Vietnam e Cambogia

KH
VN

Il ricordo

  1.  “Nell’umidità di Saigon leggeva Marguerite Duras e sorseggiava birra; chiamava ogni donna per nome. Non tardai a capire che si trattava di mignotte…”
  1. NOTTI: 18
  2. BUDGET: 1900 €
  3. FATTO A: agosto
  4. DA: 4 girandoloni
  1. PERCORSO
  2. Saigon, Cu Chi, Nha Trang, Danang, Hue, Camp Carrol, Khe Shan, Rockpile e Lang Vay, Hanoi, Phnom Penh, Saigon.
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Volo Etihad Airways Roma Fiumicino–Abu Dhabi alle 21,45. Arriva alle 5,35 ora degli Emirati. Volo per Saigon alle 8,30; arriva alle 19,00 locali. In tutto, comprese 3 ore di scalo, sono 16 ore di viaggio. Costo A/R  620 €.

(Da Malpensa c’è Emirates alle 10,55 con scalo a Dubai. Coincidenza alle 9,25 e alle 18,50 atterra a Saigon.  A/R  614 €).

Sui monitor c’è Ho Chi Min City, il nome di Saigon dal ’75. Per tutti è rimasta Saigon, però: anche per la sigla dell’aeroporto (SGN).

Controlli di polizia di frontiera e dell’immigrazione. Pulizia e ordine sovietici.

All’uscita ci sono i tassisti: ridono ridono… ma ci provano sempre. Massimo 10 $ per la corsa in centro. Conviene portarsi dollari di taglio piccolo.

Dall’aeroporto s’imbocca Truong Son e poi Ngueyan Van Troi. Tutto dritto fino a Ly Tu Trong e poi si torna su Le Than Ton. Si nota che, nonostante il vietnamita sia l’unica lingua asiatica scritta con alfabeto latino, non ci si capisce una mazza lo stesso.

Il traffico di Saigon è l’inferno. S’impara ad attraversare non prima di 48 h.

A Le Than Ton c’è lo Spring Hotel.

http://springhotelvietnam.com/index1.html

40 $ a notte per una doppia. Rapporto qualità prezzo ottimo.

A Saigon i procacciatori di mignotte approcciano ogni 15 secondi con “gnam gnam, bum bum…” ripetuto a nastro. L’assedio parte da subito.

Per cambiare gli euro in dong c’è il bancomat a 300 metri a destra dell’hotel, sotto il Continental a Dong Khoi.

Cena da Kichi Kichi, una catena locale a 100 metri dall’hotel, a sinistra.

www.kichi.com.vn

In generale, per mangiare c’è sempre grande scelta. Ci sono anche molti bar e ristoranti gestiti da Americani.

Un’intera generazione di Americani, col Vietnam, c’è rimasta sotto; in tutti i sensi. Dopo i “consiglieri” negli anni ’50, gli USA iniziarono l’escalation dal ’65. La guerra per gli USA durò fino al ’73, con milioni di ragazzi coinvolti. Molti reduci hanno oggi un legame indissolubile col Vietnam. Col ripristino delle relazioni, dal 2000, molti sono tornati nei luoghi della giovinezza. Anche con attività commerciali.

Giro in città.

I Vietnamiti siedono all’’asiatica”. Si accucciano sulle gambe senza alzare i talloni. Si nota e fa ridere.

Milioni di motorini in giro. Molto in voga i caschi modello cap e le mascherine antismog.

Colazione a base di frutta. Ci sono anche i thanh long, frutti bianchi con puntini neri molto diffusi. Sembrano cocomeri andati a male, ma sono buonissimi.  

A zonzo per la città si può usare il risciò anche se a rischio turistardi. È bene trattare prima il prezzo per evitare ciò che in gergo notarile è detto “grossa inculata”.

Mercato di Dan Sinh, a 2 km dall’hotel. C’è ogni reperto della guerra possibile, sia americano che viet. Ottimo per gli zippi originali.

A 300 metri dall’hotel verso piazza Lam Son, ci sono il Teatro dell’Opera (tocco francese) e il Palazzo del Comitato del Popolo. Ci sono anche il Rex Hotel, famoso in guerra come rendez vous fra ufficiali americani e stampa e il Caravelle, altro luogo vintage degli ultimi giorni di Saigon.

Pranzo da Bi Bi per 150.000 dong, poco più di 5 €. È la seconda perpendicolare a sinistra uscendo dall’hotel.

Saigon è Asia, Francia, inferno e rumore. È classe antica deturpata e ragazze che sorridono; è sguardi che non si incrociano e un numero infinito di chioschi. 

