Turchia

TR

Il ricordo

  1.  “Il centro di Milas ha balconi ottomani, logge ottomane, bar ottomani e ritmi ottomani; infatti è una città ottomana…”

 

  1. NOTTI: 14
  2. BUDGET: 1300 €
  3. FATTO A: agosto
  4. DA: 2 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Istanbul, Smirne, Kusadasi, Efeso, Fethiye, Kalkan, Kas, Antalya, Goreme, Lago di Elgidir, Pamukkale, Smirne, Istanbul.
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Volo Turkish Airlines Roma Fiumicino-Istanbul Ataturk alle 7,35. Arrivo a Istanbul Ataturk, lato europeo della città, alle 10,35 (ora turca). Costo A/R 198 €.

Da Roma, le alternative con scalo sono tante. Da Milano pure.

Sbrigata la dogana, c’è un ufficio cambi onesto vicino ai nastri bagagli. Le lire turche servono per la metro che sta al piano sotto; c’è la scala mobile, basta seguire la “M”. Le macchinette per i biglietti sono a prova di deficiente: messi i soldi, esce un disco di plastica. Meglio prenderne due, perché servono pure per il tram. 1 € circa l’uno.

Dopo sei fermate si cambia a Zeytinburnu. La fermata del tram è sull'esterno. Da Zeytinburnu il tram buca la periferia ovest di Istanbul. Le fermate sono scritte: si scende a Sultanahmet.

Istanbul è un movimento continuo di anime, luci e suoni. Anche i suoni odorano a Istanbul. Istanbul è un giorno di festa ordinato. Un giorno di dolci e pantaloni lenti: da qualunque la si prenda, è sempre diversa da come se ne parla. Detta questa cosa fica, si arriva a Sultanahmet: c’è molta gente e un giardino. A destra la Moschea Blu; a sinistra Santa Sofia; più avanti dopo la curva, la Basilica della Cisterna.

Soprattutto per chi vive nell’Occidente androgeno, i Turchi non sono mai associati al bon ton. I pregiudizi sono tanti: ”bestemmiare e fumare come un turco, parlare turco, cose turche, mamma li turchi…”.  Sono retaggi dello scontro tra Europa e Ottomani a volte sbagliati per ignoranza, altri azzeccati per esperienza: fumano davvero ovunque e la lingua sembra italiano letto al contrario…

Si cerca l’hotel Perula. 60 € per una doppia. Dai giardini, tornando indietro lungo i binari, seconda a sinistra fino ad incrociare Peykhane Caddesi, una via in discesa (o in salita…). Al n. 45 c’è l’albergo. Più centrale di così si dormirebbe dentro Santa Sofia.

www.hotelperula.com

Giro di Istanbul, lungo Duvan Yolu Caddesi fino a Sirkeci. Basta seguire il tram. Che caddesi significhi “via” non ci vuole un genio a capirlo. Sirkeci invece è la Stazione dei treni, capolinea anche dell’Orient Express. È il treno che una volta univa Parigi a Istanbul. Agata Christie ci si è fatta grande… Il percorso è cambiato più volte (anche passando da Venezia) fino agli anni ’30. Dal 2009 servizi privati ne prendono nome e percorso. La leggenda rimane.

Kebab da Sehazade Erurum Cag Kebabi. Ci vuole più a scriverlo che a mangiare. È in una traversa di Ankara Caddesi. Equivalente di 4 €. La zona è convulsa e piena di posti carini.

Continuando per i vicoli, si arriva sul Mar di Marmara, proprio davanti alla Moschea Nuova, il ponte di Galata e il Corno d’Oro, la rientranza del mare a nordest.

I colori dell’acqua del Corno d’oro al tramonto sono epici. Odore di pesce, folla, minareti, rumore e silenzio. Istanbul vista da Galata, è meglio di una sua cartolina.

Altro giro e cena alla Koftesi a due metri dalla fermata del tram di Sultanahmet.

www.sultanahmetkoftesi.com

È la taverna di una volta, purtroppo sta sulle guide per turistardi. Pilav (riso), kofte (polpette) e peperoncini verdi, per 10 € in lire. Vale la pena.

