Perù e Cile

CL
PE

Il ricordo

  1. “Ci guardammo senza parlare, prigionieri di incontrollabili flussi emotivi. Lima ci infondeva euforia e malinconia, gioia e tristezza. Una nebbia der cazzo intanto, ci stringeva tutt’intorno…”
  1. NOTTI: 15
  2. BUDGET: 2400 €
  3. FATTO A: aprile
  4. DA: 2 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Lima, Arequipa, Puno, Lago Titicaca, Cuzco, Ollantaytambo, Aguas Calientes, Machu Picchu,  Cuzco, Lima, Santiago del Cile, Isola di Pasqua, Santiago del Cile.
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Volo Iberia Roma Fiumicino-Madrid alle 7,45. Coincidenza per Lima alle 13. Arriva alle 18. Sono 7 ore di fuso rispetto all’Italia. A/R 930 €.

Da Milano Malpensa bisogna coordinare il volo per Madrid. Prezzi analoghi.

Ricordiamo che il Perù oltre ad essere lontano è pure sotto l’equatore.

 

La dogana è veloce. Insieme al timbro sul passaporto viene rilasciata la Tarjeta de Immigracion Andina. Perderla è la classica mossa da paraculi: negli alberghi si paga una tassa del 18% in più.

All’ufficio cambi si prendono i soles, la moneta locale. Il nome non promette benissimo ma va bene lo stesso.

Appena fuori Jorge Chavez, l’aeroporto di Lima, agli arrivi c’è l’assalto dei tassisti abusivi. Molto piacevole. Appena usciti a destra però, c’è un desk verde oltre il quale partono i taxi ufficiali: la corsa dall’aeroporto al quartiere Miraflores, vicino al centro di Lima, costa 50 soles, circa 14 €. Dura poco più di mezzora.

I taxi sono gialli, quasi sempre auto giapponesi o coreane. Stessa cosa per il parco auto in genere, con l’aggiunta di maggioloni Volkswagen e qualche barattolo di marca diversa.

Dall’aeroporto verso il centro si passa per una periferia povera; la strada è spettacolare perché dalla costa dell’oceano, improvvisamente sale con tornanti verso Miraflores. Ogni tre metri ci sono cartelli d’avviso anti-tsunami con un omino che scappa.

Lima è stretta tra il Pacifico e la montagna e può vantare la garua. È una nebbia del cazzo che rende la città piena di atmosfera. Si forma per il mare, le Ande e lo smog. Dire che a Lima c’è un bel clima è come sostenere che Max Pezzali è l’uomo più bello del mondo: è un’affermazione discutibile.

 

Si arriva in hotel Tierra Viva, in Calle Bolivar 176, nel quartiere Miraflores. È parte di una catena peruviana di hotel

http://tierravivahoteles.com/tierra-viva-miraflores-larco/

Buon ed economico. 50 € al giorno con colazione.

Com’è Lima, garua a parte? è la tipica città latinoamericana povera, non molto lontana dal concetto di Terzo Mondo, ma piena di quello che i cretini della comunicazione chiamano appeal. Odore forte di mare, umidità, gente cordiale e sorridente, facce da Inca e teste senza collo. C’è molta disponibilità senza essere invadenti. Lima ha una malinconia peruviana tutta sua, di una bellezza a tratti struggente.

Arrivando col buio, si esce subito per cena. A Lima tira forte il pesce, ma non solo. Si dice che il Perù sia la nuova frontiera della cucina internazionale.  Espresse le dovute perplessità, si va da Pescados capitales.

www.pescadoscapitales.com

Sta a La Mar, zona San Miguel, a 10 km dall’hotel. Ci si arriva con 3 €  in soles con un taxi preso al volo. Il ristorante è ricavato da una carrozzeria: arredamento fighetto, moderno, artistico, eccetera… bravi. Ottimo il ceviche che dal nome sembra un osso del collo ma è pesce crudo marinato in limone e aceto; ottimi polpo e patate, vino bianco e dolce finale. Prezzi non peruviani (25 € a cranio) ma a noi di girandoloni.com piace fare i matti ogni tanto.

 

Altro ristorante famoso è Astrid y Gaston

http://www.astridygaston.com

Da ricordare che costa troppo e la domenica è chiuso.