Il Vietnam era colonia francese. Alla fine della Guerra d’Indocina, nel ‘54 fu diviso in due sul 17° parallelo: il Nord comunista e il Sud filoccidentale. Il Sud dalle mani dei Francesi, cominciò a entrare nell’orbita americana, fino alla ritirata del ’73 e alla riunificazione del ’75. Nonostante decenni di “decolonizzazione”, l’atmosfera francese è rimasta forte.

La strada Dong Khoi unisce il fiume Saigon con Cong Xa Paris (piazza Comune di Parigi). Sulla piazza c’è la Cattedrale di Notre Dame. Inaugurata nel 1880 con i Francesi, è il simbolo cattolico del Vietnam de ’na vorta. Apre dalle 5 alle 11 e dalle 15 alle 17,30. La domenica, la messa delle 9,30 è in inglese. Dallo Spring Hotel è un attimo.

Continuando su Dong Khoi c’è la piazza col laghetto. Di fianco, si mangia al Que Nha per l’equivalente di 8 €.

La cucina viet è liquida e piena d verdure. Se non s’individua la foglia che sa di saponetta però, sembra di fare gli sciacqui col colluttorio. Rischi di diarrea a parte, è considerata ottima, in tutta l’Asia.

Sera all’Apocalypse Now in Thi Sac, verso il fiume Saigon.

www.apocalypsesaigon.com

Bidoni come tavoli, filo spinato, elmetti portalampade…. Di solito gli Occidentali non pagano l’ingresso (si pensa che vadano a puttane, una volta dentro). Una lattina di 333 (ba ba ba), birra locale famosa per il cinema di guerra, costa meno di 1 €.

Chiude tutte le notti alle 2, con “The End” dei Door, colonna sonora di Apocalypse Now, il film. I Vietnamiti hanno fatto di una tragedia un business. Le donne sono cameriere o mignotte. Più mignotte, però.

Colazione e gita tramite hotel a Cu Chi. Costa 10 $ a persona. Ci sono i volantini alla reception. Ci vuole un’oretta per arrivare.

Cu Chi è famoso per il sistema di tunnel usato dai Vietcong (i guerriglieri infiltrati a Sud). Nei film Platoon e Tunnel Rats si vede benissimo. Gli Americani hanno avuto il mal di testa per anni per cercare di capirne il funzionamento. Oggi si visita con una guida. Al netto della tappa per turistardi nella fabbrica di ceramiche, più che un’esperienza è un obbligo. Nei tunnel dei Vietcong si passa a malapena in fila indiana, ma ai claustrofobici è sconsigliato. Nel bosco intorno ci sono armi, trappole e materiali abbandonati da allora.

 

A Cu Chi c’è il poligono di tiro a ridosso del bar. Con 10 $ si compra un caricatore dell’arma scelta, già puntata su un terrapieno. Ci sono kalashnikov, M 15, M 16, M 60 e altro. Un addetto dell’esercito in ciabatte assiste e ride. Beato lui.

Si rientra e la periferia di Saigon ridona calore e rumore. Molto rumore.

“Stasera tutti a fan-ngu-lao” non è un insulto, ma un invito nel cuore pulsante della città: Pham Ngu Lao, è una zona più popolare di Dong Khoi. Parte dopo l’immensa rotatoria di Ben Tahnh. 900 metri a sinistra dall’hotel seguendo la Le Thanh Ton.

Con l’equivalente di 5 € si mangia bene; con 8 si sciala.

Si mangia molto pho (la zuppa) in Vietnam. Si mangia spesso con spaghetti scotti e pollo.

Per passare la sera c’è il GO2. Sta in pieno Pham Ngu Lao, in De Tham. È un discobar a 3 piani. Passaggio obbligato a Saigon.

Altra colazione e altro giro nel traffico, tra clacson continui e grovigli di cavi della corrente ammassati ovunque. Saigon non è Zurigo, ma ammalia.

3 parallele dietro allo Spring Hotel c’è l’ex ambasciata americana. Dopo il ritiro degli Americani nel ’73, il Vietnam del Sud fu assediato da Nordvietnamiti e Vietcong. Per fuggire alla resa dei conti (avvenuta dopo la capitolazione, il 30 aprile del ’75) in migliaia provarono a rifugiarsi nell’ambasciata americana. Quei giorni hanno fatto la storia della TV moderna.

http://www.youtube.com/watch?v=3AiyFF9qOls

Da poco c’è di nuovo il consolato. L’ambasciata ha riaperto ad Hanoi, capitale del Vietnam riunificato.

