Russia, Mongolia, Cina

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Il ricordo

  1. “A Pechino mangiammo arrosticini in strada, tra facce assenti e festoni colorati. Erano così piccanti da dover cambiare mutande prima di sera…”
  1. NOTTI: 17
  2. BUDGET: 2000 €
  3. FATTO A: luglio 
  4. DA: 2 girandoloni
 
  1. PERCORSO
  2. Mosca, Omsk, Novosibirsk, Ulan Ude, Ulan Batar, Zamyn Uud, Erlian, Pechino, Grande Muraglia, Pechino, Mosca.
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Dal 2011 la Russia ha l’ora legale tutto l’anno. Da marzo a ottobre quindi, Mosca è a + 2 rispetto a Roma. Da ottobre a marzo + 3 (vedi altri viaggi in Russia nel sito).

Costo per quattro voli Aeroflot (Roma-Mosca, Mosca-Omsk, Pechino-Mosca, Mosca-Roma): 960 €. Il volo Aeroflot Roma Fiumicino-Mosca Sheremetyevo decolla alle 14,40. Arriva alle 20,30 ora di Mosca al Terminal F.

Da Malpensa alle 12,05 e arriva alle 18,30. Costi simili.

La coincidenza migliore per Omsk c’è alle 23,40. Arrivare di notte sarebbe scomodo. Voli e orari ovviamente cambiano...

Pratiche doganali e cambio dei rubli in aeroporto. In Russia ci sono controlli anche per i transiti. Meglio calcolare i tempi o si rimane a Mosca. Per i voli nazionali l’imbarco è al Terminal B. Seguendo le indicazioni, c’è la navetta gratuita.

Volo di tre ore (Omsk ha tre ore di fuso con Mosca). A bordo solo Russi, alcuni con gli occhi a mandorla.

Arrivando alle 5,50 a Omsk in Siberia è facile citare Puskin con un “guarda tu 'ndo cazzo stamo…”.  Man mano che ci si avvicina alla città, industriale e di stampo sovietico, le citazioni aumentano.

Grazie alla sua urbanistica, Omsk non è mai stata in lizza per il ruolo di città più bella del mondo. È molto utile però come snodo nella Russia asiatica.

Taxi per l’hotel. 200 rubli (circa 5 €) per un quarto d’ora in Lada fino a Piazza Buhgolca (c’è un monumento a forma di mondo) e all’Hotel Tourist. 75 € per una doppia (già dalla mattina) con colazione. È tantissimo per il posto, ma è così.

www.tourist-omsk.ru/eng/

Dalle finestre si vede la confluenza tra i fiumi Om e Irtysh. L'aria trasmette tutto ciò che non è familiare. Si respira lontananza.

A Omsk, oltre alle strade e ai filobus, non c’è molto. Va ricordato che d’inverno non è le Maldive e si arriva a -45° senza problemi.

A piedi si raggiunge ulitsa Lenina, la via principale, con edifici color pastello. Ci sono negozi e caffè. Molte donne belle in giro.

Pranzo al Globus attaccato all’hotel. Sembra un cinema ma si mangia zuppa, salame russo, pasticcio di formaggi e birra Sibirskaya, con 14 €.

www.restoglobus.ru/

La sera cena in Karla Marksa vicino a KFC in un ristorante scritto in cirillico non identificabile. Omsk è Russia profonda, a pochi km dal Kazhakistan. L’inglese è lingua aliena come un po' tutta la città. Pochi rubli per spiedini di carne kazhaki, kvass (vedi altri viaggi in Russia) e vodka.

In ulitsa Partizanskaya subito dopo il ponte a sinistra, c’è un locale. C’è scritto caffè in cirillico. Ci si passa la sera. Circa 5 € in rubli e copechi. Per fare i coglioni fino a tardi c’è la discoteca XL, ma bisogna chiedere. Le donne abbondano ma parlano solo russo.

