tra deserto e asfalto.

Si lascia l’autostrada per andare verso ovest su colline meno aride. Si entra nella valle di Wadi Musa. L’autista è flessibile e si ferma davanti al Cleopetra Hotel, scelto da noi girandoloni per il senso dell'humor.

www.cleopetrahotel.com

20 € per una doppia; 3 € in più a testa per la colazione. Stanze pulite, semplici, con bagno pulito.

L’hotel ha una terrazza malmessa ma utile. Al tramonto i muezzin che riecheggiano per la valle, davanti ai neon verdi dei minareti. Grande atmosfera, soprattutto perché la temperatura diventa magnifica.

Wadi Musa (Valle di Mosé), vive intorno a Petra, anche perché per il resto non c'è un cazzo. 1 km e mezzo in basso, lungo la strada principale, c’è l’ingresso al sito archeologico. Costa 55 € a persona per un ingresso singolo. Per due giorni 60. Considerando il tenore di vita in Giordania, è come se per entrare ai Fori Imperiali facessimo pagare 500 € a persona.

Bisogna dire che il sito è enorme e stupefacente: il Tesoro (con i turistardi che si fotografano dove è passato Indiana Jones), il Teatro, l’Altura del Sacrificio a dorso di asino, le Tombe Reali, la Colonna del Faraone, la Strada Colonnata (effetto scenografico mostruosamente bello), il Siq, il Monastero raggiungibile dopo mezz’ora di scalini tra le rocce. Obiettivamente, un luogo magnifico.

A Petra, per vedere il minimo, è bene entrare la mattina presto e uscire nel tardo pomeriggio. L’hotel prepara un cestino per pochi spicci.

È necessario avere un cappello, ricordarsi di caricare la batteria della macchina fotografica e portare l’acqua: si evita così di andare in elicottero al centro ustionati di Amman, di non avere ricordi e di pagare le bottiglie già aperte quattro volte il prezzo.

Di fronte al Monastero c’è un punto ristoro panoramico. Dentro c’è una specie di Johnny Depp delle sabbie, che con la scusa della creatività, intorta turiste sfigate. Le Italiane sono tra le prime. L’istinto di prendere a calci in culo l’uno e le altre è forte, ma la bellezza del paesaggio prevale.

Di fronte c'è Israele ma col sole di pomeriggio (al Monastero ci si arriva sempre a fine giornata) la vista non è ottimale.

All’uscita con 1 JOD si chiede un passaggio per evitare la salita.  Quando si viaggia in due o più, chi fa la doccia per primo, è bene che si ricordi degli altri: Wadi Musa e la Giordania, non sono famose per l’abbondanza di acqua. Per questo motivo, per fare la cacca si può entrare nelle stanze vicine, lasciate sempre aperte. È un modo pratico per ottimizzare le scorte di oro blu.

Di fronte all’hotel, sulla discesa a sinistra, c’è un ristorante che fa il pollo arrosto (anche alla diavola). Con 5 JOD, si mangia con le mani e si beve acqua (la birra non è prevista). Ha i tavolini sulla strada ed è molto amato dalla gente del posto.

Sotto la moschea del centro c’è un campetto di calcio polveroso. All’ora della preghiera, le pallonate di bambini con la maglia del Milan e del Manchester si mischiano al muezzin e ai passi scalzi e frettolosi degli uomini, unici ammessi a pregare. La vera Giordania è questa.

Intorno alla rotonda principale ci sono altri ristoranti senza insegna. Uno in particolare, sembra il saloon di un western (anche la strada e le facce…). È un self service dall’igiene discutibile, ma buono e molto arabo. Felafel, zuppe piccanti e pane arabo a tonnellate per 4 €. Sta sulla discesa a destra appena entrati nel centro abitato. Vicino, c’è un negozio di telefonia. Prestano il cellulare per chiamare ovunque: un paio di minuti per 2-3 JOD.

Altri ristoranti e bar sono spesso frequentati da turistardi: Alqantaqra, Bedouin Quick, Cave bar. Molti sono legati ad alberghi per coglioni grossi. Ovviamente stanno sulle guide.

Un caffè da 0,5 JOD in mezzo agli arabi di un bar anonimo, vale cento fotografie finte tra turisti obesi con i fazzoletti al collo. In quanto a coglioneria, Australiani e Americani non si fanno pregare. Noi Italiani stiamo rimontando però...

Sera in terrazza. Muezzin e silenzio.

