Mali

ML

Il ricordo

  1. "Bamako ci ricordava qualcosa, ma non era Bolzano…"

 

  1. NOTTI: 12
  2. BUDGET: 1300 €
  3. FATTO A: gennaio
  4. DA: 2 girandoloni
  1. DESTINAZIONE/PERCORSO
  2. Bamako, Ségou, Mopti, Goa, Timbuctu, Douentza, Hombori, Gao, Douentza, Sévaré, Bandiagara, Endé, Fula, Bozo, Tireli, Sévaré, Bamako.

  3.  
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Il volo Tunisair delle 18,10 arriva a Tunisi alle 18,30. Alle 20,40 volo per Bamako con arrivo alle 00,30 (un’ora indietro rispetto a Roma). Possono capitare scali a sorpresa in Africa Occidentale non inseriti nel biglietto: Niamey in Niger, Dakar in Senegal, dipende... A noi è toccata Abidjan in Costa d’Avorio, con ritardo di 5 ore. Tunisair è bella anche per questo, non solo per le hostess tracagnotte.

A/R 540 €.

Segnaliamo che il Duty free all’aeroporto di Tunisi non ha le buste per sigillare i liquidi. Saperlo è comunque una forma di cultura.

Ricordiamo che il Mali non è una destinazione per turistardi. Ha una sua componenete di rischio. Oltre ai vaccini (febbre gialla, tifo, epatite A  e B, tetano, malaria e meningite…) e all'ebola (allarme ora rientrato) parliamo di sicurezza. I secessionisti del nord sono da anni in rotta col governo centrale. A guerra aperta, nel 2013 è intervenuta direttamente la Francia per appoggiare Bamako contro una deriva islamica sempre più forte. Il conflitto è chiuso ma i segni sono ovunque, soprattutto a Gao e Timbouctu, ancora molto militarizzate.

Per gite fuori porta ci sentiamo di consigliare altri luoghi. A noi girandoloni però piace moltissimo.

L’aeroporto di Bamako Senou è piccolo e brutto. Medici con camici da macellai attendono all’aerostazione per misurare la febbre.

Per superare i controlli medici all’ingresso in Mali ci sono tre opzioni:

  • Mostrare il vaccino obbligatorio per la febbre gialla fatto in Italia
  • Farlo sul posto con una siringa buona per tutti
  • Dare una mazzetta alla guardia doganale (di solito 10 €)

È meglio fare una mano a roulette russa che scegliere la seconda, ma ognuno decide per sé.

La dogana è sbrigativa. Compilato il modulo, il visto si può fare anche sul posto. Dall’Italia costa 30 €. L’ambasciata sta vicino a Villa Torlonia a Roma.

Agli arrivi, sulla sinistra, c’è un ufficio cambi. In realtà non c’è bisogno perché Bamako non è New York. Ad ogni arrivo i Maliani si attivano per assediare gli Occidentali e offrire servizi.

Cambiata la valuta, con 15.000 CFA (il franco dell’Africa occidentale, vedi viaggio in Burkina Faso) si compra la scheda telefonica con ricarica buona per dieci giorni. CFA si pronuncia sefà. Non ci vuole De Gaulle per capire che in Mali si parla francese.

Taxi Renault sfondato e via nel clima ancora piacevole della mattina verso la gare routière, una delle stazioni dei bus di Bamako. È tassativo trattare sempre prima, perché i Maliani sono tranquilli ma non troppo. Il prezzo giusto della corsa è 10.000 CFA, circa 15 €, bagaglio compreso.

Si parte subito se non Mali, malino... Passato l’arco arabeggiante che dà il bienvenue, l’impatto con la città è tosto. Domina il giallo-ocra terroso africano, ma è peggio che altrove. Ougadougu in Burkina al confronto sembra Firenze (vedi Burkina nel sito). Non c’è sistema fognario, non c’è una logica edilizia, non c’è una minchia. In compenso l’immondizia e i topi fanno schizzare Bamako ai posti più bassi nella classifica delle città africane più fiche.

