Libano

LB

Il ricordo

  1. “Quando mi cadde in terra il succo di frutta, a pesarmi non fu tanto aiutare il proprietario a pulire, quanto l’aver insistito molto per prendere quello grande da 8000 sterline…”
  1. NOTTI: 7
  2. BUDGET: 750 €
  3. FATTO A: giugno
  4. DA: 2 girandoloni
 
  1. PERCORSO
  2. Beirut, Byblo, Beirut, Sidone, Beirut, Tiro, Beirut, Baalbeck, Beirut. 
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Volo Turkish Airlines Roma Fiumicino-Istanbul alle 14,35. Arrivo alle 18,05 (ora turca). Coincidenza Istanbul-Beirut alle 19,50. Arrivo in Libano alle 21,35.

Da Milano Malpensa parte alle 15 e arriva alle 18,45. Da Roma costo totale A/R  335  €. Da Malpensa anche meno. Con Pegasus Airlines si scende sotto i 200 €. Dipende dalle date.

Si arriva a Beirut Hariri di sera. Pratiche doganali veloci (il visto è un timbro). Tanto per dire subito una cazzata, si capisce che i Libanesi sono smart. Chiariamo: i Libanesi sono arabi (la Lega Araba, www.legaaraba.org, ha 22 membri, compresa la Palestina). Nonostante stesse etnia e lingua, tra gli Arabi ci sono pregiudizi e luoghi comuni, non percepibili da fuori.

Si dice che i Siriani siano all’antica; gli Iracheni riottosi; i Sauditi e quelli del Golfo in genere, viziati e snob; i Giordani umili; i Maghrebini teste di cazzo; i Mauritani e i Sudanesi un po’ così… arabi per modo di dire…  In tutto questo, i Libanesi sono visti come più moderni… e soprattutto svelti. Gli altri Arabi gli invidiano molto donne e tenore di vita.

Fuori agli arrivi si evita il taxi (15-20 $, dollari americani) e si prende un collettivo. Sono minivan giapponesi con prezzo e percorso stabilito. Passano fuori il terminal; bisogna chiedere Hamra come destinazione per prendere quello buono. È necessaria la coincidenza con un altro bus più avanti. Basta chiedere ai passeggeri. Costo: 4 $.

Il furgone prende il vialone Hafez El Asad. Che non sia corso Vannucci a Perugia si capisce subito: girano blindati e mezzi militari, ci sono sacchetti di sabbia agli incroci, filo spinato e militari armati, ma tutto intorno il traffico è normale. Dopo un po’ ci si abitua. Si costeggia lo stadio e poi si scende ad un incrocio sul cavalcavia prima del tunnel Saeb Salam Raouche. Di sera a Beirut, coi bagagli, potrebbe sembrare la classica mossa da minchioni... Non è così.

L’impatto con Beirut è particolare. Si pensa alla guerra e alle bombe, ma in realtà la città è straordinaria. Soprattutto la normalità in cui vive, con palazzi e ritmi europei, fa effetto. Ci sono cartelli stradali come Sabra e Shatila, palazzi sventrati dal conflitto con Israele del 2006, i resti della guerra civile durata trent’anni… ma è una città occidentale e accogliente. Lo stile di vita della borghesia di Beirut ha standard spesso superiori a quelli di una qualunque città occidentale.

Passa il bus 24 (scritto a penna sul vetro). Si chiede per Hamra e via verso l’hotel prenotato on line. I Libanesi sono ospitali e molto disponibili.

L’autobus devia in Hamra street. L’albergo è il Marble Tower in Makdissi street, angolo Cairo. È una parallela di Hamra. Lo conoscono tutti in zona. Ci arriva anche un cretino.

www.marbletowerhotel.com

Trattando per una permanenza più lunga, il prezzo arriva a meno di 50 € a notte, colazione inclusa.

Hamra è la parte ovest di Beirut, teoricamente musulmana. Gemmayzeh, la parte est, è invece cristiana. In mezzo, c’è quello che i Libanasi chiamano Downtown, il centro politico e amministrativo. In realtà non si avverte differenza religiosa. Il Libano è un paese laico, per metà cristiano e per metà islamico. La guerra civile iniziata nel ’75 ha visto opporsi fazioni ben oltre il culto, che anzi non ha inciso molto nel conflitto. Nel cuore di un’area destabilizzata da sempre, con vicini come Siria e Israele, con l’ombra dell’Iran e la Questione Palestinese aperta, il Libano vive un fatalismo che impedisce una lettura semplice degli schieramenti. Vedendola da fuori, Beirut è una città grande, complessa; eccezion fatta per alcune zone inaccessibili, molto moderna.