Colazione, baci, sorrisi e via.

Bus dalla piazzetta sotto l’albergo (c’è una scesa ripida proprio davanti). Destinazione Aqaba.

Quando l’autista lo ritiene opportuno, si parte. Si raccolgono i soldi tipo colletta fra passeggeri: sono 6 JOD a testa, ma dipende dalle simpatie dell’autista. Alcuni pagano 7 altri 5.

Tre ore su dorsali gialli e sabbiose che puntano a Sud, incrociando qualche camion e qualche cammello. Il deserto del Negheb e Israele sono visibili dall’alto. Dopo un’ora si scende dal Monte Batra, si riprende l’Autostrada del Deserto e si arriva al controllo doganale della zona franca di Aqaba. Ovunque campeggiano le foto di Re Abd Allah.

Chiariamo:

la Giordania è una monarchia assoluta, governata dagli hashemiti, colti e illuminati. Il re è Abd Allah II, figlio di re Hussein e marito della bella Principessa Rania. Le foto della famiglia reale, compreso il padre, elemento di stabilità nel Medio Oriente in passato, sono dappertutto: in ogni posizione e abbigliamento possibile. Vanno forte quella del re vestito da pilota dell’aeronautica (è pilota sul serio) e quella del re con la maglia della nazionale di calcio (anche se i Giordani sono delle pippe). Re e regina sono amatissimi. Anche se di educazione ccidentale (il nonno del re era inglese), sono sempre attenti a non irritare gli integralisti islamici, soprattutto alla luce del fatto che metà della popolazione è palestinese, regina compresa. Proprio la regina Rania è molto attiva su youtube per i diritti delle donne (e questo agli islamici, fa girare un po’ gli zebedei…).

Si arriva ad Aqaba. D’estate la temperatura supera i 45°. Dire che non fa caldo è come dire che in Italia non servono le raccomandazioni: è una bugia.

Aqaba è l’unico sbocco al mare della Giordania: una striscia di terra di 10 km sul Mar Rosso tra Israele e Arabia Saudita. Palme, palme, palme e muri bianchi. È pulita e ordinata, Aqaba. Si nota che girano soldi.

Dalla stazione dei bus si va alla rotonda e si prosegue sul lungomare, facendo attenzione alle macchine perché non si fermano. A sinistra dopo 200 metri c’è il Moon Beach Hotel, adocchiato su internet. Bisogna chiedere dov’è, perché l’ingresso è nascosto rispetto alla strada. Si può scegliere: togliendo l’aria condizionata, si muore di caldo; lasciandola invece, si muore di pleurite; il personale, se non appartiene ad Al Qaeda, fa di tutto per sembrarlo; 25 € una doppia malmessa ma vicina al mare.

In alternativa, a 1 km più a sud sul lungomare (i taxi verdi si prendono per 2 JOD), c’è il Bedouin Moon Village.

www.facebook.com/pages/Bedouin-Moon-Village-Aqaba-Jordan/218066434927631

È una struttura di bungalow per camperisti nel complesso pulita. Sono gentili e c’è la piscina. 40 € a sistemazione. Volendo si pratica sub. Non volendo, no.

Più si va a sud in Giordania e più è forte la presenza dell’Islam. Trovare alcool ad Aqaba è come evitare il traffico tra la A4 e l’imbocco della tangenziale di Milano: è difficile. Durante il Ramadan diventa impossibile. In altri termini, chi viene ad Aqaba per fare le indianate, ha sbagliato vacanza.

Sul lungomare c’è la Bandiera della Grande Rivoluzione Araba: è come quella palestinese ma col verde e il bianco invertiti. È alta più di 50 metri. Meglio saperlo che non saperlo.

Per mangiare ad Aqaba, bisogna andare a colpi di culo. Da Ali Baba ci vanno tutti i turistardi con la guida in mano. Ha i menu plastificati. Sta vicino alla rotatoria con le palme in Raghadan street (dietro la grande moschea). Si paga sui 10 € scegliendo anche pesce.

L’Hayat Zaman invece, sta vicino al Parco della Municipalità. Si può mangiare all’aperto al piano superiore. Per trovare la via, è bene chiedere alla reception. Tanto non cambia un cazzo, perché non lo sanno nemmeno loro. Con 7 € si mangia in abbondanza tutto cibo arabo.