Da notare che la toponomastica è rimasta legata all’URSS. Più si entra nella Russia interna e più si nota.

Per la stazione ci sono le marshrutka, taxi collettivi. In tutta la Russia sono molto diffusi (altrove in Asia hanno altro nomi). 13 rubli per la corsa.

Il treno n.118 per Novosibirsk parte alle 6,55, ora di Mosca (le ore sono segnate sull’ora di Mosca). Sono le 10 a Omsk. Arriva a Novosibirsk alle 17,44 ora locale (alla stazione invece sono le 14,44).  La terza classe costa sui 20 €.

http://pass.rzd.ru/main-pass/public/en

I biglietti della Transiberiana si prendono alla stazione, allo sportello per stranieri (non capiscono una ceppa oltre al russo). È necessario il passaporto. Conviene farli il prima possibile vista l’affluenza. Per le specifiche sulle classi vedi altri viaggi in Transiberiana nel sito. In agenzia in città è più comodo e costa poco di più.

Il tratto di Transiberiana tra Omsk e Novosibirsk è una steppa con treni merci lunghi anche 150 vagoni: praticamente arriva il treno, vai in bagno, quando torni… il treno sta ancora passando. È un tratto di steppa della Russia asiatica, più evocativa che bella. Si passa Barabinsk.

Si comprano biscotti russi e acqua dalla provodnitsa, l’assistente di vagone che fa da mamma e gestisce anche il carrello viveri. 5 € in rubli.

L’assistente di bordo sui treni della Transiberiana è un’istituzione. Uomo o donna, fissa la scaletta alla porta, controlla i biglietti, assegna posti e coperte per i treni notturni, pulisce e riassetta il vagone ed è a disposizione per ogni informazione (quando capisce…). Ci manca solo che decida dove si scende.

Il tempo in treno in Russia, si passa bevendo tè. Salire sulla Transiberiana senza avere bustine e bicchiere è una bella cazzata. C’è l’acqua dal samovar, il boiler sempre carico in ogni vagone.

In platskartny (terza classe) è più difficile, perché i posti sono sistemati a camerata open space e il viaggio diventa una gita collettiva, fra puzza di cibo, cori russi in filodiffusione e urla di bambini. Fuori scorre Grande Madre Russia per ore infinite…

Chiacchierare con gli altri passeggeri è difficile senza parlare russo. Viceversa sfoggiare un CD di Pupo, Toto Cutugno, Ricchi e Poveri (ma su tutti Celentano) garantisce popolarità.

Si arriva al grande ponte sull’Ob che precede Novosibirsk.

La stazione di Novosibirsk (vedi altri viaggi sulla Transiberiana) somiglia a quella di Omsk, ma è più grande. Celeste pastello, è una via di mezzo tra una piscina e una cattedrale ortodossa. Bella. 

Di fronte al piazzale, parte la Vokzalnaya Magistral. La via sulla destra è ulitsa Lenina. Arrivano entrambe alla statua di Lenin, incrocio con Krasny prospekt. Scendendo sulla destra c’è il Centralnaya hotel. Non è lo Sheraton, ma un edificio grigio in stile KGB.

45 € per dormire. Per un giorno scarso è perfetto.

Sulla Lenina di fronte all’hotel ci sono diversi posti per mangiare. Va benissimo anche Sashilikoff catena che si trova anche in ulitsa Lenina, buona per spiedini di carne a pochi rubli. Ci vanno quelli del posto.  

www.shashlikoff.com/

D’angolo fra Lenina e Sovestskaya, praticamente davanti all’hotel, ci sono un grill e un pub. Da tenere presenti.

A Novosbirsk, bere una Sibirkaya Korona seduti su una panchina davanti alla Cappella di San Nicola è strano, ma ci sta tutto.

Si riparte la notte del giorno successivo per Ulan Ude, Repubblica di Buriazia, interna alla Federazione Russa. Sono 35 ore di treno filate. Tra le cittadine siberiane, da vedere ci sarebbe Tomsk, ma è sulla parallela della Transiberiana e organizzare gli orari è una bella rottura di coglioni. Si opta per la tratta lunga.