A Lima sono imperdibili Plaza de Armas, la Cattedrale e Santo Domingo. Stanno nel centro storico a ridosso del Palazzo del Governo. Soprattutto durante il periodo di Pasqua, l’atmosfera è unica. Il Perù è più cattolico del Vaticano. In tutto il Paese, la Pasqua è una festa in piazza continua con sfilate in costume.

Si gira a piedi tutto il centro tra palazzi color pastello coloniale e un che di retrò barocco malinconico e bello. Lima è la location ideale per una soap opera in costume.

È vecchia Lima. Tra persone tarchiate, sguardi commoventi, capelli lisci neri, è bellamente vecchia.

Da vedere il Bar Cordano, il più antico di Lima. Dai primi del ’900 richiama politici, artisti, gente famosa. Sono cose che fanno piacere.

Si mangia locale ed è gradevole: frittata e patate con acqua costano una manciata di soles. Sta in Ancash 202, vicino Plaza de Armas.

https://www.facebook.com/RestauranteBarCordano

Nel pomeriggio, giro verso la parte della città che affaccia sul mare. In realtà è Oceano con accessi e spiagge abbastanza brutti.

Per non farsi mancare nulla, s’imbocca al Caffè Bisetti. Sta a Pedro de Osma, a ridosso delle cosiddette playas

http://www.cafebisetti.com

“Andiamoci a prendere il caffè da Bisetti”  a Lima è un classico…

Per tornare all’albergo, vale la pena prendere i colectivos o micros (vedi nel sito anche viaggi in Asia e Medioriente). Sono furgoni sgangherati che si fermano in alcuni punti principali. Un tizio affacciato al finestrino grida le destinazioni; si sale, si paga alla mano (50 centesimi per Miraflores, 8 fermate). Corrono come pazzi e praticamente non si fermano mai: bisogna scendere e  salire al volo.

 

Si gira e si scopre.

Un buon posto per mangiare maluccio per esempio, è il ristorante Tanta. Ci teniamo a dirlo.

http://www.tantaperu.com

Sta a Larcomar in una specie di edificio commerciale.

 

La confidenza che si prende con Lima è particolare. Artistica, melanconica, bella da una parte. Di merda dall’altra: traffico, smog, nebbia. Va scoperta piano per farci l’abitudine. Il fuso non aiuta molto va detto, ma con Lima ci vuole pazienza.

Se l’obiettivo del viaggio è anche l’alta montagna, per non stare male è consigliabile salire per gradi. Si parte per Arequipa. Essendo 1000 km a sud di Lima non si può fare a piedi, né in bicicletta. Taxi per l’aeroporto e via.

Ci sono molti voli Peruvian, LAN e Avianca. Solo andata, siamo sui 120 €. Si prenota dall’Italia. Basta farsi un giro su www.skyscanner.com

Ogni tanto ne annullano uno, ma fa parte del gioco. Succede nelle migliori famiglie.

Un’ora e mezza di volo e arrivo. Anche qui Tierra Viva Hotel

http://tierravivahoteles.com/tierra-viva-arequipa-plaza/

Arriva il pick up in aeroporto. Tutto molto carino. 51 € a notte con colazione. Ottima sistemazione.

L’attraversamento di Arequipa aumenta le impressioni etniche. Si entra nella terra inca: la Cattedrale, il Monastero di Santa Catalina, la piazza grande, le strade, la gente con facce sempre più andine, il clima freddino… Tutto molto Perù.

Passeggiare di sera con la piazza illuminata è meraviglioso. La cittadina è piccola e graziosa: ci scorre dentro il Chili, che non è una cosa che fa bruciare il sedere: è solo un fiume.

Per la strada donne e bambini vendono prodotti di lana colorata; casonas aperte tutt’intorno lasciano vedere cortili interni e mura dei palazzi in pietra. Bello davvero.

Per mangiare è difficile toppare. Se proprio uno ci tenesse a sbagliare è bene andare da Chica (consigliato da molte guide, guarda caso…).

http://www.chicha.com.pe

In Perù il piatto tradizionale è il cuy, una specie di porcellino d’India arrosto o fritto. Si presenta malino, o meglio non è il classico piatto amato dai vegetariani.  Quello fritto è pesante come un bullone da 14 ingoiato intero.

Il polpo alla brace è duro. Ottimo invece il pisco sour, il distillato nazionale peruviano.

Arequipa varrebbe un giorno in più, anche per vedere il Colca Canyon.

Si parte per Puno, che non è un errore di ortografia, ma una cittadina sul Lago Titicaca, 300 km a est.

