Namibia

NA

Il ricordo

“Che ci fai in Namibia col profumo?” “Quando arriviamo alla spiaggia delle otarie te ne accorgi…”

 

  1. NOTTI: 14
  2. BUDGET: 1900 €
  3. FATTO A: giugno
  4. DA: 2 girandoloni
  1. PERCORSO 
  2. Windhoek, Keetmanshoop, Fish River Canyon, Luderitz, Kolmanskop, Sossusvlei, Walvis Bay, Swakopmund, Cape Cross, Skeleton Coast, Etosha National Park, Windhoek.
load map...

Per chi si sta facendo domande, ricordiamo che la Namibia sta in Africa, in basso a sinistra. È sotto l’equatore, quindi a giugno è inverno (per modo di dire). Vaccinazioni non obbligatorie. La malaria c’è solo nell’area delle Cascate Vittoria. Contro i serpenti invece, si punta sulle botte di culo.

Per risparmiare si fa' il Giro di Peppe. Volo Qatar da Fiumicino su Doha alle 22,45. Coincidenza alle 6,45 per Johannesburg. Arriva alle 13,45. Alle 17,40 South African vola su Windhoek. Arrivo in Namibia alle 18,45. Costo A/R 755 €.

Da Milano bisogna cercare. Non possiamo fare tutto noi.

L’aeroporto di Windhoek Hosea Kutako è piccolo piccolo. Quattro palme e un edificio unico. Dopo due scali di solito si avvista San Cristoforo sulla scala dell’areo ma è buio e fa fresco. Dal parcheggio dell’aereo alla Hall dell’Immigrazione sono 100 metri a fette. Compilato il modulo in inglese, si fa la dogana senza visto; solo timbro e pratiche veloci.

Nell’androne degli arrivi c’è l’ufficio cambi. Non conviene ma è utile. I dollari namibiani stanno intorno a 10 per 1 €. Sono legati al rand sudafricano.

Tutto il viaggio in Namibia gira intorno al noleggio dell’auto con attrezzatura da campeggio: è il costo maggiore.

http://www.okavango-carhire.com

L’agenzia offre anche l’alloggio per la prima notte e manda il tizio all’aeroporto col cartello, di solito col cognome sbagliato, tipo Marrio Rosi.

Lasciata la fontana dell’aeroporto si punta Windhoek, lontana venti minuti. Nel buio si vede poco ma l’area è stepposa e tranquilla.

La Namibia è Africa poco antropizzata; sembra Baviera e Mississippi insieme. Dalla periferia spuntano villini e compound col filo spinato. Sono status symbol di ricchezza. Un po’ come andare in giro col fucile per dimostrare di poterselo permettere.

In giro la maggioranza è nera con alcuni bianchi di origine tedesca. La baraccapoli nera di Katatura è sull’altro lato della città.

Windhoek , su un altopiano sopra i 1500, è fatta a colline. Ha anche la stessa longitudine di Brindisi. E questa è una cosa che ci rende davvero molto felici…

Si arriva ad Andimba Toivo eccetera eccetera… in una zona industriale del lato sud. C’è la sede della Okavongo col parcheggio delle auto e il B&B per dormire.

Cena continentale a base di carne, affettati, patate e birra. In Namibia, ex colonia tedesca, le birre sono buone. Ottima la Windhoek.

http://www.windhoekbeer.co.za/the-beer.html

Notte, cena e colazione continentale costano sui 25 € a cranio. Si fa anche a meno della diarrea.

Di giorno Windhoek è gradevole. Cielo blu cobalto, zero umido; è molto Sognando la California. Non a caso una razza di antilopi si chiama Dik Dik

Per affittare l’auto senza autista l’opzione da morti di fame è la Toyota Hilux con tenda che si monta sul canopy posteriore. I più intelligenti però prendono il Defender, anche se costa di più. È bene prendere la Toyota versione quattro posti per sistemare i bagagli nell’abitacolo. L’alternativa è la sabbia nelle mutande per tutto il viaggio. Il prezzo è quasi 100 € al giorno.