Ci sono due modi buoni, per fare un lungo tratto di Transiberiana:

1) stile Dottor Zivago in luxury class, con cappotto e colbacco. Leggendo Dostoevskij e parlando poco

2) stile soldato Ivan che torna dal fronte, in terza classe con pantaloni grezzi, maglietta militare, puzzando come una pecora morta già dopo dieci ore di treno.

Noi girandoloni amiamo entrambi, ma il biglietto luxury plus (scompartimento a due posti, tv, su alcuni treni anche doccia) costa fino a 400 €. La terza classe meno di 100. Non è la stessa cosa.

Spesa per il viaggio al supermercato su ulitsa Lenina (verso la stazione a sinistra):

  • bottiglia di Vodka;
  • confezioni di biscotti secchi;
  • quattro bottiglie di acqua (non prendere quella gasata tipo Fantozzi o in treno sono cazzi);
  • pane in cassetta;
  • tre confezioni di aringa affumicata;
  • salame russo confezionato;
  • due cetrioli;
  • quattro scatole di cervo in gelatina;
  • confezioni di formaggio giallastro;
  • tovaglioli di carta;
  • sapone liquido.

Spesa complessiva in rubli, circa 24 €.

Il treno 002 tra Mosca e Vladivostok fa tutta la Transiberiana, unendo la capitale alle coste davanti al Giappone. Passa alle 01,26 da Novosibirsk (22,26 alla stazione e a Mosca) e arriva a Ulan Ude alle 14,27 (ora locale).

http://pass.rzd.ru/main-pass/public/en

Fare 35 ore di fila sulla Transiberiana in terza classe significa dormire due notti consecutive in treno. Quando si scende si continua a fare pipì abbassando il pedale per altri due giorni.

Il viaggio su un treno della Transiberiana vale una vita; per i più fighetti però si consiglia dalla classe kupé (4 cuccette chiuse) in su.

Cambiano molti passeggeri, ma la provodnitsa rimane la stessa.

Di giorno passano le città di Bogotol Achinsk, Krasnojarsk, Zaozernaya, Kansk e altri nomi sparsi fra steppa e taiga. Il panorama diventa più verde, profondo, con betulle più fitte e isbe russe (le case di legno siberiane) schierate su lunghe file.

Chiappe e treno diventano una cosa sola. Ad ogni fermata si scende e si cammina all’esterno il più possibile, tenendo d’occhio il treno (per non rimanere in Siberia più che altro). Sguardi mai visti, spettacolo continuo. Girano sui marciapiedi signore con fazzoletti in testa che vendono pesce essiccato come patatine (molto in voga in Siberia), aringhe, pane, biscotti e altre cose.

I brindisi alla salute di Pupo e di Celentano si sprecano. La vodka permette di comunicare anche a gesti.

Dopo Angarsk c’è Irkutsk e la sua stazione meraviglia. Già da un po’ siamo in Culandia. Il treno a Irkutsk ferma una mezz’oretta. Poi il fiume Angara e lo spettacolo del Lago Baikal, la più grande riserva di acqua dolce del mondo. Il treno tocca quasi l’acqua dopo Slyudyanka, ultima fermata di rilievo prima di Ulan Ude (vedi altro viaggio in Siberia).

Si arriva a Ulan Ude dopo pranzo del secondo giorno dalla partenza. Ulan Ude è Buriazia, repubblica autonoma russa vocina alla Mongolia. Una parte non indifferente della popolazione ha gli occhi a mandorla. L’orologio della stazione segna le 9,27, ora di Mosca.

