Marocco

MA

Il ricordo

  1. “Quando lo vedemmo entrare nel Suq di Marrakech con lo zaino mezzo aperto, capimmo che avremmo affidato a lui la cassa coi soldi del viaggio....”
  1. NOTTI: 4
  2. BUDGET: 440 €
  3. FATTO A: novembre
  4. DA: 4 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Marrakech, Ait Ben Haddou, Ouarzazate, Zagora, Tamegroute, Ouarzazate, Marrakech.
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Volo Ryanair Roma Ciampino-Marrakech alle 16. Arriva alle 18,35, (ora Marocco). Costo A/R 142 €.

Da Malpensa easyJet parte alle 6,40 e arriva alle 9,10. Prezzo simile.

I controlli fiscali sulla marca da bollo a Ciampino sono frequenti e il Marocco vuole il passaporto. Partire subito con un punteggio di -300 € per la multa della Finanza, sarebbe una bella mossa…

A due terzi del viaggio si vede l’Algeria con la costa africana. Può essere un argomento di conversazione. Ma anche no.

Alle 18,30 si sbarca a Marrakech Menara.

Meglio sbrigarsi (non è necessario spingere, basta fare un buon gioco di gambe) o le pratiche doganali diventano lunghe. La polizia di frontiera marocchina non brilla per elasticità e i turistardi pure. I moduli d’immigrazione sono nell’androne e si compilano in fila.

Auto prenotata in rete su  www.economybookings.com

Informazioni al +44 203 106 1826 (in inglese, ma per non fare casini basta l’email)

Per quattro giorni SUV piccolo o berlina grande, 260 € con un risparmio di quasi 100 € sulle compagnie tradizionali.

All’arrivo non c’è l’agenzia. Bisogna aspettare gli addetti che arrivano col cartello.

Diciamo subito che i Marocchini, ma in genere gli Arabi del Maghreb, non si presentano sempre benissimo. A questo si aggiungono i pregiudizi e una cultura locale meno femminista di altre: vederli confabulare in gruppetti potrebbe non ispirare fiducia… Ma l’apparenza come si sa, spesso inganna. (Altre volte no).

Insistendo si paga con la carta di credito anche se preferiscono i contanti. Al piano superiore degli arrivi c’è una tabaccheria con mappe stradali. Se c’è il ragazzino al bancone, ci vogliono circa un paio d’ore per farsi capire, ma va bene lo stesso.

L’aeroporto di Menara è vicino alla città. Si chiede per il Riad Mandalay.

I riad sono case tradizionali marocchine eccetera eccetera…  Stanno nella Medina (la città vecchia) eccetera eccetera... Le porte d’accesso sono anguste e le finestre delle camere danno su un atrio comune, spesso è una piscina. Le decorazioni richiamano la cultura araba e islamica e l’atmosfera in genere è suggestiva. Possiamo dire che andare a Marrakech e non dormire in un riad è un po’ una cazzata.

Sapere che un luogo “...sta nella kasbah, vicino al Palazzo Reale, alle Tombe Saadite e alla Moschea al Mansour...” aiuta e non aiuta, ma è meglio di niente. Bisogna entrare nella Medina. Dall’aeroporto di Marrakech alla città sono dieci minuti, seguendo le indicazioni.

Da Avenue de la Menara dopo qualche km, s’interseca sulla sinistra Avenue Guemassa. A Route de Barrage c'è la porta della Kasbah di Bab Agnaou e si parcheggia oltre la moschea, dov'è il mercato. Orientarsi per la Medina è come camminare bendati in un labirinto con uno che ti strilla nelle orecchie: ci si può confondere. Non sempre ci sono le targhe delle vie. Quando ci sono, spesso sono in arabo. Ci si adegua alla guida creativa e alle manovre da garagista: due cm avanti, tre indietro… ecc...

Si parcheggia nella piazza senza nome dietro al riad, quella con le palme; poi a piedi per la kasbah chiedendo informazioni. 

Col senno di poi, per evitare una seduta dallo psicologo, meglio prendere un taxi all’aeroporto (100 dirham, 10 €) e noelggiare l’auto in città.

Il Riad Mandalay è gestito da Italiani.

www.riadmandalay.com/accueil/index.html

Carino, semplice, molto Marocco.

Si mangia al Tiahn La Kasbah, proprio davanti alle Tombe Saadite. Messo su due piani, è un posto carino. Si paga più della media marocchina. Sui 13 € a testa.