Viaggio con pullman Cruz del Sur, biglietti comprati dall’Italia sul sito, 22 dollari a testa. Al netto di problemi al motore, ci mette 5 ore.

http://www.cruzdelsur.com.pe

Sedili comodi, pranzo leggero; unica rottura di cazzi, la tv a tutto volume in spagnolo. Si fa check in, come aeroporto.

Puno è a 4000 mt d’altezza che non sono una cazzata. Per arrivarci si sente.

La strada è un film bellissimo di gente colorata e povera con bambini, animali, e mercatini di frutta sparsi lungo i bordi. Camion e smog ovunque. Spesso non c’è l’asfalto e fango e polvere la fanno da padroni. È tutto pieno di vita e movimento.

Viene mal di testa e si sente l’impatto con il clima più freddo. Taxi dalla stazione dei pullman per 3 €. Arrivo in hotel Tierra Viva, tanto per fare una cosa nuova. Centralissimo. 50 € a notte con colazione.

http://tierra-viva-puno-plaza.hotel-rn.com/index.htm?lbl=ggl

Masticare foglie di coca e bere il mate di coca è fondamentale. Sembra un discorso da tossici, ma una tisana di coca è davvero una mano santa per non stare male fisicamente.

Tisana e foglie sono disponibili gratis negli alberghi tutto il giorno, compresa la mattina a colazione. Si prendono anche al bar, come il caffè.

Puno si visita a piedi in mezza giornata. Giro sulla piazza centrale con Cattedrale annessa. Altra tisana di coca in zona, al bar El Corregidor.

http://cafebar.casadelcorregidor.pe/?c=pagina&m=home&i=en

Per chi ama la fotografia gli spunti sono infiniti. Più Inca di qui, si muore.

Di mattina escursione dalle 8,30 alle 17,00 al Lago Titicaca sulle isole più vicine, Uros e Taquile. La sponda opposta del lago è già Bolivia.

Le isole sono turistiche ma il lago più alto del mondo merita un giro. È tutto stranissimo: la gente che abita l’isola di Taquile; gli uomini che lavorano a maglia dall’età di sette anni; le capanne; le barche; i bambini.

L’escursione organizzata (pick up dall’albergo, battello veloce, pranzo a Taquile con trucha buonissima e rientro in albergo) costa 30 € a testa. È la cosa migliore, anche se si può andare da soli e prendere i biglietti al porto; nel caso è bene evitare i battelli lenti che ci mettono quattro ore anziché due. A nuoto si fa molto prima.

Come dicono in Perù, sulle due isole non c’è un cazzo da fare (la prima si guarda in dieci minuti). La guida spiega che le isole sono artificiali e costruite con canne di totora. Sulla seconda isola i locali offrono il pranzo. Il giretto con la barca di totora utile per apprezzare il silenzio ed il paesaggio costa 3 € in più.

Chiariamo: la totora non è un uccello simile al piccione che fa uh-uh, ma una pianta del popolo Uros.

Sulle isole sembra di stare oltre i confini della realtà. Silenzio tombale, serenità, i bambini e le donne che sopravvivono con piccoli lavoretti, le acque immobili, il cielo limpido ed il fresco…. Lo stacco dei colori fra cielo, acqua del lago e abiti tradizionali sembra un dipinto su tela: impressionante.

Vengono in mente mille cose sul nostro mondo e su come lo viviamo. L’esperienza è molto significativa.

 

Anche di sera Puno risulta molto diversa da Rimini. La sera si mangia bene al Mojsa, in piazza centrale. Con 16 € in soles, ci scappano anche un paio di pisco.

http://mojsarestaurant.com

 

Si parte per Cuzco.

Viaggio con pullman di notte (parte alle 22,30) sempre della Cruz del Sur. Biglietti comprati dall’Italia sul sito, modello cama. 25 dollari a testa.

Check in per il bagaglio che passa al metal detector. Per seguridad  passa un tizio che riprende con la telecamera tutti i passeggeri: è una cosa che tranquillizza molto…

Si dorme male perché i sedili non sono completamente reclinabili. Se c’è un Inca che russa, peggio mi sento.

La stanchezza e il buio prevalgono sui 400 km di strada.

Si arriva alla stazione dei bus di Cuzco la mattina alle 5,00 come dopo essere stati travolti da una mandria di bufali grandi.  Recupero bagagli e via.