Bonjour Afrique. Per le strade, baracche, vecchie auto sovraccariche e camioncini improvvisati, asini e gente che porta cose. Non pochi i completi islamici colorati e i motorini cinesi.

Non c’è una sola gare routière a Bamako, bisogna dire all’autista “Mopti, Timbouctu”. Le compagnie di bus che partono per il grande Nord (Est, visto com'è fatto il Mali...) sono diverse. Sonef, Africa Tours, Binke, Bani. La Sonef è abbastanza comoda.

https://www.facebook.com/pages/SONEF-TRANSPORT-VOYAGEURS/154125464683256

Buona anche la Africa Tours.

https://www.facebook.com/pages/Africa-Tours-Trans-SARL/251907464933682

Il terminal sembra un mercato confuso e recintato. Il biglietto per Mopti costa 9000 CFA. Basta rivolgersi a chi ha l’aria di essere l’autista. Per stare più comodi se ne possono prendere due. L’aria condizionata non c’è. Si parte verso le 7 con la stanchezza del volo nelle ossa.

Kit di viaggio per un bus in Mali:

  • Salviette imbevute e amuchina (dall’Italia)
  • Pantaloni lunghi multitasche e cappello
  • Mappa del Mali per capirci qualcosa
  • Macchina fotografica
  • Adesivo di girandoloni da applicare al vetro facendo contenti almeno un paio di viaggiatori.

Raccontare il viaggio in un bus di linea del Sahel è impossibile. I colori sono macchie, gli odori puzze, le voci tamburi… è tutto una valanga d’impressioni assurde. Si parte tra facce nere e bagagli sparsi. Fuori il cielo è grigio e c’è molto vento. A gennaio è spesso così. Per il blu cobalto da cartolina africana meglio venire in autunno.

Usciti da Bamako e appurato che non somiglia a Bolzano, l’asfalto regge per due ore. Paesaggio da quasi deserto: sabbia, terra, arbusti, cespugli sporchi, buche, acacie, baobab. È tutto color polvere e ruggine. Per le piogge bisogna aspettare aprile.

Lungo la strada il bus raccoglie persone secondo criteri non chiarissimi. A ogni apertura giovani africani urlano per offrire servizi. Basta essere bianchi ed è un bersaglio continuo. Voci in francese con cadenza africana si sovrappongono al caldo che sale sensibilmente al passare del tempo.

Il bus da Bamako a Mopti impiega un tempo imprecisato. Fare programmi in Africa è ridicolo. Siamo sui 600 km per minimo 12 ore di strada.

Ricordiamo che per fare pipì basta chiedere allo chauffeur. Apre le porte e si scende al volo. I Maliani spesso si mettono in ginocchio per evitare il vento. Paese che vai, modi di pisciare che trovi…

La prima tappa di rilievo è Ségou, a circa 5 ore. È un centro incasinato e molto attivo sulle rive del Niger, l’unica vera arteria del Paese, largo km in certi tratti.

Per mangiare si segue l’autista che come nel resto del mondo la sa lunga. In una capanna con panche e pentoloni ci sono riso e pesce di fiume. Si pranza con 2000 CFA, circa 3 €. Per chi non avesse vaccini, tifo, colera ed epatite sono compresi nel prezzo. Anche il cagotto semplice è molto in voga.

Intorno molta terra, facce curiose, rumori, odori e colori. Siamo nell’Africa vera.

Anche Ségou è sporchissima. Un passeggero confessa di mangiare anche topi e serpenti. Il problema è solo trovarli. Sono problemi, in effetti…

Prima di ripartire si fa scorta di acqua in busta sigillata (vedi altri viaggi in Africa).

Dopo Ségou il bus lascia il corso del Niger perché l’area intorno a Markala è infestata da bande armate. Il percorso continua a est per Touna, Bla, Yangasso e San. Le tappe si moltiplicano intorno a villaggi di fango senza nome. Venditori di biscotti, noccioline, surrogati di bibite, acqua e succhi vari diventano continui.

Il francese è sempre più raro e si parla bambara.