Il Marocco non è famoso per le passeggiate con la fidanzata sottobraccio. La luna nella piscina del riad però è galgiarda. Il muezzin dalla moschea vicina inventa una cornice da cinema. Il fascino di un Paese musulmano, quando cala la sera e arriva l’invito alla preghiera, è particolare. Ovunque s’incroci l’Islam, è lo stesso: musica, luci soffuse, tempi morti… tutto va brodo. Un brodo riconsocibile.

Colazione; con la macchina si esce dalla kasbah e si fa benza alla Shell tra Rue Lalla Rkia e Rue Sidi Mimoun. Raccontato così fa più ridere che altro: stando alle targhe delle vie in arabo, l’orientamento è praticamente casuale. Meglio sempre chiedere. In francese è meglio.

Usciti dalla Medina si raggiunge la periferia malmessa di Marrakech, seguendo il cartello per Ouarzazate, città oltre l’Atlante. La luce è unica.

I colori sembrano odorare. Si vedono e si sentono. Il rosso ruba i limiti all’azzurro del cielo. Col verde delle palme, diventa una litografia in movimento. Tutto è movimento in Marocco, anche se fermo.

Uomini con abito tradizionale in bicicletta e donne cariche di sacchi nella strada sbrecciata; si va verso le montagne. Marrakech è a ridosso della catena dell’Atlante.

L’Atlante non si compra in libreria: secondo la mitologia era un Titano, con la volta celeste sulle spalle. Non è una montagna in realtà, ma una serie di file parallele che separano Marrakech dal deserto.

La N9 sale lentamente e traversa la catena montuosa. I bus di linea della Supratours, collegano i 200 km tra Marrakech a Ouarzazate in quattro ore e mezza. Fanno tappa a metà strada, a Taddert. Tra gole e villaggi berberi di fango, ci si può fermare per un tè. Chi viene qui per la pulizia, ha fatto un affare...

Gli uomini delle montagne non sono arabi ma berberi, autoctoni del Nord Africa. L’arrivo degli Arabi nel VII secolo li ha assimilati all'Islam. Oggi hanno rialzato la testa e aspirano ad una loro identità. Non se l’incula nessuno però...

Fisicamente non è facile distinguerli, ma vestono tutti con un mantello con cappuccio a punta, di tessuto spesso. Considerando il contesto, sembra una via di mezzo tra Guerre Stellari e la Prima Crociata.

Lungo la strada, persone di ogni età vendono pietre verde foglia e rosso terra battuta. Sono i colori della bandiera nazionale. C’è molto artigianato esposto ovunque. anche parecchie stronzate.

Molti i punti panoramici dove ci si può fermare per le foto. Molti anche quelli dove è facile sfracellarsi.

Tra crepacci e pareti rocciose, si arriva a Col du Tichka a 2260 metri nei pressi di Taddert, villaggio di montagna intasato di camion, agnelli, polli e quarti di manzo appesi (il maiale no, perché non sta bene...); è metà percorso. La strada, delimitata da pali segnaneve, diventa difficile fino a tornare tornanti in discesa che portano a Ouarzazate.

Il Marcco è Africa, in Marocco fa caldo. Un cazzo: fa freddino.

Molti villaggi berberi iniziano con la lettera T: Tirdouine, Telouet, Tighza, Tamdaght, Taourirt, … Molti a questa annotazione hanno reagito con “e sti cazzi, non ce lo metti?..” Ma se ci si fa caso, ci si pensa tutto il giorno. La notte no, perché si dorme.

Passata la moschea del villaggio di Timedline si arriva al bivio per Aid Ben Haddou, pochi km a nord est. È ben indicato.

La strada P1506 è una pista buona al massimo per una macchina. Aspettarsi la precedenza è roba da ingenui. Ai lati, polvere, sabbia e villaggi nascosti.

Aid Ben Haddou è famosa per la kasbah, mantenuta intatta  per i set cinematografici. Gesù di Nazareth e Il gladiatore sono stati girati qui, tanto per dirne un paio...

È bella per dire bella. Da lontano e da vicino.

Ai Marocchini non piace essere fotografati. S'incazzano come alci e possono diventare aggressivi. Bisogna farlo di nascosto e velocemente. È uno dei motivi per cui quando si guardano le foto al ritorno spesso ci si sente dire “a chi cazzo l’hai fatta sta foto?”