I luoghi migliori però sono quelli piccoli coi tavolini bassi frequentati dagli arabi, anche se meno puliti; al limite si opta per il cibo da asporto: Al Tarboush in Raghadan street (vicino ad Ali Baba) e Shawerma Aziza in Al Malik street.

Serata sulla spiaggia pubblica, tra famiglie giordane.

Va detto che di giorno la spiaggia è libera ma impossibile per il caldo anche se ci sono ombrelloni fissi di paglia. Il Golfo di Aqaba dà sul Mar rosso; è stretto e poco ventilato. C’è un molo di legno sul lungomare tra il porto industriale e i resort giganti che sfiorano Israele sulla destra. Il mare è bello. Ragazzini vestiti si tuffano staccando pezzi di corallo che vendono al miglior offerente. I Giordani rispettano il mare più o meno come gli Americani rispettavano la giungla del Vietnam, ma ci si può far poco. Di sera, la stessa spiaggia si anima per picnic familiari. Le donne si fanno il bagno col chador; gli uomini ovviamente senza. Se c’è la luna è strano e bello insieme.

Alla fine di Raghadan street sulla sinistra c’è il mercato di frutta e verdura. Con pochi JOD ci si porta via una tonnellata di pesche, mele, albicocche, meloni e via dicendo. L’esperienza è strepitosa, perché sembra di stare al mercato sotto casa ma in mezzo a uomini in vestito tradizionale e donne che approfittano dello chador per sgomitare. 

Ricordiamo che se non si compra l’acqua per sciacquare la frutta, si passa il resto del viaggio seduti sulla tazza.

Dalla città di Aqaba si fa l’escursione con pernottamento nel deserto del Wadi Rum. Chi non la fa è un cretino.

Ci sono varie agenzie per prenotarla. Il Wadi Rum Desert Services (sta sotto l’Al-Cazar Hotel) è tra i più conosciuti.

Un giorno fuori costa 50 € (i prezzi variano molto in base agli accordi e al servizio offerto).

Si parte con i bagagli a pranzo con una macchina dell’agenzia. Dopo un’ora di Autostrada del Deserto si taglia verso est, nella sabbia. Lì c’è il cambio con il pick up e l’autista addetto, quasi sempre un Beduino del luogo mezzo rincoglionito.

I Beduini sono arabi nomadi del deserto. Sono parte del popolo arabo ma riconoscibili per tradizioni e per tratti fisici: sono più piccoli di statura e hanno i nasi adunchi. Non è la disciplina il loro piatto forte. Gli altri Arabi al confronto sono ufficiali delle SS. Nel Wadi Rum sono loro a farla da padroni, soprattutto coi turisti, fonte di valuta.

Il Wadi Rum è un’emozione. Ci si posiziona nel cassettone del pick up e si rimbalza a seconda delle dune rosse di sabbia. Intorno, le rocce scavate dai secoli, le sfumature di mille colori e il fresco dell’ombra nei ripari, dove ci si ferma secondo un giro programmato dai Beduini. Poi il vento e la luce immensa.

Sono i luoghi di Lawrence d’Arabia, ufficiale inglese simbolo della rivolta araba contro gli Ottomani. Peter O’toole nel ’62 lo ha interpretato in un classico del cinema. Nell’estate del 1917 attraversò il Wadi Rum per prendere alle spalle i Turchi di Aqaba. La cosa contribuì a consegnare il Medio Oriente agli Inglesi. Molte delle questioni aperte all’epoca sono alla base dei cazzi da pelare oggi: su tutte, la Questione Palestinese.

L’escursione prevede l’arrivo in un campo beduino con notte in tenda e cena. A seconda dell’agenzia scelta può essere un’avventura non priva di rischi oppure un’esibizione per turistardi con tanto di danza delle odalische. In ogni caso, il cielo stellato e l’orizzonte non hanno prezzo.

Non manca nemmeno il fuoco improvvisato e il narghilè notturno. Dipende dal proprio spirito d'iniziativa. Ricordiamo che i gatti selvatici rompono i coglioni.

La mattina dopo, colazione in tenda e ritorno ad Aqaba.

Auto a noleggio (è bene prenotare il giorno prima). La Alamo sta in An Nandha street.

25 € al giorno per una Citroen C1 con 25 € in più per il rilascio ad Amman. Considerando che la benzina in Giordania costa 0,70 € e che la C1 consuma 1 litro all’anno, è un affare. Europcar, Avis e altre compagnie costano di più.