In Transiberiana è difficile adeguarsi ai fusi orari. Innanzitutto bisogna saperli. Se per esempio a Mosca sono le 12, a Irkutsk sono le 5 di pomeriggio. Il treno viaggia con l’ora di Mosca, quindi perdere le coincidenze è un attimo. Anche quando si prenota, è bene stare in campana. Anche una volta capito il meccanismo, il cambio di fuso rimane pesante. Si rischia di fare colazione di pomeriggio, cenare la mattina e fare la cacca a merenda. 

Si esce dalla stazione e si passa dal cavalcavia pedonale per raggiungere piazza Sovetov, il cuore della città con la più grande capoccia di Lenin ancora esistente al mondo.

Oltre l’arco c’è ulitsa Lenina, la strada più fica; alla prima a destra, sulla Sovetskaya, c’è l’hotel Barguzin.

http://www.barguzin-hotel.ru/

Dal sito non si capisce una minchia ovviamente, ma costa sui 50 € per una doppia semplice e pulita. Doccia con l’idrante e riposo.

Ulan Ude è lo snodo tra la Transiberiana e la Transmongolica. La prima, lunga 9300 km va da Mosca al Pacifico; la seconda, tagliando la Mongolia da nord a sud, arriva in Cina.

Alla solyanka e al borscht come zuppe, si affianca il bukhlyor buriato. Il piatto forte però a Ulan Ude è sempre a base di omul, il pesce tipico del Baikal.

All’Appetite, sulla piazza, lato opposto della testa di Lenin, si spendono circa 11 €. Su orari e giorni di apertura però, fanno come vogliono...

Bella la Cattedrale bianca con le guglie d’oro, bella la piazza, bella la strada per la passeggiata, belle le case di legno. Carina e tranquilla Ulan Ude. Oltre a birra e vodka del Shokolad, segnaliamoo l’ultimo pub a destra sulla ulitsa Lenina. Ha anche una terrazza.

Il bus per la Mongolia parte alle 7,30 dalla piazza rotonda del bus terminal vicino all’Hotel Baikal (se non fosse chiaro, vedi altro viaggio in Siberia...).

Il biglietto preso alla Siberia Tour (l’agenzia sta sulla salita a sinistra dell’arco, sopra ulitsa Lenina), costa circa 25 €.

Ci vogliono dodici ore per arrivare a Ulan Batar, la capitale della Mongolia. In mezzo c'è molta, moltissima taiga...

Lago Gusynoie, taiga, taiga, taiga, taiga... verso un nulla fatto da una lunga strada deserta e betulle ovunque. Sono le ultime propaggini di Madre Russia che scende verso sudest, verso i Mongoli.

Dopo più di tre ore, quando arriva Kyakhta, salgono sul pullman le guardie di frontiera russe. Sulla destra svetta la cattedrale ortodossa. La città era dedicata a Trotzky ai tempi del comunismo. Adesso no (infatti non si chiama più Trotzky...).

Le pratiche sono lunghe. Dire che i Russi e i Mongoli sono flessibili, è come dire che i Francesi sono simpatici: può capitare, ma non è la norma. I controlli lato Federazione e lato mongolo, in tutto durano tre ore. Altane con soldati e filo spinato segnano il confine, anche se i rapporti fra i due Paesi sono decenti.

Si risale sul bus, ormai in Mongolia e si va (vedi altri viaggi in Mongolia).

Dopo qualche centinaio di km, domandare “ma non c’è un cazzo in Mongolia?” non sarebbe uno scandalo. Il grande fascino di una terra unica al mondo, probabilmente è proprio qui. Non è da escludere che non sia lo stress la principale causa di morte dei Mongoli.

Si passa Darhan, unico vero centro abitato prima della capitale. Ci si mangia per la pausa pranzo insieme a una comitiva di Mongoli.

Dalla frontiera alla capitale, sono sette ore di bus. Quando si arriva alla periferia di Ulan Batar, anche se è buio, si capisce subito che non è Positano. Si può dire senza problemi che la città, alta 1300 sul mare, è bruttarella.

Si arriva al Discovery Mongolia Information Center in Narny Gudamj. Ci si dirige verso il Kaiser Hotel.

