Spagna, Siviglia

ES

Il ricordo

  1.  “Comprare le scarpe da flamenco ma non saper distinguere la techno da una mazurka …”
  1. NOTTI: 2
  2. BUDGET: 240 €
  3. FATTO A: luglio 
  4. DA: 2 girandoloni
  1. DESTINAZIONE
  2. Siviglia
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Volo Ryanair Roma Ciampino-Siviglia alle 13,05. Arrivo alle 15,50. Costo A/R 95 €. Pare che gli orari cambino spesso però…

Da Milano con Ryan il ritorno di sera c’è solo di domenica. Bisogna cercare bene però, perché potrebbe anche essere una stronzata…

Agli arrivi, all’ufficio informazioni, mappa di Siviglia, che fa sempre comodo. Appena usciti sulla sinistra parte il bus per il centro. C’è la macchinetta per i biglietti con un addetto. Anche un deficiente riesce a fare tutto per bene. Biglietto A/R 4 €.

Venti minuti per Puerta Jerez. Si scende prima, in Avenida Carlos V, facendo attenzione al tram che passa. Morire a Siviglia appena arrivati è sempre possibile.

A destra c’è Avenida de Mendez Pelayo. Ci si cammina fino a che sulla destra non ci sono le palme e un edificio giallo: la Diputacion de Sevilla. Si attraversa a sinistra. Ci si può fermare subito da Catalina che ha gli ombrelloni bianchi (se ce li aveva verdi era uguale...). Gli Andalusi (e a Siviglia sono Andalusi fino a prova contraria), sono molto alla mano e ospitali. Siamo tutti più felici per questo.

Tapas di pesce e vino bianco per circa 13 € a testa. Chi non sa cosa siano le tapas o è stato in rianimazione negli ultimi 20 anni o viene da una altro sistema solare. È acnhe possibile che sia stato in rianimazione per 20 anni su un altro sistema solare.

Borsa in spalla e via per Santa Cruz, il quartiere storico di Siviglia che parte sulla sinistra.

“la so io la strada, la so io la strada…”

Un cazzo. Ci si perde con grande facilità perché c’è quello che le guide descrivono come “dedalo di viuzze”. L’obiettivo è l’Hotel Elvira Plaza, prenotato on line.

www.hotelelviraplaza.com

Prima di notte si trova sempre.

80 € per una doppia in offerta. Per due notti ci può stare: l’albergo è un carillon; manca solo la musichetta. La piazza e le finestre dell'hotel sono quelle de Il Conte Max, quando Alberto Sordi va a comprare i vestiti da spagnolo prima di ballare e fare la figura di merda.

Le finestre con le stuoie (d’estate supera i 40°) danno proprio sulla Plaza de Dona Elvira, una bomboniera lastricata. Si vede la Giralda, la torre della Cattedrale.

Siviglia nei fine settimana è preda di turistardi. Sono quelli che di solito comprano le nacchere il primo giorno. È un problema ma si supera.

L’hotel è a due passi dalla Cattedrale, tra vicoli e carrozzelle turistiche.

Giretto sulla sponda del Guadalquivir, tra la Torre del Oro, Plaza de Toro de la Maestranza e Plaza Nueva.

Si procede verso Alameda de Hercules e il quartiere de la Macarena.

Chi crede che sia una zona per balli in gruppo, scopre invece che è solo un nome; c’è la chiesa (bella ma recente) intitolata a Maria Vergine alla fine di calle San Luis, dove c’è pure l’Arco della Macarena.

Un’insalata e qualche tapas in piazza san Lorenzo, sotto la facciata della chiesa color casa cantoniera. Il bar si chiama El Sardinero, con i suoi tavoli in alluminio, fa molto “partita a briscola”. 9 € per lo spuntino. Lo stile di Siviglia affascina. Il suo Mudejar piace (il turistardo di solito legge sulle guide poi va in giro a dire che lo conosce…), ma piace di più l’architettura dai balconi in ferro battuto nelle facciate gialle, bianche e rosse delle case. Con i suoi azulejos, Siviglia sembra fatta di ceramica... Ogni edificio è un pezzo di un servizio da tè d’altri tempi. Placida, calda e dalle tinte forti.