Per fare proprio i matti si cambia: niente Tierra Viva. Si va alla Pension Alemana nel quartiere San Blas. 50 € a notte con colazione ottima. Carino e pulito. Sono molto cordiali e anche arrivando la mattina presto non fanno problemi.

http://www.cuzco.com.pe/es.html

Cuzco è cara perché è molto turistica ed è il punto di partenza per il Machu Picchu. I turistardi non mancano ma la cittadina è l’ex capitale dell’impero Inca, non pizza e fichi. In ogni caso è meravigliosa. La Cattedrale forse è la più bella del Perù.

Va detto che fa freddo in culo e che l’altitudine si sente. Venendo da Puno però si è più abituati (siamo dei furbacchioni insomma…). Ogni tanto camminando si sviene, ma va bene lo stesso.

La gente è ospitale e calda. Le facce, nemmeno a dirlo, sono molto inca.

Ci sono negozi di artisti, fotografi, artigiani. Come sempre, anche robaccia per turistardi.

 

La sera si mangia al ristorante A mi manera

http://www.amimaneraperu.com/en/

Sta a Calle Triunfo, vicino a Plaza de Armas. Antipasto, carne di alpaca e acqua. A quanto pare, anche il conto è a su manera: sono 20 € a testa. Ha molti vini però. Ottimi i cileni, meno i peruviani.

Per chi facesse confusione, precisiamo che l’alpaca è quell’animale andino che sembra un lama deficiente.

A Cuzco si gira tranquilli e senza fretta. Plaza de armas, la Cattedrale, la zona di San Blas, dove si può comprare il mate di coca… Tutto molto pittoresco.

 

Si parte, lasciando i bagagli grossi al B&B Alemana. Zaino piccolo e via per Aguas Calientes, il posto più vicino al Machu Picchu, dove conviene dormire per entrare all’alba nel sito.

Aguas Calientes era anche il villaggio di Per qualche dollaro in più di Sergio Leone. Lo diciamo così, per inciso…

Per andare bisogna prendere un colectivo in rua Pavitos a Cuzco. Costano 10 soles a testa e partono quando sono pieni. In un’ora e mezza si arriva a Ollantaytambo, nella Valle Sacra.

Tuffo tra la gente del posto. Paesaggi pazzeschi, gente pazzesca, villaggi pazzeschi, mercati pazzeschi, lama e bambini pazzeschi. Sembra tutto un quadro pazzesco, con un pantone blu cielo difficile da decifrare.

L’altezza cambia ogni cosa: colori, rumori, percezioni. Tra persone assurde che salgono e scendono è un’immersione straordinaria in un luogo straordinario. Il Perù a quest’altezza è un fermo immagine colorato; una botta di freddo in gola; una parola ispanico andina lontana. Incredibilmente bello e unico.

 

A Ollantaytambo ci sono le rovine Inca, antipasto del Machu Picchu.

Il cielo è terso e come dicevano gli Inca, il sole piotta una cifra.

Il sito Inca è una cittadella intatta tra mura grosse, case, acqua e montagne stranissime intorno. Il biglietto d’ingresso costa 120 soles a testa (circa 30 €).

Da ricordare che a Ollantaytambo c’è una piazzetta con l’unico bancomat. Ci sono gli spiedini di pollo fatti per strada dalle donne e volendo c’è pure un bar…

 

Da Ollantaytambo  ad Aguas Calientes bisogna prendere il treno della Perùrail.

http://www.perurail.com

Partendo alle 15,30 si arriva alle 17,30.

I biglietti si possono comprare anche sul sito ma costano un botto lo stesso: tra i 40 e i 60 €. È l’unico mezzo che arriva ad Aguas Calientes e al Machu Picchu però. Il treno è azzurro cielo e a trazione diesel. Una volta accomodati, servono da bere ed un panino; alla luce dei soldi spesi, pensare “me cojoni…” è inevitabile.

Il viaggio è bellissimo tra foresta e montagne. Il treno consente una vista mozzafiato perché ha grandi vetrate sia in alto che ai lati, con passaggi tra gole strette e scorci gagliardi.

 

Se alla domanda “Com’è Aguas Calientes?” qualcuno rispondesse “Un vero cesso” non ci sarebbe nulla di male. È una colata di cemento senza ordine, con B&B, alberghi e ostelli particolarmente brutti.

Visto che si deve fare tappa obbligata, conviene andare alla Pequena Casita perché si trova proprio alla fermata dei bus per il Machu Picchu.

Con colazione sono 55 €.