Questo per dire che Hamra è piena di pub, ristoranti e locali. Anche piena di fica.

Vista l’ora si va subito al Sector 34, uscendo dall’hotel a sinistra, la prima strada a destra.

www.facebook.com/Sector34

La birra libanese Almaza la fa da padrone.

www.almaza.com.lb

Colazione con vetrata ad angolo sulla strada, di fronte c’è pure la Coop libanese. Cercando di sapere se anche a Beirut “la Coop sei tu”, ci si comprano le sigarette e le cassiere sono simpatiche. Non vende alcool.

www.facebook.com/COOPHamra

Giro a piedi per Beirut. Partendo da Hamra e andando verso la Corniche, il lungomare. La zona è di stampo umbertino, con strade a scacchiera, piena di alberi e negozi di livello. Sembra il Rione Prati a Roma.

Procedendo alle spalle dell’albergo, tra ricchi condomini anni ’60, si costeggia l’Università Americana, fino a raggiungere la Corniche e il mare. Tra palme, ragazze che fanno jogging e auto di grossa cilindrata, ci si rilassa su una panchina davanti al mare, riflettendo su questa terra così contraddittoria da emanare un fascino unico. Meglio riflettere col cappello, perché quando c’è il sole, picchia.

Alla sinistra del Riviera Hotel c’è Ras Beirut, dove la Corniche sale fino agli Scogli dei Piccioni, i faraglioni di Beirut, 300 metri più avanti. Se non fosse per qualche coatto locale che fa le sgommate al semaforo, sembrerebbe Montecarlo. Beirut è davvero incredibile: la normalità nell’assurdo.

Si cena al Barbar. Da Hamra street sta in direzione Downtown fino a incrociare a destra Omar Bin Abdul Aziz (è la terza sulla destra).

Il Barbar è un’istituzione a Beirut. Un fast food di cibo libanese. Ci sono quattro locali diversi attaccati, ognuno specializzato in qualcosa. Si mangia in piedi generalmente, ma si può entrare e sedere. L’aria condizionata però sta a -20° e sinceramente urta. Se ci si lamenta, i camerieri vanno in puzza.

Si cena con l’equivalente di 5-6 €.

Si prende un service per Gemmayzeh: da Place des Martyrs, che in discesa guarda verso le gru del porto, si stacca sulla destra Rue Gouraud. Sembra Corso Como a Milano per numero di locali fighetti. Una catena di pub, vinerie e posti per ballare. Tutti di alto profilo. Pieni di gente.

Service per tornare.

Domanda: “che minchia è un service?”

Risposta:  “A Beirut ci sono due tipi di taxi: i taxi veri e propri che fanno corse col tassametro e i service che chiedono 4000 sterline fisse a corsa (2 €). Accettano la corsa solo se sono di strada però e possono raccogliere anche altre persone. Dall’esterno sono simili, quindi bisogna chiedere “service?” e poi nel caso, dire dove si vuole andare. Il tassista, se non è interessato, se ne va.”

Colazione ed escursione a Byblos. Un’ora e mezza da Beirut.

Si prende un service per Doura, piazza a est di Beirut. Nel parcheggio sotto la sopraelevata, a destra, partono i minibus per Byblos. Basta chiedere Byblos (in arabo Jbeil) e i procacciatori di clienti fanno salire. Quando è pieno si parte. 7000 sterline (3 € circa) a cranio.

La costa nord è un film: la strada trafficata diventa autostrada che costeggia il mare. Affacciarsi al finestrino di un pulmino e immergersi nel traffico di un giorno qualsiasi in Libano, non ha eguali. Il Libano in tv è sempre dolore, ma in realtà la vita quotidiana scorre a prescindere. Auto di ogni tipo corrono sulle corsie di stile americano. Tante vecchie Mercedes (forse il Libano è il Paese con più Mercedes al mondo), tanta gente che vive in una terra che somiglia al Lazio guardando la carta, dove vive gente spesso identica agli Europei, ma con rogne diverse...

La zona a nord di Beirut è cristiano maronita e ricca.

