Ucraina

UA

Il ricordo

  1.  “Fummo costretti ad ammettere che partire per l’Ucraina proprio in quei giorni era stata una bella cazzata…”

 

  1. NOTTI: 7
  2. BUDGET: 590 €
  3. FATTO A: aprile
  4. DA: 2 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. La Crimea è ormai parte della Federazione Russa. Altre località a sud e a est non sono raggiungibili.
load map...

Volo Swiss Roma Fiumicino – Zurigo  alle 6,40. La classica sveglia comoda. Coincidenza per Kiev Boryspil alle 9,45; arrivo in Ucraina alle 13,15 ora locale (un’ora avanti). Costo A/R 190 €. Da Malpensa parte alle 7,10 ma per Kiev è lo stesso volo.

Si entra col timbro sul passaporto, ma senza visto.

Chiariamo subito un punto: l’Ucraina dal 2014 non è Disneyland. Questo non impedisce a noi girandoloni di andarcene a passeggio come e quando ci pare. Col rispetto e la cautela dovute, s’intende.

All’aeroporto monumentale di Boryspil c’è la macchina inviata dall’ostello/hotel per 270 grivnia (meno di 20 €), in base agli accordi via email. È una bella stronzata perché il taxi costa sui 170 (circa 10 €). A saperlo prima…

Precisiamo che grivnia è la moneta locale e non un errore di ortografia.

Mezz'ora piena per il centro tra un blocco e l’altro della DIA, la polizia stradale ucraina nota per le multe fatte a cazzo.

Palazzoni moderni new rich in periferia, brutti quasi quanto i blocchi sovietici. Parco auto in contrasto tra SUV e Lada vecchio stile (vedi altri viaggi nei Paesi ex comunisti).

L’impatto migliora strada facendo; Kiev verso il centro è fatta di case color pastello in stile Siberia zarista ed è piena di fascino.

Ci si aspetta una città retorica, grigia, piatta e asettica: niet! Kiev centro è antica e addirittura collinare: uno spettacolo.

Tra filobus, tram e scritte in cirillico si arriva al Dream House in Andriyivskyy Uzviz nel cuore della città, sulla sponda ovest del Dniepr. Si riconosce dall’arco con un tizio vestito da coglione che lavora nel negozio a fianco. Sono bravi, puliti e carini. Hanno diverse tipi di sistemazione e la doppia con bagno in camera costa sui 25 € a notte.

Andriyivskyy Uzviz è il classico vialetto di ciottoli in salita. La zona è piena di negozi di souvenir. La babuska (la vecchia) che vende matrioske di fronte all’ostello è una paracula. In cima ci sono bancarelle dove costano meno. Tra i vari cimeli c’è anche poltiglia di epoca sovietica tra cui spiccano le Leica tarocche.

A Kiev se non si conosce il cirillico, per orientarsi si va a botte di culo. L’ucraino sembra russo, ma in realtà è diverso.

Cogliamo l’occasione per fare i saputelli:

l’Ucraina è un Paese slavo come Russia, Bielorussia, Serbia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Bulgaria, Bosnia, Macedonia e Montenegro.

Dopo la Russia è il Paese ex URSS più importante. Spesso gli Ucraini vengono confusi coi Russi, ma non è il momento storico giusto per sbagliarsi.

L’Ucraina sulla mappa di Risiko sta in Europa. Grazie ai mischiotti di Stalin però, in Ucraina l’identità culturale è ambivalente. Ciò significa che rimane in perenne stallo tra Est e Ovest (vedi articoli sul tema).

Questo è alla base della rivolta del marzo 2014 contro il governo filorusso e della crisi attuale del Donbass. La lobby filoccidentale di Kiev e tre quarti del Paese tirano verso UE e USA (spesso scambiando lucciole con lanterne) mentre quasi 10 milioni di persone d’origine russa guardano alla rinascita dell’”Impero Russo” dello Zar Putin. Gli Americani continuano l'allargamento NATO a est, così come fatto coi paesi ex Patto di Varsavia, i Russi resistono allo strangolamento. 

Il casino è grosso. Il Paese a sud è in guerra civile ormai da mesi. Siamo sull'orlo della guerra aperta con la Russia che appoggia i separatisti. Conseguenze incalcolabili.

Fuori Kiev è difficile muoversi. La Crimea nel marzo del 2014 è tornata con la Russia ed è tagliata fuori.

