Serbia, Kosovo

KS
RS

Il ricordo

  1. “Cercavamo un posto tranquillo. Decidemmo così di andare in Kosovo…”

 

  1. NOTTI: 4
  2. BUDGET: 390 €
  3. FATTO A: maggio
  4. DA: 3 girandoloni
 
  1. PERCORSO
  2. Belgrado, Velika Plana, Kragujevac, Raska, Kosovska Mitrovica, Pristina, Podujevo, Nis, Blace, Krusevac, Paracin, Jagodina, Raca, Arandelovac, Barajevo, Belgrado.
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Spiegazione storica per quelli del bar:

il Kosovo è una regione della Serbia e la Serbia era parte della Jugoslavia. Poi la Jugoslavia si è sciolta e i Serbi, delusi dalla cosa e dalle guerre in Croazia e Bosnia, se la prendono con gli Albanesi del Kosovo, che sono troppi. Gli Albanesi non sono d’accordo. Parte la pulizia etnica: i Serbi cacciano gli Albanesi. Arriva l’America che aiuta gli Albanesi. Li aiuta così tanto che nel 1999 bombarda Belgrado, capitale della Serbia, facendo scattare la pulizia etnica al contrario: gli Albanesi cacciano i Serbi.

Epilogo: i Serbi mantengono il nord del Kosovo (fino a Mitrovica nord); il resto è Kosovo albanese.

Il Kosovo oggi è di fatto indipendente ma i Serbi non lo riconoscono e alla frontiera non mettono il timbro in uscita sul passaporto. In entrata annullano quello kosovaro.

Dal dicembre 2013 l’area è più stabile e al contrario delle cazzate scritte su guide e blog, è più facile entrare in Kosovo con un’auto targata Belgrado che dal Gruppo Clark quando ci sono i saldi. Noi di girandoloni.com lo abbiamo dimostrato.

Detto questo, aggiungiamo che la Serbia è un Paese moderno e bello.

Volo offerta Alitalia Roma Fiumicino-Belgrado alle 9,45. Arriva alle11,20 (il fuso non c’è). A/R 99 €.

Da Milano Malpensa con Air Serbia, orari simili ma hostess più carine.

L’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado è silenzioso.

Timbro doganale e via agli arrivi; a destra ci sono gli uffici del cambio (la Serbia ha i dinari e non è UE) e quelli delle auto a noleggio. Il parcheggio è dietro al vetro degli arrivi: 31 € al giorno per una piccola con Sixt.

Seguendo i cartelli per Nis si punta a sud. Sono scritti in cirillico e in latino. Per non sbagliare è sufficiente la licenza elementare.

Dopo 10 km, al benzinaio Avia una mappa della Serbia costa 250 dinari (2 € e spicci).

Quando c’era la Jugoslavia, la Serbia (vedi su questo sito) era il Paese dominante. Si vede dalle infrastrutture. L’autostrada (autoput) è eccellente e in ordine.

Si paga il pedaggio: cartellino in entrata e saldo in uscita. Fino a Velika Plana sono meno di 3 € in dinari. Appena usciti, 500 metri sulla destra c’è la Karadjorjeva Mehana, una trattoria per camionisti con giardino. Il menu è in serbo ma basta indicare specijaliteti sa rostilja e arriva un vagone di agnello e maiale alla brace. Con insalata serba (pomodori, cetrioli, cipolla e formaggio) e una birra BG da 50 cl, ci vogliono circa 8 € a testa. Per la digestione non bastano cinque ore.

Per chi avesse fame arretrata, 400 gr di cevapcici (le salsicce) stanno meno di 3 €…

Nella lista delle pivo (pivo è birra) oltre alla BG, ha anche la classica Jelen, la Lav e la montengrina Niksicko. Tutte buone e a meno di 1 € a bottiglia. Posto eccellente.

Auto e via verso sud. Autostrada per pochi km fino a Batocina (70 dinari al casello) e statale per Kragujevac, allegra città di provincia.

Il parco auto snocciola auto moderne ma anche molte Zastava e Yugo.

A proposito di auto: a Kragujevac c’è la Fiat, che porta soldi e movimento.  

A proposito di movimento, i taxi sono rosa e stridono con la somatica dei Serbi.

A proposito di somatica, in giro c’è molta bella gioventù.

A proposito di bella gioventù: uomini robusti accompagnano donne con zigomi alti, dai capelli lunghi e sguardo severo. Nasi dritti e leve lunghe adornano un’altezza media superiore a quella italiana.