Si attraversa la rotatoria di Ben Thanh secondo la tecnica definita “ a culo” e si entra nel mercato omonimo, il più famoso. Polo Ralph Lauren e Fred Perry che più false non si può. Fanno comodo, però. In Vietnam, come in altri Paesi del Sudest asiatico, conviene partire con bagaglio vuoto e comprare tutto sul posto. Molte cose comprate da noi del resto, sono prodotte a due lire proprio in Vietnam. Poi ci sono i falsi, che costano ancora meno. Con 20 € si ha il ricambio di magliette per tutto il viaggio. 

Con i Vietnamiti bisogna sempre trattare prima. Una polo per 3 € va bene, ma non è facile spuntarla. I Viet sono capoccioni e sopportano tutto: una trattativa può durare 30 anni. Un mulo del Gennargentu al confronto è un indeciso. Gli Americani ci hanno messo 12 anni e 60.000 morti per capirlo.

Cena da Pho 2000 dietro al mercato di Ben Thanh per 5 €.

 

Taxi per la stazione dei treni a Nguyen Thong. 10 minuti di strada e pochi spiccioli.

www.vietnamrailways.net

Biglietto per Nha Trang alla piccola biglietteria. Il treno delle 10,05 arriva a Nha Trang alle 18,30. Costo sui 25 $ in Dong. Velocità media intorno ai 50 km/h; treno sporco ma efficiente.

Conoscere i Vietnamiti a bordo, è un tuffo in un libro. Le ferrovie non sono elettrificate ma funzionano bene. I treni dispari vanno a nord, quelli pari a sud. Saigon, ex capitale del Sud ed Hanoi capitale del Vietnam unito, sono collegate dal Reunification Express. Quello delle 23 da Saigon ci mette 30 ore, lungo tutta la mezzaluna di 1700 km.   Fuori dai vetri opachi scorrono Bien Hoa, Bin Thuan, Thap Cham e villaggi rurali. Una meraviglia.

Passa l’addetto per la cena. 6 $ per pollo, riso e verdure. La dissenteria è alle porte, ma vale la pena.

 

Nha Trang, base americana durante la guerra, oggi è la Rimini del Mar della Cina. Taxi per 2 € in dong, fino all’Hotel La Suisse.

http://lasuissehotel.com

40 $ per una doppia con balcone decente. I gechi sono compresi nel prezzo. Nha Trang è molto turistica, ma immune da turistardi. Riferimento per il mare è il Nha Trang Sailor Club.

www.sailingclubnhatrang.com

È l’accesso alla spiaggia davanti a Tran Quang Khai, la via di locali che porta in hotel.

Monsoni permettendo, si prende il sole affittando per pochi spicci anche il telo. Il mare è bello ma non più del Circeo.

La spiaggia intesa come da noi, non è amata dai Viet. La gente locale arriva dopo le 18. Le donne spesso indossano guanti e velo per coprirsi dal sole. Accettando il rischio diarrea, passano ambulanti con aragoste, frutta, frittelle, pane, dolci, zuppe... Caratteristica dei Vietnamiti è rispondere a ogni esigenza ovunque e comunque. Chiedere per esempio un caffè o un paraurti della FIAT 127 del ‘78, è lo stesso. Arrivano nell’arco di 5 minuti.

Si mangia da Lac Canh, ristorante a più piani, pieno di neon, in una viuzza a nord del lungomare. Dall’hotel sono 3 km. Conviene prendere un taxi per due lire.

Con 6 € si mangia pesce  arrostito su bracieri a tavola. È un posto strepitoso anche se non è tra i 10 più puliti al mondo.  Nemmeno tra i primi 20. Chi si aspetta spigola e orata ai ferri ha sbagliato posto. Come in tutto il Sudest asiatico, il pesce è meno saporito di quello del Mediterraneo. La cena è ottima lo stesso. Qualche sorcio cammina nella via di fronte, ma fa compagnia. Ci si torna.

Tutti gli hotel pubblicizzano gite in barca nell’arcipelago davanti. Sono ad alto rischio turistardo ma il prezzo non supera i 15 $, pranzo viet a bordo compreso.

La sera si esce e si gira. Nella luce del dopocena, giocare a biliardo all’aperto con un drink e una sigaretta, in un anonimo bar di Nha Trang, è la sensazione che vale molto più di un’estate intera.