Ad ogni buon conto Kiev città, benché culla dell’imperialismo russo e patria di Bulgakov e Gogol, rientra nella sfera occidentale; girare per le strade con la bandiera russa quindi, sarebbe una cazzata imperdonabile.

Scendendo dalla strada dell’ostello a sinistra e poi a destra, s’incrocia la via con il Puzata Hata, il fast food ucraino più in voga. 

Non si capisce un cazzo, ma si mangia bene con pochissimo. La cucina ucraina assomiglia più a quella polacca e in genere a quella dell’est continentale che a quella della Riviera Ligure. Dovrebbe essere facile capirlo.

Vanno per la maggiore il borsh (zuppa rossa di barbabietole), i vareniky (ravioli con panna acida) e gli holubtsi (involtini col burro fuso dentro). Ci si abbotta con 7-8 € in grivnia. Per il colesterolo ci vuole l’idraulico.

Per ritirare i soldi si prosegue sulla stesso lato del fast food. C’è un bancomat all’Unicredit che di solito funziona.

Tornando verso l’ostello si segue la salita, piegando a sinistra, superando la casa di Bulgakov e Sant’Andrea. Sulla destra, di sera è zona per coppiette.

Dopo il Ministero degli Esteri, sul piazzale c’è il monastero di San Michele: è celeste con le cupole d’oro. L’impatto col cielo plumbeo è spettacolare.

Ricordiamo per chi ci capisse poco, che l’Ucraina è una delle tre colonne cristiane ortodosse insieme a Russia e Bielorussia e che fare le foto nelle chiese è proibito. I preti ortodossi s’incazzano parecchio.

Di fronte, tra palazzi bellissimi c’è Santa Sofia: è in restauro e la visita costa 5 €. Tutta l’area è molto suggestiva. Sembra Europa dell’Est: infatti è Europa dell’Est…

Dietro il monastero c’è il belvedere sul Dniepr. Non è il Gianicolo a Roma, ma il colpo d’occhio è comunque notevole. Ricorda la Cittadella di Belgrado sul fiume Sava, ma molto più in grande. Si respira aria di imperi e battaglie. Bello.

Per cena si bissa da Puzata Khata, tanto per fare i signori.

La colazione all’ostello non è prevista. Con due spicci si fa fuori. La scritta kofe con la f cirillica la riconosce anche un imbecille. Bistrot in tradizione franco-russa e chioschi sono ovunque, compresi furgoni improvvisati e rimorchi a forma di lumaca rosa. Sono tra le cose più brutte viste al mondo da noi girandoloni.

L’Ucraina è anche la patria del grano (il giallo della bandiera). Oltre ai caffè veri e propri, ci sono anche tanti chioschi con biscotti, pagnotte, babka e derivati. Sono una buona risorsa per mangiare e fare i pulciari al tempo stesso.

Per colazione si può optare anche per i syrniki (palle fritte). Dipende dalla confidenza con l’epatologo.

Sempre a proposito di chioschi, ricordiamo quelli per le sigarette che sono ovunque. Le sigarette ucraine fanno cagare però, va detto.

Tornando sulla collina, dopo San Michele si riscende per Maidan Nezalezhnosti, Piazza Indipendenza, detta anche solo Maidan. È il cuore di Kiev, nota al mondo dal 2014. Oggi ci sono ceri in memoria e segni della battaglia ovunque. Non è questa la sede per parlare dell'ex presidente filorusso Yanukovich della rivolta, di chi c'era dietro, eccetera, eccetera... Ci limitiamo a dire che Maidan è il simbolo della doppia anima ucraina.

Kiev è grande, ma con la metro si gira bene. Il biglietto si fa al botteghino sotto le fermate. Un dischetto di plastica costa pochi centesimi e vale da tornello a tornello. Sembra quello del gioco delle pulci.

Le guide sparano cazzate parlando di linee a colori. In realtà è meglio orientarsi con M1, M2 ed M3. La più vicina all’ostello è la M2 di Poshtova Ploscha sulla via dell’Unciredit e di Puzata Hata. Da San Michele ci si arriva anche con la funicolare per pochi centesimi. La funicolare non serve a nulla, se non per dire di averla presa.

Domanda: “Dove si va con la metro?”