A proposito della media italiana, è bene tradurre per quelli del bar: la Serbia è piena di fica. Le donne sono tutte stanghe col culo alto. Gli uomini sono rozzi e grossi, spesso in tuta. C’è ancora molta differenza fra maschio e femmina nei Balcani: in Serbia più che altrove (vedi altri viaggi nei Balcani).

Giro in città dopo un caffè e una rakia sulla strada per Divostin, all’Etno Stari Boem; 300 dinari a testa (quasi 3 €).

https://www.facebook.com/StariBoem

Ricordiamo per chi ci seguisse a tratti che la rakia è il distillato dei Balcani eccetera eccetera eccetera…

Da Kragujevac si punta a sud per Raska. Basta seguire le indicazioni per Kraljevo.

La statale è via via più montagnosa tra paesi dai tetti rossi, scritte in cirillico e trattori. I vulkanizer (gommisti) ci sono ma non servono: le strade della provincia sono curate e scorrevoli. Per Raska ci vogliono un paio d’ore. Se una Zastava fa da tappo, anche due e mezza.

Dal verde dolce si passa a gole selvatiche e boschi. In mezzo ci scorre il fiume Ibar, che sale da sud.

Per le indicazioni è facile: pravo è dritto; desno è destra; levo è sinistra. Il bagno è sempre pravo desno

Dopo il cartello Raska (in cirillico) c’è il distributore della NIS; a destra, c’è il ponticino sull’Ibar e la cittadina che cresce in salita.

Municipio, Hotel Prestige, giardini della piazzetta centrale tra chiesa, supermercato (cassa d’acqua Knjaz utile per il viaggio) e Banca Intesa, che in Serbia è ovunque.

A Raska all’inizio ci si sente osservati. È a 9 km dal Kosovo e facce nuove destano curiosità.  In realtà sono tutti gentili e la città montanara è ben tenuta. Nugoli di adolescenti passeggiano come in un qualunque provincia italiana. C’è molta dignità, molta umiltà, molta bellezza.

Una sera a Raska insegna tante cose sulla vita di molte teste di cazzo compaesane annoiate.

Qui sono tutto meno che sfigati: nel 2013 c’erano pure i Mondiali di Parapendio…

Si dorme al Kuka Cakmara che detto così dice e non dice. È una baita 6 km indietro sulla strada (subito dopo il cartello della frazione Beoci): è tutta di legno in stile rifugio alpino.

40 € per una tripla con colazione.

www.cakmara.com

I proprietari sono simpatici ma non è il caso di presentarsi con la maglia dell’Albania: da queste parti Željko Ražnatović (il comandante Arkan) e le sue Tigri sono eroi nazionali. Se in tv passano le canzoni folk melodiche della moglie Svetlana, la gente del posto rimane incantata…

Semplificazione per il bar sotto casa:

le Tigri di Arkan erano paramilitari serbi celebri nella pulizia etnica delle guerre di Jugoslavia. Il loro comandante era Arkan appunto… Ucciso nel 2000, è sepolto con onore al Cimitero Nuovo di Belgrado.

Arkan o non Arkan, in generale chiedere a un Serbo dove finisce la Serbia e dove inizia il Kosovo equivale a dirgli “mortaccitua e di tuo nonno…”.

Per tutti i Serbi il Kosovo è Serbia, anche se i kosovari albanesi oggi sono più del 90% (vedi altri viaggi in Serbia).

Cena serba a con prebranac (fagioli al forno e salsicce piccanti), pane tradizionale, insalata, birra Jelen e rakia: una meraviglia per 7 € a testa da digerire all’aperto.

Il posto e la situazione sono spettacolari.

Sera in paese al Way caffè, disco pub con musica turbofolk e la totalità della gioventù del posto. Di fronte c’è il Ramona, un caffè di paese.

Sveglia presto e via nella nebbia di Raska, sorpresa bellissima.

Seguendo le curve del fiume Ibar, dopo 9 km arriva la “dogana”. Due prefabbricati e un paio di blindati ONU annunciano il Kosovo. Non c’è tensione, ma fino al 2012 il posto di frontiera saltava in aria un giorno sì e l’altro pure.

Ora in base agli accordi del dicembre 2013 i Serbi hanno accettato l’esistenza di una polizia kosovara a patto che sia di etnia serba.

Se c’è la fila di camion si può fare i paraculi e passare avanti.