Si mangia da Chez Brahim.

Bolkaid_ebrahim@hotmail.com

È sull’unica strada del villaggio, salendo sulla destra in un cortile interno. C’è il cartello sulla strada principale.

Lui, Brahim è un bravo padre di famiglia. Affitta anche le camere, grandi, pulite e con vista sulla kasbah, separata da una piccola valle col fiumiciattolo in mezzo.

Si mangia cuscus, tajine di pollo con vegetali e frutta. L’equivalente di 10 € ciascuno. C’è pure il caffè.

Proprio quando si pensa alla grappa torna in mente che il Marocco è islamico. Soprattutto nei pressi di luoghi di culto o in periodo di Ramadan, meglio pensare ad altro (vedi Giordania nel sito).

La finestra dietro il tavolo basso guarda il silenzio del mondo fuori in una luce commovente. A noi girandoloni piace fare i poeti ogni tanto...

Salutata la famiglia di Brahim senza capirsi, si torna sul bivio della N9, tra anziani curiosi, rigorosamente uomini, autorizzati a guardare i culi di tutte le donne straniere che passano.

La rotatoria d’accesso a Ouarzazate è all’altezza degli studi Atlas, la Hollywood del posto. Il Marocco vende molti datteri e molte location. Il fatto che ci abbiano girato Sex and the City, è un incentivo ad andare via rapidamente.

La N9 continua fino al centro della città. Diventa Avenue Mohammed V tra edifici nuovi e ben messi, molto al di sopra degli standard marocchini.

Palme ovunque, fino alla kasbah, che si trova dopo una curva a destra oltre la caserma della Gendarmeria. Ouarzazate è una strada sola, ma molto larga e lunga.

La piazza centrale sembra Sabaudia. Si chiama Al Mouahidine ed è all’altezza dei bancomat (andando verso fuori su Mohamed V), proprio dietro ad un arco. A proposito di bancomat: è bene ricordarsi di chiedere l’autorizzazione alla banca prima di operare fuori Europa. Le carte di credito in Marocco funzionano secondo il criterio "oggi sì, domani no, dopodomani riprova..."

Sotto gli edifici bassi e bianchi, lungo il perimetro s’inseguono ristoranti e locali. Molti sono per turistardi. Uno più anonimo e buono degli altri è il primo nella via a destra entrando nella piazza: rue Al Mouahidine: ha tende in plastica, tipo mare. Il gestore è socievole e dice di sapere tutto sui Tuareg . Probabile che non ci capisca una minchia, ma non c'è contraddittorio. La carne di dromedario sembra il bollito del giorno dopo, ma la cena è ottima e marocchina. Cuscus a secchi e tajine di pollo squisiti per l’equivalente di 14 € a persona.

Tornando indietro, di fronte al benzinaio a sinistra, in Rue de la Mosquee, si entra a Tassoumaatallo una specie di ZEN di locale. È inutile chiedersi perché Rue de la Mosquee si chiami così: c’è un minareto a cinque metri. Agli uomini in abiti tradizionali e barba islamica, si sommano i bambini con le maglie delle squadre della Champions (abbiamo trovato uno con quella del Siena però…). Dopo una doppia curva nei vicoli c’è il civico 39 col Riad Dar Rita.

Si capisce perché sul biglietto da visita ha scritto N 30° 55.356’   W 6°55.904’. Per trovarlo ci sono due possibilità:

  • la bussola
  • una botta di culo

www.darrita.com

Gestito da una portoghese simpatica, è una chicca. Come molti riad è un mondo nel mondo. Fuori, case e strade sbrecciate; dentro, accoglienza comoda e calorosa. Mette a disposizione il tavolo per giocare a carte e bere due birre prese allo spaccio semiclandestino che sta sempre sullo stradone all’altezza del semaforo. 

60 € per una doppia al primo piano fra tappeti e cuscini tuareg. Colazione eccellente con datteri giganti dolcissimi (nella valle del Draa ci sono i migliori datteri del mondo).

“Che bello siamo nel deserto, che bello siamo nel deserto!!!” Una ceppa. Per il deserto vero e proprio ci vogliono almeno cinque ore.

Dopo la colazione alle 7, si va in auto ancora lungo la N9.  

