Romania

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Il ricordo

  1. “A Bran disse di ricordare a memoria gli orari del bus. Rimanemmo così tanto al freddo che la sera per pisciare usammo le pinzette…”

 

  1. NOTTI: 6
  2. BUDGET: 400 €
  3. FATTO A: gennaio
  4. DA: 2 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Cluj, Sighisoara, Brasov, Bran, Brasov, Cluj.
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Volo Wizzair Roma Fiumicino-Cluj Napoca alle 13,40. Costo A/R   49 €. Arrivo alle 16,30 (ora rumena, ma c’è il fuso… in realtà sono due ore di volo). Da Orio al Serio c’è alle 15,45 e arriva alle 18,40. Gli orari cambiano spesso.

Aeroporto piccolo, con un bancomat piccolo. In Lei sono 5-10 € per il taxi fino all’Hotel Transilvania: non c’è bisogno della corona d’aglio intorno al collo: bastano 20 €, per notte e colazione. Precisiamo che "Lei" non è una ragazza: sono i soldi rumeni...

www.hoteltransilvania.ro

Giro per il centro e contatto con il luogo. Impatto ottimo.

In Piata Unirii, il centro della città c’è la splendida chiesa di San Michele. Entrare fa bene. Sta nel mezzo della piazza. D’inverno, c’è una pista per pattinaggio su ghiaccio con gente che scivola veloce. Non saper commovente rende tutto più poetico.

Per cena si prende Regele Ferdinand e al semaforo a sinistra per Bulevardul 21 dicembre (data della rivoluzione anti Ceausescu); c’è Casa Ardeleana al civico 5.

www.casaardeleana.com

Non si vede subito perché sta in uno shopping center particolarmente brutto.

C’è musica dal vivo tradizionale e senza turistardi non è male. Si mangia molto bene ma per gli standard rumeni costa tanto: in Lei, quasi 20 € ciascuno. Sui taglieri ci sono i paletti di legno antivampiro. Una mezza cagata, ma fanno molto Transilvania.

La colazione si serve al bar dell’albergo. “Questi Transilvani sono proprio sorridenti e solari….” è una frase che c’entra e non c'entra. Sicuramente c’è una differenza con le atmosfere carioca e i balli di gruppo sulla spiaggia.

Si esce sulla destra, dieci minuti a piedi, oltre il ponte sul fiume Somesul Mic, poi Strada Horea fino alla stazione dei treni.

Da Cluj parte un locale per Sighisoara alle 9,40. Arriva alle 14,05. Costa meno di 10 €. L’Inter City delle 14,15 è più comodo e veloce ma parte troppo tardi.

In ogni caso gli orari dei treni si consultano in rete. Il rumeno scritto, a meno di lesioni cerebrali, si capisce.

www.cfr.ro

per i più storditi: www.infofer.ro

dove plecare è la partenza e cautare è cercare. Destinatie lo capisce anche un bambino di due anni…

Si attraversa la Transilvania tra villaggi agricoli, strade, fango e pagliai. Dai finestrini scorre un Paese. In un clima povero, la Romania è dignitosa, corretta e ospitale. La gente è molto diversa da modello rumeno-cronache-italiane.

Dopo Aiud c’è Balji con la chiesa a ridosso dei binari. Poi le industrie abbandonate di Copsa Mica che il treno passa in rassegna fra fuliggine e tristezza. Che Capri sia più bella di Copsa Mica, non c’è bisogno di sottolinearlo.

Sighisoara si vede da lontano. Le guglie della Cittadella dominano l'orizzonte.

Dalla piccola stazione ci si dirige a vista verso il Castello. A piedi, con il bagaglio leggero, sono dieci minuti.

Si passa il ponte sul fiume Tarnava. Quando c’è la neve è un posto bello. È anche un posto dove si scivola facilmente. Non si rischia una figuraccia solo perché a Sighisoara passa una persona ogni venti minuti.

Una grande chiesa ortodossa sulla sinistra, con stucchi e cupole dorate, ricorda che siamo ad Est. Salendo per le scale dalla strada intorno alla città vecchia, si arriva in Plata Cetatii, sotto un arco, un museo e la Torre dell’Orologio. Ci sono tombe nel giardino sotto la Torre e il ristorante “Casa Vlad Dracul” a dieci metri.