Di solito per le auto a noleggio si paga un’assicurazione suppletiva per il territorio del Kosovo. Se il doganiere si scorda, amen. Insieme al doganiere c’è sempre qualche militare dell’Eulex (per conto della UE) o qualcuno della NATO.

L’atmosfera è strana: si entra nel Kosovo serbo.

Dal “confine” a Mitrovica sono circa 50 km. Da subito tutto diventa più povero. La strada si riempie di buche e l’erba rimane incolta. Bandiere serbe ovunque e check point con filo spinato e blocchi di cemento rendono la zona più cattiva.

Dopo Leposavic, prima di Socanica c’è il Monastero ortodosso, guardiano della cristianità in fronte all’Islam. Più avanti c’è quello di Sokolica. Poi c’è Zvenac e poi Kosovska Mitrovica, per gli amici solo Mitrovica.

Ci sono molte auto senza targa: sono i Kosovari che che quando entrano in Serbia la tolgono per rispetto. È una legge non scritta.

È quasi scontato essere fermati e perquisiti dalla polizia. I nazionalisti serbi di tanto in tanto irrompono e auto targate Belgrado non passano inosservate.

Spariscono le bandiere serbe e compaiono scritte in albanese: è tutto stranissimo; stranissimo ma possibile.

Mitrovica è una città grande, per certi versi normale; ma è divisa in due ed è surreale a tratti. In dieci metri si passa dalla Serbia all’Albania.

A nord dell’Ibar ci sono i Serbi con tricolori bianco, rosso, blu e chiese ortodosse. A sud c’è il lato albanese. Bandiere a parte, sbagliarsi è impossibile: i Serbi sono alti e grossi; gli Albanesi sono bassi, scuri e quando sono anziani mettono il capello alla Fantozzi (vedi viaggi in Macedonia e Albania). I Serbi scrivono in cirillico, gli Albanesi in latino. Se non dovesse bastare, sul lato albanese c’è la piazza con la moschea.

Le due comunità si sono massacrate fino a poco tempo fa…

Il Ponte di Austerlitz divide la città con i Carabinieri italiani della KFOR che controllano. Si passa solo a piedi.

Anche se la situazione ora è calma è sempre tutto appeso a un filo.

Con la macchina si può entrare nel lato albanese arrivando alla piazza della moschea. Anche con la targa di Belgrado non sembra un problema.

Non è azzardato dire che la Serbia, nonostante il mondo contro, è moderna e civile. Molto bastonata ma moderna e civile.

Il Kosovo (Kosova in albanese) sta più indietro delle palle del cane ma con l’aiuto degli Americani si è riempito di SUV e di strade asfaltate per poterli guidare. È in rapida crescita.

Come l’Albania, il Kosovo attuale è un cantiere a cielo aperto, tra polvere, camion e sorpassi azzardati. Molti i benzinai Kosovo Oil o di altre società mai sentite. Molte anche le tombe di miliziani UCK, i guerriglieri kosovari del ’99.

Ogni tanto passa una colonna di mezzi KFOR o di Carabinieri, ma fino a Pristina è tutto tranquillo. Sono tre quarti d’ora di strada.

Pristina è brutta. L’abusivismo edilizio si sovrappone a nuovi palazzi a specchio in costruzione. È tutta in rifacimento in un mix di kitsch-brutt-islam-postcomunist-coca col-albanes-balcanico.

Entrando in città c’è l’indicazione Qendra, il centro.

Fra salite e discese si aggira lo stadio fino al vialone Haradinaj (i nomi delle vie spesso sono intitolati a guerriglieri UCK) e la scritta mimetica NEW BORN nello slargo sotto la Scuola Americana. A destra all’incrocio con Kosta Novakoviq c’è un parcheggio a ore. Il tizio chiede 2 € fino a sera.

In Kosovo la moneta locale è l’euro, senza però avere corso legale. Come in Montenegro (vedi su questo sito) non c’è una moneta nazionale ma si vive su quella d’importazione.

Si sale per la zona pedonale sulla destra. C’è il Bistrot Paris che fa i sendviq (panini focaccia) a 1,80 €. “E chissenefrega…” ci sta tutto…

Sulla piazza a sinistra inizia Bulevardi Nene Tereze (i genitori di Madre Teresa di Calcutta erano di zona) con i bar all’aperto; sul lastricato c’è lo struscio, tra vecchi Kosovari, nuovi ricchi, denti che mancano, t-shirt americane, donne muslim, Italiani in mimetica e frenesia felice.