La catena dell’Atlante è come il supermercato: quando credi di avere finito, trovi una fila davanti. Dopo l’Alto Atlante, superato tra Marrakech e Ouarzazate, c’è anche quello Medio, infatti. Per arrivare a Zagora, ci sono altri tornanti e altri strapiombi. I posti sono incantevoli e l’aria del Sahara avanza. I villaggi si fanno più poveri, le costruzioni più affascinanti e le facce più scure.  Molti asini, molti bambini, molti carretti, anche molta monnezza... Le guide tradizionali non ne parlano molto.

Ad Aigz, subito dopo l’ultimo valico prima della valle, dove la strada si allarga c’è un mercato. È una foto in movimento: colori, facce e cammelli compongono un acquarello pieno di odori nuovi. Trattando si comprano banane. 1 € per una decina.  

Il fiume Draa scorre tra palme e cespugli, mentre la vita costruita nel fango dei secoli gli si aggrappa intorno. Timidarte e Tinzouline sono una meraviglia tra il giallo e il rosa. Con qualche sfumatura vaniglia tiè...

Con la macchina si tiene una media di 60 km/h; il minimo per non fare notte, il massimo per non fare foto a macchia colorata sfocata.

Anche Zagora è più grande del previsto, proprio come Ouarzazate. Stradone largo che ricorda i posti di mare, uomini in bicicletta, luce accecante. Alla seconda rotatoria c’è il famoso cartello Timbouctu 52 giorni. Timbouctu, città leggendaria, sta in Mali e nel gennaio 2013 è stata zona di guerra. Come tutta l’Africa sahariana occidentale è ad alto rischio Islam radicale. (Vedi viaggio in Mali per approfondimenti...)

Si prosegue. La strada diventa difficile. Senza fuoristrada ancora di più. Buche e sabbia ovunque.

Le dune di Tinfou a Tamegroute sono una cosa piccola. Per M’Hamid e il deserto cattivo ci vogliono altre due ore. L’Algeria è vicinissima.

Noi di girandoloni.com avremmo voluto svalicare ma come si dice in dialetto berbero, ce la siamo presa nder culo: perché? Perché Algeria e Marocco non si amano, nonostante siano arabi con uguale passato coloniale: dopo l’indipendenza dalla Francia, si sono scannati per questioni territoriali (Guerra della Sabbia); poi l’occupazione marocchina dell’ex Sahara Spagnolo nel ’75 e l’aiuto dell’Algeria al Fronte del Polisario, hanno fatto il resto. Al 2015 le frontiere a sud sono chiuse.

Si passa Tagounite ma la strada dice di no. Calcolando i tempi di rientro, le condizioni non ci sono. Si rimane a Tamegroute con Tuareg e cammelli ben abituati a turisti e turistardi. Le escursioni costano sui 15-20 €, ma sono prese per i fondelli. C'è più sabbia alla tenuta di Castelfusano.

Nel caldo disarmante, si torna verso nord, tra palme, kasbah e abiti tradizionali.

Si mangia in stile oasi, al Riad Lamane che sta su una traversa a sinistra appena rientrati a Zagora. Bisogna chiedere per le indicazioni o si finisce nel Sahara.

www.riadlamane.com

Il posto è da Mille e una notte anche se è giorno. Cuscus e polpette di verdure tra cuscini e ombra. 18 € a testa (che è tanto) e poi si riparte, direzione Ouarzazate dove si torna col buio. Le montagne marocchine col buio sono toste.

“Siamo Berberi, non barbari” dicono i ragazzini in cerca di spiccioli. L’italiano lo hanno appreso dalle produzioni dei film, tra cui alcune vergogne natalizie.

La kasbah sembra proprio una kasbah... Si mangia al Dourya, che ha la terrazza in mezzo alle case di fango ma si vede dallo stradone principale. Tajine con prugne e limone. Il fatto che abbia la birra implica che è turistico. 150 dirham a testa (13 € circa). Muezzin  e mezzaluna ricordare che non stiamo in Islanda.

Altra notte, altra colazione al Dar Rita. Saluti e abbracci e via indietro verso l’Atlante. Marrakech è a tre ore e mezza. Ci sono fattorie che espongono cartelli con olio di Argan lungo la N9. Volendo si può comprare. Non volendo, no.

Quando si arriva a Marrakech ci voglioni dai 10 ai 12 secondi per perdersi. Anche nella Ville Nouvelle, la zona europea costruita dai Francesi fuori la Medina, è lo stesso.

