Irlanda e Irlanda del Nord

IE
GB

Il ricordo

  1. “Basta che per regalo non mi porti il cappello della Guinness made in China…”

 

  1. NOTTI: 4
  2. BUDGET: 400 €
  3. FATTO A: dicembre 
  4. DA: 2 girandoloni
 
  1. PERCORSO
  2. Dublino, Drogheda, Dundalk, Belfast, Derry, Omagh, Ardee, Dublino.
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Partenza Ryanair Roma Ciampino-Dublino alle 16,35. Costo A/R  90 €. Arriva alle 18,55.

Da Milano Orio al Serio c’è alle 10,35 e arriva alle 12,15. Costi analoghi.

Auto a noleggio in Aeroporto. Avis, tramite www.rentalcars.com costa sui 40 € al giorno compreso il piumino per levare la polvere. Solita lobotomia per i primi metri, guidando col volante a destra e il senso di marcia a sinistra (vedi altri viaggi in Irlanda nel sito).

La M1 porta dritti in città. “Guarda questi come cazzo guidano” esprime abbastanza bene il concetto di relatività toccato da Galileo e poi da Einstein.

Entrare nel tunnel per il porto sarebbe la prima stupidaggine; per il centro città è a destra.

Importante è stare attenti alle immissioni da sinistra a cui non si è abituati.

Dorset Street, poi mappa alla mano, con poca luce, dopo 10-11 tentativi, Gardiner Place. Lyndon House a circa 30 € a notte.

www.lyndonhouse.net

Di B&B in zona ce ne sono tanti, facili da scovare anche a fette.

Auto ferma e giro lungo a piedi per le dorsali a nord del Liffey. Finestre bianche, mattoncini, portoni con scalinata. Sembra Londra.

Per cenare, The Oval ad Abbey Street, angolo O’Connell Street. Piano superiore, atmosfera più vittoriana che irish, ma ottime zuppe, soprattutto quella di salmone. Col camino di torba d’inverno vale di più. 20 € a testa a stare larghi.

Ad Abbey Street c’è il tram; è moderno però e non ci piace. Birra a Temple Bar e via.

Irish breakfast come sempre all’insegna della dieta. L’odore di pancetta rimane tra i denti per un mese, massimo due.

Si rifà la strada a ritroso. Lungo la M1.

Drogheda, Dundalk fino alle contee Armagh e Down, cercando Belfast.

La frontiera c’è ma non si vede. La M1 diventa N1, poi A1, ma è già la strada verso Newry; è già Irlanda del Nord. Addio EIRE e benvenuti nel Regno Unito.

La Repubblica d’Irlanda (EIRE) occupa gran parte dell’isola ed è divisa in 26 contee. 3 di queste (Donegal, Cavan, Monaghan) fanno parte della regione storica dell’Ulster, che in tutto ne conta 9. Le rimanenti 6 dell’Ulster (Fermanagh, Tyrone, Derry, Antrim, Down, Armagh) appartengono al Regno Unito e formano l’Irlanda del Nord. A chi non gliene frega nulla peggio per lui..

Entrare nella terra di Sua Maestà comporta:

  • le sterline al posto dell’euro.
  • le targhe delle macchine da bianche con scritto IRL, diventano gialle con scritto GB.
  • le indicazioni passano da km a miglia.
  • le cassette delle poste diventano rosse.
  • la gente diventa più stronza.

Bisogna guidare con coscienza. I Britannici hanno un forte senso del rispetto delle regole (più degli Irlandesi) e una forte propensione alla delazione.

Cartelli per Belfast. Tanto vale entrare e mangiare.

Appena usciti dalla statale verso il centro cittadino, sulla destra, c’è il Longs 39, Athol Street. Fish and chips. Capita a fagiolo.

Il posto, come buona parte di Belfast, è fatto di mattoni rossi. La luce è già bassa dopo pranzo.