Le auto hanno tutte il serbatoio ausiliario perché i distributori seguono il criterio “uno ogni morte di Papa”. La lancetta comincia a scendere col secondo serbatoio. Tanica da 100 litri di acqua non potabile, cavo da traino e frigorifero sono in dotazione.

Tutto ruota sui camping, a meno che non si opti per i resort di lusso. Infatti è pieno di  turisti Sudafricani che usano la Namibia come il giardino di casa (fino al ’92 la Namibia era Sudafrica).

Attrezzatura necessaria da noleggiare con l’auto:

  • almeno due ruote di scorta
  • tenda da campeggio (automontante sull’auto)
  • barbecue (braai in Namibia)
  • tavolini e sedie da campeggio
  • navigatore
  • fornello a butano
  • compressore per sgonfiare/gonfiare le gomme
  • varie ed eventuali

Sui siti per il noleggio c’è una fotogallery con incidenti stradali tipici del turistardo coglione. Fra cappottamenti, insabbiamenti e cazzate varie il campionario è molto divertente.

I Namibiani sono tutti molto friendly e rilassati. Si dividono in due gruppi principali: i bianchi e i neri. Per distinguerli ci sono diversi criteri:

  • i neri sono più scuri
  • i bianchi sono più chiari
  • i bianchi di origine tedesca, sono proprietari di aziende
  • i neri sono più poveri
  • i bianchi hanno i SUV e le case più grandi
  • i neri hanno vecchie Nissan scassate e i cerchioni coatti con l’adesivo del Manchester o del Chelsea

Importante: quando si noleggia un’auto senza autista in Africa (self drive) è fondamentale fare il check minuzioso prima di partire. Le agenzie accollano anche le cacche dei piccioni. La regola è che non si può fare il fuoristrada. Ovviamente, viene da ridere, perché noleggiare un 4x4 in Namibia e rinunciare al fuoristrada è come andare alle Terme di Viterbo con l’attrezzatura da sub: è uno spreco di risorse. Si promette sapendo di non mantenere.

A Windhoek non c’è traffico. Passata Independence avenue da cui spunta la Christuskirche, si punta il Sud, verso rettilinei siderali.

Si guida a sinistra col volante a destra (vedi il vademecum in Irlanda nel sito). Dopo qualche gomitata allo sportello ci si abitua.

I limiti sono 60 km/h in città, 80 sulle sterrate, 100 sull’asfalto. C’è molta polizia con gli autovelox. Beccare la multa è un attimo.

 La Namibia ricorda molto Io sto con gli ippopotami con Bud Spencer e Terence Hill. Si può campeggiare ovunque tranne nei Parchi Naturali e non s’incontra nessuno per km. L’impatto è fantastico e il senso di libertà totale.

Per il Fish River Canyon sono 700 km. Via su due corsie d’asfalto per circa 300 km fino a Marienthal, cittadina nel nulla di chiara origine tedesca ideale per mettere benzina alla Engen (costa 0,7 €), pisciare e fare la spesa.

Necessaire da acquistare per il viaggio:

  • legna da ardere già confezionata
  • carbonella
  • bustone di riso da 5 kg (il Surprise è buono)
  • carne alla brace imbustata e già condita
  • birra Windhoek in bottiglia
  • acqua potabile in taniche da 5 litri
  • uova
  • biscotti per la colazione
  • latte a lunga conservazione per la colazione
  • cereali per la colazione
  • carta igienica (non per la colazione)
  • repellente per gli insetti (l’Autan in Africa fa ride’…)
  • cd di musica locale
  • varie ed eventuali

Inutile fare grandi scorte perché il frigo a motore spento non funziona.

Costo totale 400 dollari locali, circa 35 €.