Tutta la zona fra Ségou e Bla è conosciuta per le calebasse, le zucche da cui si ricavano tamburi e recipienti di ogni dimensione. Si vendono ovunque nei mercatini. Sinceramente non ci frega moltissimo, ma saperlo è sempre meglio.

La strada prosegue tranquilla per km, tra bambini che salutano, carretti, asini e biciclette e motorini sfondati. L’asfalto tiene. Tra una Onlus e l’altra, molte moschee e qualche missione cattolica.

Con i reni a pezzi e il sole basso si arriva alle 19 a 5 km da Mopti. Il bus non fa scalo in città. Ci vuole un taxi brousse (taxi collettivo) che dal parcheggio arriva al centro. Costa 2000 CFA. In alternativa c’è il contatto. Noi girandoloni a Mopti abbiamo Mounirou Sabatta.

Tel +223 76032809

Parla francese ed è utile per tutto. Vive a 1 km dal centro. Con 12.000 CFA offre pernottamento e cena di spaghetti col sugo di carne (non sappiamo di che animale...). I servizi igienici non ci sono. Per fare la cacca si va all’aperto.

Tra tante spartanità, ci tiene sottolineare che a gennaio manca l’optional spesso più frequente nei viaggi in Africa: gli insetti. Ce ne sono meno che altrove.

Mopti è fatta di mattoni di fango; quando dice culo anche di pezzi di cemento. È piena di topi e contende il primato di sporcizia a Bamako. L’immondizia si brucia per strada, ma ha un suo fascino. Saranno le vacche magre che girano, le biciclette, i bambini scalzi o forse il fiume Niger che regola tutte le attività, ma sembra tutto un film. 

Sonno e risveglio con colazione al porto con passaggio di Mounirou. La colazione è un caffè lungo con pane fritto molto in voga in Mali. Costa 100 CFA e si prende a ogni baracchino che abbia tavole e pentole. L'igiene non esiste, nemmeno in forme primdordiali.

Da notare che i Maliani usano tagliare le lunghe pagnotte con la lama verso la mano. Come facciano a non tagliarsi è uno dei misteri dell’Africa.

Il porto di Mopti è niente di più e niente di meno che una sponda sul fiume dove attraccano le barche. Decine di pinasse, tipiche imbarcazioni allungate di 12-15 metri con una tenda centrale e il motore fuoribordo posteriore, si accatastano senza ordine. Hanno una cucina a carbone e di fatto sono l’anima del fiume Niger. Sventolano ovunque i tricolori rosso-giallo-verdi nazionali.

Mopti è la tappa intermedia per Timbouctu, destinazione leggendaria di cammellieri e tuareg (vedi viaggio in Marocco). Ci si arriva in barca. L’escursione più o meno turistica, per tre giorni tutto incluso, costa intorno ai 500 €. Anche i Maliani si bucano…

In alternativa ci sono le pinasse da trasporto merci che fanno la tratta in 36 ore e che offrono passaggio e pasti per 30.000 CFA, circa 50 €. Noi girandoloni abbiamo fatto così.  Diciamo subito però che fra una barca merci sul Niger e lo Yacht di Briatore ci sono delle differenze.

Svolte le trattative col proprietario si raggiunge la barca indicata con un’altra barca (100 CFA per quattro remate) perché non c’è molo né banchina.

Regole fondamentali per viaggiare in pinassa sul Niger

  • Mettersi in posizione centro-posteriore lontani dal fornello-cucina e dal motore per non morire intossicati
  • Ricavarsi un punto protetto sotto la tenda
  • Evitare di condividere la posizione con altri passeggeri
  • Individuare i sacchi da trasporto meno sporchi per poter dormire
  • Portarsi da leggere
  • Portarsi una torcia
  • Portarsi un sacco a pelo
  • Comprare al porto una stuoia su cui stendere il sacco a pelo
  • Farsi i cazzi propri

Sulle pinasse non si sta mai in piedi e di regola non si può salire sopra la tenda perché è scomodo. In realtà ci si sale, tanto ai Maliani viene sempre da ridere. La barca puzza abbastanza e in teoria ha anche un angolo forato per fare i bisogni. Di norma però si fanno direttamente fuori bordo. Il grande fiume dà, il grande fiume prende…