Diciamolo subito: il conte Dracula è una cazzata letteraria. Si ispira però al principe Vlad III di Valacchia, realmente esistito e nato proprio a Sighisoara il 2 novembre  del 1431, tipico giorno solare. Fu un matto sanguinario, incazzato coi Turchi che impalava a mazzetti. Le leggende, i luoghi non proprio tropicali e il cinema, hanno finito col creare il mito.

Arrivare ed entrare nel clima del luogo è davvero facile, ma solo d’inverno, quando non ci sono turisti. Gennaio è perfetto. Freddo in culo ma perfetto.

L’albergo è Casa Wagner

www.casa-wagner.com/ro/

Sta di fronte alla torre, sulla destra, tra le facciate pastello della piazza. A gennaio, con la neve, in un’atmosfera assurda, una doppia tipo suite, costa 40 €.

Dentro è di legno e corrisponde a tutti gli stereotipi transilvani: legno che scricchiola, silenzio, soffitti affrescati. Pulitissimo.

A poche metri, c’è il monumento a Vlad. Un mezzo busto nero, altro colore che ricorda la primavera. Silenzio ovunque. La cittadina è davvero bella e non è un caso. La Transilvania era parte della Dacia romana. L'epopea è scolpita nella Colonna Traiana a Roma (non la Colonna Aureliana che dà il nome a Piazza Colonna e che ci si ispira). Nel XII° secolo era tedesca col nome di Siebenburgen. Da lì, l’architettura baverese e i doppi nomi tedeschi alle città. Per questo si differenzia dalla Valacchia, la regione oltre i Carpazi che arriva a Bucarest.

A Sighisoara, di sera, c’è una cosa da fare: imboccare la scala sotto il tunnel di legno antineve e salire verso la Cittadella. È a destra di Piata Cetatii. Spesso c’è la nebbia intorno. Considerando il freddo, la nebbia, il buio, l’architettura transilvana, i boschi coi lupi intorno e che non si vede una ceppa… insomma… diciamo che un  “ragazzi, mi sto cagando addosso..” ci può stare.

Ci si torna di giorno: ci sono la Chiesa di San Nicola, il cimitero e cani che ululano. Tutto molto rilassante. Saranno cazzate, ma fanno effetto….

La Cittadella, tra tombe e marmi imponenti, domina il centro urbano.

Dopo il freddo, caffè e dolce alla Casa Cositorarului, vicino alle mura medievali. È una specie di locale-mansarda nascosto a tutto e a tutti. Carinissimo. I dolci sono quelli delle fiabe, a strati e pieni di colori.

www.casa-cositorarului.ro

Giro per tutta la città vecchia. Pranzo al ristorante La Perla, in piazza Hermann Oberth.

www.restaurantpizzerieperla.ro

A fronte del nome esotico rimane molto rumeno. Governano la birra Ursus e la chorba (zuppa) della casa. 7 € a persona per mangiare calorico.

Se nevica è il massimo. Tra ciottoli, torri e pinnacoli, Sighisoara è perfetta per stare dietro le finestre e uscire dal mondo. Magari con una bottiglina di palinka (vedi viaggi all'est nel sito) distillato caro agli Ungheresi, ai Transilvani e ai Serbi della Vojovodina. La canzone "Gente di mare" non è stata scritta per loro...

Chiariamo: Ungheresi e Rumeni non si amano; anzi, si stanno proprio sulle palle. Anche se circondati da Slavi, sono etnie a sé: gli Ungheresi sono di origine asiatica mentre i Rumeni sono latini. Ungheria e Romania si sono contese a lungo la Transilvania, arrivando anche alla pulizia etnica. Ai tempi di Ceausescu, per nazionalizzare il territorio, si cambiò il cognome ai Rumeni di origine ungherese. Torti ai Magiari si ripetono ancora oggi in molte parti del nord (per aiutare chi non ci capisce un cazzo, ricordiamo che i Magiari sono gli Ungheresi).

Cena da Rustic, vicino a La Perla, strada 1° decembrie 1918. Più avanti sulla sinistra. Ottimi piatti locali. Capita di mangiare soli ed è fantastico. Massimo ciascuno: 10 €. I ragazzi che ci lavorano ridono una volta ogni sei mesi ma solo a turno; la Transilvania non è terra di cabaret...

Di fronte c’è un negozio di cappelli, ma chiude presto. Dentro si può trovare il tipico cappello transilvano a tronco di cono nero, la caciula. È quello che si vede nel film Fracchia contro Dracula per capirci. Il cappello, ce l’aveva anche Ceausescu ed è molto diffuso soprattutto in provincia. Purtroppo lo portano solo gli anziani, ultimo baluardo contro l’appiattimento globale.