Il biglietto per il bus conviene farlo subito (19 dollari andata e ritorno).

Si converte in ticket vero la stampata prenotata sul sito per entrare nell’area archeologica.

http://www.machupicchu.gob.pe

Nei biglietti d’ingresso c’è l’opzione per la passeggiata di quattro ore che permette di vedere tutto dell’alto. In caso di pioggia, ce la si prende in quel posto…

Agua Calientes è piccolissima quindi si gira in un attimo. La sera c’è il Chifa, per mangiare male e al volo è l’ideale. I ristoranti più buoni sono costosi e non vale la pena.

 

Sveglia alle 4 per mettersi in fila alle 4,45 ed entrare per primi nel pullman e nel sito.

Qui la sfiga fa la differenza. Se c’è nebbia non si vede una ceppa. Altrimenti si vede il Machu Picchu con l’alba intorno ed è semplicemente magnifico.

 

Quando non c’è nebbia il Machu Picchu toglie il fiato per la bellezza. Mistero, silenzio, estraneità… tutto è una cornice onirica. Molto distante dalla cultura occidentale. Uno spettacolo incredibile e grande.

Purtroppo è affollato nonostante sia a numero chiuso; la gente è tantissima. Bisogna cercare di isolarsi se è possibile verso il punto di osservazione della casa del guardiano. Si riflette molto sugli esseri umani e quello che fanno.

Tra le varie riflessioni, ci teniamo a dire che andare in canotta a Machu Picchu è una mezza cazzata. Piove spesso e senza giubbotto può fare molto freddo.

 

Ritornando alle 14 si può fare tutta una tirata: pullman per Aguas Calientes, poi treno e pullman di ritorno per Cuzco. Si arriva alle 22 in condizioni pietose, ma con gli occhi pieni di cose.

 

Cena da Cicciolina che non è una pornostar ma un ristorante, unico aperto di sera tardi.

http://www.cicciolinacuzco.com/english/cicciolina_restaurant.html

In Perù si mangia sul presto.

 

Tanto per mantenersi in forma, sveglia alle 3,30.  Aereo alle 5,30 per Santiago del Chile con la LAN Chile. Arriva a Lima alle 6,50 dove fa scalo (i voli internazionali passano tutti dalla capitale). Alle 8,35 decollo per Santiago dove arriva per le 14, senza fuso.  In tutto sono meno di 7 ore.

Il Cile è 5 ore indietro all’Italia, quindi 2 avanti al Perù.

 

A Santiago l’impatto all'aeroporto Arturo Merino Benitez è ottimo; sono veloci con i documenti ed i bagagli.

Per il centro, conviene il solito colectivo subito fuori l’aeroporto.

Si capisce subito che Cile e Perù sono molto diversi, anche nella cultura quotidiana. La prima impressione è che il Cile non sia un paese esotico, ma si avvicini più agli standard argentini (vedi altri viaggi in Sudamerica sul sito). Sembra più Europa che altro. Non ci sono assalti dei tassisti e nel complesso sembra tutto molto ordinato. Non è Zurigo, ma Lima è comunque un altro mondo.

Si cambiano i soldi all'aeroporto. Escono i soles peruviani ed entrano i pesos cileni.

 

Il tragitto con il colectivo rivela una città moderna, con superstrada molto curata e una periferia brutta ma non peggiore di quella di una qualunque capitale occidentale.

Il tragitto dura 40 minuti e costa circa 15 € totali, in conio locale.

 

Albergo Su Merced, al Barrio Lastarria, zona centro.

http://www.sumercedhotel.com

Con le promozioni costa anche 90 €. Di solito costa di più.

Lastarria sta a Santiago come Trastevere sta a Roma: è una zona piena di ristorantini e localini. Ricorda molto Palermo Viejo a Buenos Aires.

La location è comoda per riprendersi dal viaggio e per girare a piedi.

 

Dire che Santiago sia bellissima e famosa per il turismo è una cazzata; è dotata comunque di un suo fascino. Su tutto valgono Plaza de Armas e La Moneda, il palazzo presidenziale dalla piazza imponente. Molto passato è transitato da qui…

È bene approcciare La Moneda solo dopo aver studiato bene la storia, l’economia e la società cilene dell’ultimo secolo. Possibilmente evitando i trafiletti delle guide blasonate.