Mototaxi, puttane e cappelli a cono ovunque. Il Viet Nam (Terra dei Viet) ha una luce incredibile, unto di batteri e acque marroni. Va respirata anche quando puzza. I Vietnamiti sono strani: bastonano topi per la strada e spostano le blatte con la scopa; mangiano e si lavano sul marciapiede; sono poverissimi ma si organizzano. È una nazione rabberciata, il Vietnam, ma una nazione grande. Non è raro rimanerne folgorati.

Tramite la reception si compra il biglietto aereo per Da Nang per 55 $. Col taxi per l’aeroporto di Nha Trang sono meno di 2 €.

A Da Nang (ci sbarcarono i primi marines nel ’64) c’è il bus per Hue, antica città imperiale.

Il volo Vietnam Airlines delle 11, arriva alle 12 (gli orari cambiano spesso).

www.vietnam-airline.com/?gclid=CJS7tMae7rYCFcdX3godUi4A1w

Dall’aeroporto di Da Nang al terminal dei bus (Ben Xe Tam) in taxi è breve. Di solito i tassisti sono in combutta con furgoni privati che fanno la stessa tratta (per Hue 20 $). Basta saperlo: i bus pubblici costano 30.000 Dong (1 € e spicci).

Da Nang meriterebbe una sosta lunga perché c’è China Beach, altra chicca storica e un buon luogo di relax.

Il viaggio tra Danang e Hue in un bus di linea è un film: 3 ore per 100 km, tra contadini Vietnamiti con galline al seguito e merce non identificata. Svolazzano le tendine dietro a finestrini aperti su villaggi da cinema, con palme e bandiere rosse.

A proposito di cinema, va detto che film sul Vietnam sono stati girati altrove, perché il Paese fino agli anni ’90, era inaccessibile. Apocalypse Now e Platoon a Luzon nelle Filippine; Il cacciatore e Vittime di Guerra in Thailandia; Rambo 2, in Messico; Full Metal Jacket addirittura in Inghilterra. Girare nei villaggi vietnamiti con un bus è più cinema del cinema stesso.

Spuntano cimiteri di guerra dappertutto. La zona, 40 anni fa, era un tiro a segno. Monumenti funebri e bandiere ad ogni passo.

Il bus arriva alla periferia di Hue. A più di 1 km dal Thai binh Hotel.

http://thaibinhhotel-hue.com

Se il prezzo dei tassisti supera i 5 $ conviene andare a piedi proseguendo dritti su Hung Vuong e girare a sinistra su Luong The Vinh, dopo 15 minuti di strada. Coi bagagli e il caldo non è da escludere che sia una bella rottura di palle.

Hue è piccola e spettacolare. Oltre il ponte sul Fiume dei Profumi, c’è la cittadella imperiale, con palazzi, sale spettacolari, torre e recinto; poi le pagode che la rendono forse una delle perle assolute del Vietnam. Ha un’aria particolare e leggendaria Hue. Non ci sono parole adatte.

Hue è anche la base per le escursioni verso la DMZ, l’ex zona smilitarizzata, confine tra Nord e Sud dal ’54 al ’75. Una fascia che tagliava in due il Paese: Nordvietnamiti sopra e Sudvietnamiti e Americani sotto. Il napalm la fece da padrone qui… e ancora oggi molta vegetazione non ricresce: dall’aereo si notano intere zone del Vietnam centrale vittime di una strana alopecia…

Con soli 7 € a testa si fa l’escursione col pullman. Partenza alle 6 di mattina verso Dong Ha e poi verso la strada 9 che punta l’interno. A Dong Ha è previsto un pasto all’Hotel Mekong.

Molte colline verdi e molti cartelli che invitano a guardarsi da ordigni inesplosi, sparsi ovunque nella giungla interna.

 

Si passa sopra il Sentiero di Ho Chi Min, una serie di percorsi per rifornire Vietcong ed esercito del Nord durante la Guerra; poi Camp Carrol, Rockpile, Khe Sanh e Lang Vay a un metro dal Laos.

Nell’ex base di Khe Sanh il libro dei saluti dei reduci che tornano in visita, è toccante. Un verso di Born in the USA di Springsteen cita il luogo. Tra silenzio, ruggine e odore di morte, elicotteri abbandonati e altri cimeli si arroventano al sole.

 

Altro giro obbligato sono i tunnel di Vinh Moc. A differenza di Cu Chi a sud, sono percorribili e accoglienti. L’uscita del tunnel 13, sulla baia con le barche dei pescatori in secca, è un paradiso che sbuca all’improvviso.