Le bevande non sono incluse nel prezzo pattuito: acqua e birra Castel maliana vanno prese a parte all’imbarco. La Castel calda sul fiume Niger è un’esperienza da provare assolutamente…

Il fiume è tranquillo. Giallo-grigio e piatto, non si capisce da quale parte scorra, ma in realtà si sale controcorrente. Intorno a Mopti non ci sono coccodrilli. Solo pescatori, barcacce e una povertà stratosferica. Le sponde sono basse e limacciose, cariche di gente che si bagna, si muove, non si muove, saluta, guarda, saluta di nuovo, sorride, chiama. Un viaggio nel viaggio.

Dopo 40 minuti la barca accosta per i controlli passaporti perché il fiume è zona doganale. Il Mali, come accennato, è reduce da una guerra dura e sempre sull’orlo della ricaduta. I militari sono ovunque ma agli Occidentali non danno fastidio. Taglieggiano solo i locali con gabelle varie.

Gli scali tecnici sulle rive sono frequenti. Gli Africani scaricano e caricano merce e persone di continuo mentre intorno scorrono placidi i colori marroni del Sahel, unica costante oltre al ronzio del motore cinese e alla puzza di benzina.

Si mangia couscous, riso e pesce di fiume. Anche qualche pezzetto di carne, rigorosamente insipido. Rispetto ad altri Paesi africani, già poco noti per gite enogastronomiche, in Mali possiamo dire che se si mangia, si mangia abbastanza di merda.

La sera fa freddo e la scelta del posto fa la differenza. Non ci sono luci di nessun tipo, né in barca, né sul fiume. Come recita un antico proverbio maliano, senza Luna o stelle è buio in culo. Portarsi la torcia è fondamentale.

Ogni tanto affiora qualche isolotto piatto e arido. Dopo 24 ore appaiono degli ippopotami, distinguibili per odore e grazia. Nella seconda metà del viaggio cominciano le dune. Il deserto vero si avvicina.

Dopo villaggi di fango, agglomerati gialli e paesaggi da documentario, ad un giorno e mezzo dalla partenza si attracca a Koriomé. È il porto di Timbouctu che sta a un’ora mezzo nell’entroterra, verso il deserto.

Koriomé è un casino trafficato, fatto di fango, sabbia e acqua sporca. Che vive intorno al fiume. Piccole chiatte trasportano auto da una parte all’altra del fiume.

Da Koriomé partono i taxi per Timbouctu. È probabilmente il villaggio col parco auto più assurdo del mondo. Furgoni mai visti con latte esterne che sostituiscono serbatoi, fuoristrada vecchi di 40 anni, Peugeot rattoppate, auto messe insieme da modelli diversi… uno spettacolo vero.

Il prezzo giusto per un taxi brousse scomodo è 2000 CFA. Dopo alcune risaie inizia il deserto vero che annuncia Timbouctu. Passato l’aeroporto a sinistra, si entra nell’arco che annuncia in francese Ville de Tombouctou. L’aria è più pesante che a sud.

Per entrare in città, come ad ogni cambio di regione, si passano i controlli doganali. I militari chiedono sia passaporto che carta d’identità. Non averla significa pagare 1000 CFA di multa-tangente. Per gli stranieri non è automatico. In più va detto che Timbouctu è stata occupata dalle milizie islamiche due anni fa e solo da poco riconquistata. Ora è presidiata dalla Forza di Pace Africana, fra cui si distinguono i soldati del Burkina Faso che scoattano perché meglio equipaggiati. La città è praticamente priva d’asfalto. Sabbia e fango ovunque, meraviglia assoluta.

Girano i 4x4 di rari safaristi, di Onlus, dell’Onu e le “tecniche” dei militari (pick up con le mitragliatrici sul cassone). Tra edifici pubblici, monumenti alla pacificazione e moschee è tutto un film. Nella piazza principale fra Governatorato e sede della polizia sono ancora visibili i segni dei bombardamenti del gennaio 2013, ma la ricostruzione va avanti rapida. L’Islam è forte ma non oppressivo. La città vive di scambi da sempre.