Sera in giro per la piazza dell’Ippodromo con l’obelisco di Teodosio dietro la Moschea Blu. Muezzin fra zucchero filato, luci e immagini.

Per la strada, a Istanbul, ci sono donne col burqa, con l’hijab, il chador o il niqab oppure con gonna e tacchi. In Turchia l’Islam è onnipresente ma ancora cauto. Molte donne col burqa, in realtà sono Arabe in trasferta. Non rara la presenza di salafiti vestiti in abiti tradizionali. I Turchi permettono tutto e il contrario. O quasi.

Colazione turca, poi Santa Sofia, palazzo Topkapi e il parco di Gulhane.

Istanbul non sembra Istanbul a volte. Ma in generale è la Turchia a non sembrare Turchia, quasi sempre...

Il ponte di Galata ha due livelli: sotto ristoranti; sopra auto e tram che passano. Dai suoi parapetti azzurri, i Turchi pescano con la canna. Senza, non ci riuscirebbe nemmeno Mandrake, del resto…

Karakoy è la fermata del tram oltre il ponte. Spremuta d’arancia a 0,50 € al bar subito a destra. Poi giro alla Torre di Galata (che è genovese…). Il Galatasary prende il nome da qui. Chissà se Prandelli lo sa… Ci frega e non ci frega.

La piazzetta con la torre è circondata da richiami per turistardi radical chic, ma bella.

Scendendo, panino col balik (pesce) da Furran Balikcilik. È sulla destra, prima del ponte, dove c’è il mercato. Circa 2 € in lire turche. Di fronte intanto, la Moschea Nuova e il profilo di Istanbul si fanno disegnare dal sole che cala.

Quel che è giusto è giusto: “Mortaccisuoi, quant’è bella Istanbul…”

Per 15 € a persona si fa una gita di un’ora fino al ponte sul Bosforo che unisce l’Europa all’Asia. Basta accordarsi con Mustafà che ha la barca proprio davanti ai tavolini di Furran. Si fa vivo lui di solito, rompendo i coglioni alla gente che mangia.

Dopo il ponte di Galata, sul mare a sinistra ci sono Besiktas e il Palazzo Dolmabache, dove 100 a 1 parte la domanda “bello quello, che è’?”; davanti c’è il ponte sul Bosforo che unisce Asia e Europa.

La Turchia non è Europa: è una zip tra Est e Ovest. La cultura ottomana, nemica per secoli nel Mediterraneo e nei Balcani, vive di sé, riconoscibile e non subalterna. I Turchi hanno edificato palazzi, città, strade, moschee in giro per l’Europa, influenzando mode e costumi (vedi i viaggi nei Balcani nel sito). Si percepisce un popolo capace, forte e distinguibile.

La sera, cena da Kardesler Kebap che sta nell’area di Hocapasa, tra la stazione di Sirkeci e Sultanahmet. È vicino alla moschea, quindi niente alcool. Ogni metro c’è un ristorante. Si cena turco con 11 €. Le Lokantasi sono ancora più economiche e simili a self service. Saperlo non fa male a nessuno.

Colazione, check out e via col tram a ritroso verso l’aeroporto.

Bisogna fare trekking per arrivare ai voli domestici e al desk Pegasus Airlines, ma camminare fa bene. Lo dice anche il dottor Scholl.

www.flypgs.com/it/default.aspx

Ricordiamo che cercare Smirne sui monitor è una perdita di tempo. In turco si dice Izmir.

Istanbul-Izmir A/R 80 €. Partenza 9,10; ci mette un’ora.

Noleggio auto low cost prenotato on line

www.propercar.com

Quelli della Proper sono Turchi. Non c’è agenzia in aeroporto, ma come stabilito, alle 11 arriva il tizio col cartello e il nome.