Seguendo il ponte sul fiume Tuul Gol, è a 400 metri. È una palazzina gialla, non ci può sbagliare (c’è scritto sopra...).

Per farsi spiegare alla reception il motivo per cui l’albergo si chiama Kaiserì ci vogliono circa quatro ore. Ammesso che non abbiano pensato “ma perché questo non si fa i cazzi suoi…”,  si soprassiede.

www.kaiser-hotel.com/

Le stanze doppie costano 60 €, quasi la metà di uno stipendio mongolo medio.

Ci teniamo a dire che i Mongoli, hanno ritmi diversi da Wall Street. Non sono abituati alla fretta occidentale e al body language. Mentre ci agitiamo, ci grattiamo, ci giriamo, ci muoviamo... un Mongolo sta fermo e guarda fisso. Per fare una cosa che da noi si sbriga in trenta secondi, impiega circa una settimana. La cosa più interessante è che facendo tutti così, nessuno se la prende. Anzi.

A Ulan Batar si riprendono le forze. Si cena in un quartiere di palazzi anonimi. Il ristorante è il Darkhan Khuch Tuv e sta sulla continuazione di Peace Avenue (la via principale); dopo la rotatoria, dieci minuti a piedi sulla destra. La zona non è Beverly Hills, ma è meglio così.

www.facebook.com/pages/Darkhan-Khuch-Tuv/430100200369080

Il menu è solo in cirillico e i camerieri parlano mongolo stretto. Probabile che non si capiscano nemmeno fra di loro. Posto carino senza turisti e turistardi. Per mangiare si va a culo. Fegato, grasso di fegato, nervi di fegato, fettine di fegato con birra (in cirillico) per pochi euro. Si mangia così tanto ferro che se entrasse qualcuno con una calamita, sarebbe un problema.

Colazione al Kaiser stando attenti al latte non pastorizzato (diarrea al 99,9 %) e poi via, verso il centro prenotazione biglietti delle ferrovie mongole.

I biglietti ferroviari per la Cina vanno comprati il prima possibile; i treni non sono giornalieri e sono sempre affollati.

Per arrivarci dal Kaiser Hotel, bisogna fare tutta Narny Gudamj. A piedi è mezzora. Si prende un taxi per meno di 2 €, in tugrik.

Sulla Narny Gudamy, cento metri oltre la stazione dei treni c’è un palazzo giallo. L’ufficio sembra una SAUB anni ’70. Ci vuole più tempo a capire come funziona che a tornare indietro in Italia, probabilmente. Soprattutto nessuno dei presenti sa cosa sta facendo.

Di solito in questo caso sorgono alcune domande:

“cosa è successo alla mia vita affinché io sia in fila, in mezzo a decine di Mongoli che mi guardano, per comprare un biglietto del treno tra Ulan Batar e Pechino?”

“perché anche se abitiamo sullo stesso pianeta, il tizio allo sportello mi fissa da dieci minuti e non risponde?”

“come cazzo si disegna Pechino per farlo capire al tizio?”

A questo genere di domande non c’è risposta…

Dopo mezz'ora di dialoghi intergalattici, il biglietto c’è, per il giorno dopo.

Ci si rilassa per Ulan Batar per un bel giorno e mezzo. Si va ai Magazzini di Stato (la Rinascente mongola) per comprare indumenti a base di yack, il quadrupede nazionale. 

Khan Buuz di fronte al Khongor Guesthouse sulla Peace Avenue per mangiare.

Può anche capitare di ritrovarsi all’UB Palace in una sera di discoteca con giovani Mongoli che s’ispirano al rap. Si attutisce il colpo con un paio di birre locali.

Il treno per la Cina, parte alle 20.

http://www.ubtz.mn (inutile cliccare tanto è solo cirillico).

Il palazzo della stazione è riconoscibile perché dietro ci sono i binari e perché sopra c’è scritto Ulan Batar in latino e in cirillico.