Dormire a Timbouctu, sarà perché zona estrema, è più caro che altrove (anche 60 €). Noi girandoloni però abbiamo l’aggancio:

Mohamed Haidara

+223 76023478

parla molto bene italiano ed è una specie di boss del posto, sveglio e ben introdotto (anche perché juventino). La sua consulenza costa 15.000 CFA totali.

Timbouctu è meno sporca di Mopti o Bamako e l’assillo di venditori e aspiranti guida dura solo all’inizio. Fa un caldo nauseante anche se a gennaio si sta meglio. Volti neri coperti da veli islamici, maglie colorate, facce curiose e furtive. La città è un reportage di per sé. Le tre moschee di Sankoré, Djingareiber e Sidi Yahiya sono famose. Anche il pozzo da cui sarebbe nata la città 1000 anni fa, è fonte d’acqua e di vanto. Tutto incredibile.

Oltre il centro abitato non ci sono strade, ma solo il Sahara, i cammelli e i tuareg per 2500 km. L’atmosfera non si può descrivere.

Il grande mercato e il piccolo mercato sono due punti di aggregazione notevoli. Molti traffici passano da lì. Vicino al grande mercato c’è un bar senza nome dove al tramonto si può bere tranquilli birra Castel. Le sigarette Liberty costano 250 CFA. È un buon modo per rilassarsi per la prima volta e vedere partite di calcio 100 contro 100 sulla spianata polverosa. Vale il viaggio.

Si dorme a Timbouctu su indicazione di Mohamed in una casa non meglio precisata. I bisogni si fanno all’aperto e l’acqua è quella comprata in busta.

A Timbouctu è difficile arrivare ma ancora più difficile partire. Bisogna organizzarsi prima. A Koriomé di barche ce ne sono meno che a Mopti e per muoversi in 4x4 è necessario prenotare. Mohamed è utile per le trattative.

I fuoristrada che vanno da Timbouctu a Douentza partono all’alba dalla piazza del grande mercato. Importante è non accordarsi con autisti che fanno tappa a Sévaré, perché anche se la strada è migliore si allunga di tanto. Si paga anticipato e bisogna fidarsi. Per 12-13 ore di auto sono 10.000 CFA a persona.

Si parte all’alba del giorno dopo con un Land Cruiser Toyota anni ’80 (ci sono anche tanti Defender vecchissimi). Saluti a Mohamed e via.

I passeggeri previsti sono 12-13, ma si arriva anche a 15-16 con gente aggrappata ai bagagli sul tetto. Per evitare rogne coi militari della dogana in uscita dalla città, salgono tutti dopo.

Prima di partire in 4x4 da Timbouctu per Douentza  è bene ricordare:

  • stagnare l’interno del bagaglio per la polvere (cellophane)
  • arrivare un’ora prima della partenza per scegliere il posto
  • sedersi nei posti dietro evitando il contatto con le file di mezzo dove i 4x4 hanno le cassette degli attrezzi
  • portarsi cibo (pane maliano e scatolame dall’Italia) e acqua

Dopo il trasporto sulla chiatta dall’altra parte del Niger ci s’inoltra verso sud.

Il viaggio è probabilmente una delle cose più dure e allucinanti fatte da noi girandoloni. Difficile riassumere il caldo, la puzza, le gomitate, le capocciate, la ruggine, la polvere, la scomodità e soprattutto l’incredibile rottura di coglioni. 13 ore con tappe random tra dune, sabbia, gas di scarico, sabbia, arbusti da deserto, cespugli, rovi, sassi, buche, voragini, interruzioni. Ogni tanto c’è anche qualche pezzo di stradaccia in terra battuta, ma solo in casi fortunati. L’ipotesi che qualche passeggero possa scureggiare rimane sempre valida, cosa che nel forno e nella polvere del Sahel, non può che fare piacere.

Tanto per non farci mancare nulla, l’area è ad alto rischio banditi. Insomma, che il Mali non sia il Lussemburgo a questo punto del viaggio sembra un’idea non così bizzarra.