Molti ragazzi chiedono soldi ma nessuno è aggressivo. Oddio: qualche stronzo si trova sempre…

Si prosegue verso sud. Steppa desertica, fuoristrada, sole che cala rapido dopo il Tropico.  In inverno in Namibia tramonta per le 17,30.

Ci si ferma a Keetmanshoop che sembra un negozio ma è una città. È bene arrivare prima del buio in modo da fare tutto per bene. Poco prima di entrare in città c’è il Quiver Tree Rest Camp, un campo attrezzato con piazzole e un B&B. Il Quiver tree è l’albero faretra, tipico della zona. Sembra un astuccio con frecce che escono. È l’attrattiva del luogo.

http://www.quivertreeforest.com

Si sperimenta la tenda dell’auto. Esce come un materassino dalla zip e si ribalta. Si tira fuori la scaletta ed è tutto pronto. La sensazione di stare in tenda sopra una macchina nel cuore dell’Africa del Sud è strana forte. Il costo è intorno ai 10 € complessivi e non ci sono pericoli. Solo il guardiano all’ingresso del camping è un po’ rincoglionito. Silenzio totale.

Per evitare di fare il barbecue si può andare alla Schutzen Haus, classico pub tedesco di zona.

http://www.schuetzenhaus-namibia.com

Per carne, patate e birra siamo sui 7€ in dollari locali. Sta a cinque minuti di macchina verso la chiesa di pietra. Proprietari simpatici ma tutto molto surreale.

Per dormire sarebbe carino portarsi dall’Italia un sacco a pelo invernale. L’escursione termica fra notte e giorno è parecchia.

La mattina presto si punta a sud per Hobas e il Fish River Canyon. Sono circa 200 km e la strada a un certo punto cambia. Da asfalto passa a pista sterrata.

Importantissimo: per evitare la doccia di polvere e la pioggia di sassi sulla carrozzeria, in Namibia è bene non farsi sorpassare mai a costo di aprire gli sportelli o spargere chiodi. È una regola.

Terra, deserti ocra, sassi, spettacolo giurassico, gioco di colori. Sembra di essere sulla Terra un milione di anni fa.

Il punto di riferimento per il Canyon è l’ingresso di Hobas. Auto e due persone pagano meno di 20 € in conio locale.

L’Hobas camp site è attrezzato con piazzole comode e dista 10 km dal punto panoramico più bello. Un vista assurda. Oltre iniziano i sentieri per escursioni dure di più giorni. Non sono pochi quelli che pensano “Chi ve s’encula…” e si limitano al panorama.

Il posto è incredibile. Sabbia, colori mozzafiato, rocce, tramonto. Rimanere a bere una Windhoek fuori dal tempo e dal mondo è incomparabile.

Si procede col barbecue in un posto senza senso.

“Arrivo arrivo io… al barbecue ci penso io” in Namibia non si fa. Tutti i camping dispongono di braai in pietra; bisogna evitare di farci il fuoco direttamente con la legna però, perché la fiamma rovina la pietra e i proprietari s’incazzano come rinoceronti. È una costante in Namibia. Si deve fare la fiamma nei barbecue ausiliari o in buca e poi spostarla con la pala in quello principale. Paese che vai barbecue che trovi…

Dal Fish River Canyon si parte verso Luderitz, sulla costa. Si torna sulla C2 fino a Seeheim. Dopo un’ora e mezzo di sassate, ritorna l’asfalto. Altre due ore di deserto fino ad Aus dove c’è una chiesa, la ferrovia con l’hotel, un benzinaio e un cimitero. Il Far West fa ride’ al confronto… le scritte tedesche fanno uno strano effetto.

Si mangia dal frigo serrando i tempi per l’oceano.

Lungo la B4 molti grilli talpa, che non sono grilli ciechi, ma insetti brutti. Diffusa anche l’agama, la lucertola azzurro-ruggine. Panorama desolato e caldo che sale. Bello e strano.