A partire dal ’73, la dittatura (non più menzionata così sui libri scolastici), a differenza delle scelte sociali e corporative di altri regimi militari del continente, imboccò la strada del neoliberismo supportato da USA e Gran Bretagna. Gli ottimi rapporti personali tra Pinochet e la Thatcher ne sono stati la prova. Gli economisti della Scuola neoclassica di Chicago stravolsero il profilo del Cile, che ancora oggi risente molto di un’influenza ultra-capitalista non proprio autoctona.

Su questa base, il confronto con l’Argentina è esplicativo. Al di là delle rivalità storiche, i due Paesi più europei del Sudamerica, sotto l’impianto sociale ed economico sono molto diversi: l’impronta peronista in argentina è fortissima, anche nei costumi e nella mentalità (vedi viaggi in Argentina nel sito); Santiago del Cile invece, a tratti sembra una città dell’Ovest degli Stati Uniti.

È comunque piena di caratteristiche sue proprie, a cominciare dalla gente, mix fra borghesia europea e discendenza andina.

Santiago è messa così… ai piedi delle Ande, fra grattacieli e vette innevate, con una strana luce profonda, senza essere né mare, né montagna. È una città inusuale, come la forma del Paese, striscia di terra lunghissima riconoscibile da tutti al primo colpo.

 

Si gira per il parco Cherro Santa lucia. Da La Moneda è un quarto d’ora a piedi, tra Cileni che camminano indaffarati, auto giapponesi e taxi gialloneri.

È un piccolo angolo di verde con una vista sulla città; ci sta tutto.

Per Plaza de Armas (fino al 2014 in restauro) sono dieci minuti a piedi. Shopping, auto, indios e bianchi che si muovono. Hai voglia a dire Sudamerica: Lima e il Perù sono un pianeta lontanissimo. Il Cile è trent’anni avanti, ma paga il prezzo di una evidente snaturalizzazione…

 

Si cena da Bocanariz, ristorante in Lastarria 276. Stile modaiolo accessibile. È a cinque minuti a piedi dall’hotel. La fatica del viaggio non consente altro.

http://www.bocanariz.cl/homepage/

 

Il Bocanariz è famoso per i vini non solo cileni, forniti in tre bicchieri alla volta per la degustazione a seconda del piatto scelto. I camerieri offrono tutte le indicazioni del caso. Da dire che i vini cileni sono famosi e al pari di quelli argentini (vedi viaggi in Argentina) non temono il confronto con molti francesi e italiani. Non a caso gli agronomi del luogo sono spesso proprio italiani… Chardonnay, Sauvignon e Merlot sono le uve più diffuse. Il rosso è migliore del bianco di solito.

Fra le eccezioni da menzionare c’è anche uno “champagne” Valdivieso orgoglio della viticoltura cilena…

 

Si riparte la mattina dopo: giro a piedi per il barrio Bellavista, popolato da studenti e caffè (c’è pure Starbucks per fare la cacca e sfruttare il wi fi….). È una zona moderna ma bellina.

A Fernando Marquez de la Plata c’è la Chascona, la casa di Neruda. Fa molto Sudamerica anche se un po’ come Garibaldi, il poeta ha case sparse un po’ ovunque.

Lo diceva Neruda che de giorno se suda… e infatti via di corsa per pranzo a Costitucion 11, non lontano. Il ristorante si chiama Azul Profundo. È ispirato al mare. Infatti si va di polpo. Sotto i 20 € a testa ci scappano anche le empanadas come antipasto e il pisco sur, due richiami ad Argentina e Perù non indifferenti.

Pesce in Cile e frutta vanno forte, ma il tempo è poco. Ci rifaremo.

 

Via in hotel, bagaglio e con i colectivos si torna all’aeroporto per prendere il volo LAN verso l’Isola di Pasqua! È considerato un volo internazionale quindi è bene stare in aeroporto due ore prima. Volendo si può arrivare dopo, ma si perde l’aereo. Questioni di scelte.

 

Volo LAN alle 17,40. Arriva dopo 5 ore e mezza di volo sul Pacifico.

Prezzo A/R sui 450 € cadauno. È la pezza più grande del viaggio, ma inevitabile per raggiungere l’Isola, perché le compagnie operano in monopolio. È bene prenotare su internet con molto anticipo.

 

Chiariamo alcuni punti.

L’Isola di Pasqua non va confusa con l’Isola di Natale, che sta in Australia.