L’arrivo a Douentza è anticipato da un paio d’ore di rilievi rocciosi e da alcuni villaggi di una povertà indescrivibile. Man mano che il sole cala il colore ocra vira al rossastro.

A Douentza si dorme all’Hogon Campement, circondato dal deserto. Dormire in una chambre ventilée costa 10.000 CFA, la colazione altri 1500.

Il numero di riferimento è +223 9433104

Conviene prenotare da Timbouctu.

Case di fango e altra povertà ma c’è tempo solo per riprendere le forze.

Douentza è su una strada strategica. Il fatto che sia l’unica del Sud la rende ancora più strategica… Ci passano tutti i bus diretti a Bamako, lontana 800 km. Nel 2012 è stata occupata dagli islamisti e poi riconquistata dai Francesi e dai governativi.

Alle 6 di mattina, dopo pane fritto e caffè, si prende il bus per Hombori. Ci vogliono 3-4 ore su una strada quasi decente, attraversando i rilievi delle Mani di Fatima. Praticamente sono le rocce di Marlboro Country. Se non fosse per la povertà endemica, sembrerebbe di stare in Arizona. Bellissimo.

Si arriva a Hombori, ridente cittadina di povertà e fango, a pranzo. Tutt'intorno rilievi da film western.

Davanti al benzinaio dove si ferma il bus c’è il Kaga Tondo Campement Chez Lelele. Il nome promette bene.

Il contatto è proprio lui, Lelele

+ 223 76351301

Quando non è impegnato coi suoi 7-8 figli, parla anche francese.

Con lui si organizza tutto: due notti con alloggio, pasti e visita agli elefanti con moto affittate costano complessivamente 100.000 CFA, circa 150 €. La gita a parte per le Mani di Fatima costa 50.000 CFA.

Si può dormire sotto una tettoia di paglia o all’aperto senza bisogno delle zanzariere, perché il clima di gennaio lo consente. A Hombori, così come a Douentza, ci sono molti topi.

Bisogna fare tutto entro le 11 del terzo giorno, quando passano i bus per Gao (l’orario è sempre africano, oscilla di circa un paio d’ore…).

Gao è una città tosta. È stata capitale dell’autoproclamata repubblica dell’Azawad de facto indipendente da Bamako dal 2012 al 2013. L’Azawad era lo stato virtuale dei tuareg, nemici dello Stato centrale. L’appoggio degli islamisti ha contribuito a creare la crisi allargata poi ad altri Paesi della regione.

Raggiungere Gao è un traguardo grosso.

Il bus costa 6000 CFA e impiega circa 6 ore. Il paesaggio è lunare ed è presidiato dall’Armée du Mali (che sfoggia blindati francesi e vecchi BTR russi) e dalla Forza di Pace Africana con numerosi check point. Ronzano elicotteri ed una strana atmosfera. I luoghi sono famosi per i rapimenti degli stranieri, ma al gennaio 2015 la situazione è tranquilla.

Gao, rattoppata in fretta dopo la guerra, oggi è un enorme presidio militare. Il grande ponte di cemento sul Niger paludoso, è nuovo di zecca. Sembra una zona di frontiera.

Ai controlli d’ingresso è necessario dare il nome della guida. Noi girandoloni abbiamo Mohamed Musa (diverso dal Mohamed di Timbouctu)

+ 22378460566

Senza fornire dati non si passa. La guida aspetta all’Hotel de l’Atlantide, una stamberga col porticato in pietra vicino al gran mercato, lato fiume.

+223 6149730

12.000 franchi a notte per una stanza. Con l’aria condizionata 18.000. Fare gli sboroni e prendere l’appartamento costa 30.000 , circa 45 €.

La zona dell’hotel è il centro, con la piazza, le Poste e la strada per l’aeroporto. Si mangia in compagnia della guida in posti non sempre riconoscibili. La Source du Nord fa anche uova con carne. La città è multietnica, nel senso che come grosso crocevia commerciale, attrae Africani da tutto il continente.

A Gao, girano i SUV dell’ONU e di organizzazioni adiacenti, ma non c’è molto altro a parte polvere e gente strana. Il sole è un martello senza fine.