Per chi non ci stesse capendo un cazzo, ricordiamo che i cristiano-maroniti, sono legati all’eredità francese, di inizi ’900. Alleati di Israele in funzione antisiriana, fanno da contrappeso al potere di Hezbollah (il Partito di Dio), vicino a Siria, Iran (soprattutto dopo la svolta islamica con Khoemini nel ‘79) e nemico giurato di Israele. Hanno sempre avuto peso nella politica libanese, soprattutto nel centro nord.

Si passa Jounieh con la teleferica che sale per Harissa dove c’è la statua della Vergine Maria e la cattedrale di San Paolo. Costa 5 € con corse tutto il giorno.

www.teleferiquelb.com

Le cabine ricordano Ortisei, ma da sopra si vede Beirut placida e tranquilla. Di mattina col sole alle spalle è una meraviglia.

L’autostrada segue la panoramica della baia di Jounieh fino a Byblos.

L’autobus si ferma sulla statale. Si scende e si va a sinistra verso la città dove è nato l’alfabeto moderno: poi dici il Libano…

C’è il sito archeologico col castello dei crociati e il teatro romano. L’equivalente di 4 € per l’ingresso.

Tra il castello e il teatro romano c’è un rialzo che guarda il mare. Ci sono due colonne che fanno da panchina e un cipresso che fa ombra. Si rimane lì, dove fa fresco, per guardare il Mediterraneo. I turistardi sono pochi. Intorno, resti fenici, romani e crociati; lo stesso mare di casa davanti agli occhi; dietro, i monti e pensieri dolci che si ammucchiano in una terra dal fascino immenso. Il Libano ha un’aria fragrante, profumata.

Pranzo al porto fenicio. Bab el Mina.

www.babelmina.com

Pesce e vino libanese (uno Ksara bianco secco, ottimo col pesce). Non proprio arabo come prezzi (20 €) e camerieri da prendere a calci per l’insolenza. Ma per la posizione sul porticciolo, vale davvero la pena.

Due ore di sole sulla spiaggia vicina al sito archeologico (ci si arriva a piedi in discesa dopo il castello sulla destra). Poi via sul ciglio dell’autostrada per aspettare il bus del ritorno. Ci si siede a sinistra perché a destra c’è il sole.

Con base a Beirut, il Libano si visita con gite di un giorno: verso nord, Jounieh, Byblos e Tripoli; verso il centro il Monte Libano e la Valle della Bekaa; verso sud, Tiro e Sidone. I bus partono da Beirut e in un paio d’ore al massimo, raggiungono ogni località. Viaggiare affacciandosi dal lato del mare, quando la luce del sole lo permette (bisogna calcolare il discorso est-ovest sul tramonto…) è una sensazione straordinaria. Si entra in una carta geografica rara, dove il turistardo non arriva. In assoluta tranquillità.

La sera a Beirut è relax. Camminata sulla Corniche, poi spesa alla Coop: formaggi e focacce da spizzicare in balcone.

Il Marble Tower ha i balconi su via Makdisi, stretta e a senso unico. Affacciarsi dopo la doccia, mentre sotto scatta il traffico serale è un’esperienza di indipendenza mentale unica: basta prendere gin e succhi di frutta all’enoteca sotto (pochi metri a sinistra sulla via d’angolo con la Coop) e si costruisce un cinema personale in prima visione. Il mondo è fatto di luoghi assurdi ma assolutamente accessibili. Luoghi che sembrano lontani e diversi ma in realtà del tutto normali (vedi viaggio in Brasile).

Ricordiamo che per telefonare all’estero è comodo il quasi-negozio di telefonia locale a Baalbek street, dopo l’Hotel Commodore. Per 2-3 $ si chiama un paio di minuti anche su cellulari internazionali dal telefonino del proprietario che ha tutte le fattezze del figlio di 'ndrocchia.

Colazione e giro verso l’ex linea verde, la linea di demarcazione della guerra civile. È Rue Damas (o Damascus) alle spalle di Place de Martyrs. Molti palazzi ancora sventrati, ma per lo più si tratta dei resti della guerra con Israele del 2006.

Anche i Libanesi più moderati, quelli che odiano Hezbollah, hanno una brutta opinione di Israele. Nelle carte geografiche, sotto il confine sud c’è scritto Palestina, segno di non riconoscimento dello Stato ebraico. Gli Arabi sono molto suscettibili sull’argomento. Del resto la diaspora palestinese ha investito il Libano con un incremento demografico notevole. Molti tassisti di Beirut, sono palestinesi.