Il ritorno in hotel di sera è silenzioso. Risaie e contadine in bicicletta; zuppe ai margini della strada e 10 operai per coprire una buca. Il cuore del Vietnam lascia il segno.

Per mangiare a Hue si va a Ngo co Nhan. Oltre il ponte sul Fiume dei Profumi (lento e immenso) sta a Nguyen Bieu, la settima viuzza parallela rispetto al lungo fiume. Perdersi è un attimo, perché la zona è poco illuminata.

Il Ngo Co Nhan è costruito su palafitte: i camerieri adagiano in terra i secchi col ghiaccio e le birre 333; pesce e zuppa vietnamita per 7-8 €.

Ogni tanto qualche topo discute coi camerieri, ma sono cose loro.

Si mangia anche da Nam Chau Hoi Quan, che sembra un ristorante per matrimoni a Frascati. È pulito e ha un bel giardino. Si paga sugli 8-10 €.

http://namchauhoiquan.com

Al Lac Thuan (dopo il ponte, verso la cittadella, la prima a destra), si mangia pho e riso: è una tavola calda, ma in caso di monsone improvviso può fare comodo.

Il Cafè on Thu Wheels invece, si trova dietro all’hotel: uscendo sulla destra, sono due parallele. Ottimo e vera cucina vietnamita.

Da Hue, biglietto aereo tramite reception per Hanoi, la capitale.

C’è un volo Vietnam Airlines alle 13,20; arriva alle 14,40.

 

Agli arrivi c’è un tizio col cartello. Viene dall’Hotel Camellia, prenotato dalla reception di Hue.

www.camellia-hotels.com

Ci si addentra per Hanoi, che in quanto a casino non si fa parlare dietro. Il Quartiere Vecchio è ancora più ingrovigliato. In confronto Saigon è Lussemburgo.  

Ad Hanoi la gente ha viso e carattere più duro di Saigon. Sorride meno e sembra più arrabbiata. L’approccio è meno festoso.

L’Hotel non è lo Sheraton, si capisce subito. In dong, 20 € a notte per la doppia, ma non ha l’ascensore e la colazione è al napalm. Sta nel cuore del Quartiere Vecchio però: buono per l’atmosfera, meno per gli schizzinosi. Intorno, gechi, venditori di tutto con le solite litanie ripetute al megafono. Sono un martello continuo: una via di mezzo tra l’arrotino, una preghiera buddista e una rottura de cojoni... È un classico a cui ci si affeziona.

Densità asfissiante e umidità che regna.

 

Ad Hanoi scorre il Fiume Rosso. Scorre anche davanti al Solace, un locale su un barcone ancorato; con una birra 333 in mano, pensando a mille cose diverse, fa molto Vietnam.

Il Solace sta a Chuong Duong Do, ma non è facile arrivarci, nel suo dedalo di viuzze losche. Bisogna capirsi bene col tassista. Ci vanno stranieri e ragazzi del posto. Ha un biliardo, come spesso capita in Vietnam.

Noi di girandoloni.com ricordiamo che il biliardo è sì un’eredità coloniale eccetera eccetera…  ma spesso anche il distintivo di un bordello. Non solo: in Vietnam si nota che ci sono più barbieri (Hot Toc) che capocce. Vale lo stesso dei biliardi… Chi vuole farsi la sfumatura o giocare a stecca, in Vietnam, si prepari all’abbordaggio della minorenne. Triste e diffuso.

 

Il Fiume Rosso va veloce ma l’idea di essere in Vietnam rimane. Con l’acqua svelta, passano i pensieri. Ci sono luci oltre il fiume, nelle baracche della periferia di Hanoi. Con l’acqua sporca e voluminosa del fiume, passano tante altre cose. Il Vietnam è sudore anche se non si suda.

Tramite reception, escursione ad Ha Long Bay, 150 km a est di Hanoi, sul mare, verso la Cina. Sotto i 50 $, pasti compresi.

Si parte all’alba. Sulla Strada 18 ci vogliono 3 ore, passando per Bac Ninh, Pha Lai e altri villaggi. Biciclette, bandiere rosse, ombrelloni della Pepsi sparsi ovunque, tra pianure verdi, fabbriche, capannoni e trattori antichi.

La baia di Ha Long a nord del Golfo del Tonchino è rinomata per i faraglioni e i villaggi galleggianti: è uno dei luoghi più assurdi del pianeta. A bordo di una giunca si traversa la baia. Isolotti e imbarcazioni tipiche sono ovunque.

L’acqua sembra quella della fontana di un parco: verde, torbida e immobile. I pescatori hanno tutti il caschetto coloniale usato in guerra, molto diffuso a Nord.