Si firma il contratto e si paga nel parcheggio del primo distributore fuori l’aeroporto. Per dieci giorni di noleggio sono 270 € risparmiandone più di 100. La macchina è una Fiat Albea (una Duna ripensata male), molto in voga qui.

Una card per le autostrade costa 25 €. In Turchia si paga una tantum, non a km; le strade a pedaggio sono comunque pochissime. Meglio non comprarla.

E infatti: si va a Kusadasi con una statale, più lunga dell’autostrada ma con la Turchia vera a portata di mano.

Kusadasi è un posto per turistardi, ma bello. Tanti alberghi, tanto mare, tante navi da crociera, tanto traffico, tanto sole.

Si arriva all’Hotel Palmera. Seguendo il lungomare, sta dopo la salita oltre il caravan serraglio.

www.palmerahotel.com

In collina, ha una vista mare da grandangolo; 50 € per camera doppia con balcone sulla piscina. Con la rincorsa dal bagno, si può fare balconing, ma bisogna stare attenti a non cadere sui clienti del bar a bordo vasca.

Non si portano alcolici in camera. I camerieri sono permalosi su questo punto.

Per il mare si va alla Ladies Beach, una continuazione della cittadina. Si paga 4 € per il parcheggio, unica possibilità.

Pranzo con doner kebab, insalata e birra sul lungomare. 8 €.

Al Supermercato di Kadinlar Denizi Caddesi (dove finisce la discesa sulla destra, prima della spiaggia) si comprano formaggi e pane turco. Circa 6 €. Si mangia sul balcone dell’Hotel, guardando il mare blu dipinto di blu.

Colazione e auto verso Efeso. 18 km sulla D515, verso la cittadina di Selcuk (Efeso è solo il sito archeologico).

Bello ma nei giorni di punta bisogna portare la paletta scaccia-turisti. Il biglietto d’ingresso costa 10 € in lire turche.

Sulla D550 a pochi km c’è lo svincolo per la casa natale di Maria Vergine. Bisogna salire in collina e proseguire a piedi dopo i parcheggi. Biglietto 6 €.

Lungo la strada che collega i siti si passa per le Grotte dei Sette Dormienti. Al netto delle mosche che rompono i coglioni, è ottimo per un tè o per i gozleme (tortini di sfoglia con verdure e formaggi).

La sera si cena da Ali Babà, nel cuore della città vecchia. A Sadlik Caddesi, in salita. È il miglior kebab che si possa immaginare al mondo. L’anziano proprietario è simpatico e molto turco. Del resto si chiama Alì Babà e non Brambilla. Pochi euro ma niente alcolici.

Evitando le vie commerciali e i neon dei negozi da turistardo, Kusadasi è carina. Nei vicoli interni si può giocare a dama su un tavolino all’aperto, bevendo un tè nei bicchieri tipici turchi o un ayran (yogurt liquido acido).

Check out e ripartenza dopo colazione.

In auto, si raggiunge la rotatoria in cima alla città, direzione Soke e D525. Le strade turche sono comode, ben messe e senza traffico, (grazie… la benzina costa 2 € al litro!).

Tappa a Milas per un caffè, turco ovviamente. Nella rotatoria principale c’è la statua di Ataturk, più popolare di Maradona a Napoli.

Ataturk significa Padre dei Turchi: è il nome d’arte di Mustafà Kemal, artefice della rinascita turca dopo la Prima Guerra Mondiale eccetera eccetera… A lui si devono crescita e modernizzazione della Turchia.

Dopo la rotatoria a sinistra in salita sono tutti sensi unici; il centro di Milas ha balconi ottomani, logge ottomane, bar ottomani e ritmi ottomani; è una città ottomana insomma... Molto bella. Tempo per caffè, pipì e via.

Si continua verso sudovest. Sulla destra ci sarebbe Bodrum con la sua penisola d’élite ma è un altro viaggio.

Tappa per guardare il mare a Fethiye, rinomata città balneare sul Mediterraneo. Non è più mar Egeo ed è una meraviglia. Sta 300 km dopo Kusadasi e 70 prima di Kalkan.