Si pranza da Le Chef a Rue Gouraud e Gemmayzeh. Anche se sta su tutte le guide, è eccellente. Il proprietario è matto come un cavallo e i piatti di agnello, pollo e verdure alla libanese sono enormi. 7-8 € per mangiare in un posto rimasto com’è da decenni. È a metà strada a destra, con l’insegna rossa.

Passeggiata defatigante verso il centro vero e proprio. Place d’Etoile è una chicca, appena restaurata. La torre centrale con l’orologio, il Parlamento, la chiesa di San Giorgio, la Moschea Mohammed Al-Amin, gli scavi archeologici… tutto in un fazzoletto e tutto bello. Un caffè da Karadmna, sulla via che sale dalla piazzetta, ci sta tutto. Pochi spicci.

Va detto che il caffè, come tradizione mediorientale, a Beirut ci sta e non ci sta. La città è una pizza commerciale e finanziaria non indifferente e non lascia sempre spazio al relax. A giudicare da come corre la gente lungo Amir Bachir, sembrerebbe Milano col mare. Ogni tanto però dei rigurgiti arabi riaffiorano. A quel punto il caffè seduti ci sta tutto…

La vita a Beirut appare spesso come un eccesso: auto costosissime, donne griffate e ostentazione sono la normalità, ogni sera. Tutto molto lontano dagli standard arabi. Si capisce meglio se si pensa che la cultura libanese è incentrata sull’hic et nunc. Niente di quello che c’è oggi potrebbe esserci domani. I Libanesi sono abituati a ribaltamenti improvvisi della loro condizione. Questo influenza lo stile di vita che appare a tutti gli effetti epicureo e disimpegnato.

Per chi volesse divertirsi facendo le ore piccole, Beirut è perfetta. Discoteche eccessive con auto eccessive agli ingressi, controllati da individui eccessivi.

Il b018 è rinomato

www.b018.com

Poi sulla Sea Side (che poi è la strada per Byblos) alla periferia di Beirut, ci sono molti posti famosi.

Il White

www.whitebeirut.com

Il Funktion

www.facebook.com/FUNKTIONROOFTOP

il Pier 7

www.facebook.com/pier7beirut

O il Supper Club.

Ognuno fa la sua scelta, poi notte.

Colazione e gita a Baalbek, verso est, nella Valle della Bekaa. Con le discoteche non c’entra nulla. I bus partono da Cola. Un service da Hamra e percorrendo la Saeb Salam, in un quarto d’ora, si sale sul bus. Biglietto per l’equivalente di 3 €.

Salite ripide alle spalle di Beirut. Si vede il mare sempre più lontano. Dopo un’oretta si arriva a Chtaura, città in salita piena di palazzi, banche ed alberghi. Un po’ Castelli Romani, un po’ qualche altra cosa.

Dalla piazza, sulla destra parte la strada per Masnaa e per la Siria che dista meno di 15 km. Continuando, si scende e si entra nella Valle della Bekaa vera e propria.

Il panorama è giallo grano e prende il posto al verde cedro che domina il Libano costiero.

Aumentano i check point militari e le bandiere gialle e verdi di Hezbollahbche sembrano quelle della Coldiretti. Ogni muro è tappezzato di foto di leader politici e ovunque bandiere. Diciamo che Israele non è molto popolare qui…

La strada che porta a Baallbek è una striscia dritta che taglia la valle. La zona tra Chtaura e Zahlé tra l’altro è famosa per i vini. Lo Ksara, il Massaya, lo Chateau Musar, sono i più rinomati.

Si arriva a Baalbek in meno di due ore da Beirut. Baalbek è il più grande foro romano che ci sia dopo Roma. Stato di conservazione incredibile e non lo sa nessuno. Meglio così.

Appena scesi dal minibus, si prende la strada principale e si gira a sinistra seguendo a vista il sito archeologico.15000 sterline l’ingresso (circa 7 €).

C’è la zona del mercato senza turisti e c’è anche un piccolo pezzo di corso con struscio annesso.