A proposito di tinti. C’è il vino tinto a Siviglia, in particolare quello de Verano. Verano in spagnolo sta per estate. Verano è anche il cimitero di Roma, ma non c’entra. El Tinto de Verano infatti non è un morto che si è ritoccato i capelli, ma vino rosso allungato col limone. È buonissimo d’estate e va giù come l’acqua. La casera lo produce in bottigliette più vecchie che vintage, ma spesso è preparato dai baristi stessi. Rifarlo a casa è facile, basta avere occhio con le dosi e usare un vino leggero. Fare El Tinto de Verano col Barolo, sinceramente sarebbe un po’ una cazzata…

Generalmente l’euforia da Tinto de Verano dura fino a due giorni dopo il rientro da Siviglia. Poi si torna al Prosecco…

A cena si va da Casa Placido in Calle Meson del Moro 5. L’indirizzo non serve: venendo dalla Cattedrale si prende Mateos Gago e si gira alla prima a destra davanti al Collegio di San Isidoro. Gamberi, prosciutto iberico, paella e vino bianco. 22 €.

Il Tinto de Verano torna più volte di sera, anche in piazza Dona Elvira, che sembrerebbe il giardino di casa se non ci fosse gente. Colazione al Ristorante Santa Cruz, convenzionato con l’albergo. Via a prendersi Siviglia sul presto, senza nessuno. Ponte Isabella II, 800 m avanti alla Torre del Oro. Quartiere di Triana, più vero per certi aspetti. Negozi di scarpe da flamenco ovunque.

Al n. 12 di Calle San Jacinto, di fronte al forno con l’insegna arancione che fa il pane caldo e buono, c’è una confiteria con la tenda blu. La domenica è zona pedonale e mette i tavoli fuori. Una spremuta con le arance di qui è interessante. 2 €.

In realtà le “arance di Siviglia” propriamente dette sono sul mercato solo due mesi l’anno ed essendo aspre vengono utilizzate quasi solo per la preparazione della marmellata di arance amare. L’unica a fregiarsi del titolo di marmelade e non jam presso gli anglofoni. Sono soddisfazioni.

Si gira per Triana per un po’. Per un bel po’. Siviglia è accogliente ovunque.

Pranzo da Mariscos Emilio in Avenida de Coria n. 5.

www.mariscos-emilio.com

Sempre dritti dopo calle San Jacinto per alcune centinaia di metri. Poi dopo l’incrocio con la Caja de Badajoz a destra (sembra una parolaccia a ma è una banca…), dritti, dove passa il 43. Sulla sinistra ci sono i tavoli sul marciapiede. Specialità pesce ma per grandi numeri. Non per turisti. 

Con 25 € si mangia e si beve bene.

Il vino della casa a Siviglia è sempre buono. Per chi vuole fare quello che ci capisce, basta ricordare che sono ottimi i fruttati Condado (Manzanilla o Finos di Jerez) fatti con l’uva Zalema. Sono tosti, come quasi tutti i vini andalusi…

Si rientra facendo il giro del centro dietro Plaza Nueva e Plaza del Salvador. Le vie adiacenti sono tutte griffate. Si rimane a guardare la gente in Plaza del Salvador. È un piacere barocco che ricorda le domeniche con le pastarelle e Pirandello.

Cena a Casa Antonio Los Caracoles. Uno spettacolo il fritto di pesce e il vino bianco della casa. Poi le caracoles (lumache) che stando al nome del locale (a meno che Antonio non si chiami “Le lumache” di cognome) devono essere la specialità. Si mangia in strada. È in calle Guardamino 1. Basta arrivare in Plaza de Alfalfa e chiedere, perché il vicolo è un buco. Plaza de Alfalfa sta tra la chiesa di San Salvador e la chiesa di San Isidro.

Siviglia, andrebbe vista la Settimana Santa, come molte città in Spagna. Se non si può… non fa niente. L’aria è comunque meravigliosa. L’Andalusia è la sua gente hanno il sorriso facile.

Un ultimo giro dietro la Cattedrale, dove ci sono i binari del tram. Poi via a Plaza de Espana che è bella per dire bella… niente da aggiungere. Sta dietro al parco attaccato alla fermata del bus per l’aeroporto.

Ci si nasconde per i vicoli e si entra in Cattedrale per raccogliersi al fresco. Poi una bodega di Calle Mateos Gago; una qualunque sulla destra o sulla sinistra, per le tapas finali.

Si recuperano le borse a deposito all’hotel e via indietro per il bus per l’aeroporto.

Su un lampione c’è stampato il calco NO8DO che è il simbolo di Siviglia: “No-madeja-do”. Madeja è la matassa a forma di 8… Tradotto sarebbe “Non mi ha abbandonato”, riferito alla fedeltà ad Alfonso X nel 1200.  Valle a sapere le tradizioni…

Piena di cose Siviglia. Vera al punto da essere raccomandabile e credibile; vicina quanto basta per essere facile e lontana al punto da essere viaggio.

Volo Ryanair alle 19,30 e arrivo a Roma alle 22,10.

Per Milano, bisogna vedere bene. 

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