Tra Fethiye e Kalkan è facile perdersi. Vale la pena approfittarne per visitare la città fantasma di Kayakoy, una decina di km da Fethiye. Una via di mezzo tra “Non ci resta che piangere” e “ndo cazzo stiamo, torniamo indietro…”.

Si arriva a Kalkan quasi col buio.

Lasciata la D400, fatta la rotatoria a destra si scende per una strada ripida. Chiedendo, si arriva all’Hotel Meldi. Non chiedendo, ci si arriva lo stesso. È defilato e silenzioso. 55 € a notte per una doppia. C’è un piccolo vicolo per la macchina tra fiori e piante rigogliose. Personale cordiale ma completamente rincoglionito.

www.meldihotel.com

Kalkan è piena di Inglesi. Gli Inglesi stanno bene solo fra loro, per questo se ne incontrano o tantissimi o nessuno. Non è un problema. Kalkan si mantiene turca, bella e lontana, incastrata in una gola verde sul mare.

La parte bassa sul porticciolo è una piccola Montecarlo: gioiellerie, barche di lusso e negozi per turistardi con le guide in mano.

Dall’albergo si percorre la via verso il centro: appena intersecata Sehitler Caddesi (la discesa) c’è l’Hunkar Okakbasi. Con 12 €, piatti enormi di kebab, kofte e pide (tipo pizza). È un ristorante piccolo ma vero, prova dell’ottima fama della cucina turca.

Alla domanda “cos’è il kebab?” il 99% della popolazione italiana risponde “è una specie di cosa che ci metti dentro la carne che prendi da quel coso che gira… ”. In realtà quello è il doner kebab (gli Arabi lo chiamano shaverma; vedi Giordania, Marocco e Libano nel sito) ed è fatto per mangiare camminando. Kebab in generale vuol dire solo “carne”. Solo in Turchia se ne contano più di cento tipi.

In albergo, tutto carino, compresa la colazione a ridosso della piscina. Ci sono stanze con vista sulla baia. Conviene chiedere, a costo di rompere le scatole.

Tornando sulla rotatoria, si riprende la D400, verso est; dopo 5 km c’è la spiaggetta di Kaputas. È il paradiso del mare. Davvero senza parole.

Un vecchio affitta gli ombrelloni a 2 €. Fa la ricevuta e torna pure a controllare. Per altri 2 € si comprano uva e pesche fresche da un altro vecchio amico suo.

Kaputas è meravigliosa. I Caraibi al confronto sembrano il porto di Civitavecchia.

Formaggi e acqua al supermercato sulla Sehitler Caddesi (salendo sulla sinistra, di fronte ai bancomat, lo vede anche un cieco). La birra, avendo le tasse da paese islamico, costa come da noi.

Ritmi orientali e relax.

Serata a Kas, a 25 km di curve sulla D400, sempre verso est. Superato il club nautico sulla destra, si entra in città, raggiunta la rotatoria a sinistra c’è lo struscio serale lungo il porticciolo con tutti i ristoranti. La macchina conviene parcheggiarla in Necip bey Caddesi sulla destra dopo una rampa: è una strada isolata con ristoranti e pensioni sul mare. È più economica di Kalkan e può essere un’alternativa.

Kas è rilassata e mette pace.

La mancanza di fretta in Turchia non va confusa con l’indolenza degli Arabi: il clima rilassato soprattutto delle zone interne, sembra legato a un’identità che non s’intende cambiare. Se nei Paesi arabi talvolta c’è risentimento e invidia per l’Occidente, i Turchi sembrano indifferenti.

Detta questa cosa intelligente, diciamo che a Gursoy sokak (sokak è vicolo…) c’è il Sempati.

www.sempatirestaurant.com

Siamo sempre sui 14 € in moneta turca per uscire gonfi. Ci sono comunque moltissimi altri ristoranti. Si può anche procedere a culo.