Quando si scende per fare la pipì e sentirsi liberi eccetera eccetera… è importante ricordare due cose:

  • a sinistra della strada inizia l’immensa area delle miniere di diamanti. È la Sperrgebiet, guardata a vista. Non conviene fare gli stronzi perché sparano a vista.
  • il mamba nero è di casa. Si muore in circa venti minuti.

Deserto e sabbia polverosa per km. È la parte bassa del deserto Namib. Che  dia il nome al Paese non ci vuole la laurea per capirlo. Il vento fa venire il mal di testa. Ad ogni esplosione sul parabrezza viene da pensare alla sfiga dell’insetto: passa una macchina ogni due ore.

Luderitz è Germania impolverata sull’oceano. Case colorate coi tetti bavaresi, scritte in tedesco... La Namibia prima di essere occupata dal Sudafrica, fu colonia di Berlino, se non lo abbiamo detto prima è perché puntavamo sulla cultura generale del lettore. L’impronta deutsch è evidentissima.

Domanda: che lingua si parla in Namibia?

Ufficialmente l’inglese, ma sono diffusi afrikaans e tedesco. L’afrikaans è la lingua dei Boeri, coloni olandesi del Sudafrica; sembra un fiammingo parlato mentre si mastica.

Tra discese e salite, vento e sole, si arriva alla Felsenkirche la chiesa che domina la città. Guardando l’oceano arrabbiato e freddo (c’è la Corrente del Benguela) è bene pensare che oltre c’è solo l’America.  La stessa minchiata l’abbiamo pensata al contrario in Uruguay (vedi nel sito).

Si “alloggia” al Shark Island, il promontorio che costeggia il porto e finisce col faro. Ci sono tre bungalows o il faro stesso per dormire. Oppure la piazzola.

http://www.nwrnamibia.com/shark-island.htm

Si spendono al massimo 10 € al giorno.

La zona è battuta dal vento che sinceramente, dopo un po’ rompe i coglioni. in ogni caso, il tramonto sul mare nervoso è unico.

Luderitz è un’ottima base di partenza per Kolmashop, dove si passa una mezza giornata. È la città mineraria abbandonata a soli dieci minuti di strada. È famosa per le case insabbiate nelle dune. Ci si entra con un permesso dell’agenzia a Luderitz perché è interno all’area diamantifera proibita.

Altra gita si può fare al Diaz Point, sulla strada panoramica che parte a sud, dopo la periferia. Oceano, venti, il nulla. Un luogo incredibile.

Come alternativa al barbecue, c’è il ristorante Ritzi’s con vista mare, vicino alla rotatoria del porto. È specializzato in pesce (e vorrei vedere: sta’ in acqua…) ma costa più della media. Sulla Bismark strasse invece ci sono un paio di birrerie. Visto l’indirizzo, manco a dirlo, si mangia tedesco.

Luderitz è un’ottima base per riprendersi dalle grandi distanze con la macchina. due notti sono giuste.

Da Luderitz si riparte prestissimo per il nord, destinazione Sossusvlei. Strada B4 a ritroso; dopo Aus si svolta a sinistra sulla C13 sterrata.

Marte in confronto è un giardino in fiore. Terra, sabbia e rocce rosse per 350 km. Tappa a Maltahohe, dove l’unico hotel fa anche da ristoro. La signora è tedesca e con pochi dollari namibiani ci scappa anche l’uso del bagno e della doccia (se funziona). Posto apocalittico e unico. Intorno non c’è un cazzo per centinaia di km. Si continua sulla C14. Altri 150 km di terra, sassi e rilievi (vale la regola del non farsi sorpassare mai) fino a Sesriem. È l’ingresso nel nulla al Naukluft Park. Dopo il far west riappare il Namib, il deserto rosso. Non ci sono parole. Non bastano nemmeno le foto per capire. Come recita un vecchio proverbio boero “chi non ci va, se la pja nder culo”.

