Lituania e Lettonia

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Il ricordo

  1. “Con una sola frase dimostrò che tra Lituania, Lettonia ed Estonia faceva ancora molta confusione… “

 

  1. NOTTI: 4
  2. BUDGET: 400 €
  3. FATTO A: maggio
  4. DA: 4 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Vilnius, Riga, Jurmala, Kuldiga, Klaipeda, Siauliai, Vilnius.
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Volo Ryanair Roma Ciampino-Vilnius alle 9,55. Arrivo (ora lituana) alle 13,50. Solo andata, 46 €. Solo andata non perché si rimane là, ma perché si torna a Fiumicino con Wizzair. Da Orio al Serio c’è Ryan alle 6,30 che arriva alle 10,05. Il classico orario comodo... Sta sui 40-50 €.

Voli e orari cambiano, ricordiamocelo…

L’aeroporto di Vilnius è piccolo e silenzioso. Auto a noleggio negli uffici al secondo piano dalla sala partenze, così come scritto nella stampata della prenotazione.

www.addcarrental.com

La mappa si compra al giornalaio vicino ai bancomat, agli arrivi. Dai primi scambi si ha l’impressione che frasi tipo “stasera usciamo con quel lituano e ci pisciamo sotto dalle risate…” non siamo verosimili. I Lituani non sono mattacchioni, ma non è un problema.

In Lituania ci sono i litas, non gli euro.

Al parcheggio fuori, c’è la Renault Laguna pronta. Per quattro giorni, 140 € e si può andare anche in Lettonia. Tutto molto facile.

Usciti dall’aeroporto si gira a destra, poi dritti fino a imboccare la superstrada per Vilnius città. Non molto lontano sulla destra c’è la Bielorussia. Fino al ’91 era tutta URSS. Dopo un paio di km, alla grande rotatoria la seconda a destra. Non essendo segnalato bene, si gira in tondo per una decina di minuti. Fa comunque piacere: tanto sulle rotatorie se si gira a vuoto, gli altri non se ne accorgono.

Si supera Vilnius. Per Riga, capitale della Lettonia sono circa 300 km. Quasi 3 ore. S’imbocca la A2.

Alla periferia di Vilnius all’altezza di Zadeikos gatve, c’è la stazione di servizio Statoil buona per la benzina e per i sumustinis (i tramezzini…): stanno a 1 € in litas. Pomodori, formaggio, cetrioli e la leggendaria soppressata lituana...

La Lituania sembra un biliardo: è verde e liscia. Un biliardo senza buche però, perché la strada è ben tenuta. Ci sono boschi di conifere ai lati e case di legno grigio in stile locale; è tutto silenzioso.

L’A2 aggira Panevezys e diventa A17, poi A10. Panevezys, Sirvintos, Pasvalys, Kalnas... dai cartelli sembrerebbe Grecia. Ci sono anche molti nomi con “ai”: Talackonai, Pumpeanai, Salociai... Ne prendiamo atto.

Dopo l’indicazione di Salociai (che conterà 1000 abitanti comprese le zanzare), arriva il confine lettone. Si esce dalla Lietuvos Respublika e si entra nella Latvijas Republica. Sono entrambe parte dell’UE, quindi niente controlli doganali. La polizia guarda silenziosa.  

Appena sciolta l’odiata URSS, le repubbliche baltiche sono diventate indipendenti e hanno messo le frontiere. Il 1° maggio 2004 però, con l’ingresso nell’Unione Europea le dogane tra le tre repubbliche le hanno ritolte. Ora i confini più rigidi sono con Russia e Bielorussia.

Si entra in Lettonia. Dal gennaio 2014, valgono gli euro non più i lat. Hanno fatto una bella cazzata, viene da pensare…

Dal confine a Riga sono 80 km sulla A7. Bauska e poi verso nord fino al fiume Daugava, che viene dalla Russia e dopo Riga si tuffa nel Baltico.

Riga arriva quando si vede la torre della TV; continuando sulla A7 si passa il ponte sulla doppia isola dopo la rotatoria e ci s’incanala controsole nel traffico del lungo fiume su Krasta iela.

“Iela” non è un cattivo augurio, vuol dire “via”: dopo un po’ si capisce. Dopo 1 km, all’altezza del ponte di ferro della ferrovia, si gira a destra su 13 janvara iela. L’improvvisazione non è la prima dote degli automobilisti lettoni, quindi bisogna accostarsi a destra subito o si finisce per andare dritti.  

Riga è nord. Lo dicono i gabbiani, la luce e le case. Tolti i segni edilizi sovietici, le case parlano scandinavo.