L’Isola di Pasqua in spagnolo si dice Isla de Pascua; in lingua locale è Rapa Nui; in francese Île de Pâques; in inglese Easter Island. In altre lingue si dirà in altri modi…

 

Che Rapa Nui sia l’Isola di Pasqua lo sanno in pochi. Abbiamo fatto un sondaggio.

È un nome, un film, una leggenda… Sta in culonia: un puntino isolato a quasi 4000 km dalla costa. È più vicina a Pitcairn, l’isola dell’ammutinamento del Bounty, che al Cile. Sono i posti realmente più remoti della Terra.

A proposito: consigliata la visione del film La Tragedia del Bounty del ’35, Gli Ammutinati del Bounty del 1962; Il Bounty del 1984; e ovviamente quella mezza cagata di Rapa Nuy del ’94.

Il fuso orario è due ore indietro rispetto a Santiago (si torna al Perù praticamente). Si scende dalla scaletta del avion alle 21.

Il Mataveri International Airport sembra Ciampino piccolo senza case intorno. Fa ridere. Il caldo umido si sente. L’impatto è incredibile perché dalle facce mix del Cile si passa alla Polinesia vera e propria. Le donne sono più belle delle continentali, con capelli lunghi e fiorellini in testa. Lei ovunque e profumo di mare. Il lei non è una forma meno confidenziale del tu, ma una corona di fiori hawaiana.

 

C’è il pick up con l’autista polinesiano che porta a Hono Nui, le cabañas prenotate in rete. Ci vogliono dieci minuti dall’aeroporto.

http://www.honunuiisladepascua.com/alojamiento.html

Meno di 80 € a notte per un bungalow vista oceano. Posto assurdo.

L’accoglienza prevede un lei e dell’acqua in camera.

Il luogo, la situazione, la mappa... tutto è un’emozione incredibile.

 

Ci si sveglia all’Isola di Pasqua. La cosa non capita tutti i giorni della vita.

 

Il tizio del bungalow procura a noleggio una piccola Hyundai 4x4. Sono 40 € al giorno. I locali sono molto disponibili. Qualunque cosa servisse, ci sono (è tutto da vedere…).

Da rammentare che l’unico benzinaio sta su Hotu Matua. Il benzinaio funziona anche da emporio, da meccanico, da cambio, da consulente sentimetnale e da bancomat. Il cambio però conviene farlo al porto, al Banco de Estado.

Mappa dell’isola e via. L’isola misura 10x15 km. Case di legno, staccionate in legno, pali di legno, tronchi di legno. Tutto sembra un documentario sul Pacifico (infatti siamo nel Pacifico). Palme, felci, eucalipti, ragazzini, furgoncini giapponesi e biciclette. L’aria è strana e lontana.

L’asfalto ciottolato sotto, le nuvole oceaniche sopra. Il posto ricorda la fine del mondo. Di fatto, è anche oltre.

Hanga Roa è l’unica città dell’isola. È così piccola che chiamarla città fa ridere pure chi ci abita. Il porto è di poco più grande dell’attracco delle barche al laghetto di Villa Borghese a Roma. Ovviamente le navi da crociera non ci arrivano. Grazie a Dio nemmeno gli yacht.

Si parte senza guide alla scoperta dei Moai (o capoccioni), vanto dell’isola e causa del suo disboscamento. Venivano scavati nel vulcano e spostati con un sistema di scorrimento fatto con gli alberi. Sulle colline non ci sono alberi infatti, ma solo prati e aria ventilata. A tratti sembra di stare nelle Falkand/Malvinas di fronte all’Argentina, nell’Atlantico. A tratti no.

Il clima è strano. Caldo, ma non tropicale. Non c’è la barriera corallina sull’Isola di Pasqua. Non c’è atmosfera da vacanza in Polinesia. Non c’è il clima da atollo. A dirla tutta, non c’è proprio un cazzo. Il fascino è proprio questo.

I Moai sono circa 600 e stanno ovunque, alcuni buttati a faccia avanti dalle maree e dagli tsunami. Pesano svariate tonnellate e alla domanda “come minchia hanno fatto gli indigeni a portarli a valle…” ognuno risponde come vuole.

Sono alti dai due ai dieci metri, costruiti per onorare i defunti; a morto importante corrisponde una statua imponente. Per intenderci, quelli che da vivi non contavano un cazzo hanno la statua di due metri.