In Stazione c’è una mensa di stampo socialista con bidoni d’acciaio coperti. Si va un po’ a culo indicando col dito, ma i buuz, i ravioli di montone, sono sempre presenti (vedi altri viaggi in Mongolia). Anche le zuppe non sono male, soprattutto se accompagnate dal pane. In totale, l’equivalente in tugrik di 4 €.

È più facile fare amicizia sulla Luna che chiedere informazioni alla stazione di Ulan Batar. È difficile trovare qualcuno che capisca anche solo i gesti. I Mongoli non sono famosi al mondo per la fantasia, quindi si va a intuito: se c'è un treno solo, deve essere quello...

Il personale viena da un'altra galassia ma è simpatico. Gli scompartimenti sono da quattro cuccette. Offrono subito il tè. A bordo ci sono turisti e il più normale è in viaggio da mesi. È una buona cosa: grazie a Dio, i turistardi sono assenti in Mongolia.

Gli scompartimenti sono comodi e larghi e il velluto testimonia il clima austero in inverno: il treno del resto, attraversa il Deserto di Gobi, il più a nord del mondo, non la piana di Maccarese…

Locomotiva diesel, binario unico. Si parte verso il niente del Sud.

Mongolia vuol dire “cielo blu”. Di notte il cielo però è nero con stelle infinite. La ferrovia Transmongolica è lineare e semplice. I treni sono radi e lenti. Attraversano il terriccio rosso e le erbe sabbiose del deserto. Ogni tanto spuntano pastori o avamposti militari. Soprattutto all’alba, tutto si avvolge in un'atmosfera onirica. Il silenzio più totale fuori, lungo il lento snodarsi del treno. Un viaggio epico.

Si arriva a Zamyn Uud alle 10, dopo quattordici ore. Zamun Uud è l’ultima città della Mongolia, poi c’è la Cina. I binari cambiano scartamento: in Cina sono più stretti. I carrelli vengono sostituiti proprio a Zamyn Uud.

Cina e Mongolia non si sono mai amate, per storia e per politica. Satellite dell’URSS, la Mongolia ha vissuto per decenni in pax armata con Pechino. Gli effetti si vedono ancora a Zamyn Uud, città di scambi e guarnigione nel deserto. Si avverte un cambio di cultura e di mentalità. Dall’immobilismo tradizionalista mongolo, si passa al capital-comunismo cinese, rampante e senza scrupoli.

Fatto il controllo sul treno in uscita, si passa la terra di nessuno e si arriva a Erlian, accompagnati da cori patriottici cinesi. Sul treno salgono dottori cinesi per i controlli medici.

Dentro la stazione c’è la dogana vera e propria. C’è anche l’ufficio cambi per passare dai tugrik agli yuan.

Il viaggio per Pechino continua in pullman. Non tutti i treni della Transmongolica arrivano a Pechino. Bisogna verificare giorno e disponibilità di posti. Da Erlian comunque, i bus partono quotidianamente.

Erlian è Repubblica Popolare Cinese. Sembra Quarto Oggiaro con le case più basse. Seguendo gli altri viaggiatori si arriva a un terminal. Dopo una seduta di psichiatria, si capisce che alle 16,00 per l’equivalente di 19 €, parte uno sleeping bus verso Pechino. Arrivo previsto alle 6,00 di mattina. Si mangia al ristorante (cinese) lungo la strada principale. Si chiede a gesti. In yuan, 3 € per riso e altre cose. Ulan Batar al confronto sembra Portofino.

Il giorno speso a Erlian, è attesa, fra palazzi, prati e palazzi.

Si parte col bus, dove tra puzze varie e paesaggi giurassici, si conosce la Cina del nord.