Per arrivare all’Hotel Vecriga, preso su internet, si raggiunge Aspazijas Bulvaris che interseca 13 janvara iela. O si fa l’infrazione a sinistra stando in campana ai tram, o si va avanti allungando un po’. Su Aspazijas Bulvaris si parcheggia con i tickets fino alle 20. C’è la macchinetta automatica. La mattina ripartono alle 8.

Si prende Teatra iela: sotto l’Ambasciata italiana si gira a destra e poi a sinistra. Sono vicoli carinissimi.

Hotel Vecriga a Gleznotaju iela, 12. 50 € a notte per una doppia.

http://vecriga.lv

Si prende Kaunu iela, la pedonale principale, girando nei vicoletti della Riga vecchia, tra la piazza del Duomo, la Ratslaukums del Municipio e la Casa delle Teste Nere. Oltre alle Teste Nere, a Riga ci sono anche le Teste di Cazzo: sono Italiani in gruppo convinti di esercitare fascino latino sulle donne locali. Sono in via d’estinzione grazie a Dio…

Riga ricorda Trieste. Austera, nordica e malinconica. Piccola e bella. D’estate la piazza del Duomo è piena di tavolini. D’inverno di neve. Bella sempre.

Si mangia all’Alus Seta, in Tirgonu iela, dietro alla piazza del Duomo, lato Skunu iela. È un self service pub. Con 10 € si cena a base di salsicce enormi e purè. Birra Aldaris, dolci (ottimi) e Balsamo Nero compresi. Per fare la dieta è perfetto. Teniamo a precisare che il Balsamo Nero non è un prodotto per parrucchieri: è un amaro tipico della Lettonia.

Dopo la colazione si gira per Riga anche di giorno. Dopo la piazza del Municipio col Museo dell’occupazione sovietica in bella vista, c’è la chiesa luterana di San Pietro. Nei vicoletti intorno in Skarnu iela, c’è il ristorante di Al Bano Carrisi. Quando uno dice “ecco, adesso sì che sono contento…”

www.felicita.lv

+371 67205428

Abbiamo provato a prenotare al telefono cantando “un bicchiere di vino con un panino”, ma ci hanno attaccato in faccia.

Dalla parte opposta dell’albergo ci sono Brivibas Bulvaris, il Monumento alla Libertà e la cattedrale ortodossa con le icone russe all’interno. Man mano che si procede verso est, verso la Russia, l’influenza della Chiesa ortodossa è più forte. La Lituania al contrario, è praticamente tutta cattolica.

Si lascia Riga, direzione Jurmala per una tappa sul Baltico, anzi sul Golfo di Riga. Circa 30 km, tra case di legno in stile vacanze. I Lettoni vengono al mare da queste parti. Si paga l’equivalente di 1 € per entrare con la macchina: c'è una specie di casello. Lo sbocco al mare dopo tanta pianura fa strano. La sabbia è finissima e chiara. Farsi un tuffo con la rincorsa è però fuori luogo... L’approccio al mare qui, è molto diverso da Ostia.

Da Jurmala ci si perde per la Lettonia, dalla A10 alla P130 che si fa stretta e boscosa, tra case di legno e silenzio. La parola silenzio torna spesso: in Lettonia di media si pronuncia una parola ogni tre giorni. Quando rode il culo, anche ogni sei. Noi girandoloni possiamo dirlo: la Lettonia non è terra per borgatari.

Direzione Kuldiga attraversando la terra dei Livoni. La Lettonia non è rurale, è ruralissima. La presenza dell’uomo è minima. Decenni di povertà si vedono, ma anche ordine e pulizia nordica.

La P130 diventa P120. Passata Renda, c’è solo campagna fino al fiume Venta, con le sue cascate basse e larghe. Il ponte in mattoni è l’accesso a Kuldiga. Silenziosa anche Kuldiga, col suo viale pedonale Liepajas iela che ricorda i set di Sergio Leone in stile settentrionale. Allo Staburadze, al civico 8, buoni caffè e dolci. 4 €. Anche qui, molto silenzio.

Si scende per Skrunda per prendere l’A9 e puntare sul Baltico a Liepaja. Che Liepaja sia una grossa città portuale s'intuisce. Infatti ha il porto e molti capanni industriali. La città si sfiora appena. L’A9 diventa A11 e va a sud seguendo la costa lettone verso la Lituania. Si cerca un caffè nel villaggio di Bernati uscendo dalla A11: il caffè non c’è e praticamente nemmeno il paese. I luoghi ricordano molto le seconde case di un ceto alto piuttosto che villaggi veri e propri. Pensare “ma ndo cazzo stanno questi Lettoni?” non sarebbe completamente fuori contesto. Non si vede mai nessuno in giro. 