Importante è ricordarsi che nei vagoni le indicazioni sono in cirillico. Quelle in inglese stanno solo alle fermate. Se non si contano prima, una volta saliti bisogna andare a culo.                                                                                                                                    

Trotterellando per Kiev, si nota che gli Ucraini non sono la sintesi della solarità. Cionondimeno si vedono in giro molte di quelle che in dialetto si chiamano “belle fighe”. Molte anche le donne in stile badante con la tinta approssimativa, ma in genere è un bel vedere. Gli uomini sono grossi una volta e mezza l’Italiano medio e come in tutti i Paesi slavi più brutti delle donne.

La catena Pizza Celentano va alla grande. Vanta pizze di forme originali.

Gli Italiani e in particolare la musica leggera sono molti stimati da queste parti. In altre parole, così come in Russia, se conosci “Una carezza in un pugno” può essere che scopi.

In Piazza Bessarabska, non lontano da Maidan Nezalezhnosti, sotto un arco c’è una Pizza Celentano. Tanto per offrire un servizio con i controcoglioni fanno anche le pizze a portar via. Di fronte però, per essere in linea con l’epatologo, c’è un’altra Puzata Hata. Si mangia con due lire.

Scendendo dalla città alta verso Maidan dalla parte dell’Hotel Ucraina, oltre i palazzi governativi c’è l’Arco dell’Amicizia del Popoli da cui si accede a uno dei ponti sul Dniepr per le isole.

Sul Dniepr ce ne sono diverse. Col primo sole sono frequentate come vere e proprie stazioni balneari. Molte le Ucraine che si denudano al primo tepore; ricordiamo però che il tepore ucraino corrisponde alla nostra “gianna”.

Le distanze a piedi sono grandi e senza metro è un bel culo.

Kiev centro è davvero bella; intorno meno: per esempio i ponti sul fiume sono tristi e solcati da strade enormi, come il fiume. Camminare sul settore pedonale è un buon modo per respirare gli ottani della pessima benzina ucraina e morire di freddo.

Per non farsi mancare nulla si cena all’Oliva.

http://oliva.com.ua/

È la versione fighetta di Pizza Celentano. Sta nella stessa via di Unicredit e Puzata Hata, vicino l’ostello. Con 10 € si fa una bella figura.

La sera a Kiev si possono fare tante cose. Non sono pochi gli Italiani coglioni che prima dei tumulti venivano da queste parti per andare a puttane. Molto triste.

Per chi non ce la fa a starsene in disparte ci sono l’Arena a Bessarabska, dove si raduna la gente del posto

http://www.arena-kiev.com/en

e lo Shooters, ben frequentato ma con un tristissimo ristorante Lemonchello

http://shooters.kiev.ua/

Si opta per la birreria Shato.

http://kiev.shato.com.ua/

Sta sulla Khreshchatyk vicino alla BNL, a due passi da Maidan. Durante la rivolta di marzo ha chiuso.

Ottime le birre. Al netto delle scritte in cirillico, sono diffuse la Lvivske e la Obolon.

Colazione fuori, per le strade di Kiev.

Kiev ha il clima ideale per un malanno: freddissimo e molto umido. Da ottobre a marzo si gela (nel senso letterale della parola). Quando fa caldo in compenso, si schiatta. Ciononostante, girare di mattina cercando ispirazione sul Dnepr ha un valore unico. Si respirano le distanze e le lacrime di una terra, teatro naturale di scorrerie: Mongoli, Russi, Francesi, Tedeschi, puttanieri…

Sull’isola dell’Hydropark ci passa il ponte russo da cui si stagliano le colline di Kiev e la statua della Patria, che domina il Museo della Grande Guerra Patriottica. Sul lungo fiume c’è pure il tributo ai Vichinghi, fondatori della città. Ci vanno gli sposini per il buon auspicio. Gli abiti degli uomini più in voga sono in stile tamarro-lucido-post-balcanico. Molto bello.

Da ricordare: gli Slavi hanno metodi spicci (vedi altri viaggi all’Est). Si rompono i coglioni facilmente e non hanno mezzi termini. Anche al volante non sono famosi per il bon ton. Fare la fine del riccio sull’asfalto è un attimo; per attraversare sugli stradoni quindi è fondamentale servirsi dei sottopassi.

Andare a Kiev, tra un kofe e un pampushky (palla fritta e dolce) e non affacciarsi al complesso ortodosso del Lavra è una grave mancanza. Non è chiaro come funziona l’ingresso, perché c’è distinzione fra la parte alta dei monasteri e quella bassa: noi girandoloni  ammettiamo di non averci capito una mazza. Per i pellegrini è sempre gratuito e a nulla serve mettersi barbe finte o spacciarsi per fedeli ortodossi: i tratti somatici non aiutano. Sta alle spalle del Museo della Grande Guerra Patriottica ed è un luogo incredibilmente bello. Quasi etereo.