Per una birra Peja, tipica kosovara, va bene il Ring, a metà sulla destra. Una media costa 2 €.

http://restaurantrings.com

Pristina è piena di giovani che hanno scoperto l’America. Gli Americani di fatto si sono comprati il Kosovo, in cambio dell’aiuto per l’indipendenza. Le centralissime strade Bulevardi Bila Klintona e Bulevardi Xhorxh Bush la dicono lunga…

Ovunque bandiere americane, Coca Cola e riferimenti agli USA.

Chi non avesse abbastanza trigliceridi può pranzare al Renaissance 2; sta dietro alla Cattedrale di Madre Teresa. Venendo dalla pedonale è oltre la piazza su Xhorxh Bush a destra. Ha una porta in legno senza insegna.

Via da Pristina nel pomeriggio.

Si punta per Podujevo. Meglio fidarsi dei rari cartelli che delle indicazioni dei passanti, comunque gentilissimi.

Al netto di lavori stradali in mezz’ora si raggiunge la pseudo frontiera.

Abbiamo dimostrato che è più facile entrare in Kosovo che dal Gruppo Clark. Uscire a volte no. Le guardie doganali serbe non si fidano del turismo giornaliero. Il Kosovo è terra di traffici illeciti e la perquisizione dell’auto è automatica. Importante è rimanere tranquilli.

Si rientra nella Serbia ufficiale fra monasteri e cimiteri ortodossi; si punta Prokuplje e poi il verde verso Nis, dove si arriva in due ore, prima di sera.

Tanto per fare i sapientoni, ricordiamo che la Serbia ha lo stesso fuso dell’Italia ma è a oriente, quindi il sole cala prima.

Nis (la Naissus romana) è la città di Costantino, l’imperatore che ha convertito l’Impero al Cristianesimo, famoso per la visione IN HOC SIGNO VINCES prima della battaglia di Ponte Milvio. Tutta la Serbia ha dato diciotto imperatori a Roma. Non è una terra di stronzi insomma…

Nis è importante e universitaria. Intorno colline, dentro molta gioventù.

Si dorme al Krevet i Dorucack, un Bed and Breakfast centralissimo. Una doppia costa sui 30 € in dinari.

http://www.krevetidorucak.rs

Sta a Trg Republike, la piazzetta alle spalle di Kalca, il centro commerciale della città con l’area pedonale. Provenendo dalla statale si supera piazza Kralja Aleksandra e piazza Pavla Stojkovica, dalla forma lunga: sta 100 metri dopo, sulla sinistra.

Cena al Vecchia Serbia (Stara Srbija). Sta attaccato al Bed & breakfast. È uno dei ristoranti più tradizionali della città.  Eccellente: con 11 € si mangia con grande scelta di vini.

www.starasrbija.com

In alternativa c’è un’altra kafana (trattoria, vedi altri viaggi in Serbia), il Kod Rajka: sta in Kopitareva 29 la pedonale alle spalle della piazza. Ha l’insegna gialla.

Nis è molto… Serbia. Si capisce girando: tutta l’area del centro è ben frequentata. L’Università, famosa in tutto il Paese, richiama molta gioventù.  Niente da dire.

A ridosso del Bed & Breakfast ci sono molti locali, bar, pub, discoteche e cazzi vari…

Il Pleasur Club sembra un luogo per scambisti ma è un ristopub molto carino.

www.pleasure.rs

Il Diskoteka Studio, a dispetto del nome invece è una… discoteca.

Il cuore di Nis è Trg Kralja Milana, la piazza con la statua davanti al fiume Nisava (c’è pure McDonald’s, purtroppo…).

Il Manila Café non è male.

www.facebook.com/pages/Manila-Cafe/144679519035558

Di fronte, oltre la fontana Cairska Cesma, dall’altra parte del fiume, c’è la fortezza di Nis. È un’eredità turca su base romana.

Spendere la sera a Nis è un attimo. Merita più di un giorno.

Colazione con 3 € al B&B.

Giro per Nis, tra auto targate NI, venditori di burek (vedi altri viaggi nei Balcani) e gente che gira.

Il Porto Bello è un barcone sul fiume ideale per un caffè. Meno di 2 € per lo scomodo.

Il Cele Kula, invece è la Torre dei Teschi. Una finezza fatta dai Turchi nel 1809 con i teschi di Serbi: è una torre di tre metri dentro a una cappella. Sta in un parco a cinque minuti da Trg Milana. Ci si arriva con la via principale Vozda Kara Giorgia che diventa Bulevar Zorana Djindjica;

L’ingresso costa meno di 2 €.