Previsto il pranzo a bordo e l’escursione a Hang sung Sot, con tanto di grotte calcaree. Le case galleggianti nel cuore della baia sono un documentario nel documentario.

Il ritorno ad Hanoi è un altro bagno nella confusione più totale, dopo un giorno di mare, vento e silenzio relativo.

Hanoi è più bella di quanto sembri. Col suo laghetto Hoan Kiem, il lago Ho Tay (la zona della Hanoi bene...), la “Pagoda su una sola colonna”, il mausoleo di Ho Chi Minh, la Pagoda degli Ambasciatori, il Tempio della Letteratura, il Teatro Thang Long e le Marionette sull’acqua… Davvero sorprendente. 2 giorni pieni sono necessari per vedere il minimo.

Si cena a Thuy Khue, sul lago Ho Tay. 3 € di taxi per scegliere a caso il Bia Hoi Cuong Hoi.

In zona si mangia molto pesce vietnamita e al massimo per 6 €.

Più fighetti il Quan Ca Thuy Linh

www.facebook.com/quancathuylinh.218tranduyhung

e lo Xom Vang che stanno a 5 e 10 minuti a piedi sempre sul lungolago. Bisogna fare attenzione quando si attraversa la strada perché con i motorini i Viet sono a metà fra il matto e il rincoglionito.

Dall’altra parte del lago Ho Tay ci sono il ristorante Sumvilla (www.sumvilla.com) e il Sunset Bar a cui si accede attraverso una zona finta, per stranieri. Se proprio non si può fare a meno di fare gli stronzi, ci si può andare.

Il Banh Tom Ho Tay invece, è più staccato (sta su Thanh Nienh, la fettuccia di terra che unisce le due sponde del lago).

www.banhtomhotay.com

Si torna nel Quartiere Vecchio che in pratica è un mercato all’aperto. Chi non resiste senza comprare roba tarocca, si trova bene allo Dong Xuan, il mercato al chiuso. 3 piani, per tutti i gusti. In genere però, anche girando a caso, si comprano bei falsi di North Face, Adidas, Nike e chi più ne ha più ne metta. 

Caffè o cena al Green Tangerine, probabilmente il posto per sedere più vicino all’Indocina sognata sui libri. Basta un caffè sotto la scritta “1928” che domina il cortile, per uscire dal caos ed entrare in un clima a sé. Col suo cortile grazioso e i suoi tavoli in ferro battuto, ricorda i libri di Marguerite Duras e il Nouveau Roman francese. Una goccia che cade, una scala di ferro, modi gentili e un caffè lento, tra appunti silenziosi.

Sta ad Hang Be, a 10 minuti dall’Hotel, verso Cau Go.

http://greentangerinehanoi.com

 

Hanoi è bella. Diversa da Saigon e bella.

Si parte per Phnom Penh, Cambogia, con volo diretto. Si torna verso sud. Ci sono anche voli con scalo a Vientiane in Laos. Al biglietto ci pensa l’hotel come sempre, con maggiorazione risibile.

Volo Vietnam Airlines Hanoi-Phnom Penh per l’equivalente di 180 €. Si paga in dollari o con carta. Partenza alle 9,20 e arrivo alle 11,05. Il taxi per l’aeroporto costa 8 $.

 

I Cambogiani sono khmer. All’aeroporto di Phnom Penh, si riconoscono subito. Hanno le orecchie a sventola, la testa quadra e sono più scuri dei Vietnamiti.

Altro popolo, altra storia, altre lacrime, altre abitudini.

Vietnamiti e Cambogiani sono come l’acqua con la corrente elettrica: se si toccano sono problemi. Dopo la fine della guerra e la Riunificazione, il Vietnam guardò alla Cambogia. Contrasti col comunismo di Pol Pot (leader dei Khmer Rossi filo cinese) e territori contesi: nel ’79 scattò l’invasione; l’occupazione è durata fino al 1991. L’espressione “è una Cambogia…” per dire “è un dramma dove non si capisce più nulla…” viene proprio da lì. Ci s’infilarono dentro anche gli Americani, non contenti di quanto era successo pochi anni prima. Una tragedia assoluta. Dire che i Cambogiani se la spassano, è la classica cazzata, ma almeno oggi, dopo 40 anni di guerre, sembra non abbiano più paura di esistere.

 

Si può dire con certezza che i Cambogiani non hanno un bellissimo ricordo dei Vietnamiti, anche se gli riconoscono  il merito di aver deposto Pol Pot. 