Si costeggiano le mura rosse della Medina, dove ci sono mercato e panico continui. Alla rotatoria di Piazza 16 novembre, dopo un centinaio di tentativi s’imbocca Avenue Moulay Abdullah. Ci scappa anche una coppa di gelato. Siamo sui pochi euro a testa.

Si chiede per la Prefettura. Con un po’ di impegno ci si arriva. Altri settecento tentativi, fra rotatorie, bus, cammelli e venditori di tutto.

La piazzetta della Prefettura è il luogo dell’appuntamento coi tipi dell’autonoleggio.

In 300 mq contiene circa 12 milioni di automobili. È più facile fare un carpiato quadruplo all’indietro mentre si fa l’uncinetto, che parcheggiare.

Chiamati con tesserina locale (10 € ), i tizi dell’autonoleggio arrivano rapidamente.

L’ingresso alla kasbah è a un metro. C’è un arco e subito dietro, in Derb El Aarsa n.3, il Riad Al Warda. Sono amici di quello del primo giorno. Bella la piscina, belle le stanze, bello tutto.

Ci si tuffa nel cuore della Medina a piedi.

La piazza famosa di Marrakech è Djema el Fna, indicata dai cartelli nei vicoletti.

Incantatori di serpenti, incantatori senza serpenti, spiedini, nani, saltimbanchi, turisti, turistardi, trafficanti, chiromanti, musicanti, storpi, ciechi, storpi finti, spacciatori veri, passanti, furfanti, camerieri, venditori, procacciatori, commercianti, papponi e gente di ogni risma. C’è di tutto.

Il sole cala dietro i minareti; dal Cafè de France, dirimpetto al Cafè Morgana devastato da un attentato nel 2011 (ci sono i teloni bianchi ora), lo spettacolo è unico. Si fa a pugni per prendere un tavolo panoramico, ma picchiando forte, vale la pena. Il tramonto a Marrakech è un’esperienza particolare.

Colori e rumori della piazza rigurgitano un senso di sonno benefico. Un bordello vero, ma è il fascino universale di un inferno che scorre ogni secondo, ogni giorno, da secoli.

Cena da Jama, nel cuore della Medina. Sta in Touala Kennaria al 149, non lontano da Djema el Fna. C’è una specie di giardino e si mangia il tajne più buono in città. Si replica con una variante di cuscus vegetale per circa 12 € cadauno. Non serve birra.

La si beve in terrazza la sera, nel riad. Nel buio salgono le luci e i fumi di Djema el Fna, non troppo lontana, tra tetti disordinati. Marrakech corrompe e ammalia.

Colazione a lato della minuscola piscina. Si ritorna a Jema El fna, cuore pulsante. Da lì, parte il suq. La prima sezione è dedicata a venditori di olive. Poi il dedalo. Due ore nel suq, tra merci e colori. Girando, si ritorna negli stessi punti. Notevole la piazza delle spezie. Per cercarla ci vuole l’aiuto di Allah. Un tè in terrazza al Caffè delle Spezie, proprio in Place Rahba Lakdima (per gli amici Place des épices) è un’esperienza da fare. Costa pochi dirham.

www.cafedesepices.net/

Sotto, brulicano i venditori di pietre e polveri di ogni tinta possibile.

Pranzo da Chez Chegrouni, ancora in Jema El Fna. Ultimo tajine al pollo e altro cuscus. Su tavoli in ferro battuto che ricordano mosaici d’altri tempi.

Lo stampo malinconico dei Francesi è riconoscibile ovunque nel mondo (vedi Vietnam e Cambogia nel sito): bistrot, balconcini in ferro, case basse... Anche laddove l’anticolonialismo è stato feroce (il Marocco non scherza in questo) i tratti rimangono pieni di charme.

Ritorno al riad e bagaglio.

Taxi per pochi euro (da trattare prima per evitare rotture di palle al 90°).

In mezz’ora controlli in aeroporto e via.

Ryanair decolla alle 19. Arriva alle 23,25 (ora italiana) a Roma.

(Per Milano Malpensa con easyJet si parte alle 9,50 invece, quindi bisogna muoversi prima. Arriva alle 14,10).

Il Marocco è facile. Difficilissimo ma facile.

Percorso da rifare, con uno-due giorni in più.

 

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