La strada sul mare di notte tra Kas e Kalkan è bella e poco trafficata. A 3 km dalla costa c’è l’isola di Castelrosso (Megisti in turco); fu italiana e poi assegnata alla Grecia nel ’47.

Si ripete l’esperienza di Kaputas, che varrebbe un’intera vacanza; conviene andare sempre prestissimo, sia per la gente (comunque scarsa) che per il caldo. Splendore e relax vero.

La sera si gira nei vicoli verso la rotatoria della statale, si cena all’Oz Adana, defilati, senza i rumori della Kalkan mondana. I prezzi sono ancora più bassi del normale.

Si lascia Kalkan alle spalle e via sulla D400, la costiera per Antalya. È più lunga della D350, ma più bella. Sono 100 km, spesso a pochi metri dall’acqua. Conviene indossare il costume per farsi il classico tuffo al volo.

Per un tratto la strada sale all’interno e sembra montagna. Sul mare c’è Demre, la città di San Nicola (San Nicolaus) e quindi di Babbo Natale. Davanti alla grande piazza in Kolcular Sokan c’è il museo del santo e la statua col vestito da Babbo Natale. C’è molto turismo russo perché San Nicola è caro ai Baresi sì… ma anche agli ortodossi. Il bar di fianco al museo vende di tutto, anche le spremute d’arancia. Il ragazzo che serve è un po’ stronzo però.

Demre per il resto sembra Ostia: stradoni e aria di mare metropolitano.

Più avanti, vicino Kemer, c’è il luogo mitologico della Chimera: è l’antica Licia. Niente da dire, giù il cappello: la Turchia è piena di cose.

www.olymposteleferik.com/en/aktivitaeten/naturpark

Si arriva ad Antalya. Raggiungere Ataturk Caddesi è facile. È la strada intorno a Kaleici (città vecchia) e al porticciolo. Si gira a destra per la porta dell’Arco di Adriano, in una zona semi pedonale e si guida per i vicoli. Quando si pensa di aver fatto una cazzata appare la Erken Pansiyon in Hidirlik Sokan al n. 5.

www.erkenpansiyon.com

Costa meno di 40 € per una doppia e c’è la colazione. Non è la Reggia di Caserta ma per una tappa è perfetta.

Un giro per la città vecchia e il porto, uscendo dalla pensione a sinistra e poi giù per le scale a destra.

Ci sono ragazzini che vendono cozze crude e trappole per turisti, ma è una città gradevole. I vicoli fino alla Torre dell’Orologio fanno molto Asia. L’Oriente è più forte qui: nelle facce, nella luce, nelle case.

Antalya, famosa come porta dell’Est, per l’imperatore Adriano e gli anabolizzanti (il maratoneta Alex Schwazer nel 2012 qui ci faceva la spesa) è una bella sorpresa.

Si pranza dove si cena: da Gulsen Dogan al Konukzade Restoran, pochi metri uscendo dalla pensione a sinistra. Ha il giardino e la sera si sta anche meglio.

www.36konukzade.com

Kofte e cuscus di verdure ottimi, per l’equivalente di 10-11 €. C’è anche la birra. Non sappiamo se il cane della padrona sia ancora vivo. Sappiamo però che rompeva proprio il cazzo…

Si parte presto con direzione Goreme che non è dietro l’angolo: sono più di 500 km. Si riprende Ataturk Caddesi con le sue aiuole fiorite innaffiate di continuo. Si cerca la D400 verso Antalya Havaalani, l’aeroporto.

La D400, trafficata ma agevole, per circa 80 km è parallela alla costa fino a Manavgat. Dopo c’è il bivio per la D685, che va a Konya: è facile. Ci sono pure gli autogrill per la scorta di acqua e biscotti.

La D685 è una gita in Val Pusteria. Fino a Konya, nel cuore dell’Anatolia, sono 300 km di strada in salita e discesa tra le foreste: immaginare la Turchia così è difficile. Ogni tanto qualche famiglia turca si ferma per un picnic con tanto di termos per il tè.