Sera in giro finché il freddo non vince. La notte in un hotel con scale di legno, nel cuore della Transilvania fuori stagione, è molto figa. Molto.

Poi via di nuovo, dopo la colazione grassa a Casa Wagner; si torna alla stazione in strada Libertati. È facilissimo.

“Tranquillo che è presto, tranquillo che è presto…”. Per chi fa la cazzata di perdere il treno o arrivare molto prima, c’è un bar carino proprio di fronte: ha l’insegna con scritto “Chic che non c'entra un cazzo. Accogliente e pulito.

Per il viaggio si comprano salumi e pane per pochi Lei nel piccolo alimentari a fianco. È una casina diroccata. La gente di qui è semplice, umile e gentile.

Da lontano, lo sguardo a Sighisoara è una promessa per tornare. Il treno locale parte alle 11 e arriva alle 14. Costa circa 8 €.

www.infofer.ro

Le vetture dei treni locali sono spartane e a due piani, con le porte spesso aperte. Sale gente della campagna nel freddo secco e bianco. Una meraviglia di antropologia e costume. Non è un treno: è una pellicola. Un documentario nel cuore d’Europa.

Se le ferrovie sono la spina dorsale di una nazione, le piccole stazioni della Transilvania innevata, sono pezzi di un quadro silenzioso: piccoli caselli col tricolore giallo, rosso e blu, la neve e il capostazione fermo che dà il via al treno... una meraviglia.

Brasov è annunciata da una brutta periferia industriale. La stazione è grande.

Con meno di 1 € si prende il patru... il bus n. 4 per il centro. Il botteghino sta proprio davanti ai capolinea, lato stazione. Spingono tutti e spingiamo pure noi girandoloni.

Che Brasov non sia un luogo adatto per fare pesca subacquea si capisce guardando i monti intorno. Si scende su indicazione a Bulevardul Eroilor dove ci sono molti bus. Da lì si prende per Strada Muresinilor. Ogni traversa sulla sinistra è il centro, fin sotto il monte Tampa su cui campeggia la scritta “BRASOV”.

Si arriva a Piata Statului, dove sulla destra c’è ancora Casa Wagner.

www.casa-wagner.com/ro/home-brasov/

55 € per dormire e colazione proprio sulla piazza storica, davanti alla Chiesa Nera. Difficile trovare un rapporto qualità prezzo così buono, al pari di Sighisoara.

Brasov da dentro, è molto più carina che da lontano. Sembra fatta per la settimana bianca. I Carpazi intorno sono neri e inquietanti, ma i tetti austroungarici, i campanili e l’ordine immacolato ricordano Heidi quando va a trovare in città Clara, l’amica storpia. Ha il secondo nome sassone infatti: Schässburg.

Molto bella. Niente da dire. In inverno può fare anche -20°: presentarsi in canottiera non è una buona idea. C’è molto turismo locale che lo sa e infatti si veste da neve.

Strada Republicii è un po’ il corso per lo struscio locale. Col freddo ci si siede alla cafeteca sulla destra andando verso la piazza Statului.  www.cafeteca.net/

6 € è un botto per i prezzi del posto, ma il posto è fico.

Si arriva alla Cattedrale di San Nicola, oltre Piata Statului. Struttura imponente e senso di buio. C’è sempre un San Nicola dove c’è maggioranza ortodossa...

Il freddo invita a cenare pesante. Evitando i consigli delle guide si torna lungo Strada George Baritiu verso la Piata Statului. Al civico 2, in un edificio verde pastello, c’è il ristorante Transilvania. Fuori sembra fichissimo, in realtà è un self service. Si mangia tanto e si paga l’equivalente in Lei di 8-10 € a persona. Lungo la stessa strada a pochi metri ci sono una pasticceria e un caffè dignitosi. La sera si prende altro freddo lungo la via del Castello, proprio sotto il monte Tampa. Non ci sono turistardi ma solo gioventù locale più educata della nostra.

Colazione, informazioni alla reception e via col taxi (4 € in tutto) per raggiungere l’Autogara 2, la stazione dei bus per Bran. Ci vogliono tre quarti d’ora passando per Cristian e Rasnov. Quello delle 9,50 è il più utile.

www.autogari.ro/Brasov/Autogara_2_Brasov/Autogara72.aspx?lang=en

La stazione sembra una scena di Fargo dei fratelli Cohen. Caffè allo spaccio interno e neve sporca di olio di motore che copre la pianura davanti. Suggestivo.