 

Il visto d’ingresso si mette all’aeroporto ad un banco speciale, dove fingono di essere severi. Si passa per la cassa e si pagano 25 $.

Appena usciti dagli arrivi, sulla sinistra c’è il bancomat. La moneta locale però, il Riel, serve come resto o come souvenir. Si usano quasi solo i dollari.

10 $ e 20 minuti di taxi per arrivare al Bougainvillier Hotel in Quay Sisowath 277.

www.bougainvillierhotel.com

Doppia con balcone sul Mekong a 58 $.

In Cambogia i nomi delle strade sono cambiati più volte negli anni: durante il regime di Pol Pot, tra il ’76 e il ‘79 furono convertiti in numeri i perfetto stile socialista. Ancora oggi c’è molta confusione. Ci si mette anche l’alfabeto cambogiano che sembra la calligrafia di un neonato. Si fa prima ad andare a culo.

 

Non c’è folla, non c’è ossessione come in Vietnam. Tutto è rallentato. Le strade sono larghe a Phnom Penh. C’è meno frenesia, meno Stato e meno speranza, in apparenza.

Phnom Penh, la Perla d’Asia, è una cosa strana. È una poesia gialla. Un acquitrino in una storia di dolori e lacrime, con un passato di bellezza e d’arte. È khmer e Francia insieme. È pagode, acqua, case basse e orfani per la strada. Phnom Pen è una bella donna stuprata. Fa tenerezza.

Lungo il Mekong e la sua diramazione Tonle Sap, si trova il centro e tutti i locali, alberghi compresi.

C’è la Pagoda d’Argento e il Palazzo Reale.  Ci sono elefanti e scimmie; camion armati e SUV senza targa. La birra Angkor (in bottiglie da 1 litro) è buona. Nei locali scorre come i fiumi limacciosi e lenti della terra khmer.

Ci si muove in tuk tuk a Phnom Pen, che non sono apette telonate come in India (vedi scheda India), ma una carrozzella rimorchiata da un motorino. Paese che vai, tuk tuk che trovi…

La cucina khmer è buona. Da Khmer Boran sono ottimi riso al pompelmo e noodles cambogiani. Sta su una parallela di Kampuchea (che vuol dire Cambogia), a 20 minuti a piedi dall’hotel, verso l’interno sulla Strada 105.

www.khmerboran.com

Si paga sui 4 € a testa.

Vicino all’hotel c’è il Touk (Sisowath Quay, angolo con la strada 178). È un ristorante bar con piano rialzato e affaccio sul fiume, proprio davanti a una fila di bandiere. Angkor alla spina e cibo cambogiano per 7 €.

Da Phoceamekong, sul lungo fiume 800 metri a sinistra dell’hotel si possono organizzare escursioni sul Mekong.

Non sarà Apocalypse Now, ma mettendosi d’accordo per 50-30 $ si prende un barcone (con frigo e birre) per una gita personalizzata: vedere i tetti di Phnom Penh da una chiatta traballante non ha paragoni. È un angolo ritagliato su misura. Perfetto per pensare e sentirsi vivi.

 

Ci sono locali e ristoranti come per esempio il Riverside, sempre sul lungofiume vicino all’hotel, fatti per fighetti e per turisti australiani, molto presenti in Cambogia.

http://saenterprises.asia/riverhousecambodia

Non hanno nulla di caratteristico se non i prezzi quasi occidentali.

Poi ci sono locali invece, crocevia di Occidentali, dove la prostituzione dilaga. Ci si può limitare a ballare, bere e ascoltare musica però, dipende dai propri valori.

Lo Sharky’s, il Martini, l’Heart of Darkness e il Walkabout vanno per la maggiore.

www.facebook.com/pages/Heart-of-Darkness/27537079084

www.martini-cambodia.com

www.sharkybarblog.com

www.walkabouthotel.com

 

Va chiarito che la Cambogia, radicalizza il dramma della povertà e del sistema più antico per risolverlo: la prostituzione. In più c’è l’aggravante degli orfani, spesso preda di mercati raccapriccianti. È un fenomeno tipico cambogiano, presente però anche nei Paesi vicini. Assecondare questo tipo di vergogna è un crimine.

 

Tappa necessaria è il Museo degli Orrori di Pol Pot. Il Tuol Sleng, ex prigione politica dei Khmer Rossi, chiamata S-21. Sta sulla Strada 113, non lontano dall’hotel (2 $ di tuk tuk). Si paga per entrare.