Sossusvlei è una pozza secca circondata dalle dune rosse. È il simbolo fotografico della Namibia. Se ci atterrassero i Marziani direbbero: “giramo giramo, stamo sempre sotto casa…”

Campeggiare nel parco non è possibile ma non ci sono controlli e volendo si fa. È utile perché le dune vanno viste all’alba e al tramonto (quando diventano rosse) e per arrivare da Sesriem a Sossuvlei sono 50 km di sterro difficile. Dormendo fuori, si rischia di arrivare troppo tardi o tornare col buio. Ricordiamo che guidare nel deserto col buio era dura anche per Lawrence d’Arabia.

Teoricamente ci potrebbero essere animali. Noi girandoloni però, i leoni non li abbiamo visti. È una zona battuta da serpenti: la cautela durante le fasi di barbecue è gradita. Va detto che anche gli shongololo, i millepiedi giganti, non sono bellissimi…

Chi ama le foto, dall’area parcheggio di Sossusvlei può continuare a piedi per 5 km fino a Dead Vlei, l’area degli “alberi morti”. È un posto allucinante. Per non morire sulla sabbia bisogna ricordarsi l’acqua e che il sole va a picco alle 17.

 

Fare il barbecue nel Namib è diverso da farlo a Castel Fusano, bisogna dirlo. Basta sbriciolare dei cereali per assistere a una puntata di Quark. Manca solo Piero Angela. Uccelli di ogni tipo circondano la macchina. Sopra, il cielo impressionante (solo la Mongolia regge il confronto; vedi nel sito); intorno, dune arancioni. Incredibile.

Dopo due notti nel nulla, si riparte verso nord per 90 km fino a Solitaire, villaggio di nome e di fatto. È l’immissione sulla C14 e la tappa per fare benzina. Sembra di stare sul cartoon Cars.

Ricomincia la steppa con le zebre. Tra rocce e sterro, sono 200 km verso ovest col sole in faccia, un vero piacere. Direzione Walvis bay, sull’Oceano.

Walvis Bay è relativamente grande. Più inglese che tedesca, più anonima che bella: è la Malibu della Namibia.

Il riferimento è il Lagoon Chalet. Entrando in città dal deserto è sul lato sinistro.

http://www.lagoonchaletswb.com

Il camping costa complessivamente sui 200 dollari locali al giorno. La struttura offre camere, appartamenti, camerate. Ce n’è per tutti.

Dopo giorni di sabbia mangiare sull’oceano a Walvis bay è un dovere. Il ristorante Raft è una palafitta all’ingresso della baia. Dal Lagoon basta seguire la strada del porto. Ottimi vini sudafricani e buon pesce. Si paga sui 15-20 € a testa. Sull’acqua si vedono pure i fenicotteri. Cosa volere di più? Ci vorrebbe un Lucano…

http://theraftrestaurant.com

A sud di Walvis bay c’è Sandwich Harbour. È una zona desertica sul mare, famosa per il fuoristrada sulle dune. A proposito di sandwich: sul tratto di costa in questione non c’è niente, nemmeno da mangiare. Bene essere attrezzati.

È a 50 km in direzione del Kuiseb. Uno dei modi migliori per fare figure di merda è andare col proprio fuoristrada e rimanere insabbiati. Anche riducendo a 0,6 la pressione delle gomme per aumentare la superficie di attrito, muoversi sulle dune alte è difficilissimo e pericoloso. Arrivando sulla spiaggia poi, c’è il rischio maree che salgono di parecchi metri.

In caso di emergenza si chiama Naudé  Dreyer al  +264 64207663

È il tedesco proprietario della società che organizza le escursioni in zona.

www.sandwich-harbour.com

La gita con lui costa sui 100 € e prevede le montagne russe sulle dune e l’Out of Africa Breakfast, picnic nel deserto con champagne sudafricano e ostriche. Sembra una cazzata ma è una delle cose più divertenti che si possa fare in Namibia.