L’“evviva si parte per Pechino…” dopo 300 km diventa “dovrei fare la pipì…”; dopo altri 300 si trasforma in un girone dantesco in cui ognuno lamenta nella sua lingua fastidi di ogni genere. Molto dipende anche dalla cipolla che nella dieta cinese occupa un posto di riguardo. Il problema principale è che si può stare solo sdraiati. È il bello del viaggio.

Tra le curiosità ricordiamo che in Cina (in Asia in genere) sputare non è segno di maleducazione; indossare le scarpe in pullman invece sì. Così, l’autista obbliga tutti i passeggeri a toglierle, per poi esibirsi in scatarri sulla moquette del bus. Piacevole.

Il bus fa una tappa per una toilette e cielo aperto. Poi ne fa un’altra di mezz'ora per una cena self service in un luogo imprecisato. Si sa solo che sta in Cina. Si mangia solo con le bacchette quindi la scelta è tra due opzioni:

  • non fare in tempo a mangiare nei tempi della sosta
  • usare la bacchetta come spazzola e portare il piatto alla bocca

Fagioli, verdure e riso per l’equivalente di 3 €. Dopo la cipolla, nel bus un po’ tutti sentivano la mancanza dei fagioli…

Il bus arriva a Pechino Liuliqiao, dove fermano i bus di lunga distanza, alle 6 di mattina.

Si prende un taxi (ce ne sono circa cento miliardi a Pechino) e si dice l’unica parola cinese sicura: "Tienanmen". I tassisti cinesi per regola non capiscono un cazzo ma rispondono sempre “sì”, qualunque cosa si dica. Per trovare l’indirizzo possono passare anni.

Piazza Tienanmen non è una piazza: è cento piazze insieme. Dando le spalle all’effige di Mao che sta all’ingresso della città proibita (lato nord), si guarda avanti a destra verso la via Mehisi. Lungo la via c’è l’Hotel Guanqi.

Una doppia costa 35 € in yuan, senza colazione. Considerando la posizione è ottimo.

Intorno a Tienanmen ci sono decine di hotel per ogni prezzo. Le guide blasonate ne segnalano solo una piccola percentuale e spesso dicono cazzate.

Per entrare e uscire da Piazza Tienanmen bisogna fare i sottopassaggi e passare nei metal detector senza eccezioni.

Di fronte all’hotel c’è Dashilan, la zona commerciale. Per comprare qualunque cosa, di ogni dimensione e forma va benissimo. Tutta Pechino è un immenso grande negozio.

Dalle Olimpiadi del 2008 Pechino è diventata potente, aggressiva, moderna. Dietro la facciata di super città però, c’è quella che in antico mandarino si definisce “una Pechino di merda”: gli hutong (i vicoli) ancora esistenti testimoniano una condizione di povertà quasi degradante. A fronte di tanto personale disponibile e addestrato, c’è un mondo fuori dal circuito e sottosviluppato. Si ha la sensazione che sia una grande vetrina per convincere qualcuno.

Ci vogliono 60 yuan (6 €) per entrare alla città proibita che comporta un giorno di escursione: basta attraversare Piazza Tienanmen.

20 yuan (2 €) per il Palazzo d’Estate che si trova a nord ovest sul lago Kunming (linea 1 della metro da Tienanmen East fino a Xidan. Cambio sulla linea 4 fino al capolinea. In tutto 2 €).

Anche sulla Muraglia ci si arriva da soli. Con la guida e il pullman però è più semplice. 120 yuan (12 €) dall’hotel anche se spesso il biglietto d’uscita è escluso. Se al ritorno fossero previste deviazioni commerciale ad hoc, basta salutare tutti, scendere dal pullman e prendere un taxi per Tienanmen. Con affetto ovviamente.

Ci sono diversi ingressi alla Grande Muraglia, distante un’ora e mezza dal centro della città. Quelli visitabili, sono solo due.