B&B Camera Guest House al 44 di Wellington Park.

www.cameraguesthouse.com

Costa meno dell’equivalente di 40 € a testa per notte. Non è poco, ma essendo Gran Bretagna… va bene.

Basta dire alla signora qualcosa della prossima tappa del viaggio e si capisce come la pensa: se dice Londonderry è unionista se dice Derry è filo irlandese.

È unionista.

Spieghiamo: tra i Protestanti, quando si dice unionist ci si riferisce alla simpatia politica. Quando si dice loyalist si parla di attivismo paramilitare. Sigle storiche del loyalism sono la UVF (Ulster Volunteer Force) attiva dagli anni ’60 fino al 2007, la UDA (Ulster Defense Action) e gli UFF (Ulster Freedom Fighters) attivi dagli anni ’70 al 2007, la RHD (Red Hand Defenders) e gli OV (Orange Volunteers) ancora esistenti.

Stessa distinzione in campo cattolico: nationalist è una scelta politica; con repubblican si parla di attività vicine all’IRA e alle sue derivazioni.

Dalla storica sigla IRA (Irish Republican Army), nel ’70 si staccò la PIRA (Provisional Irish Republican Army) che accettò il rifiuto della violenza con gli Accordi del Venerdì Santo del 1998. Nacquero così la CIRA (Continuity Irish Republican Army) e la RIRA (Real Irish Republican Army).

Girano soldati inglesi a Belfast. Le camionette dell’ex RUC (Royal Ulster Constabulary), oggi Polizia del Nord Irlanda, sono ad ogni incrocio, sembrano animali d’acciaio addormentati. Non hanno molto vetro, ma feritoie. Brutto segno e fa strano vederle. Dicono che dipende dal periodo e dalla situazione del momento.

Dagli anni ’60 in poi, la tensione va e viene, con un livello minimo sempre percepibile. Ai problemi politici (quelli religiosi sono una facciata), si sovrappongono spaccature e correnti interne in entrambi i fronti. Molto dipende dal governo britannico e dalle posizioni che assume nei confronti della questione irlandese.

McHughs a Custom House square.

www.mchughsbar.com

Si beve e si mangia con la macchina parcheggiata lungo la strada. Il porto è a poche centinaia di metri.

Prima di tornare dalla signora si gira parecchio. Fino a sera inoltrata.

Altra birra al Red Devil a Falls Road con l’intenzione di ritornare il giorno dopo lungo la via che ha significati forti.

Poi Shankill Road, cominciando dal Rex Bar al civico 215. Poi subito al Royal 100 metri dopo.

Ci sono Union Jack ovunque. Richiami alla Divisione Ulster nella battaglia della Somme del 1916. Un’esaltazione costante della Gran Bretagna.

Bisogna fare attenzione a scattare foto. Sono meno disponibili (spesso ostili) che a Falls Road. Tutto è più potente e organizzato.

Girano ragazzi con cani da combattimento. L’atmosfera è difficile per chi non è del posto. Soprattutto se la macchina è targata Dublino, che è come entrare in Curva Sud con la sciarpa della Lazio.

Le strade odorano di scontri e storia recente. A volte prevale la logica mafiosa di clan su quella pura idealista.

Si torna brilli e con l’adrenalina a mille.

Mattina con ottima colazione della signora. Che non viene dalla provincia di Frosinone si vede. Ha uno stile molto british.

A Shankill Road l’Union Jack è ovunque. Anche bandiere inglesi con la croce rossa di San Giorgio o quelle con la mano dell’Irlanda del Nord.

Pochi centinaia di metri più in là e tornano i tricolori irlandesi di Falls Road. Da una parte i loyalist protestanti, dall’altra i cattolici. C'è filo spinato con lapidi di marmo nero a ricordare gli anni bui.

Ci vorrebbero ore a fotografare i murales dell’una e dell’altra parte. Altre ore a guardare, a farsi venire i rossi sulle guance come i bambini irlandesi. Nelle vie adiacenti di entrambi i lati c’è diffidenza e omertà.