Negli anni di Pol Pot, ciò che odorava di borghesia veniva estirpato. Nel nome del “proletariato contadino” furono uccise 2 milioni di persone, su una popolazione di 9. Molti solo perché non avevano calli o indossavano occhiali da lettura. In proporzione al numero degli abitanti è stato il più grande massacro di tutti i tempi. I Khmer Rossi, paradossalmente aiutati dagli Americani in funzione antivietnamita, furono cacciati proprio dai Vietnamiti e costretti alla macchia al confine con la Thailandia, fino agli anni ’90. La guerriglia è durata più di un decennio, aumentando dove possibile, le sofferenze della popolazione civile. Queste cose non le dice nessuno.

 

Non c’è tempo per Siem Reap e i templi di Angkor. C’è sia il battello che risale il Tonle Sap fino a quando diventa lago, oppure i bus, in 5 ore ci si arriverebbe.

La centralità del viaggio è stata data al Vietnam, dove si torna per finire il giro.

Con i pullman rossi della Sopaco, partenze ogni ora da 307 Preah Shihanouk Boulevard.

www.sapacotourist.vn/en

Costo quasi di 80 €.  6 ore di viaggio internazionale: ci può stare.

Con la Sorya Transport partenze alle 6,45 8,30 11,45 o 13,45. I prezzi più o meno sono gli stessi. Sempre 6 ore.

www.ppsoryatransport.com/eng/index.php

È importante ricordarsi che per tornare in Vietnam bisogna avere il visto multiplo. Alla frontiera non si può fare, ma per chi ne è sprovvisto c’è l’ambasciata vietnamita in Monivong Boulevard 436 a Phnom Penh, che in 24 h fa tutto.

Via dalla Cambogia.

Il Sud della Cambogia oggi è uno strazio con le palme. Una terra violentata, ancora oggi non bonificata dagli ordigni. Durante la guerra del Vietnam, Vietcong ed esercito del Nord attraversavano il territorio cambogiano per aggirare Sudvietnamiti e Americani; poi viceversa. Nella guerra del ’79, fu il Vietnam riunificato ad andarci pesante invece; poi la guerriglia... “E che cazzo… ma tutte qui!” verrebbe da dire…

Lavoratori ammassati su camion, contadini in bicicletta, palafitte, acquitrini e vegetazione. L’occhio si perde. Molti i cartelli di organizzazioni umanitarie.

A Neak Loeung per passare il Mekong ci vuole il traghetto. Sono pochi metri di acqua gialla. La gente si accalca sulla chiatta lenta. Uscire dal pullman e mischiarsi è necessario oltre che bello.

A Bavet c’è la pausa per mangiare. Mezz’ora al massimo. Un capannone simile a un elettrauto con pentole e cucina a vista per consumare l’ultimo pasto khmer prima della frontiera. 6 $ per pollo speziato, verdure, riso e acqua.

Solo nel ’98 sono state riaperte le frontiere fra i due Paesi. Il lato cambogiano è rosso, in stile pagoda; quello viet è imperial socialista. Si scende 2 volte lasciando i passaporti. Dopo i controlli al bagaglio in uscita e in entrata, si riparte. Un cartello in corsivo annuncia Welcome in Vietnam.

Meno di 2 ore per Saigon. Si rientra dalla strada 22, che passa dalle parti di Cu Chi.

L’albergo è sempre lo Spring, ormai familiare.

Si vedono le cose rimaste prima di partire.

La pagoda Giac Lam, l’ufficio postale in stile francese vicino a Notre Dame, che mette nostalgia senza sapere di cosa.

Si festeggiano le ultime due sere al Lush, vicino all’hotel

www.lush.vn/home.php

www.facebook.com/LushSaigon

e al Blind in zona Pham Ngu Lao.

www.facebook.com/pages/Bling-Club/381440405229066

C’è molta gioventù locale convertita al consumismo. Forse troppa.

La fine dell’esperienza in Vietnam e Cambogia non lascia nulla come prima. Si dice spesso di ogni viaggio, ma la luce di queste terre, una volta dentro non esce più.

Importante è non viaggiare col piglio zingaro del vietcong fatto in casa. Non c’entrerebbe nulla.

Impossibile davvero non tornare. Impossibile.

Volo a ritroso Etihad Airways.

Partenza alle 20,30, arrivo ad Abu Dhabi alle 0,45.

Coincidenza per Roma alle 2, arrivo alle 6,30, ora italiana. Sono 15 ore di viaggio.

(Per Malpensa c’è Emirates alle 20,25 con scalo a Dubai. Coincidenza alle 3,40 e arriva alle 7,45). 

 

 

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