Si esce dalla città fra palme e muri bianchi. Strada 65 verso nord costeggiando Israele. Eliat, oltre confine, si vede dalla spiaggia. Il confine lungo il Mar Morto è un susseguirsi di torrette, filo spinato e postazioni militari da entrambe le parti. Di fatto c’è una pace armata fra Israele e Arabi, tra cui i Giordani sono in prima fila. Oltre confine c’è la Cisgiordania occupata da Israele nel ’67 (la guerra del Kippur del ‘73 non ha cambiato le cose).

Il panorama è incredibile: piatto e bianco con la sponda israeliana a sinistra più verde. Al km 180, sulla sinistra, iniziano le piscine salate (dentro Israele) e dopo altri 20 km il Mar Morto sul lato giordano. All’altezza di Al Mazra c’è il bivio per la strada 50 che porta in collina a Karak, famosa per il castello crociato che domina la valle. Vale la pena salire per la strada brulla e gialla ma non bisogna cedere al parcheggiatore che è una testa di cazzo.

Si sale a est per Madaba sulla strada 35.

Dopo quasi quattro ore da Aqaba, si arriva all’hotel Mariam. Sta in una via secondaria vicino al Governatorato. Bisogna indovinare la rotonda giusta, ma non è difficile: Madaba non è grande.

www.mariamhotel.com

35 € a stanza, con corridoio esterno sulla piscina, ideale nel caso qualche deficiente voglia fare balconing.

L’hotel è un’oasi. È gestito da Cristiani e quindi a bordo piscina c’è anche il bar con la birra d’importazione Amstel a 2 JOD (per una lattina da 0,5).

A Madaba il 30% della popolazione è cristiano. Tutta l’area è un’importante meta di pellegrinaggio: il luogo del Battesimo di Gesù, il Monte Nebo, la Sorgente di Mosé ma anche la città stessa con la Chiesa di San Giorgio, la Chiesa di San Giovanni Battista e la Chiesa dei Martiri. La lungimirante monarchia giordana ha fatto molto per questo.

Si può visitare il memoriale di Mosé sul monte Nebo da dove il Profeta guardò la Terra Promessa. Sta a 10 km da Madaba. Dal sito, guardando verso ovest, una mappa in marmo aiuta ad orientarsi distinguendo anche Gerico e altre città d’Israele e Territori Occupati. Bisogna andarci di mattina presto però, altrimenti è controsole. Per entrare al complesso si paga 1 €. Non serve fare un mutuo.

Scendendo lungo la strada 40, si arriva sul fiume Giordano. Il Giordano nasce al confine con Libano e Siria e si getta nel Mar Morto. Bisogna andare a Nord, in senso opposto fino a Betania.

Betania-oltre-il-Giordano (è tutta una parola) è citata nel Vangelo, come il luogo del Battesimo di Gesù. È anche la città dove visse Giovanni Battista e dove è asceso al cielo Elia col carro di fuoco.

Fuori al complesso archeologico del Battesimo, c'è il parcheggio per la macchina. Per 12 JOD a testa c’è la gita audioguidata (c'è un bus che porta sui luoghi). L’acqua del Giordano, un ruscelletto verdastro, è presidiata da soldati. L’altra riva è Israele (mezzo metro praticamente…) con tanto di filo spinato e bandiere. È emozionante. Importante: portarsi acqua da bere.

Si torna verso Madaba facendo tappa sul Mar Morto.

Il Mar Morto è più salato del baccalà non sciacquato e sta sotto il livello del mare. I blocchi di sale sono ovunque e riscaldano l’aria oltre ogni immaginazione. Con la bella stagione è difficile tenere gli occhi aperti. Il sale impedisce alla vegetazione di crescere, dando all’ambiente un aspetto lunare.

Ci sono molti resort sulle rive del Mar Morto, proprio dove dalla 65 si prende la strada interna per Mukawir. A pochi km c’è Machaerus, il luogo dove fu decapitato Giovanni Battista.  

Al ritorno in hotel, noi di girandoloni.com consigliamo di fare i tuffi da coatti in piscina per allontanare eventuali famiglie di turisti e rimanere così padroni della struttura.

Oltre il muro bianco si vede il cielo indaco del Medio Oriente. Bellissimo.