La città e l’area intorno è tutta sabbia e giallo denso. Se si alza il vento, col clima secco è un inferno totale. Immondizia bruciata, topi e una povertà smisurata fanno il resto.

Se dicessimo “Gao è un posto un po’ di merda…” nessuno si dovrebbe offendere. Rimane però un senso di estrema frontiera, pieno di fascino.

Due notti a Gao poi via indietro per Douentza. 10 ore di bus e ritorno all’Hogon Campement.

Douentza è solo una tappa. All’alba bus per Sévaré dove c’è l’appuntamento con Mohamed (quello di Timbouctu). Benché personaggio ambiguo, è utile per organizzare l’escursione di due giorni e tre notti nella terra dei Dogon a sud.

L’escursione verso i Dogon è un documentario nel documentario.

Si fa riferimento a Bandiagara, principale villaggio dell’area. Oltre alla falesia, altura rocciosa scavata dai secoli, si gira in 4x4 tra Sangha, Endé, Arou, Fula, Bozo, Djuiguibombo e Tireli.

Al Campement Grand Castor di Sangha, noi girandoloni abbiamo apprezzato la pasta al pomodoro. Ci tenevamo a dirlo.

Nella terra dei Dogon, tra incisioni rupestri, tetti di paglia, pozzi di terra gialla e stregoni che danzano all’arrivo dell’uomo bianco, l’uomo primitivo è di casa. Con le dovute differenze, le case giurassiche ricavate dalla roccia ricordano Goreme in Turchia (vedi nel sito).

Notevole anche la palude del caimano che non è una citazione di Carlo Verdone ma il luogo dei rettili sacri nella piana di Bandiagara.

Tutta la zona è la terra animista patrimonio culturale del Mali, fuori da tutto. Impossibile descrivere, soprattutto alla luce della stanchezza e di quanto accumulato nei giorni precedenti. La guida Mohamed fa da tramite e permette i contatti con i locali senza fraintendimenti.

Di fatto si esce dal pianeta Terra.

Per dormire si fa riferimento all’hotel camping La Toguna. Ci si può sincerare direttamente contattando il responsabile Eric

+223 66887204

Tariffe e soggiorni cambiano in base agli accordi. Le camere sono “aperte” ma comode e ventilate. Da notare la polenta di baobab (somiglia a sputo di vacca), nel complesso piacevole, tipica del posto.

Auto, alloggio e pasti compresi, il prezzo pagato a Mohamed per i tre giorni on the road è di 150.000 CFA a cranio, circa 220 € ma effettivamente vale la pena. Non girare per i Dogon, significa non aver visto il Mali. Importante non anticipare la somma, ma versare al massimo un 20%. 

Il ritorno a una base di normalità passa ancora per Sévaré, dove Mohamed torna nel suo strano mondo.

Il bus per Bamako della Africa Tours va preso di pomeriggio. Costa 9000 CFA e ci mette 11 ore. L’ultima fatica assurda.

Dopo Timbouctu, Gao e i Dogon, Bamako sembra Tokio.

La gare routière sta sulla sponda sud del Niger. Con un taxi 2000 (CFA) si raggiunge la Missione Cattolica in Rue Bamako Koura, il cuore della capitale. È l’ideale per recuperare e passare le ultime due notti. Prezzo tra 4500 e i 10.000 CFA, dipende dalla disponibilità. Le suore sono gentili e la sistemazione in muratura è più che accettabile. Davanti alla Missione c’è un Vegetarian restaurant. In Africa fa ridere.

Taxi e retour à la maison in serata. All’aeroporto di Bamako, per evitare tangenti varie, conviene spedire tutto il bagaglio, senza portarsi nulla a mano.

Dire che un viaggio in Mali cambia la vita, è troppo. Dire che non lascia segni, pure.

Volo alle 1,15 da Bamako. Arriva a Tunisi alle 6,55. Coincidenza alle 8,55 e arrivo a Roma alle 11,20. Si sbarca come extraterrestri.

 

 

 

 

 

 

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