A Walvis bay ci si riprende per bene. Si lava anche la macchina, tanto per fare i fighetti.

D’obbligo è il giro a Swakopmund, 30 km lungo la costa a nord. Per arrivarci si può guidare sulla spiaggia. Sensazione assurda, con enormi relitti di navi che affiorano ogni po’. Ci sarebbe anche la ferrovia. Tutto è spettrale e magnifico. “Guarda tu che cazzo di posto….” è una delle frasi più frequenti.

Swakopmund è la patria dello sport, kitesurf e surf su tutti. È Germania pura inserita tra la nebbia della costa e la sabbia del Namib.

Il clima è incredibile: è come stare a Mantova a novembre ma circondati da sabbia. L’aria estiva anche d’inverno, improvvisamente diventa pianura padana. L’oceano porta una nebbia fittissima e umida che rende tutto irreale. Difficile descriverlo. Guidare tra nebbia e deserto non ha eguali nel mondo.  

A Swakopmund c’è il Jetty, il ristorante sul pontile in mezzo all’oceano (sul pontile si scivola facilmente…). Se c’è nebbia è irreale. Sembra di essere su un altro pianeta. 15 € a testa, con ostriche e vino.

https://www.facebook.com/jetty1905

La zona è famosa pure per le welwitschia, arbusti che in realtà sono conifere. Stanno verso l’interno. È tutta  colpa di Piero Angela se facciamo certe citazioni...

 

A Walvis Bay, fra una cazzata e l’altra, passano tre notti.

Pieno di benzina e si riparte all’alba verso nord lungo la litoranea per la Skeleton coast. Dopo 160 km di pista asfalto insabbiato, arriva Cape Cross. È la spiaggia delle otarie. Difficile trovare al mondo una puzza più forte. Senza fazzoletto imbevuto di profumo è impossibile anche scendere dalla macchina.

Una volta le otarie erano il pasto preferito dei leoni del deserto. Da quando la FIV (l’AIDS felino) li ha decimati, le otarie “se la sentono calla” e svernano tranquille. Ci sono solo gli sciacalli a rompere i coglioni ai cuccioli. Va detto che anche se il luogo è isolato dal mondo, a Cape Cross qualche turistardo che si fa le collane con i denti di otaria si trova sempre…

Dopo Cape Cross è tutta terra battuta. La costa verso nord è un susseguirsi di relitti di navi e cormorani. Se si chiama Skeleton Coast e non Costa Smeralda una ragione c’è…

Dopo un’altra ora di auto, tra oceano grigio ostile a sinistra e sabbia gialla ostile a destra, arriva l’ingresso al parco Skeleton coast vero e proprio. Al cancello, con tanto di teschio, si paga l’ingresso per meno di 10€, auto compresa.  

È uno dei posti più inquietanti e inospitali del pianeta. Vento, umidità, freddo, deserto, sabbia, puzza, mare incazzato, tempo instabile. Si ha davvero una sensazione di difficoltà. Unico posto al mondo dove la sabbia del deserto si bagna nel mare. Bellissimo.

La strada verso Torra bay ha uno svincolo (l’unico) sulla destra. È la C39 che si spinge verso l’interno. Solo sassi, sabbia e colline lunari. Il caldo si alterna al vento: è la classica gita su un asteroide.  Sono circa 3 ore fino a un luogo chiamato Khorixas. S’imbocca la C35 seguendo le indicazioni per Etosha. Le strade diventano asfaltate e rimangono dritte.

 

Importante: per arrivare dalle parti dell’Etosha National Park la strada è tantissima.  Sono quasi 400 km nella regione del Damaraland. Considerando che sono quasi 300 quelli sulla Skeleton Coast, con una media di 80 km senza soste potrebbe essere necessaria una tappa intermedia. Dipende dall’ora di partenza da Walvis Bay e da eventuali minchiate durante il percorso.