Buyukalan tra i Monti Toro, poi Yarpuz e a Seydisehir al km 127, proprio davanti alle indicazioni per Konya, caffè e biscotti per 2 €.

La D695 diventa D696. Strade di asfalto chiaro tra monti e fattorie che vendono formaggi. Ogni tanto un minareto ricorda che non è il Tirolo.

Konya si vede da lontano, grande, gialla e piena di moschee. Si lambisce la periferia senza entrare.

La D300 traversa la Cappadocia. Dalle targhe si capisce che si viaggia da un po’.

Ricordiamo che le targhe turche (come in Francia e in altri Paesi) indicano con un numero le provincie in ordine alfabetico: Adana 01, Ankara 06, Antalya 07, Istanbul 34,  50 Nevsehir, Trabzon 61… Molti diranno “ma che cazzo ce frega……” ma è bene saperlo. Dalle targhe si capisce la provincia in cui si sta viaggiando.

La strada è dritta per dire dritta. È una cinta nel giallo più giallo. “Mi ricordo montagne verdi” di due ore prima diventa “La ballata del coyote”. Prima di Aksaray si pranza ad un Petrol Ofisi lungo la statale. È un self service. Carne, verdure e aranciata per 7 €.

I distributori diventano rari. Conviene mettere benzina appena si può.

Si supera Aksaray e la sua periferia, ultima tratta di Cappadocia verso Nevsehir. La strada torna a saliscendi e sullo sfondo i monti diventano enormi. L’Anatolia (il blocco asiatico della Turchia) è un pozzo di meraviglie.

Si passa rapidamente Nevshir, cuore della Cappadocia. La strada diventa D302 e si fa curve strette di montagna: a otto ore da Antalya si arriva a Uchisar e dopo 5 km a Goreme.

Da Uchisar in poi è la Luna. Ad ogni curva una gola, un panorama e i camini delle fate: pinnacoli di lava vulcanica, con finestre e porte. Una marea di punte color sabbia, sparse per la valle…. Senza vedere, non si spiega.

L’arrivo a Goreme sembra l’ingresso a Disneyland; dopo la piazzetta, sulla sinistra si sale con la macchina tra i camini delle fate e le rocce, fino al Sunset Cave Hotel. Sono 200 metri al massimo. Bisogna chiedere perché Gaferlui Mahallesi Aydinkiragi Sokak n. 6 è difficile sia da scrivere che da trovare.

www.sunsetcavehotel.com

45 € per una doppia in una grotta vera, in mezzo a rocce di migliaia di anni. Il balcone ha una vista indescrivibile. Sembra di vivere in un asteroide di un’altra galassia. Fantastico.

Goreme è emozionante. Il tramonto di più.

Cena da Old Cappadocia, sulla via principale. Se non fa fresco (anche d’estate non scherza) si può salire in terrazza. Zuppa, stufato d’agnello servito in cocci a forma di camini delle fate, focaccia e birra per 14 €. Ci sono turistardi, ma è normale.

La mattina si può fare il giro in mongolfiera (ma anche no). È pieno di agenzie che organizzano gite di un paio d’ore sopra i camini delle fate della Cappadocia. Si parte alle 5 della mattina; costa tra 60 a 120 € a cranio. Basta rivolgersi alla reception dell’hotel o alle agenzie di Goreme.

Visita al museo a cielo aperto di Goreme. Biglietto 8 €. Chi entra dopo le 10 fa la fila coi turisti, di cui la metà italiani. Inevitabile ma bello (non la fila, il giro...).

www.goreme.com/goreme-open-air-museum.php

Belli il castello di Uchisar e le valli intorno a Goreme. Alla reception dell’albergo spiegano tutto e danno le mappe per capirci qualcosa.

Si gira per le valli: le rocce a punta con i blocchi quadrati sopra, sembrano dolci fatti da un gigante. Detta questa cazzata, noi girandoloni ci sentiamo meglio.