Ovunque ritratti del presidente siriano Assad. La Siria è a un metro. Nelle scuole siriane il Libano, non viene nemmeno studiato come Stato a se stante. Ovviamente la cosa non piace a tutti i Libanesi. Nella Valle della Bekaa, spesso sconvolta dai raid israeliani, l’identificazione con la Siria però è forte. Qui la presenza di Hezbollah, il Partito di Dio, nato come milizia anti Israele e ora anche partito rappresentato in Parlamento, è praticamente totale. Appena si entra in città torme di bambini provano a piazzare souvenir di Hezbollah. I traffici con la Siria sono continui e la stessa produzione di cannabis, molto forte nella zona, fanno di quest’area, un mondo a sé. Nonostante questo, l’ospitalità è incredibile, così come il carattere gioviale delle persone. Lo stato di guerra civile in Siria, al 2015, sta cambiando le cose in modo imprevedibile. È sempre tutto appeso a un filo.

Baalbek porta il nome dell’antico dio Baal fenicio. Questa terra gronda storia ad ogni passo. Si riflette così, mentre si mangia pollo arrosto in un posto senza insegna sulla salita principale della città. 5 € con la mancia. Il proprietario è cordiale e attacca pure la pippa.

Caffè al bar davanti alle rovine romane, approfittando del bagno.

Si esce dai ritmi placidi aspettando il furgoncino di ritorno, con rientro nella capitale. Il viaggio di due ore è un altro tuffo nella cultura locale. Silenzio e osservazione.

I minibus, al rientro a Beirut, a volte lasciano in un punto diverso da Cola, la piazza di partenza. Dipende dagli impegni personali dell’autista. Basta riadattarsi e prendere un service o un taxi per l’hotel. Più di 4 € tanto, non si spendono.

Il traffico a Beirut verso le 6 di pomeriggio non ha nulla da invidiare alla tangenziale di Milano. I Libanesi però, sono più sorridenti. Poi c’è il sole che tramonta verso il mare e porta via le luci calde del giorno. Con una nenia araba di fondo, è tutto molto bello.

Per la cena, su Hamra street c’è il kebab d’angolo con la strada dell’albergo. 4 € per uno col pollo e uno con l’agnello. Sono simpatici.

Non può mancare l'escursione a Tiro e Sidone. Solito service, ancora per Cola. Per Sidone il bus costa 6000 sterline (3 €) A/R.

La strada per Sidone (in arabo Said) è un tuffo nella costa sud. Il mare è azzurro e la strada corre vicino. Sedendo sulla fila di destra, dai finestrini sale l’odore degli oleandri, misto a quello del mare. Il viaggio è troppo breve per essere apprezzato appieno: solo 40 km.

A Sidone il bus si stacca dalla litoranea ed imbocca una rotatoria. A fianco c’è un mercatino e il parcheggio. La città ha il lungomare di una città italiana assolata, col castello dei Crociati a 20 metri dall’acqua; il suq è spettacolare e ordinato.

Sul lungomare vendono nargilé in sequenza industriale.

Si riparte da Sidone per  Tiro o Sur come dicono qui, col sole e l’azzurro negli occhi. Altri 40 km.

È tra le città fenicie citate nel Vangelo, quindi estranee al popolo di Israele. In Matteo, cap.11, “Ebbene io vi dico: nel giorno del giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi…”

Anche Luca nel cap. 4 parla della vedova di Zarepta di Sidone. I riferimenti sono molto frequenti.

Si entra nella zona più calda del Libano. La zona smilitarizzata prima del confine con Israele è a un… Tiro di schioppo. Sulla statale, i check point dell’esercito sono frequenti. Sul bus, lavoratori e altra gente normale.

Arrivati in città, il lungomare piega a destra, verso il porticciolo vecchio e il faro. Per arrivarci si passa dentro i vicoli dell’antico quartiere cristiano e si entra nella chiesa cristiano maronita. Sulla veranda sul mare del piccolo Hotel Alfanar una birra Almaza ci sta tutta. 2 €.

www.alfanarresort.com

Continuando il giro lungo il mare, si arriva al cimitero islamico che guarda le rovine archeologiche, lungo tutto la costa sud.

Pranzo da Abou Deeb, nella via tra la rotonda del quartiere cristiano e Rue Nabih Birri (il lungomare sud). Patate, insalata e pesce per 14 €.

Ricordiamo che il ristorante Tyros che sta 200 metri più avanti a destra, nel 2014 è saltato in aria con una bomba. Anche volendo, per un po’ non ci si può andare.

Se non fosse per i blindati bianchi dell’ONU che passano di tanto in tanto, Tiro sembrerebbe una gradevole città di mare. Un po’ incasinata nella parte del mercato vicino al porto, ma comunque gradevole.