Al Cele Kula si capisce molto dell’odio dei Serbi per i “Turchi”, termine con cui indicano gli islamici in genere.

Continuando sulla strada si torna indietro sulla rotatoria, verso il fiume e la fortezza.

Per pranzo si riprende la Vozda Kara Giorgia che dall’altro lato diventa Ulica Generala Milojka Lesjanina. Arrivati ai binari del tram, proprio di fronte in Drainčeva 29, c’è lo Stara Drina, kafana perfetta per cevapcici  e Jelen pivo. È una tappa tipica di girandoloni.com. 6 € a cranio, mancia compresa.

Via da Nis evitando l’autostrada e puntando la campagna. Si torna verso Prokuplje e si sale per Blace. La tappa pipì e caffè a Blace è d’obbligo. Il bar Iva sta sulla salita a destra dopo i giardini.

www.facebook.com/pages/Caffe-Bar-Iva/184324278292419

Da Blace si entra nella campagna serba, fatta di verde, case, trattori e gente che lavora. I Serbi hanno una forte trazione rurale e sono un esempio di umiltà e dedizione. Conoscere la Serbia interna è una grande lezione.

Si continua per il Lago di Celije. Tappa al capanna-pub-bungalow che sta sulla sinistra prima della diga. Si continua per Veliki Kupci terra di fragole e trattori.

Si attraversa Krusevac, le sue targhe KS e i suoi viali ex jugoslavi.

Si arriva prima di cena a Paracin altra città medio grande.

Orientandosi con la cattedrale e il fiume Velika Morava si arriva all’hotel Petrus. www.petrus.rs

Con 50 € si prende una doppia/tripla.

Di fronte c’è l’Hotel Orbis con la terrazza panoramica e il Club Marko. La sera ci vanno i giovani di Paracin, fica compresa.

orbishotel.rs/index.php/sr/

A sinistra dell’hotel c’è la piazza lunga pedonale del centro (ricorda Pavla Stojkovica a Nis). Nella via in fondo a sinistra, dopo la statua col fante serbo, a 100 metri c’è Anuc, ristorante birreria. Carne, contorno e Jelen pivo con 8 €.

Al Biblioteka cafè (dietro le giostre per bambini sulla piazza principale) si può prendere una rakia. La musica oscilla fra il turbofolk e il jazz.

Si dorme.

Per colazione burek al panificio Canzona; sta all’angolo con la piazza. Costano 90 dinari l’uno e sono un’ottima scorciatoia per la colecisti.

In alternativa ci si orienta con i pekara (fornaio) per dei biscotti più salutari. In giro ce ne sono molti, anche negli onnipresenti supermarket Idea

http://www.idea.rs/IDEA-pekara.html

Per evitare di spingere le porte a cazzo, ricordarsi che vuci è tirare, guraj è spingere; izlaz è uscita e ulaz entrata. Essendo scritti in cirillico, tanto vale andare a culo.

Via anche da Paracin, lungo provinciali e campagna verso nord. Si passa Jagodina, la città del vino. Superata la zona industriale si punta l’interno verso Rača, paesotto agricolo carino e ordinato.

Caffè Poseidon. Ha il biliardo e il finestrone sulla strada. Carino. Caffè, pipì e un paio di cazzate.

Ancora campagna serba, superando lo svincolo per Topola e puntando Arendelovac che si pronuncia Arènglovac e vuol dire Sant'Arcangelo. 

Appena attraversata la cittadina c’è una kafana sul ciglio della strada a sinistra. Si chiama Mali Hrast (Piccola Quercia, scritto però in cirillico) e ha un giardino pergolato con un pozzo e un’insegna bianca.

Fa solo prasece pecenje (porchetta arrosto). Per aumentare i trigliceridi è un buon punto di partenza.

1 kg costa 1500 dinari. C’è anche la versione jagnjece pecenje.

Con un piatto di srspka salata e una jelen pivo non si spende più di 7 € a persona.

http://www.portal-srbija.com/etno-pecenjara-mali-hrast

Eccellente e carinissimi i gestori.

Ancora campagna serba, tra colline che ricordano il Monferrato.

Bello, dolce e verde.