Alcuni hanno il cappello e gli occhi, altri no. Tutti danno le spalle al mare per proteggere i villaggi, tranne quelli del sito Ahu Akivi che guardano Nord  Ovest, verso le Isole Marchesi, Vallo a capire perché…

Va segnalato che le Isole Marchesi (francesi) fanno da riferimento commerciale per i locali anche se sono a migliaia di km. Le citano spesso. Un po’ come il paesotto vicino oggetto di gossip…

“Dice che alle Isole Marchesi…”

Ognuno ha i parametri suoi del resto.

 

Imperdibile è il sito Tongariki dove ce ne sono dodici restaurati e messi in fila. Conviene andarci all’alba per vedere sorgere il sole. Sta a mezz’ora da Hanga Roa, sulla costa est. Inutile dire cosa si prova a guidare una macchina su una roccia erbosa che spunta dall’Oceano... La sensazione di essere inghiottiti da un momento all’altro è costante. Per non esserlo sul serio, da ricordare che la pavimentazione non è perfetta.

Le parole non servono. Il senso di estraneità al mondo è totale. Dire che intorno all’Isola di Pasqua non c’è un’emerita minchia per migliaia di km, è la pura verità. Semplicemente incredibile.

 

La spiaggia più vicina ad Hanga Roa è Pea: è piccolissima e fino a marzo ci sono venditori di frutta e altro che ricordano l’estate. Alle spalle c’è pure lo stadio.

Sì, noi di girandoloni.com confermiamo: sull’isola di Pasqua, si gioca a pallone…

Ogni trasferta è un mutuo.

 

Altra spiaggia è Anakena. Sta a quasi 20 km da Hanga Roa, sulla parte nord. È presidiata dai Moai. I Moai a loro volta sono presidiati dalle guardie: provare a salire sulle statue per fare i coglioni gli fa girare le palle non poco.

A pochi metri c’è anche Ovahe, un’altra spiaggetta famosa per il surf.

Dici “dove vai a fare il surf?”

“A Ovahe, sull’Isola di Pasqua…”

Qua dietro praticamente…

 

Vicino al porto, quindi guardando ovest, c’è Ahu Tahai, dove è bene aspettare il tramonto. C’è un grande Moai con gli occhi.

Per entrare al Parco nazionale di Rapa Nui sul vulcano Ranu Raraku ci vogliono 30.000 pesos a cranio (45 €). I Cileni ne pagano 10.000. Riflettiamo.

All’interno del Parco emergono i capoccioni direttamente dalla terra; tra gli altri ce n’è l’unico inginocchiato, quasi in preghiera. È molto suggestivo.

Qui si viene a conoscenza del mito dell’uomo-uccello, legato alla gara di nuoto fatta per raccogliere il primo uovo deposto su un isolotto di fronte…

Se ne prende atto.

 

In tutto questo: dove si mangia sull’Isola di Pasqua?

Innanzitutto diciamo che tranne la benzina (bencina) che ha il prezzo calmierato con Santiago, è tutto doppio rispetto al Continente. Non c’è quasi nulla di autoctono e il trasporto costa.

Per il resto, si mangia solo ad Hanga Roa anche perché c’è solo Hanga Roa.

Un’isola a 2000 km dalla terra più vicina…  Non ci vuole un genio a capire che il pesce tira per la maggiore. Tonno, mahi mahi, ceviche, rape rape (un’aragosta piccola), ma anche le classiche  empanadas  …

In generale si mangia abbastanza di merda, più che altro perché è tutto turistico.

I posti ci sono.

Airki o te Pana è uno.

Tattaku Vave un altro.

Un altro il Manuia.

Meno di 20 € a testa non si scappa. Tutti servono anche colazione e servizio bar. L’atteggiamento e gli arredi sono sempre un mix tra Sudamerica e stile hawaiano-polinesiano: colori, paglia, surf, non esclusa qualche pacchianata.

 

Quattro giorni sull’isola, per vivere lontano da tutto. Finiti in due mezze giornate i giri canonici, c’è tempo per valorizzare il tempo. Ciascuno a suo modo.

L’aria di mistero non è una frottola. A tutt’oggi l’Isola di Pasqua rimane uno dei posti più nascosti e isolati del mondo. Un posto strano davvero.

 

Il volo della LAN decolla per Santiago alle 13,10. Arriva alle 20 recuperando le due ore di fuso.

 

Si dorme all’aeroporto facendo i barboni. La mattina dopo parte il volo Iberia di rientro per Madrid. Da lì, Roma o Milano.

Si ritorna pieni di km e considerazioni.

Si ritorna.

 

 

 

 

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