Si riprende il bus, da Elisaar, la rotonda del mercato.

Si cambia a Sidone dove sul lungomare si approfitta per una spremuta d’arancia da 1 €. Col castello piccolo che scompare a sinistra e tra file di condomini in cemento che deturpano la vista, si lascia il sud del Libano in direzione Beirut. Si torna a casa.

Cena ad  Hamra e pollo fritto al “30 febbraio”, nella quinta traversa a sinistra uscendo a destra dall’hotel.

www.facebook.com/feb30hamra

Passa il tempo ma i tassisti fuori l’hotel persistono nel rompere i coglioni. Sono sempre gli stessi.

Caffè, tra la borghesia di Beirut all’Al Mandaloun in Charles Malek, ad Achrafuye prima di cenare ad Gemmayzeh.

http://almandaloun.com

Succo di melograno nel negozietto a sinistra dell’hotel (c'è anche su Hamra street); bicchieri da 4000 o 8000 sterline per spremute di ogni frutto immaginabile.

Passeggiata fino all’Holiday Inn crivellato dalla guerra e lasciato come una carcassa, nel mezzo della città politico-finanziaria.

Un'altra spremuta di arance lungo la Corniche, dal vecchio col carrello (lato Downtown). Poi basta, perché troppe spremute fanno male...

Si entra allo Sporting Club Swimming Center, sotto Ras Beirut, a 400 metri dall’hotel, proprio sul mare. Si passa vicino al campo sportivo in un vicolo che sembra losco. Ingresso 15 €.

C’è il terrazzo in cemento con la piscina d’acqua salata e si può guardare il mare blu con i grattacieli dietro. Gli ombrelloni vanno a ruba, come gli sgabelli. C’è un  bar e un posto per mangiare. Si sta molto bene.

Cena al Barbar ancora (ci si prende il vizio perché è buono, facile, economico e locale). Ogni tipo di kebab tra la Beirut bene e la Beirut che va a ballare. Sempre 10 € al massimo.

Camminata sulla Corniche davanti agli Scogli dei Piccioni dove diventa Rafic Al Hariri e discesa. C’è il Gran Cafè a destra e poi in basso lontano, il Movenpick hotel, pacchiano come spesso capita in Medioriente.

Via vai di famiglie e gente di ogni tipo. Grattacieli con balconi a sinistra, luci dell’aeroporto in fondo e faraglioni illuminati a destra, nel mare: Beirut è davvero bella. Cazzo se è bella…

C’è tempo per rilassarsi e girare. Per divertirsi ed esagerare. O anche per non fare nulla. C’è aria di mare e di vita a Beirut, anche se il nome fa paura. Le panchine sulla Corniche sono sempre piene di gente. Non c’è tristezza. Si esorcizza il futuro che potrebbe piombare da un momento all’altro, portando rogne. È una città pragmatica e spirituale insieme. Ha il meraviglioso dono di ricordare tante cose e di essere unica al tempo stesso. Sembra Parigi, Roma, Nizza, Montecarlo, Milano, Torre Annunziata, Gerusalemme, Miami…. Eppure sta lì, che guarda il Mediterraneo da est verso ovest.

Ancora pranzo da Le Chef a Gemmayezh. Poi si gira ancora.

L’ultimo giorno è relax, tra succhi di frutta, caffè e camminate lente. Si visita anche l’Università Americana, il cui campus sembra un giardino botanico col campo di calcio. A Beirut è un'istituzione.

Il volo Turkish Airlines per Istanbul parte alle 9,00 e arriva alle 10,55. Per Roma parte alle 12 e arriva a Fiumicino alle 13,35.

Per Milano Malpensa arriva alle 14.

A Beirut bisogna andare senza avere paura, perché è unica al mondo. A Beirut si torna sempre; Beirut ha una magia allegra e triste, che non vuole parole.

 

Commenti

Ritratto di enrico

bello leggere la tua vostra descizione...io ho lavorato in agenzia viaggi x 10 anni e girato mezzo mondo anke da solo e lo scorso ottobre ho fatto viaggio 6 days beirut e libano e come per san francisaco...i left my heart in lebano....gente tranquilla moderna getile scaltra tutto ok sicuramente la destination top nel medioriente..altro ke paesi magreb..con tutto rispetto ci mankerebbe e poi ottbore ho fatto il bagno ttanquillamente...bello bello e almaza a litri! ke bel viaggio

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