Fa freddo e il cielo resta grigio.

Si entra nei pub dalla mattina. Si bussa quando le porte sono blindate. Al Celtic Pub al numero 91 di Falls Road, dopo la diffidenza iniziale la gente si scioglie.

Foto alle pareti con i funerali di Bobby Sands.

Nei bagni le incisioni e le scritte si moltiplicano. Sono cose vere, non buffonate da stadio. Qui la storia e il sangue si sono intrecciati sul serio.

Lasciare in regalo i 5 centesimi con il Colosseo (difficili da trovare all’estero) fa effetto; i pound con la faccia di Elisabetta II non sono amati ed avere la moneta della città del Papa è un privilegio.

Al Codfather al 215 di Falls Road, fish and chips sul cartoccio classico. Intorno case dignitose ma povere.

Giro con alito di merluzzo fritto. Dai colli che circondano Belfast si respira una pace grigia, velata dal freddo che copre come un telo persone e cose. È meraviglioso.

Girano bambine con le gonnelline e i calzettoni e i ragazzini con le uniformi gualcite dalla frenesia congenita. Hanno il sangue caldo gli Irlandesi, anche se hanno freddo.

A prescindere dall’appartenenza politico-religiosa, Belfast ha un’impostazione molto brit. Inutile negare che i Nordirlandesi sembrano più inglesi degli Inglesi stessi. Lo si percepisce anche nelle divise delle scuole che girano in strada. A dirla tutta anche in EIRE è lo stesso, prova di un’influenza culturale secolare…

Una parola di troppo, una foto sbagliata, un tono fuori luogo e tutto comincia a puzzare.

È molto che non sparano qui, ma le foto dei morti sono ovunque. Ogni pub è un pezzo di storia. Bobby Sands è ovunque e con lui tutti gli altri.

Bobby Sands è morto il 5 maggio dell’81 nel carcere di Long Kesh. Al contrario di Pannella, portò fino in fondo lo sciopero della fame, diventando il simbolo della rivolta irlandese contro i Britannici. Sepolto nel Milltown Cemetery è celebrato in tutto il mondo anche solo in funzione antiinglese: la strada dove ha sede l’ambasciata britannica a Teheran per esempio, è stata ribattezzata Bobby Sands street…

Con la macchina si prosegue per Derry. Il viaggio è abbastanza breve; meno di due ore e basta seguire i cartelli. Poco traffico. Bisogna fare attenzione ai controlli sull’alcool dopo i pub.

Derry è molto carina e fredda. Chi si aspettasse il clima di Mazara del Vallo rimane deluso. Sembra un borgo medievale con tanto di ponte sul fiume Foyle.

Si dorme all’Abbey B & B in Abbey street, modesto ma utile. È in centro, ma arrivarci è difficile. Quattro cinque volte l’anno ci sono persone con le sciarpe bianche e verdi del Celtic di Glasgow. Gli Irlandesi sono cugini degli scozzesi e vivono a distanza la partita che rappresenta la stessa contrapposizione: da una parte i Cattolici (Celtic), dall’altra i Protestanti (Rangers). Ogni scusa è buona per rivangare cicatrici di altra natura.

Pub Peadar O’Donnell a Waterloo street. Musica, merluzzo e birra. In sterline sono 18 € a testa. 

Per smaltire la birra si passeggia lungo Rossville Street e le mura medievali in un’atmosfera strana; il clima dice qualcosa di brutto e bello.

Se la mattina dopo è domenica, da Rossville Street si scende fino all’incrocio con Westland street. Sulla sinistra una collinetta; sulla destra, ad ogni palo, bandiere dell’EIRE e richiami a popoli senza Stato.

“You’re entering in Free Derry” introduce al Bogside e al Bloody Sunday del 30 gennaio 1972 (il film del 2002 Bloody Sunday e la canzone degli U2 dell’’83,  sono tra i richiami più noti). Il memoriale è una stele grigia.