Sulla strada del ritorno salendo per Santa Sofia in Proreznaya ulitsa, a metà sulla sinistra c’è il ristorante Mitla. È tipico e nemmeno troppo da turistardi.

http://www.mitla.com.ua/

Kovbasa (salsicce), ravioli e zuppa con circa 12  €.

Ci si riposa, si osserva e si gira. Il Repriza, sulla solita via dell’Unicredit ecc… prima della metro. È una pasticceria, lounge bar ben frequentata.

http://www.repriza.com/

Per cena lo Shekavica è perfetto.

http://shekavica.kiev.ua/

Kostantiviska incrocio Yurkivska. Sono 15 minuti a piedi dall’ostello in direzione opposta alla città alta seguendo i binari del tram. Il ristorante è una casetta di legno. Impossibile non vederlo. Si mangia tipico abbuffandosi oltremisura con 15 €. Si può abusare anche di horilka, la vodka ucraina.

L’horilka è bevanda nazionale. Al supermarket sulla Mezhyhirs'ka (non lontano dall’ostello), si può provare a comprarne una bottiglia a meno di 5 €. È micidiale e normalmente più forte di quella russa.

Colazione con syrniki e caffè.

Poi via, provando a forzare verso un’altra Ucraina lontana da Kiev.

Le ferrovie sono molto efficienti. Gran parte del traffico merci e passeggeri viaggia su rotaia.

La Vokzalna (la stazione dei treni) è imponente e in stile sovietico. Sta ad ovest di Kiev e ci si arriva con la M1. Da Poshtova Ploscha si prende la M2 e si cambia alla fermata Khreshchatyk (vicina a Maidan).

Per i biglietti conviene andare in agenzia di viaggio perché alle biglietterie della stazione la burocrazia rende ancora le cose difficili (vedi la Transiberiana nel sito).

Ci sono diverse agenzie in città: sulla Taras Shevchenko al 38 ce n’è una grossa. Alla Kasa poperednyogo prodazhu (la cassa…) danno tutte le informazioni.

Tra parentesi ricordiamo che Shevchenko non è solo un calciatore ma il poeta nazionale ucraino. Il boulevard è dedicato al poeta…

Il treno da Kiev per Sebastopoli in Crimea impiega 15 ore. Uno buono parte alle 13,22 e arriva alle 5,20 della mattina dopo. Ci sono tre classi a disposizione, da due, da quattro e da sei posti.  Con 15 € la si sfangherebbe tranquillamente. Il problema è che la Crimea è tornata alla Russia e ora non si entra, come si diceva sopra.

Vedremo quello che succede. Torneremo comunque.

Per Kharkiv (che è ancora Ucraina ma con forte presenza russofona) il treno più veloce impiega 4 ore e mezza e parte alle 6,20. Ci dicono che la situazione è difficile. La città è in un'area di guerra.

Si rimane a Kiev anche gli ultimi due giorni, prendendola con calma e filosofia. Tra caffè, zuppe e ravioli si passeggia andando a memoria.

Tappa al Kozack vtiha sulla Khreshchatyk

Si mangia con 7 €.

Un altro passaggio al Puzata Hata del primo giorno non si nega a nessuno.

Tra caffè e sguardi, si alterna la città alta ai viali imperiali e grigi vicino a Maidan. La Khreshchatyk diventa abituale.

Kiev è bella. È Europa e non solo. È grande e triste. È un sacco di cose. Per assurdo è anche facile. Noi girandoloni non conosciamo il futuro dell’Ucraina. Non sappiamo come sarà e se sarà. Nel frattempo ne abbiamo visto un pezzo.

Stesi in una stanza di un hotel riciclato da chissà cosa, guardando il cielo grigio dell’Est sopra a voci slave che salgono dalla strada…. Viaggiare è una cosa meravigliosa.

Si riparte col taxi. Dall’ostello offrono il passaggio allo stesso prezzo. Meno di 200 grivnia.

Da Boryspol con Swiss si parte alle 14,10. Arrivo a Zurigo 15,50. Per Roma parte alle 21,05 e arriva alle 23,35. Per Milano si aspetta meno: parte alle 17,45.

 

 

 

Aggiungi un commento