 

Il viaggio è estenuante. Dopo 12 ore di Africa (vedi Kenya) su strade di sassi, si arriva al limite. Del resto siamo in Namibia non a Colleferro e ci sta.

In ogni caso al Toshari camp sul versante della porta Andersson dell’Etosha, si può arrivare anche di sera. Importante avere la prenotazione così da non avere sorprese. L’ingresso del parco dista venti minuti di macchina.

http://www.etoshagateway-toshari.com

Il Toshari camp è accogliente. Un’oasi recintata nel nulla. La postazione tenda costa 12 € al giorno. I pasti oscillano tra i 10 e i 20 € e si mangia bene. Nella parte del lodge c’è anche la piscina.

 

Il Safari nell’Etosha è simile a quelli classici dell’Africa orientale (vedi Kenya nel sito), leggermente più arido. La presenza dell’acqua dipende dalla stagione. Il parco animali è analogo: grossi felini, elefanti, giraffe, rettili, zebre, antilopi, rinoceronti (rarissimi), struzzi, sciacalli, gnu e mosche. Molte mosche. Sono l’avvistamento più facile durante le escursioni. Ci sono anche molti dik dik, che non sono un gruppo musicale ma una specie di antilope.

Il self drive safari si può fare in due modi:

  • disporre di un’auto telecomandata
  • guidare personalmente

In questo secondo caso si possono verificare una serie di situazioni.

  • Rimanere in scia di un altro fuoristrada e vedere solo la polvere. Ogni tanto anche qualche sasso.
  • Andare da soli e perdersi per le steppe della Namibia.
  • Cappottarsi.
  • Rompere il mezzo e aspettare che passi qualcuno senza scendere per evitare di essere mangiato dai leoni e/o dai ghepardi.
  • Girare a cazzo e non vedere nulla, tipo gita sul prato.
  • Seguire da lontano altri fuoristrada per vedere dove vanno i gruppi fotografici.
  • Puntare sulle botte di culo.

Noi di girandoloni.com abbiamo puntato tutto sugli ultimi due...  

L’esperienza è straordinaria. Anche se dura, vale la pena farla seguendo le indicazioni della reception del camping.

Come per tutti i safari (vedi Kenya), vale la regola dell’orario. La mattina presto e il tramonto sono le ore migliori per avvistare gli animali. Per andare a lungo raggio, basta il cestino.

 

Dopo la terza notte al Toshari si riprende la strada verso Windhoek.

Se dopo aver fatto gli stronzi per tutto il viaggio capitasse di spaccare i semiassi della macchina, l’agenzia di noleggio Okavango garantisce la sostituzione del mezzo, come da contratto.  Basta chiamarli. Roba di poche ore e arriva l’auto sostitutiva. È fondamentale però non farsi trovare fuori strada pena il pagamento del danno e del soccorso. Nell’eventualità è bene chiedere aiuto ad auto di passaggio e farsi trainare col cavo sull’asfalto, nella più classica delle messe in scena. Il tempo di attesa per l’arrivo è ideale per un’ipocrita pulizia del mezzo.

 

Il viaggio finisce all’agenzia Okavango, in città, nello stesso luogo da dove si era partiti.

 

La Namibia è un posto incredibile.

Puoi farti la doccia con la tanica appesa a un albero, puoi guidare sulla spiaggia; puoi dare un uovo a uno sciacallo; puoi sdraiarti sulle impronte dei dinosauri circondato da babbuini; puoi prendere un autovelox per un eccesso di 1 km/h…

È forse l’Africa più strana che ci si possa aspettare. Un viaggio assurdo. Una meraviglia continua.

Lasciando la capitale e la sua aria fresca alle spalle, ultimo passaggio per l’aeroporto e addio a tutti.

Ritorno alle 11,25 per Johannesburg con South African. Coincidenza Qatar alle 15,15. Arriva a mezzanotte. Alle 2 c’è il volo per Roma.

Per Milano, si cerca.

Aggiungi un commento