Prima di avviarsi verso la periferia di Belgrado, altro caffè e rakia al caffè Rezans, una specia di piccola baita dopo Barajevo, sulla sinistra: è sempre campagna, tra case di contadini e seconde case della Serbia bene.

Da ricordare che la rakia (vedi altri viaggi nei Balcani) viene spesso prodotta in casa. Se agitando la bottiglia si vede la schiuma, allora vuol dire che è buona. Non siamo saputelli, ce l’hanno detto…

Periferia e arrivo a Belgrado.

Seguendo le indicazioni per il centro si arriva allo stradone con il fiume Sava sulla sinistra. All’altezza della stazione dei treni si sale a destra per Nemajina. All’incrocio con Milosa c’è il palazzo-monumento della TV bombardato dagli Americani nel ’99 per difendere il Kosovo (vedi altri viaggio a Belgrado nel sito).

Bisogna seguire le indicazioni per il Kalemegdan, la cittadella fortificata cuore della Stari Grad, la città vecchia.

Tra discese e salite a senso unico si cerca Kralja Petra. Scendendo, sulla destra al 56 c’è l’Hotel Royal già noto a girandoloni.com

http://hotelroyal.rs/en/

Doppia/tripla con 50 € in dinari compresa la colazione. Non brilla per bellezza ma è il migliore della città per posizione/prezzo.

Per parcheggiare va ricordato che a Belgrado funziona a zone: nella prima (rossa) si può stare un’ora; nella seconda (gialla) due ore, nella terza (verde) fino a tre ore. Si può pagare inviando con un sms la targa al 9111, al 9112 o al 9113 a seconda della zona. Ci sono anche le schede parcheggio in vendita ai chioschi per le sigarette, ma per evitare casini c’è sempre il garage due traverse sotto l’hotel a destra. Un giorno costa circa 18 €. Non è una caccola visti i prezzi serbi, ma evita sbattimenti.

Giro per la pedonale Mihaila e poi Trg Republike, fino al quartiere di Skadarska, ex radical chic, un po’ per turistardi,

Il ristorante Skadarlijska Noc è meno turistico di altri, ma in proporzione al resto della Serbia costa troppo.

https://www.facebook.com/pages/Skadarlijska-Noć-BIP-pivnica-bivsa/175054749232713

Birra montengrina Niksicko, zuppa, insalata e una tonnellata di cevapcici per circa 18 €.

Per una chiacchiera in un locale carino c’è il Basta, un jazz caffè all’aperto pieno di quadri e cornici. Sta in Male Stepenice 1, attaccato al Brankov most (most vuol dire ponte…). Il sabato d’estate c’è la fila.

http://www.jazzbasta.com/index.html

A proposito di ponti. Oltre lo Stari savski (quello con le arcate) e il Brankov, sulla sinistra e sulla destra ci sono gli splavovi, i locali galleggianti sul Sava. Sono ideali per fare tardi. Per quelli del bar sotto casa specifichiamo: se è vero che è quasi tutta musica di merda, è vero pure che è pieno di fica.

Da indicare il Blay watch

www.blaywatch.com

il freestyler

www.freestyler.rs

e molti altri, sempre soggetti ad aggiornamenti.

www.beogradnocu.com/splavovi-u-beogradu/

In alternative ci sono la kafane con musica dal vivo e gente (anche qui la fica non manca..) che si diverte

www.gdeizaci.com/kafane-beograd

Belgrado è anche questo.

La colazione si fa al piano -1. La scelta è su un foglio prestampato. Segnaliamo che l’omelette è più unta degli ingranaggi del cambio della 131 FIAT Mirafiori.

Ripresa la macchina per la città meno turistica passando la Chiesa di San Marco, poi la cattedrale di Santa Sava.

Gira e gira…. pranzo davanti al Cimitero Nuovo sulla Ruzveltova, dove è sepolto Željko Ražnatović, l’Arkan di cui sopra.

Si mangia al Prostor, al civico 41.

www.restoranprostor.com

Menu fisso a 350 dinari (4 € scarsi): čorba od pečuraka (zuppa di funghi), prebranac,(fagioli e salsicce) pane, birra jelen e insalata. Non è un menu da spiaggia ma il posto è carino e ben curato.

Rientro e consegna auto. Cambio dei dinari rimasti all’ufficio vicino alle scale mobili.

Si decolla alle 19,40

 (Da Milano parte alle 15,15 e bisogna tornare subito appena mangiato).

Arrivederci Serbia. Grande, grandissimo Paese.

Commenti

Ritratto di Johnd77

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