A ridosso del paesino di Nica sulla A11, c’è l’ultimo benzinaio prima delle frontiera lituana. È sulla corsia di sinistra ma conviene, perché la benzina in Lettonia costa meno.

Paesaggio arboreo fino al confine. Solo qualche camion sporadico. Si rientra nella Repubblica di Lituania. La A11 lettone, in Lituania si chiama A13.

Si arriva a Palanga che ricorda il Circeo. Leggermente meno mediterraneo come paesaggio, ma per il resto ci siamo. Al bivio per Kretinga si ride; per forza. Se sei di Kretinga è un peso che devi sopportare... Come chi nasce a Pippola in Finlandia (vedi nel sito).

A Klaipeda si giunge di sera, superando la periferia industriale e arrivando nel cuore ciottoloso della città. Si esce dall’autostrada per Liepu gavte e poi sempre dritti fino al ponte sul fiume Dane.

Si vede la struttura gialla dell’Old Port Hotel. 70 € per una notte con colazione e finestre sull’acqua.

www.oldporthotel.lt

A giudicare dalla reception, se è vero che i Lettoni non sono dei mattacchioni, va detto che i Lituani non sono rinomati per la caciara. C’è il silenzio.

Uscendo a destra, c’è l’acqua, ma anche un ponte girevole (a mano) che porta all’Old Mill Hotel e alla parte finale della banchina. Una volta di là, se si gira il ponte per far passare le barche, si rischia di aspettare due ore.

Klaipeda, storicamente tedesca, è nella regione della Curlandia che sembra un nome inventato, ma non lo è. Nella parte sud della laguna c’è quella che oggi si chiama Kaliningrad. Fino alla seconda guerra mondiale si chiamava Konigsberg. È la città natale di Kant, parte della Prussia Orientale. Dopo la guerra fu occupata da Stalin che espulse i Tedeschi e la colonizzò con i Russi. Fino a che esisteva l’URSS nessuno la notava. Quando però Lituania, Lettonia ed Estonia sono tornate da sole, la regione di Konigsberg/Kaliningrad ha perso la continuità territoriale con la Russia. È diventata un’exclave, cioè un pezzo di Russia staccata. Neanche a dirlo è ipermilitarizzata.

Il centro di Klaipeda, unica città di mare lituana di rilievo, è carino, ma non è Capri. Si mangia al Memelis.

Memel in tedesco era il nome del Baltico e del territorio intorno a Klaipeda, in Prussia. La popolazione di qui è sempre stata tedesca. Lo diciamo, anche per fare un po’ i saputelli. Sta a Zveju gavte 4, praticamente la continuazione dall’albergo passando sotto la strada principale.

www.memelis.lt

È un’antica struttura portuale in mattoni rossi, riciclata come ristorante e locale, coi tavoli fuori a ridosso del fiume. Molto frequentato. Con 13 € si mangia salmone e patate con l’eccellente birra locale (le lituane Kalnapilis, Tauras, Sirvenos, Utenos, Svyturys, Savas sono ottime. Le bottiglie hanno sempre il formato da 0,5 L).

Ottimi anche il Suktinis, distillato di mele e la vodka locale.

Girare per il centro di Klaipeda ha un sapore particolare. Un incrocio fra un portaccio e una città da college americana, con qualche rilievo medievale rimasto. Intorno al fiume Dane, la sera ci sono molti locali.

Bello il fiume, belli i posti, bella la città… bello tutto. 

Colazione, guardando le barche ormeggiate sulla banchina dalla finestra del pian terreno dell’hotel. Poi via verso l’interno della Lituania.

A1 direzione Vilnius. Dopo 100 km, snodo stradale nel nulla. A sinistra la A12 che non è la Roma-Civitavecchia, ma la strada che a saliscendi porta verso Siaulinai. La strada non ha spartitraffico centrale. Agli incroci d’ingresso ai villaggi ci sono segnali in terra a rilievo: si deve rallentare per evitare di fare cazzate, tipo portarsi le aiuole o i cartelli stradali sul paraurti.

Circa 70 km e si passa Siauliai senza entrarci. Altri 10 km in direzione Jurgaiciai. C’è un bivio a destra e si vede una collina strana grigiastra. È la Collina delle Croci.  Per trovarla ci vuole un po’ di culo, bisogna dirlo. L’incrocio a destra è improvviso. Si va e si parcheggia a circa 200 metri dalla collina.