Si mangia al Haret Jdoudna, il più pubblicizzato sulle guide. Sta in Talal street in una specie di giardino in pietra. Bello il posto, bella l’atmosfera, belli i piatti… bello tutto. Costa come in Occidente però. Spendere 20 € per mangiare in Giordania, in effetti è da coglioni…

In alternativa c’è il Bawabit (davanti alla chiesa di San Giorgio) oppure l’ottimo cibo da asporto; uno sta proprio su Talal Street. Siamo sotto i 10 €.

La colazione al Mariam si fa nella terrazza panoramica che dà sull’abusivismo edilizio di Madaba.

Un bacio alla reception e via.

Si riprende la strada 65 verso le Alture del Golan strappate da Israele alla Siria con la Guerra dei Sei Giorni nel ’67. Ne ha ancora oggi il controllo. La Siria è oltre le colline e la zona rimane tra le più difficili del mondo. Ci sono postazioni di artiglieria ovunque.

All’altezza di Umm Qais dietro i ginepri e i pini, sullo sfondo verso ovest, si vede il Mare di Galilea (Lago di Tiberiade). È il fulcro di molti episodi del Vangelo, compresa l’apparizione di Gesù dopo la Resurrezione. Il lago è il più grande al mondo d’acqua dolce sotto il livello del mare (va pure detto che sono pochissimi però…). Oggi è Israele.

Umm Qais è il nome arabo di Gadara, antica città romana. Nel Vangelo è citata nella parabola degli indemoniati e dei porci. Il fatto che l’Evangelista parli di maiali, dimostra il fatto che la zona era abitata da Pagani e non da Ebrei. La presenza romana era molto forte anche culturalmente.  

Gadara ha un sito archeologico strepitoso, ma praticamente sconosciuto. A 10 km c’è Irbid, città incasinata dove si compra pane e uva. Il pane a ciambella, molto mollicoso, è tipico della Giordania.

Circa 50 km dopo, tra salite e scese e si arriva a Jerash, perla del nord. Insieme a Gadara e altre città della zona formava la Decapoli, area di città autonome e romanizzate, al tempo di Gesù.

A Jerash c’è un piccolo Circo Massimo dove ogni giorno si ricorda la corsa delle bighe. È perfettamente conservato. Tutto il sito archeologico di Jerash in realtà è strepitoso. È un tributo alla grandezza di Roma. Il biglietto d’ingresso costa 10 JOD, e anche se solo per un giretto, vale la pena.

Si riparte per Amman, col sole che cala sulla destra. Ci vuole più di un’ora di macchina tra Jerash e la capitale, lontana 60 km. La strada è piena di curve e l'asfalto è balordo. Va tenuto a mente che tutta la rete stradale giordana è disseminata di dossi artificiali. Se siano fatti apposta per rallentare o per alimentare il fatturato dei carrozzieri non è chiaro, fatto è che sono ovunque e spesso non segnalati.

Arrivati in periferia, si punta per il centro senza imboccare la tangenziale per Al Zarqa che poi prosegue sulla strada 10 per l’Iraq.

Provare ad orientarsi con la macchina ad Amman è come cercare parcheggio a Ostia in una domenica di luglio: se non impossibile, molto difficile.

Da qualunque parte si provenga è importante però tenere presente la Cittadella che sorge sul colle più alto. L’Hotel Burj Al-Arab sta sulla via che ci passa sotto.

Da ricordarsi il pieno di benzina prima di riconsegnare: la stazione della Total in Al Yamouk street è la più vicina all’arrivo. Per spiegare dov’è però, ci vuole una squadra di ingegneri: meglio andare a culo e trovarne una qualunque.

Sbagliando una decina di volte si parcheggia a ridosso dell’albergo. Dalla reception si chiama la Alamo di Amman per far recuperare la macchina. In venti minuti si risolve tutto.

Doccia e per cena si torna da Hashem in King Faisal, la prima a destra di fronte la moschea vicina all’albergo. I soliti 4 € per mangiare arabo tra gli Arabi. Volendo, nelle vie adiacenti si trovano altri posti simili. Vale la pena provare.

Poi a piedi di nuovo al Grappa. Con 10 € si brinda alla fine del viaggio.

La Giordania è un paese che merita tanto e i Giordani sono brave persone. 

All’alba si riparte col taxi. Per l’aeroporto sono 15 € totali.

Volo Turkish Airlines alle 7,35. Arriva alle 9,40 a Istanbul. Coincidenza per Roma alle 12. A Fiumicino si arriva alle 13,35.

Per Milano, via Francoforte Lufthansa parte alle 2,55. Stesso prezzo, più o meno.

 

 

 

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