Se la Grande Muraglia si vedesse dalla Luna, come la propaganda cinese degli anni ’60 sosteneva, allora il Raccordo Anulare si dovrebbe vedere da Marte. I Cinesi stessi, sono i primi a negare la cosa. In realtà l’opera di fortificazione, lunghissima e frammentata è in parte deludente per chi si aspetta qualcosa d’imponente. Larga pochi metri, spesso è meno appariscente di un qualunque castello medievale sparso per l’Europa. Rimane un obbligo andarla a vedere.

Dire “stasera andiamo a mangiare dal Cinese” a Pechino lascia il tempo che trova. I ristoranti sono ovunque, spesso in rapida successione. A Pechino si mangia a qualunque ora. Non esiste il pranzo o la cena. In qualunque posto e in qualunque momento ci si siede e si mangia. Prezzo medio, 5 €.

Buona la formula kao yangrou chuan, spiedini d’agnello piccanti che costano circa mezzo euro. Si vendono per la strada. Sono appetitosi soprattutto dopo aver ingoiato il pongo cinese della colazione in albergo.

Sulla via Qianmen (quella col tram turistico che scende da Tienanmen, lato hotel) si mangia l’anatra alla pechinese. Vale la pena vederla preparare. Ci si smarca dai negozi e si passeggia per gli hutong più veri e più cinesi.

I locali più gettonati sono nella zona di Chaoyang (taxi 30 yuan) e di via Sanlitum. Nel parco di Chaoyang c’è pure il laghetto. In zona ci sono pure le puttane, rigorosmanete organizzate in bordelli.

Per acquistare pashmine inutili si può andare nel più grande palazzo della seta dell’universo: da Tienanmen, linea 1 fino a Yonganli. Attraversato lo stradone col sottopassaggio c’è il mega palazzo (ha i bagni molto puliti tra l’altro e per fare la cacca è l'ideale…). Chi riesce ad evitare le aggressioni delle commesse dodicenni, fa una bella esperienza.

Pechino va visitata da Pechinese per sottrarsi all’orgia commerciale di cui è madre. Ma la somatica non aiuta. Basta sembrare Occidentali per essere assediati. Il rischio è uscire con trentaquattro pashmine e sessantadue foulard di vari colori...

Per vedere come si comportano i giovani della Pechino bene, si va al Baby Face la discoteca a Sanlitum (i nomi e i locali cambiano di continuo, da un mese all’altro).

Ci si arriva con: Linea 1 della metro fino a Janguomen; cambio con la linea 2 fino a Dongsishitiao, poi a piedi per 500 metri, chiedendo ai passanti meno rincoglioniti.

Cinque giorni di immersione a Pechino, tra persone, voci, musiche, palazzi, luci, ristoranti, mausolei e smog.

I Cinesi a volte sembrano storditi. Camminando dove le strade spaziali lo permettono, non s’incrocia mai uno sguardo. Sembrano caricati a molla, programmati per un’azione. La cosa non è sempre fastidiosa, perché permette di sentirsi liberi, senza il peso del giudizio altrui. È un tipo di libertà che rende soli però; soli in un universo di milioni di persone che corrono dietro il loro target quotidiano. Camminare per Pechino ricorda molto i film di fantascienza sulla supremazia dei robot e la loro sostituzione agli esseri umani. Non è solo questione di numeri: esistono realtà urbane altrettanto grandi, ma comunque più umane, più interattive. Pechino e i Cinesi fanno paura.

Poi via.

Linea 1 fino a Janguomen e cambio linea 6 fino a Dongzhimen dove parte il servizio Airport Express: è un trenino spaziale che porta con sole quattro fermate al Terminal 2 dell’aeroporto. Costa 25 yuan e ci mette 30 minuti.

Alle 11,40, dall’aeroporto Pechino Capital parte Aeroflot per Mosca Sheremetyevo. Impiega otto ore circa. Arriva alle 16, ora di Mosca. Alle 17,45 volo per Roma e arrivo alle 19,45 nostre.

Per Malpensa l'attesa è più lunga. Parte alle 21,40.

Il viaggio lascia il segno. E vorrei vedere…

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