Una marea di croci erette come auspicio matrimoniale sono diventate simbolo di devozione del popolo lituano. Papa Giovanni Paolo II ci passò nel '93, due anni dopo l’indipendenza. La collina, spianata dai sovietici, è di nuovo piena di croci. Si respira un’aria mistica, non turistarda. Impossibile non comprare una piccola croce e non piantarla col proprio nome a ricordo. Bastano 2 € per una croce piccolina. Per chi volesse piantare il Cristo di Rio de Janeiro i costi cambiano ovviamente…

Uscendo, tornando indietro sulla A12, c’è l’Hotel Girele.

www.sodybagirele.lt

+370 41211043 (rispondono in lituano stretto, telefonare è un'esperienza da fare...)

Si vedono delle case gialle col tetto nero. C’è un piccolo parco e il ristorante. Fanno i cepelinai, gnocchi di patate ripieni di formaggio e carne, grandi come palle da tennis. Sono il piatto lituano per eccellenza: buonissimi e si digeriscono in un periodo che varia dai 10 ai 15 giorni. La birra locale è la Gubernija. Buonissima.

Si torna a Vilnius, distante più di 200 km. Al raccordo di Siauliai, si prende la A9 e si scende fino alla A2, dopo Panevezys. È la strada del primo giorno, fatta al rovescio.

Tappa al primo autogrill. Dopo aver mangiato i cepelinai, ci sarebbe bisogno di una spremuta di cicoria lessa. Si opta per pipì e caffè.

Diritti fino alla capitale lituana. Passata l’orrenda periferia socialista condita da centri commerciali altrettanto brutti, si oltrepassa la prima rotatoria gigante. Si passa il fiume Neris e si gira a sinistra per Liubarto gavte. Sempre avanti fino al centro storico. Si giunge lungo Ignoto gatve fino all’Hotel Apia.

www.apia.lt

Hotel piccolino mansardato, a un metro dall’Università e dal palazzo presidenziale. Nel cuore della Vilnius barocca. Sembra una recensione per turistardi, ma è vero.

65 € a notte con colazione.

La macchina si lascia al parcheggio interno. C’è tutto il tempo per visitare Vilnius a piedi in due giorni. È una città di inaspettata bellezza. La città è così barocca, che se non fosse a nord, ricorderebbe Palermo.

Chiariamo: di solito su Lettonia, Lituania ed Estonia, non ci capisce un cazzo nessuno e si tende a confonderle. Le identità in realtà sono molto diverse. I Lituani sono cattolici e più simili ai Polacchi. I Lettoni stanno in mezzo e hanno maggioranza ortodossa. L’Estonia è di ceppo ugro-finnico con maggiore presenza russofona (vedi Estonia nel sito). Non che Lettoni e Lituani siano dei raccontatori di barzellette, ma il carattere degli Estoni è più scontroso degli altri. Anche le tre capitali sono molto diverse: Vilnius (Lituania), più fricchettona e universitaria, è barocca. Riga (Lettonia), ordinata, ricorda una Trieste del Baltico. Tallin (Estonia) è un incrocio fra una città delle fiabe e una base missilistica russa. Il suo centro medievale è una bomboniera (vedi Estonia).

Detto questo, tra la piazza della Cattedrale, bianca gesso col suo campanile staccato e Rotuses Aikste (la piazza del Municipio), c’è Pilies, la lunga strada pedonale in salita con tutte le sue affluenti.

Si mangia a Zemaiciu Smukle, su Vokieciu gatve al 24. Sta su molte guide, ma è fico per davvero.

www.zemaiciai.lt

Dalla piazza Rotuses si va in fondo a destra per trenta metri, lato sinistro.

Con l’equivalente di 18-20 € si mangia la salsiccia a metro e composizioni di carne scenografiche. Il menu stampato come un giornale è la classica cazzata da portare via per ricordo.

Dopo cena si scende per i locali e i pub: lungo Universiteto gatve e Dominikonu gatve c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il Cozy è frequentatissimo.

www.cozy.lt/

Può capitare di incontrare un locale universitario dove c’è il biliardino. I Lituani sono delle pippe orrende. È una buona occasione per millantare blasoni a livello europeo e mondiale.  In ogni caso birra Svyturys e Lietuviskai Degtine (la vodka nazionale lituana) costano ancora meno che in giro.

Il secondo giorno idem. Relax per le vie di Vilnius, città facile e davvero bella.

La macchina (mai usata l’ultimo giorno) si riporta al parcheggio dell’aeroporto.

Alle 17,15 volo Wizzair per il ritorno:  62 €.

I controlli per l’ingombro bagagli sono fiscali. A Vilnius più che altrove. Per chi imbarca un elefante spacciandolo per bagaglio a mano c’è il rischio supplemento.

Arrivo a Roma Fiumicino alle 19,10 (ora italiana). Per Orio al Serio c’è Ryanair alle 14,45 e arriva alle 16,30. Costo, intorno ai 60 €.

Non conoscere i Paesi baltici sarebbe un vero peccato.

 

 

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