Con meno di 2 € si arriva a Bran tra passeggeri locali silenziosi e cupi. Se viene da ridere, ci si sente in colpa.

Bran è un villaggio minuscolo costruito intorno al Castello di Vlad. In realtà nel Castello di Bran, Vlad ci soggiornò soltanto; il castello vero è quello di Poienari, sulle rive dell’Arges, oltre i Carpazi, a 70 km da Bran. Oggi è un rudere. Il Castello di Bran però conserva il fascino del personaggio ed è un’attrattiva turistica. Solo d’inverno però ; fa cagare.

Il maniero, con la neve, sembra più bello di quanto non sia. La costruzione slanciata, e le torri col tetto sferico rosso delle fiabe, aiutano molto.

Alle pendici del castello nel freddo siderale, c’è un mercatino. Ottimi i formaggi transilvani, soprattutto quelli di pecora. I venditori nelle bancarelle all’aperto sembrano i pastori del Presepe.

La gita dura fino a pranzo, cercando di evitare turistardi organizzati.

Appena tornati sulla strada, a destra, c’è il ristorante La Cristi. In stile montanaro, con botti e attrezzi di campagna, è molto accogliente. È pieno di famiglie rumene in gita. 16 € per mangiare la zuppa migliore della Romania e uno stufato digeribile in più giorni. Immancabile birra Ursus e palinka.

Il dessert si prende in strada al Magazin Alimentar, pochi metri dal ristorante sulla sinistra. Sotto una cappa fumante, la gente in fila aspetta i kurtos: sono dolci lievitati in forno, simili a rulli, appetitosi ma rischiosi: gonfiano come un dirigibile.

La fermata del bus sta a fianco della farmacia, vicino a una specie di fast food locale. Conviene ricordarsi l’orario o per l’attesa al freddo si muore.

Il viaggio di ritorno sembra la fine della settimana bianca. Si riprende colore e temperatura solo in albergo.

La sera si mangia da Sergiana, in strada Muresenilor, d’angolo con la rotatoria. A piedi sono cinque minuti da piazza Statului.

www.sergianagrup.ro/restaurante/restaurantul-sergiana-brasov.aspx

È un sottoscala pieno di gente locale. 60 Lei (11€) per uscire carichi.

Si gira nella neve per le vie intorno a Strada Republicii. Non è la Transilvania povera, ma c’è comunque molta umiltà.

Con pochissimi euro si prende il taxi per la stazione: conviene farlo se nevica.

Il treno per Cluj parte alle 8,40 e arriva dopo più di sei ore alle 15,17.

Scorre la Transilvania oltre i vetri una fiaccola di poesia tra le curve lente del treno che infila paesini infreddoliti.

Cluj Napoca. Ancora la stazione e Strada Horea, tra i cappelli a tronco di cono neri dei passanti. Per non sentirci più stronzi, lo abbiamo comrpato anche noi girandoloni.

Poche centinaia di metri e ancora Hotel Transilvania.

Riposo con gli odori e il bianco della campagna ancora negli occhi.

Si esce per cena.

Con riferimento Piata Uniri, si prende Memorandomului, si gira a destra cercando Strada Emil Isac. La vetrina del Maimuta Plangatoare si vede subito. L’equivalente di 13 € per mangiare secondo tradizione.

Si gira e si torna.

Ultima mattina per un giro. La zona compresa fra Strada Memorandomului e Regele Ferdinand è frequentata da universitari. Si prende un tè al Tabiet Cafè e Bistrot, in Strada Virgil Fulicea. È vicino alla statua di Matei Corvin, re ungherese nato qui ai tempi di Vlad.

Se possibile si visita il Teatro Nazionale, vicinissimo a Piazza Uniri, anche se fa più effetto di sera. Altrimenti si tira per il pranzo.

Ultima camminata prima di partire. Cofeteria Carpati angolo Piata Unirii, Bulevardul Eroilor. Caffè e dolci enormi a scelta per 2-3 € complessivi.

Recupero borse in hotel. Saluti e taxi. Roba di 15-20 minuti e tra periferie e nostalgia il volo Wizzair decolla alle 12,15. Arriva a Fiumicino alle 13,10, ora di Roma.

Per Orio al Serio parte alle 14,15 arriva alle 15,15.

La Transilvania è una meraviglia. Lo sanno in pochi, grazie a Dio.

 

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