Murales grandi come facciate di palazzi. Dagli anni ’60 che qui c’è una barricata visibile e invisibile. Anche qui, grande attenzione a fare le foto. S’incazzano in un attimo.

Si sale verso Creggan Street. Al Creggan Store si può comprare qualcosa anche di domenica. Anche le cazzate vanno benissimo; conta la presenza. La Cattedrale cattolica di St. Eugene si erge alta, gotica e gremita di gente. Si segue la messa. Il prete giovane aspetta tutti all’esterno per stringere le mani. Tiene lo sguardo su chi non è del posto, un po’ più di quanto la timidezza gli permetta. Si compiace della visita.

Le vetrine del Bogside Inn su Westland street vanno e vengono: ogni tanto il locale chiude perché è una zona calda. Dentro comunque c’è silenzio, un biliardo e la Guinness.

Al 39 di Stanleys Walk, in salita, c’è il Celtic Bar. Fuori, sotto il cielo bianco, è tutto dipinto a strisce verdi. Spioncino alla porta, merluzzo fritto, moltissime patate e birra. Tutto per l’equivalente di 22 € a testa in sterline.

Sedere su un muretto di mattoncini rossi sotto il cielo bianco, nell’aria del nord, tra l’odore di fritto e i sussulti di una birra, non ha eguali. Noi di girandoloni.com ci accendiamo anche una sigaretta in questi casi…

Camminare in bassa stagione per Bogside con l’odore della Guinness e di fritto addosso, regala il sapore della non estraneità. Appartenere a qualcosa senza essere conformi a nulla. È bello.

Silenzio e via.

Derry: silenzio, verde e via. È tutto bello.

Si riprende la strada oltre il ponte di ferro coperto; appena oltre il ponte c’è il cartello che indica Dublino e l’A5, saltando Belfast. La tensione scorre via come l’acqua del fiume Foyle. Le pietre bianche, intuite sui lembi scuri della campagna, guardano chiunque sparire verso sud. Si cerca di capire, finché la luce del nord lo consente, di che verde sia questo lato d’Irlanda. I “come cazzo guidano questi…”, ogni tanto riemergono, perché le radici sulla corsia destra non si cancellano in pochi giorni.

A5 puntando Omagh e poi a sud verso la N2. I cartelli indicano Dublino. Più di tre ore, pause per pisciare permettendo.

Giusto uno spuntino ad Ardee al Mullen’s take away, lungo la strada. Chi cercasse la mozzarella di bufala, può pure proseguire dritto… Per una cosa unta, sono 10 € ciascuno. È già EIRE da una trentina di km.

Dublino al ritorno fa quasi tenerezza. Non sembra nemmeno fredda. L’ultima notte si sverna nella capitale della repubblica, sempre al Lyndon House.

Non c’è voglia di vedere turisti. Figuriamoci i turistardi, sempre parecchi nella capitale.

D’angolo fra Gardiner Street Lower e Talbot c’è l’O’Sheas. Da tenere presente come ristorante, come birreria o per un caffè. Ha grandi vetrate sulla strada.

Gente di Dublino fuori, ricordando Joyce: il vento scuote gli indumenti dei passanti oltre il vetro. Mattoni rossi di fronte e il silenzio che si muove. La finestra dell’O’Sheas è un segreto per chi ci si siede. Ogni volta che si torna a Dublino, noi di girandoloni.com le rendiamo omaggio. Tutto passa: il tempo, le stagioni, gli anni con le facce e le cose che si portano dentro.

Per merluzzo e birra, sui 12 € a testa.

Dublino è fuori ma è un cagnolino buono. Si pensa all’Irlanda tosta che è molto più a nord.

Bus 41c e via verso l’aeroporto, felici e tristi.

Volo di rientro Ryan per Roma alle 17,10. Arriva a Ciampino alle 21,15.

Per Milano Orio al Serio decolla alle 18,50 e arriva alle 22,25.

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