Tra un venditore di tappeti e un tour operator c’è il Cappadocia Pide Salonu. Sta in Hakki Pasa Meydani, lato opposto del vialetto venendo dall’hotel. È famoso per la pizza turca. 10 € per un pranzo.

Ultimo kebab di pollo al Kebab Center in Muze Caddesi 18, proprio d’angolo. Lui si chiama Yasar Kahveci; ha quattro tavolini in tutto e serve il doner kebab più economico e buono della Cappadocia. Meno di 3 €.

Tel 0384 2712682 (classica indicazione utile; parla solo turco...).

kapadokyakebabcenter@hotmail.com

Dopo la colazione con focacce e olive, si saluta Goreme.

Strada a ritroso fino a Konya lungo la D300. È lunga in culo, ma collaudata.

Traversando Konya si segue il cartello Isparta Beysehir. È la D330. A Konya i viali sono grandi e i tram colorati. Sembra un po’ Umbria e un po’ Trentino, dipende dai momenti.

60 km dopo Konya e 100 metri dopo il paesino di Yunuslar, sulla destra c’è un distributore con ristoro annesso. Qui è più Trentino. Caffè, pipì, succhi di frutta e kebab per pochi euro.

Dopo l’immissione sulla D695 si passa oltre il grande lago di Beysehir. Altri 80 km sul lago Egirdir, verde e circondato da venditori di seftali, le pesche.

Cerchio intorno al lago e arrivo a Egirdir città (440 km da Goreme). Nel lago c’è Yesilada, un’isola unita con una strada, (isola un cazzo, quindi…).

Alla Choo Choo Pension, col suo ristorantino annesso, una doppia costa 40 €.

www.choochoopension.com

Egirdir è una località di lago. Tranquilla per definizione. Fatto salvo il trambusto del mercato è una piccola oasi.

Tè in collina al Baba Keyf Cafè.

Tel +90 554 520 2002

Per arrivarci basta entrare a Egirdir; lato opposto al castello e salita finché si può. Alcune curve sono strettissime.

Tutto quello che si può vedere si vede: il lago, le case di Egirdir, Yesilada, la montagna, (in parte inaccessibile per la presenza di militari).

Si cena al ristorante della pensione coi tavoli a 1 cm dal lago. Pesce semplice, verdure e formaggi turchi per l’equivalente di 10 € a testa.

Egirdir e le sue montagne sono una tappa. Colazione in pensione e via verso Smirne, facendo visita a Pamukkale, luogo spettacolare.

Con la D320, direzione ovest ci vogliono due ore. Sbagliando bivio e proseguendo sulla D685 invece si va a Isparta. È carina, anche se comprarci casa sarebbe eccessivo.

Si riprende per Denizli. Pochi km dopo il bivio si arriva al sito.

Pamukkale vuol dire “castello di cotone”. Il castello non c’è (molte città turche hanno il suffisso “kale”) ma in compenso è tutto bianco: un’enorme collina di calcare e travertino con acqua che sgorga. Sopra ci sono i resti di Hierapolis.

Dopo il laghetto, a destra lungo Mehmet Akif Ersoy Bulvari, si parcheggia gratis, in mezzo ai pullman turistici. Si entra nel complesso con circa 10 €, in lire turche. Obbligatorio togliersi le scarpe. All’inizio è strano, poi ci si prende gusto.

Evitando l’ingresso nelle piscine con le colonne antiche, si evita il corpo a corpo a bagno maria coi turisti organizzati. Per il resto, il sito è fantastico.

Proprio di fronte all’ingresso del sito, l’Ygit Café (una specie di tavola calda) fa doner kebab di pollo, polpette e bibita per meno di 7 € in lire cadauno.

Via verso Smirne sulla D320 fino ad Aydn. Sono 250 km di strada ottima.

Di pomeriggio, il sole arriva preciso in faccia: dire che è rottura di balle è un blando eufemismo. È bene saperlo.

S’imbocca l’autostrada, dando un senso alla carta prepagata.

Smirne è grande e per molte cose sembra Grecia; per altre sembra Napoli; per altre ancora solo Smirne.

Smirne fu al centro dello scambio di popolazioni fra Grecia e Turchia alla nascita della Repubblica Turca. Nonostante l’esodo, l’impronta greca è rimasta. Camminare per Smirne per certi versi, non è molto diverso dal camminare per Salonicco (vedi nel sito i passaggi in Grecia).

Per arrivare all’Hotel Marlight, al civico 7 di Ismet Kaptan Mahallesi, si potrebbe girare un mese; da rincoglioniti anche due, perché è un vicolo di un metro, difficile da trovare.

www.marlightotel.com

Come riferimento c’è la stazione dei treni di Basmane. La conoscono tutti. Là, si prende Fevzi Pasa Bulvari e si gira a destra nel vicoletto. Il parcheggio è una rogna ma si risolve gratis in un garage vicino con un accompagnatore dell’hotel.

55 € a notte, per una doppia che vorrebbe aspirare al lusso.

Smirne ha il lungomare sull’Egeo. La sera vanno tutti lì.

Uscendo dall’albergo, a sinistra s’imbocca Gazi Bulvari. All’incrocio a destra su Gaza Osman Pasa Bulvari, si arriva all’Hilton: si vede perché è grosso. A sinistra per Vali Kazim Dirik Caddesi ci sono ristoranti di pesce. Hali Balik, sulla sinistra è buono: tavoli fuori e 20 € a testa.

Sera con passeggiata sul lungomare turco.

Dopo la colazione in hotel, ancora auto per altri 15 km verso Menderes dove c’è l’aeroporto. Prima dell’arco d’accesso, contromano sulla sinistra c’è il distributore della Petrol Ofisi, quello dell’andata. Il tizio della Proper c’è (e ci mancherebbe, visto che la macchina è sua…). Un saluto alla Fiat Albea è ai suoi 3000 km di strada fatti egregiamente.

Il volo Pegasus parte alle 14,55 per Istanbul Ataturk. Da ricordare che la mailing list della Pegasus romperà i coglioni per intere generazioni…

Un’ora di volo e poi all’aeroporto, ma ormai è facile: Zeytinburnu e poi tram, fino a Gulhane la fermata dopo Sultanahmet.

Hotel Soliman, per cambiare. Sta in fondo a Ebussud Caddesi sulla sinistra. Scesi dal tram è la via d’angolo. 60 € per una doppia (in offerta).

www.hotelsoliman.com

Si mangia in zona, all’Akdmar

www.akdamarrestaurant.com

In lire turche 15 € per cenare. La birra la portano di nascosto come ai tempi del proibizionismo.

Torna l’emozione delle luci sul Bosforo.

Si gira ancora, tra Santa Sofia, bazar e Beyoglu, la parte in salita dietro la Torre di Galata. Altro panino col pesce per 5 lire da Mio Galata (piano inferiore del ponte).

www.miogalata.com

Con 1 € in soldi turchi, a Karakoy c’è la funicolare sotterranea per piazza Taksim. Dopo il monumento si scende sulla sinistra verso Beyoglu.

La sera, Beyoglu è indescrivibile. Sembra un’altra città ancora. Istiklal Caddesi è un fiume di gente, locali, ristoranti, negozi. Ci vorrebbero altre tre giorni solo qui. Il “tram della nostalgia” sferraglia tra migliaia di persone. È una mezza minchiata, ma è tradizione…

Kebab anonimo in una viuzza laterale piena di gente. Si beve raki, la grappa locale non diversa da quella dei Balcani (vedi viaggi relativi nel sito).

Tram e metro per l’aeroporto.

Il volo Turkish da Ataturk decolla alle 16,30, arriva a Roma alle 18,05 (ora nostra).

Per Orio al Serio, Turkish parte alle 13,55 e arriva alle 18,35. Ma sono dettagli che cambiano.

Grande Paese la Turchia. Chi l’ha vista ci ritorna. Chi non l’ha vista… peggio per lui.

 

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Ritratto di Antonello

Bella davvero!

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